Come il teorema di Thomas spiega il triste stato della politica italiana

Nell’epoca del bombardamento mediatico, della propaganda e delle narrazioni imposte dall’alto, non c’è da stupirsi se la distanza tra reale e percepito rappresenti il motore che muove il mondo. Una suggestione può diventare concreta fino a generare un effetto domino con conseguenze reali. Nell’ambito delle scienze sociali, c’è un enunciato che spiega bene questa situazione odierna. Si chiama Teorema di Thomas, risale al 1928 e recita: “Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”.

Il sociologo americano William Thomas, alfiere della scuola di Chicago, enunciò questo teorema (che poi tecnicamente non può nemmeno definirsi un teorema, non avendo una dimostrazione in una teoria formale o un riscontro nel mondo matematico, ma viene universalmente riconosciuto tale più per la formulazione atipica nel mondo della sociologia e per l’impatto che ha avuto) facendo luce sulla questione degli immigrati in America, sulle difficoltà che hanno riscontrato nel loro adattamento alla nuova realtà a causa di pregiudizi e, appunto, percezioni errate. Questa teoria, infatti, apparve per la prima volta nel libro Il contadino polacco in Europa e in America, scritto da Thomas nel 1920 insieme al filosofo Florian Znaniecki. Riallacciandoci all’asserzione di Thomas, l’esempio sull’immigrazione è il più adatto per analizzare la capacità dell’essere umano di alterare la realtà, dando vita a una catena di conseguenze concrete, seppur figlie di una percezione.

William Thomas

In questi ultimi anni, in Italia sembra che la causa di tutti i mali sia riconducibile alla presenza degli immigrati. Una presenza percepita come massiccia, ingombrante, inappropriata, fino ad assumere, nella psiche dell’uomo medio, i contorni di una vera e propria invasione. In realtà tutto questo ha un nome: distorsione percettiva. Uno studio dell’Istituto Cattaneo espone bene l’errore di valutazione degli italiani: gli immigrati nel nostro Paese sono il 7% della popolazione, ma gli italiani credono che siano il 25%. Inoltre lo studio spiega come all’aumentare dell’ostilità dell’intervistato verso gli immigrati aumenti anche la sua stessa percentuale d’errore. Dunque: se gli uomini definiscono reali certe situazioni (invasione), esse saranno reali nelle loro conseguenze (odio verso i migranti).

L’inevitabile step successivo, corollario del Teorema di Thomas, è l’azione di certi partiti che forzano questa distorsione per trarne un vantaggio personale. Se la Lega vola nei sondaggi e accumula un numero così spropositato di consensi, è proprio perché ha usato la realtà percepita come leva per fare breccia nel popolo. Non solo l’ha cavalcata, ma ha fatto di tutto per alimentarla e farla crescere. La gente avverte una minaccia che non esiste, ma le conseguenze sono reali. L’applicazione di questo teorema poi può facilmente estendersi anche ad altre tematiche, sia pubbliche che private.

Un altro mito largamente diffuso in questi anni è quello che vede il Pd colpevole di tutti i problemi dell’Italia, nonché causa della crisi dell’ultimo decennio. Per quanto il Pd sia un partito ormai alla deriva, però, le cose non stanno certamente così. I dati dimostrano una realtà diversa: il Pd ha lasciato la nazione, qualche mese fa, in condizioni economiche migliori rispetto a quando l’aveva presa, nel 2013. Non è stata una crescita che ha fatto gridare al miracolo, sono stati commessi errori marchiani e le delusioni non sono mancate, però di fronte ai numeri non si può controbattere: il Pil è cresciuto, la disoccupazione è scesa e anche lo spread è calato, solo per citare i parametri principali per misurare lo stato di salute di un Paese. Eppure, nell’opinione comune, il Pd ha portato la nazione al collasso. Da questa realtà distorta, e dalla percezione stimolata da Lega e M5S, sono sorte conseguenze tangibili: alle ultime elezioni il PD è crollato e il paese è stato consegnato ai populismo, megafono della rabbia dettata da quelle percezioni.

Un altro esempio pratico è la percezione del tasso di criminalità. Le fonti ufficiali parlano di un calo, a partire dai dati del Viminale. Ma nell’immaginario collettivo non è così, anche a causa della strategia del terrore di Salvini che ha un’unica mira: far sentire il popolo sotto assedio per poter offrire una protezione, creare il nemico con la promessa di combatterlo. In questo caso le conseguenze, ancora una volta reali, riguardano la crescente voglia di armarsi per affrontare un pericolo solo percepito.

Le intuizioni di Thomas in realtà hanno un padrino d’eccezione: Immanuel Kant. Il filosofo tedesco ha infatti teorizzato la differenza tra noumeno, ovvero l’oggetto in sé, e fenomeno, cioè l’oggetto che può essere percepito. Certamente permangono delle differenze: l’ambito scientifico di Kant è diverso da quello sociale di Thomas, dove la distinzione è meno palpabile. Eppure, le assonanze sono evidenti, così come l’eredità che il pensiero di Thomas ha lasciato ai posteri. Tra tutti i suoi successori fu il sociologo Robert Merton a rielaborare le sue teorie per primo. Si ispirò al teorema di Thomas per introdurre, nel 1948, “la profezia che si auto-adempie”, ovvero: “Una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”. Un esempio nella mitologia è la profezia di Tiresia, che comunica alla madre di Narciso la morte del figlio a causa della sua bellezza, nel caso vedesse il suo riflesso. La strada attuata per non far avverare la profezia porterà Narciso all’annegamento.

Nella quotidianità, la profezia di Merton parte da una definizione falsa della realtà, che però determina un comportamento che rende reale tale concezione errata. Restando nella sfera politica italiana, che offre una miriade di esempi bizzarri ma attinenti ai fenomeni in questione, ciò che più secondo me si avvicina alla profezia di Merton è il ruolo di Renzi nel referendum costituzionale del 2016. Lui stesso decise di personalizzarlo, mettendo sulla bilancia il suo futuro, quando in realtà i temi erano altri e non il semplicismo del Renzi sì-Renzi no. La sua mossa, oltre a essere autolesionista, provocò esattamente quegli effetti, ovvero un referendum sulla persona e sul suo destino, e la profezia arrivò ad autoavverarsi proprio a causa di quella percezione falsa della realtà. Concretizzandosi nella fine del suo governo.

Il Teorema di Thomas ancora oggi si studia nelle università, e ci offre un metro affidabile per misurare gli effetti della percezione sull’essere umano. Qualche giorno fa il giornalista Saverio Tommasi è andato al raduno romano della Lega per proporre ai manifestanti una versione falsa del contratto di governo gialloverde. La mistificazione è servita come esperimento sociale, mostrando dei risultati a tratti inquietanti. Il finto contratto prevedeva misure come la reintroduzione della pena di morte, la cancellazione della legge sull’aborto e la legittimazione della tortura per i carcerati. I leghisti coinvolti hanno ritenuto vere queste intenzioni del governo e inevitabilmente si sono adeguati, innescando le famose conseguenze reali su qualcosa di percepito: hanno gioito per la pena capitale e le torture e inasprito i toni davanti alle telecamere, giustificati dal passe-partout del finto contratto. Ovvero la dimostrazione di come il Teorema di Thomas non sia un’elucubrazione per una ristretta cerchia di sociologi , ma un lucidissimo riflesso dei nostri tempi.

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