Anche se non possiamo viaggiare, sognare e progettare di farlo ci aiuta a immaginare il futuro - THE VISION

Manca ormai poco alla fine del 2020, ma il futuro che ci aspetta – per quanto prossimo – resta sfocato e sfuggente e la notizia dell’elevata contagiosità della “variante inglese” del Covid-19, impatta moltissimo sulla percezione che ne abbiamo. I “buoni propositi” che di solito accompagnavano l’inizio del nuovo anno e a cui nessuno, nel suo intimo, poteva davvero sottrarsi, risultano essere l’ennesima consuetudine sociale che il coronavirus mette a dura prova: chi riesce a immaginare il domani come un luogo accogliente, oggi? Non possiamo pianificare di andare in palestra tre volte alla settimana perché, a venire meno, non è solo la nostra intenzione come accadeva in passato, ma la concreta possibilità di recarci presso la struttura fisica deputata ai nostri esercizi e trovarla aperta.

Anche mettere in conto di dare più spazio alla vita sociale, alle uscite, alla cultura e magari seguire un corso, avvicinarci a una disciplina e conoscere persone che ne sono appassionate come noi vacilla e risulta limitata in uno dei suoi aspetti caratteristici – l’occasione di dare un nuovo scenario al nostro quotidiano – perché purtroppo è altamente probabile che ci ritroveremmo in un incontro virtuale su una qualche piattaforma web. Infine, occorre fare i conti con il fatto che le misure restrittive imposte dalla pandemia di Covid-19 allontanano da noi anche la prospettiva di un viaggio, che sia di puro piacere o legato allo sviluppo di progetti personali, di lavoro o di studio. Ci resta, come costante degli ultimi mesi, l’opportunità di utilizzare questo periodo “sospeso” per concentrarci su noi stessi, ma è necessario essere sinceri in merito: il tempo libero è ormai un tempo privato, molto personale e assai carente di stimoli esterni e il rischio è di chiudersi in sé stessi oltre che in casa.

Per me, la crisi pandemica è stata, finora, soprattutto una frana di abitudini di movimento. Si è palesata la prima volta, lanciando la sua ombra sinistra sulle mie giornate, mentre ero all’estero. Quel viaggio fatto per festeggiare il mio compleanno, nella mia mente adesso appare come un’occasione sprecata: a sapere ai tempi quello che so oggi, me lo sarei goduta molto di più. Forse per questo sono tormentata da un sogno ricorrente: è finito tutto, è passato tutto, sono di nuovo in aereo – la destinazione del mio viaggio varia di volta in volta – e se da un lato mi preoccupa moltissimo l’assenza di mascherine, dall’altro sono estremamente felice della cosa, mossa dall’urgentissima necessità di scoprire un posto nuovo o tornare con nuovi occhi in uno che conosco già. Quando la mia attività onirica si sposta sul settore partenze, mi sveglio sempre di buon umore: so che la realtà non mi rende possibile di trasformare la fantasia in un piano di azioni concrete, ma alla stessa maniera mi rendo conto che proprio la momentanea inattuabilità della cosa la rende ancora più affascinante. Un desiderio, di cui non mi chiedo più il come o il perché, ma il dove. 

La cose sono infinitamente più semplici con delle coordinate geografiche: lo so sin da bambina, quando, crescendo in una piccola città di provincia, il futuro mi appariva necessariamente collocato oltre il cartello d’ingresso del mio paese. C’è una curva subito dopo che rende impossibile vedere la strada: io ne immaginavo meraviglie, mi veniva in mente una canzone di Francesco De Gregori “Viaggi e miraggi”, il verso “quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria”. Solo nel 2020 credo di averne compreso il significato a pieno. E solo in questi mesi, anche se a confessarlo a qualcuno come sto facendo in questo momento mi sento un po’ bizzarra, sono tornata a guardare alla rappresentazione fisica del mondo – le mappe, le carte geografiche, Google Earth – con la stessa curiosità di quando avevo 10 anni, puntandoci sopra il dito con gli occhi chiusi. Insomma, anche se ora viaggiare non mi è possibile, proprio come quando ero una ragazzina, non ho smesso di sognare di farlo, proprio come allora. Niente nella mia vita poteva farmi pensare che avrei viaggiato, non c’erano le condizioni economiche, familiari, sociali: eppure l’ho fatto. Esattamente come tante altre cose che, al confronto con il quotidiano, mi apparivano impossibili in quel momento. 

Di recente, la scrittrice Amy Collier ha scritto un breviario umoristico – ma nemmeno tanto – per il New Yorker in cui ragiona di come il coronavirus abbia reso le nostre relazioni sentimentali molto vicine a quelle narrate nei romanzi di Jane Austen, in cui i personaggi principali conducono una vita molto domestica, si informano regolarmente e reciprocamente circa la salute dei rispettivi familiari, ci sono regole sociali da seguire come una sorta di dovere morale, gran parte della relazione è epistolare perché le occasioni di incontro sono limitatissime e, soprattutto, è necessaria una pianificazione intelligente. Possiamo dire più o meno la stessa cosa del modo in cui approcciamo al tema viaggi, ben sapendo che i riferimenti letterari da chiamare a nostro supporto sono ancora più variegati: se il poema epico si combina con il genere catastrofico anche a mettere solo in conto lo spostamento in un altro comune per consegnare i regali di Natale, dall’altro la narrativa ottocentesca vive in noi quando, prendendoci un momento di pausa dalla fredda e cruda realtà, ci pensiamo oltre: da L’isola del tesoro di Stevenson a Il giro del mondo in ottanta giorni di Verne, il nostro sogno di conoscere il mondo se la deve vedere sì con diverse difficoltà tecniche, rientra quasi nel genere fantastico, ma con la sua esoticità risulta estremamente avvincente, raccontandoci anche di come sia necessario programmare bene le cose prima di partire all’avventura. 

