La massa seguirà sempre il leader che la assoggetta alla paura, ci insegna Il signore delle mosche - The Vision

Nel secondo dopoguerra William Golding è un insegnante sui generis in una scuola elementare della provincia inglese. Con il padre fervente socialista, la madre suffragetta e la moglie attivista comunista, Golding assorbe i loro ideali senza limitarsi all’insegnamento, ma decide di mettere in atto alcuni esperimenti antropologici. I colleghi non lo vedono di buon occhio a causa dei suoi metodi bizzarri: è ossessionato dai comportamenti dell’essere umano, dalle reazioni scaturite quando un insieme di individui si struttura in una forma più complessa, diventando una tribù. Divide i suoi alunni in due gruppi e li spinge a discutere su diversi argomenti. Quando l’esperimento avviene sotto il controllo di un moderatore i bambini mantengono una parvenza di ordine e rigore, mentre quando sono lasciati da soli spesso lo scambio di opinioni degenera in rissa. Golding sente la necessità di mettere nero su bianco i suoi pensieri sulla natura umana e, quasi per sfizio personale e per confermare le tesi dei suoi esperimenti scolastici, scrive un romanzo. Non può immaginare che Il signore delle mosche cambierà per sempre la sua vita e diventerà uno dei testi più rilevanti del Novecento.

Inizialmente il romanzo d’esordio di Golding, pubblicato nel 1954, non riscuote grande successo. Il tentativo di sfondare nel mercato statunitense fallisce con meno di 3mila copie vendute per la prima edizione. Cinque anni dopo, la sua casa editrice decide di ripubblicarlo negli Stati Uniti in edizione economica. È la svolta: le copie si esauriscono in fretta, il mondo comincia a parlare de Il signore delle mosche, il libro vende oltre 14 milioni di copie e Golding diventa un prestigioso scrittore e professore universitario insignito nel 1983 del premio Nobel per la letteratura.

La trama è all’apparenza semplice: in seguito a un incidente aereo, un gruppo di bambini si ritrova a vivere su un’isola disabitata. Costretti a organizzarsi per la sopravvivenza e desiderosi di pianificare una strategia per essere salvati e tornare a casa, in principio i bambini sembrano adottare una sorta di democrazia interna: un’assemblea proclama leader il “moderato” Ralph, che rappresenta l’aspetto razionale dell’essere umano e insiste sulla priorità di tenere acceso un fuoco per farsi notare da eventuali navi di passaggio. L’aspetto più triviale ha invece come rappresentante Jack, un ragazzo istintivo e strafottente, più interessato alla caccia e al lato più brutale della sopravvivenza, come la sopraffazione e il controllo sugli altri naufraghi. Il gruppo, composto da preadolescenti e da bambini più piccoli, inizia ad adattarsi a un modello sociale in cui ognuno ha una mansione e vigono leggi specifiche per una convivenza civile. Il buon proposito è destinato a fallire perché, come scrive Golding, “L’uomo produce il male come le api producono il miele”.

La genialità di Golding è quella di descrivere la cattiveria umana usando come protagonisti dei bambini, simboli per antonomasia dell’innocenza. In una continua allegoria degli aspetti politici e sociali del mondo, l’autore fa un affresco della disgregazione di una comunità facendo leva sulle debolezze dei singoli individui, amplificate dalla collettività. I bambini infatti iniziano a fantasticare sulla “bestia”, una creatura mai realmente apparsa davanti a loro che però funge da nemico immaginario, come l’uomo nero delle favole. Golding usa Jack come paradigma della nascita dei totalitarismi: il ragazzo alimenta il mito della bestia, lo enfatizza e si nutre della paura degli altri bambini per tenerli sotto controllo. D’altronde, la Storia ci insegna che è sulla paura che si basano tutte le dittature.

