Gli atleti bielorussi si stanno immolando per far crollare Lukashenko. Questo fanno gli eroi. - The Vision

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Nella notte di martedì Yelena Leuchanka, trentasettenne cestista bielorussa, è stata fermata e arrestata all’interno dell’aeroporto internazionale di Minsk. Leuchanka stava provando a lasciare il Paese per seguire una serie di cure riabilitative che aveva programmato. Solo poche ore prima delle manette, la due volte atleta olimpica aveva definito la Bielorussia “una Corea del Nord al centro dell’Europa”. Ora Leuchanka dovrà scontare quindici giorni di detenzione perché accusata di “violazione dell’ordine di organizzare eventi di massa e insubordinazione agli agenti di polizia”. Quello subito dalla giocatrice transitata anche in WNBA sarebbe, in realtà, l’ennesimo atto di ritorsione perpetrato dal governo di Lukashenko ai danni di attivisti e sostenitori dell’opposizione.

Leuchanka è infatti una delle figure più rilevanti all’interno dell’associazione SOS BY, unione di oltre 600 atleti bielorussi che, lo scorso 30 agosto, ha reso pubblica una lunga lettera-manifesto in cui veniva richiesto il rilascio di tutti i cittadini incarcerati durante le proteste pacifiche, la riabilitazione dei prigionieri politici, l’interruzione delle attività illegali e della repressione violenta da parte delle forze armate e, soprattutto, l’invalidazione dell’esito delle ultime elezioni. Un fronte comune sportivo che ha acquisito sempre più importanza agli occhi del popolo bielorusso, divenendo punto di riferimento per le migliaia di persone che stanno popolando ormai da quasi due mesi le strade e le piazze di Minsk. “Possono maltrattarci, possono terrorizzarci, possono picchiarci, possono metterci in galera, ma non ci toglieranno mai la forza, il desiderio e la voglia di lottare per il nostro popolo”, aveva dichiarato domenica mattina Leuchanka stessa.

Yelena Leuchanka

A oggi sono oltre 12mila gli attivisti arrestati, di cui 50 risultano tuttora scomparsi e 5 sono deceduti. All’interno delle prigioni statali sono stati accertati casi di violenze: maltrattamenti seriali, definiti da Amnesty International “campagne di torture di massa”l e anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, nella figura di Michelle Bachelet, si è espresso contro la sistematica soppressione delle libertà democratiche all’interno del Paese. Sulla situazione bielorussa ha assunto una posizione netta anche l’Unione Europea. I ventisette di Bruxelles nelle ultime ore hanno approvato una serie di sanzioni contro il regime dittatoriale di Lukashenko, congelando l’attività di una quarantina di funzionari governativi, salvo omettere, almeno per il momento, il nome dello stesso Lukashenko da questa lista.

Un’apertura internazionale, dopo mesi di apatia politica che hanno obbligato il popolo bielorusso a fronteggiare senza alcuna tutela l’incessante attività dell’Omon, il corpo di polizia antisommossa lautamente finanziato dai piani alti del regime, che ha imperversato in ogni manifestazione organizzata dai dissidenti, vessando impunemente cittadini impegnati in proteste pacifiche. Nina Bahinskaja, 73enne attivista e icona del motore propulsore femminile dell’opposizione, è diventata simbolo di questo smodato e ingiustificabile uso della forza statale, venendo aggredita e ammanettata da un gruppo di agenti resi irriconoscibili dai passamontagna.

Sono stati in molti a riprendere con i propri smartphone il momento dell’arresto di Bahinskaja in cui figurava anche Yelena Leuchanka, schierata insieme ad altri membri dell’SOS BY al fianco della donna pochi istanti prima della brutale aggressione. Una pioggia di video che, immediatamente, ha fatto il giro del web ottenendo una cassa di risonanza mondiale. Proprio il web e i social sono diventati in questi mesi ponti comunicativi ideali per i dissidenti bielorussi: unici strumenti attendibili per comprendere la situazione attuale di uno Stato tanto in subbuglio, quanto in grado di quietare a lungo l’opinione pubblica. La quotidianità, camuffata dall’ovvia propaganda dei media nazionali, viene ormai ripetutamente portata a galla dalle stories e dai reportage artigianali di persone comuni, rivoluzionari consapevoli della potenza di Internet e delle sue piattaforme, che vengono scientemente utilizzate anche dagli atleti dissidenti. Palchi virtuali, da cui le eccellenze dello sport bielorusso possono esprimere liberamente le proprie opinioni contro Lukashenko, raggiungendo le fasce più giovani della popolazione e instillando speranza in quelle generazioni cresciute interamente all’ombra del Presidente-dittatore.