Mai come oggi è necessario tenere a mente che l’assenza di progettualità non limita lo spazio della nostra immaginazione se lo custodiamo e teniamo al riparo dal crash test con la realtà da cui sappiamo bene che uscirebbe sconfitto. La pandemia ci ha tolto un sacco di cose, tra cui la serenità con cui guardiamo al domani, ma ci ha dato però la possibilità di guardare le cose da una nuova prospettiva che rende i nostri propositi – o il modo in cui intendiamo raggiungerli – diversi dal passato. Possiamo progettare poco, è vero. Ma al tempo stesso, possiamo progettare meglio, arricchendo il nostro sogno di dettagli mentre aspettiamo che sia possibile metterlo in pratica. Ad esempio, dedicarsi alla creazione di una vision board potrebbe essere un esperimento piacevole, il cui impatto benefico è provato dagli studi perché visualizzare i nostri desideri e obiettivi dedicandoci alla ricerca di immagini e informazioni ispiranti fino a creare un vero e proprio collage, rende più chiari i nostri sogni e più creativi, energici, motivati e rilassati noi stessi. Coloro che creano una vision board sanno bene che quelle immagini sono tenute insieme solo dalla loro fantasia, ma secondo Forbes  hanno anche la capacità di riferirsi ai propri desideri e metterli in pratica in maniera due volte più sicura e rilassata rispetto a chi non lo fa e, di solito, si lascia sopraffare dall’ansia, dalla negatività e dall’autosabotaggio. Nel caso dei viaggi, ad esempio, perché non concederci una tregua dalla frustrazione di non poterne intraprendere uno subito riservando dieci minuti al giorno all’elaborazione dell’itinerario che ci piacerebbe percorrere? Città che vorremmo visitare, orizzonti distanti da accarezzare però con gli occhi, culture su cui documentarsi ancora prima di partire, o libri da leggere in spiaggia tra un bagno e l’altro.

La piattaforma di progettazione grafica Canva propone diversi template pronti all’uso per la creazione di moodboard e bacheche tematiche, ma anche l’idea di realizzarne una fisica prendendo spunto dagli sketchbook potrebbe rappresentare un’attività interessante, capace di portarci, per qualche ora, altrove. Non si tratta di una fuga dalla realtà, ma di una prassi che, come spiega lo studio pubblicato dalla rivista Nature Neuroscience lo scorso maggio e portato avanti dai ricercatori della New York University, della Columbia University e dell’Università di Miami, può avere effetti benefici: stare sempre nello stesso luogo a fare le stesse cose è dannoso per la nostra felicità, ma ampliare il nostro orizzonte e le nostre esperienze anche semplicemente con l’immaginazione influisce in maniera vantaggiosa sul nostro stato d’animo, questo perché – come rilevano i risultati della ricerca – vi è una forte associazione tra felicità, eccitazione, motivazione e il senso di scoperta legato al viaggio. 

Provare a spostarmi almeno con la fantasia: è questo il mio buon proposito per il 2021. Certo, non sarà semplicissimo, ma non sono sola, in questo tentativo di programmare il non programmabile: un sondaggio della CIT Bank condotto da The Harris Poll dice che, nonostante il 2020, gli americani che stanno elaborando una serie di buoni propositi per il nuovo anno sono addirittura aumentati (43%) rispetto a quelli che ci hanno provato dodici mesi fa (35%). Questo perché progettare, oltre a essere una caratteristica tipica dell’essere umano, ci permette di sviluppare e rinforzare quella visione a lungo termine che accompagna ogni grande proponimento, importantissimo durante i momenti di crisi: quando ci concentriamo su qualcosa sapendo che il momento della realizzazione è lontano, lo facciamo con maggiore libertà, dando fiducia all’idea che ciò a cui lavoriamo oggi vedrà i suoi frutti più in là. Questo non ci impedisce di procedere, semmai il contrario perché la nostra mente si allontana dall’ansia del risultato e ci approcciamo al processo di costruzione del futuro passo dopo passo. So che il mio proposito oggi è più un sogno che un’intenzione vera e propria, ma mi auguro che sia proprio questa connotazione onirica a darmi la capacità di continuare a immaginare un futuro migliore. In questo senso, il viaggio che faremo domani, per me, comincia ora. 


Questo articolo è stato scritto da The Vision in collaborazione con Club Med per dare speranza e per invitare tutti a ricominciare a progettare, per quanto possibile, il 2021. Quando potremo tornare a muoverci con più libertà, il viaggio e la vacanza saranno uno degli strumenti più essenziali da considerare per la nostra salute mentale e per rigenerarci in tutti i sensi. Riscopriremo insieme il piacere di viaggiare.

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