Nel romanzo di Golding troviamo la dicotomia tra razionalità – Ralph, coadiuvato dal saggio Piggy, ragazzo bullizzato dai suoi coetanei – e violenza primordiale – Jack, assetato di potere e galvanizzato dal terrore negli occhi degli altri bambini. Come nei totalitarismi, la massa inizia ad accettare le azioni più ignobili poiché le ritiene necessarie. Anche nella politica moderna abbiamo esempi a bizzeffe, collegati soprattutto alla creazione di un nemico – come spesso accade nei confronti dei migranti. Jack, il ragazzo che fa leva sulla paura per la bestia immaginaria e che incute timore reverenziale quando squarta i maiali dipingendosi la faccia come un selvaggio in guerra, non è altro che la rappresentazione dei Salvini, dei Trump e dei Putin. O, riallacciandosi alla generazione di Golding, di Mussolini, Hitler o Stalin.

Nel corso della narrazione vengono meno i processi più razionali, come ad esempio tenere sempre acceso il fuoco, perché è l’intera struttura sociale a crollare. Quando entra in gioco il male intrinseco nell’uomo, la sopravvivenza cambia caratteristiche: non più una lotta contro la natura, ma contro l’uomo stesso. Quando nel romanzo arrivano le prime morti, ci si rende conto di aver perso ogni traccia di innocenza e lo smarrimento diventa collettivo, tanto nel lettore quanto nei personaggi che si allineano al tiranno o a chi gli resiste stoicamente. La scrittura di Golding non concede nemmeno un respiro, sbattendo in faccia a chi legge la crudeltà in modo spietato: non sono dei bambini disadattati a comportarsi in modo barbaro, ma siamo noi essere umani ad avere questo gene sopito nel nostro Dna. Il pessimismo di Golding viene attenuato solo dalla consapevolezza che nel romanzo non sono presenti figure femminili. Probabilmente sono i retaggi del femminismo di sua madre che hanno portato lo scrittore a risparmiare alle donne questo gioco al massacro, perché parte di un universo estraneo al cannibalismo antropologico. Oppure, non c’era bisogno di fare alcuna distinzione, se l’intento di usare i bambini era quello di mostrare creature asessuate, innocenti e non catalogabili come maschi o femmine. Secondo questa interpretazione, si tratta semplicemente di esseri umani, e in quanto tali condannati al male.

 

Nel romanzo la sindrome del branco si interrompe con l’arrivo degli adulti e con il salvataggio. L’adulto rappresenta l’autorità, il moderatore negli esperimenti scolastici di Golding. La frase pronunciata ai bambini, “A cosa stavate giocando? A una specie di guerra?”, non è altro che la fine di un’egemonia violenta attraverso un processo farsesco. In un attimo crollano i sentori di oppressione e morte, l’orrore esplicito e quello strisciante, proprio come quando finisce una guerra, il dittatore viene giustiziato o imprigionato e ci si risveglia dall’ipnosi collettiva cambiando i parametri delle proprie convinzioni. Gli italiani si sono risvegliati antifascisti dopo la Liberazione, iniziando a vedere Mussolini non più come il salvatore della patria, ma come un uomo sconfitto e in fuga travestito da tedesco. Golding lascia ai suoi personaggi e lettori un risveglio brusco, reso più cupo dalla consapevolezza di avere radicato in noi il seme del male.

Rispetto ad altre opere, Il signore delle mosche si differenzia proprio nel modo in cui il male viene concepito. Per il filosofo Jean-Jacques Rousseau l’essere umano allo stato naturale non conosce il male, ma è la società a corrompere questo buon selvaggio. Golding ribalta questa concezione creando una vicenda in cui l’uomo è fuori dalla società e dalle sue convenzioni, e dove il male è atavico e non dettato da condizionamenti esterni. Così come per la società, è limitato anche l’influsso negativo della religione, che nell’opera è relegata alla creatura del titolo, una testa di maiale mozzata che appare come una visione luciferina, un Satana onirico su un’isola di diavoli. Escludendo quindi la società, la politica e la religione, resta soltanto l’uomo – nella sua forma più pura e in teoria ancora incorrotta, cioè il bambino. Ma il bambino è già uomo, è già malvagio e segue già le dinamiche che portano all’autoritarismo politico e alla sopraffazione sociale. È questo a rendere Il signore delle mosche così attuale: sono passati 65 anni dalla pubblicazione, ma il tempo si è cristallizzato per la cattiveria dell’uomo. Perché il popolo continuerà a seguire leader che promette di uccidere la bestia, non a quello che lotta per mantenere il fuoco acceso.

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