Dopo la pandemia, invece del revenge shopping, dovremmo regalarci un viaggio - THE VISION

Pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1950, i turisti che si concessero un viaggio di vacanza, principalmente in Europa e negli Stati Uniti furono circa 25 milioni. Era l’inizio del turismo moderno così come ancora lo conosciamo oggi. Alla sua crescita contribuirono vari fattori, tra cui l’aumento della ricchezza, l’urbanizzazione, l’ingente costruzione di infrastrutture, ma anche la riduzione dell’orario lavorativo, che comportò un maggior tempo libero a disposizione e la volontà di impiegarlo in attività ricreative e nella socializzazione. Non a caso, proprio in quegli anni l’imprenditore belga Gerard Blitz aprì sull’isola di Maiorca, nell’arcipelago delle Baleari, il primo villaggio di Club Méditerranée al motto di “The time to be happy is now”, il momento di essere felici è ora: un tentativo di creare un’occasione in cui persone di diverse nazionalità potessero incontrarsi per superare le divisioni imposte dalla guerra, ma soprattutto per dimenticarle, creando nuovi ricordi.

È sbagliato paragonare l’emergenza sanitaria attuale a un conflitto bellico: in un’intervista a Repubblica lo psichiatra Luigi Cancrini notava come “la guerra è il tempo dell’odio. In guerra per sopravvivere si è costretti a uccidere l’altro. Invece questo di oggi è il tempo della vicinanza e della solidarietà”, mentre su Internazionale il giornalista Daniele Cassandro, recuperando il concetto già espresso da Susan Sontag, aggiungeva che “parlare di guerra, d’invasione e di eroismo, con un lessico bellico ancora ottocentesco, ci allontana dall’idea di unità e condivisione di obiettivi che ci permetterà di uscirne”. Eppure, guardare al passato può aiutare a trovare una soluzione per stare meglio.

In questo momento molti di noi sono stati portati ad alimentare questo confronto perché la pandemia di Covid-19 per le nuove  generazioni in Occidente è stata finora l’evento Storico più traumatico, con grandi ripercussioni economiche, fisiche e psicologiche sulla vita di tutti. Schiacciati da un senso di impotenza e frustrazione, stiamo perdendo la capacità di immaginare il futuro e di domandarci cosa faremo una volta tornati alla normalità.

In Cina, dove la diffusione del coronavirus sembra essersi arrestata ormai da mesi, il ritorno al quotidiano è stato interessato dal fenomeno del “revenge shopping”, tanto che una nota maison francese ha incassato in un solo giorno 2,7 milioni di dollari, un fatturato mai raggiunto in un negozio in Cina. Come ha spiegato la docente di Psicologia dei consumi all’Università di Milano-Bicocca Nadia Olivero, “lo shopping della vendetta rappresenta una reazione psicologica a un periodo di astinenza forzata, la sua natura emotiva non risponde a un bisogno funzionale di questo o quell’acquisto, ma a un volersi prendere quello che ti è stato negato”. In Italia, invece, sia a causa dell’aumento della povertà che al verificarsi di una seconda ondata, “l’isolamento casalingo ha impattato sui nostri valori e quindi su priorità e obiettivi: siamo sopravvissuti senza dover dimostrare chi siamo attraverso i consumi”, continua Olivero. All’ostentazione, abbiamo iniziato a preferire acquisti relativi alla cura di sé. Da un’indagine condotta a novembre dall’Istituto Piepoli è emerso infatti che lo stress degli italiani è tornato ai livelli di marzo: il 40% della popolazione raggiunge un percentile compreso tra 80 e 100, in una scala massima di 100. Ogni più piccolo gesto che, anche per poco, riesca a farci ritrovare un equilibrio e a farci godere a pieno del presente è quindi più importante che mai. Anche se al momento è impossibile a causa delle misure restrittive, una volta che usciremo da questa situazione viaggiare potrebbe essere una delle esperienze più positive per il nostro benessere psicofisico.

