Una pandemia come quella che stiamo vivendo tornerà ogni 20 anni, secondo Bill Gates

Secondo Bill Gates, il celebre miliardario cofondatore di Microsoft, d’ora in poi fenomeni simili a quello della pandemia da coronavirus che stiamo vivendo si potrebbero verificare ogni 20 anni. Per questo motivo, ha invitato i governi di tutto il mondo a trovare delle soluzioni strutturali a questo genere di problemi. Secondo Gates, dovremmo preoccuparci oggi di essere pronti per quando, in un futuro non troppo lontano, un nuovo virus colpirà la nostra specie. Questo servirà a evitare che la società e l’economia si debbano fermare di nuovo, come sta accadendo in queste settimane, generando decine di miliardi di dollari di perdite in tutto il mondo e innescando un meccanismo di povertà molto pericoloso.

Gates ha dichiarato al Financial Times che, oltre alla somministrazione di tamponi su larga scala, i Paesi dovrebbero puntare sullo sviluppo di farmaci che riducano la necessità di ricovero dei pazienti infetti e la letalità del virus, oltre ovviamente sullo sviluppo di un vaccino. Inoltre, sarà necessario investire affinché anche nelle aree più povere del mondo si possa garantire l’isolamento sociale (una cosa che, ad esempio, negli slum risulta praticamente impossibile).

Non è la prima volta che il miliardario si lancia in previsioni di questo tipo: in una ormai famosa Ted Talk del 2015 aveva allertato il mondo sul fatto che l’umanità non fosse affatto preparata a gestire una pandemia. “Non missili, ma microbi” sono ciò che più di tutto mettono a rischio la vita di milioni di persone, aveva detto allora. Per Gates, i mezzi scientifici e tecnologici per combattere i virus esistono già, ma dobbiamo sviluppare quelli istituzionali e politici per usarli in maniera efficiente, globale e veloce. Soprattutto, i Paesi del “Primo mondo” devono investire in quelli in via di Sviluppo per appianare le differenze economiche e sociali. Anche se una strategia simile richiederebbe investimenti generosi, questi sarebbero nettamente inferiori rispetto alle perdite legate alla pandemia.

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