Nonostante anni di crisi la Grecia è uno dei Paesi che sta affrontando meglio la pandemia - The Vision

Nonostante i tagli alla sanità seguiti alla crisi del 2007-2008 e agli accordi con le istituzioni europee, che hanno generato un’importante carenza di personale, la Grecia sembra stia affrontando l’emergenza coronavirus piuttosto bene. Secondo Sotiris Tsiodras, il portavoce del Ministero della Salute per il coronavirus, la curva della pandemia nel Paese si sta infatti appiattendo, probabilmente perché le autorità greche hanno agito con largo anticipo, guadagnando tempo prezioso.

A febbraio, infatti, ancor prima che nel Paese fosse registrata la prima morte per Sars-Cov-2, il governo ha cancellato le tanto attese parate di carnevale; il 10 marzo, molto in anticipo rispetto al resto d’Europa, ha chiuso le scuole e, nel giro di poco, la stessa sorte è toccata a bar, ristoranti, discoteche, palestre, centri commerciali, cinema, musei e siti archeologici. Nonostante l’opposizione della Chiesa ortodossa, che si è rifiutata di interrompere le cerimonie ecclesiastiche, e l’iniziale difficoltà della popolazione a rispettare le ordinanze, che ha spinto il governo a chiudere anche spiagge e località sciistiche, le misure di contenimento ora sembrano funzionare. Dalle 6 del mattino di lunedì 23 marzo, i cittadini possono uscire di casa solo per fare la spesa, andare in farmacia o consultare un medico. È consentito anche, previa autocertificazione, assistere altre persone, andare a correre o portare fuori il cane. La polizia pattuglia e punisce i trasgressori con multe da 150 euro. Un grosso sforzo in termini di digitalizzazione di alcune procedure burocratiche sta anche dando ottimi risultati.

Nel Paese si è anche attivata una fitta rete di solidarietà tra i cittadini, che grazie ai social si organizzano in gruppi di aiuto di quartiere. Resta concreta però la preoccupazione relativa al contagio nei centri di accoglienza per migranti, incredibilmente sovraffollati e in buona parte lasciati a se stessi. Gli attivisti per i diritti umani hanno definito questi luoghi delle vere e proprie “bombe a orologeria”.

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