Una ricerca del 2012 della Cornell University e dell’Università di Chicago, pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology, ha indagato quali acquisti ci rendano più felici nel lungo termine e perché. Gli autori, i docenti di Psicologia Travis J. Carter e Thomas Gilovich, hanno mostrato come le persone tendano a pensare alle esperienze che hanno avuto come più rappresentative del proprio sé rispetto ai beni posseduti, e come diventino più spesso argomento di conversazione e socialità. Aiuterebbero soprattutto a creare ricordi più felici e duraturi, aumentando il livello di soddisfazione. Uno studio successivo del 2014, condotto sempre da Gilovich questa volta in collaborazione con Matthew A. Killingsworth dell’Università della California, e pubblicato su Psychological Science ha evidenziato come gli effetti benefici si attivino già nel momento in cui nasce l’intenzione, per esempio, di partire per un viaggio o di assaggiare un nuovo piatto. Le persone, infatti, immaginano le esperienze future in modi che possono farle sembrare più significative e gratificanti. 

L’attesa di un viaggio induce poi meno competizione nella corsa ad accaparrarsi un bene materiale e conferisce maggiori benefici sociali, aumentando il senso di felicità e di connessione. Inoltre, viaggiare riduce i livelli di stress, migliora la nostra salute mentale, aumenta la fiducia e riduce i pregiudizi nei confronti di ciò che non conosciamo o di chi consideriamo diverso: caratteristiche essenziali per poter affrontare il mondo post-Covid con rinnovata energia e per tessere relazioni che la pandemia ha dimostrato essere più necessarie che mai, per superare la visione antropocentrica e tutelare il bene collettivo.

Secondo una ricerca condotta condotta tra il 23 e il 31 agosto da SWG, per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni (cinque anni fa), quest’anno è diminuito di due punti l’indice che rappresenta la propensione degli italiani a viaggiare. Da un lato la paura del coronavirus, dall’altra la recente difficoltà nel fare programmi, hanno portato molti a desistere. Per quanto possa sembrare superfluo però, tra mille difficoltà, concedersi anche solo una breve parentesi aiuta ad allontanarsi dai pensieri negativi e a trovare nuovi spunti per superare gli imprevisti, guardandoli da un punto di vista diverso e meno abitudinario. Inoltre, anche solo l’atto di sognare o progettare una vacanza ci aiuta a liberare la mente dallo stress e a darci un obiettivo. Un primo tentativo per incoraggiare gli italiani e supportare il settore del turismo è stato fatto con il bonus vacanze, ma gli incentivi dovrebbero essere estesi per renderli maggiormente fruibili. L’Agenzia nazionale del turismo italiana ha stimato, infatti, 57 milioni di turisti in meno rispetto al 2019, pari a più di 71 miliardi di euro per l’acquisto di beni e servizi, mentre Federalberghi prevede una perdita economica nelle strutture italiane di 14 miliardi.

Ora che con la diffusione delle prime dosi di vaccino il controllo della pandemia sembra un evento più vicino, è necessario iniziare a ripensare un intervento che supporti il settore del turismo incentivando la domanda prima a livello nazionale e poi internazionale, affiancandolo a una strategia di marketing efficace e a misure che permettano a ogni cittadino di regalarsi una vacanza. Per lasciarsi alle spalle uno degli anni più orribili di sempre, costruire nuovi ricordi positivi e recuperare sogni e progetti per il futuro è imprescindibile prendersi cura di se stessi. Farlo con un viaggio è il rimedio migliore.


Questo articolo è stato scritto da The Vision in collaborazione con Club Med per dare speranza e per invitare tutti a ricominciare a progettare, per quanto possibile, il 2021. Quando potremo tornare a muoverci con più libertà, il viaggio e la vacanza saranno uno degli strumenti più essenziali da considerare per la nostra salute mentale e per rigenerarci in tutti i sensi. Riscopriremo insieme il piacere di viaggiare.

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