Fontana ha chiesto l’8 marzo di spostare gli infetti nelle case di riposo. Oggi si contano i morti.

La regione Lombardia ha chiesto con una delibera alle case di riposo di ospitare i malati Covid, decisione che l’Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale) ha paragonato ad “accendere un cerino in un pagliaio”. La delibera regionale XI/2906 dell′8 marzo scorso imponeva alle strutture di ospitare malati a bassa intensità. Secondo il presidente di Uneba Luca Degani, questa decisione avrebbe favorito il contagio all’interno delle Rsa, che si stima abbia causato circa duemila vittime. “Dopo la delibera abbiamo chiesto chiarimenti, la maggior parte delle nostre strutture non ha dato seguito alla richiesta della regione. Ma c’è chi l’ha fatto e poi si è pentito”, ha dichiarato Degani al Quotidiano del Sud.

La decisione era stata contestata dai due consiglieri del Partito democratico Matteo Piloni e Antonella Forattini già nelle scorse settimane con queste parole: “(Le Rsa sono) per loro natura il luogo di persone fragili, molto spesso immunodepresse, in cui anche in una situazione normale le infezioni sono difficili da contenere. Lo stesso personale, tra l’altro decimato, non è istruito a trattare tale patologia, ma soprattutto è ancora oggi privo di quei dispositivi di protezione utili ad evitare il contagio dell’operatore stesso e dei pazienti”. La delibera prevedeva infatti che il personale delle case di riposo in questione assistesse anche i pazienti Covid.

Intanto, nelle Rsa si moltiplicano i decessi: 70 le morti sospette al Pio Albergo Trivulzio di Milano (dove il geriatra Luigi Bergamaschini, che spingeva per l’uso delle mascherine, sarebbe stato allontanato senza spiegazioni dalla direzione), 102 in una casa di riposo a Corvetto e altre 70 in Veneto.

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