Tra gli oratori più importanti, oltre alla già citata Leuchanka, compaiono medagliati olimpici come la sciatrice freestyle Anna Guskova (oro a Pyeongchang), la nuotatrice Alexandra Gerasimenya (bronzo a Rio de Janeiro) e la ginnasta ritmica Anna Glazkova (argento a Sidney). All’appello, però, mancano ancora personalità prestigiose, come Victoria Azarenka, tennista ex numero uno del mondo e due volte vincitrice degli Australian Open. Un silenzio rumoroso, il suo, che si accosta al più comprensibile mutismo di tanti giovani atleti riluttanti nel barattare le proprie carriere con un, pur sentito, ideale.

Victoria Azarenka

A giustificare tale atteggiamento sono una serie di scomodi precedenti, con una trentina di sportivi-attivisti ostracizzati ed epurati dai vertici del ministero dello Sport, organo sotto il totale controllo di Lukashenko. “Lo sport è molto importante per Lukashenko, perché ne comprende il potere. Abbiamo veramente un grande conflitto in atto con il nostro Ministero dello Sport”, ha affermato Alexander Opeikin, uomo di spicco della pallamano nazionale e principale redattore della lettera pubblicata dall’SOS BY, “Tutti gli atleti ora sono sotto pressione”. Pressione aumentata dalla carica detenuta da Lukashenko, che al momento riveste il ruolo di responsabile del Comitato Nazionale Olimpico Bielorusso. Per gli atleti schierarsi apertamente contro di lui potrebbe voler dire essere estromessi dalle selezioni Nazionali, rischiare la partecipazione a Tokyo 2021 e, nel peggiore degli scenari, assistere all’interruzione delle sovvenzioni statali per le loro attività.

“Dispiace vedere che tanti nomi importanti rimangano ancora adesso in silenzio, soprattutto perché sappiamo che sono dalla nostra parte”, ha dichiarato Leuchanka. Davanti all’arresto della cestista si è immediatamente mobilitato tutto il movimento di SOS BY, riunito sotto lo slogan “Free Union of Athletes”. Sono arrivate a centinaia le dimostrazioni di vicinanza sia da parte di tanti sportivi bielorussi, che da numerosi atleti internazionali. Non ultima Giorgia Sottana, capitana della Nazionale di basket femminile italiana, che ha richiesto pubblicamente in una storia su Instagram un intervento da parte di tutto il mondo cestistico Azzurro, colleghi compresi.

Alexander Lukashenko

SOS BY ha lanciato un appello immediato a tutti gli sportivi bielorussi ancora in preda all’indecisione, chiedendo loro di abbandonare la vigliaccheria e di lottare per la libertà personale e collettiva. Agli atleti è stato anche consigliato di boicottare la Federazione bielorussa, evitando di partecipare a qualsiasi tipo di manifestazione nazionale e internazionale.

In molti hanno già raccolto questo grido d’aiuto, mentre Yelena Leuchanka ha già trascorso una settimana all’interno di un centro detentivo statale. “La speranza non può essere imprigionata”, ricordava in una delle sue ultime interviste l’attuale simbolo mediatico della rivoluzione bielorussa. Ora starà ai suoi colleghi di tutto il mondo fare qualcosa, affinché ai sentimenti e alle parole si accordino le azioni.


Questo articolo nasce dalla collaborazione fra The Vision e Athleta Magazine, testata indipendente che racconta la cultura sportiva e i suoi protagonisti, e quelle storie immortali che sanno essere manifesti politici e di libertà.
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