Per molti maschi ammettere problemi psicologici è “da deboli”, così opprimono se stessi e gli altri - THE VISION

Essere un uomo in una società patriarcale porta con sé numerosi privilegi, ma la salute mentale non è uno di questi. Ad esempio, secondo alcuni dati del 2019, nell’Unione europea solo 5 uomini su 100 dichiarano di aver richiesto sostegno per la loro salute mentale, mentre tra le donne il dato sale quasi a 8 su 100. Questa non è una tendenza solo europea: negli USA, per esempio, solo 1/3 delle persone in terapia sono di genere maschile. Il motivo di questa differenza di genere è fondamentalmente uno: ammettere di avere un problema psicologico è ancora visto come espressione di debolezza e gli uomini non devono comportarsi “da deboli” perché la debolezza è associata alla femminilità. “Boys don’t cry, come recitava una famosa canzone dei Cure. È essenziale però riconoscere al più presto la pericolosità di questo stereotipo: tra gli uomini, infatti, ansia e depressione sono sottostimate, mentre l’abuso di sostanze e il tasso dei suicidi raggiungono livelli relativamente più alti. Inoltre, troppe volte gli uomini tendono a trasformare la loro fragilità in atteggiamenti di sopraffazione fisica e mentale.

“Man up”, si dice in inglese, “Fa’ l’uomo”, diremmo noi, e purtroppo è ancora molto comune utilizzare formule simili. Un famoso esempio viene da un video diventato virale qualche tempo fa, in cui appare un bambino impaurito da un’imminente puntura e che, su suggerimento del padre, cerca di nascondere le sue lacrime e la sua paura sbattendosi la mano sul petto e affermando “I’m a man”. Questo escamotage per far smettere di piangere il bambino e convincerlo a lasciarsi fare la puntura potrebbe anche essere efficace, se non fosse che con frasi e reazioni come queste, che fin da piccoli maschi e femmine si sentono ripetere, si inculcano stereotipi dannosi, legati a ciò che la società si aspetta dai ruoli di genere: essere emotivi, esprimere le proprie emozioni e le proprie paure, di certo, non è considerato “da uomini”.

Nel suo libro Better Boys, Better Men, Andrew Reiner, professore alla Towson University ed esperto di Men’s issues, riporta che, in gruppo di lavoro di un liceo statunitense maschile, il 32% degli studenti ha ammesso l’esistenza di questioni intime di cui avrebbe voluto parlare senza riuscire a farlo. Le motivazioni di questa incapacità sono tutt’altro che sorprendenti: il 27% degli studenti ha risposto di sentirsi in dovere di risolvere i propri problemi da solo, mentre il 33% crede che condividere sentimenti come vergogna e tristezza lo faccia apparire debole. Ma la situazione non dovrebbe preoccuparci: sembra che gli uomini in media godano addirittura di un più alto benessere psicologico: l’Oms, per esempio, in uno studio del 2015 riportava che a livello globale la depressione fosse molto più comune tra le donne (il 5,1%) rispetto che tra gli uomini (il 3,6%).

In realtà sembra che gli uomini non soffrano meno di problematiche psicologiche, ma che semplicemente non le affrontino e non siano disposti a riconoscerle. Più che una sorta di resilienza psicologica maschile, infatti, ci sono diverse motivazioni che fanno pensare a una sottostima delle diagnosi. Come abbiamo già detto, anche secondo un’indagine Eurodap il 70% degli uomini che ammette di avere un disagio psicologico ritiene che manifestarlo sia da deboli. Di conseguenza, se si vuole mantenere il proprio status “maschile”, ammettere di avere un problema psicologico e rivolgersi a uno specialista diventa molto complicato. Un secondo aspetto che ci fa dubitare che gli uomini godano realmente di una miglior salute mentale riguarda l’alessitimia. Una persona alessitimica soffre dell’inabilità a esprimere, descrivere o distinguere emozioni. Nel 1992, lo psicologo clinico Ronald F. Levant introdusse “l’alessitimia normativa maschile”, una forma subclinica di alessitimia che può avere conseguenze molto simili all’alessitimia stessa, ma che si fonda in maniera specifica sul tentativo di conformarsi agli stereotipi sociali maschili. In altre parole, se una persona alessitimica può soffrire di questa condizione a causa di eventi particolarmente traumatici o di abuso di sostanze, l’alessitimia normativa maschile colpisce gli uomini che si conformano agli stereotipi di genere sostenuti dalla società patriarcale. Gli uomini diventano così “analfabeti emotivi” perché gli viene richiesto di esserlo. Un effetto collaterale di questa situazione non trascurabile è che l’alessitimia è ritenuta un importante fattore di rischio per la depressione. Ann Fischer e Glenn Good sul Psychotherapy Theory Research & Practice riassumono bene le motivazioni di questa correlazione dicendo che “[…] riconoscere e condividere emozioni con i nostri cari è essenziale per sviluppare e mantenere relazioni personali ricche, che danno senso alla nostra vita”.

Due ulteriori dati che ci dovrebbero far preoccupare sullo stato del benessere psicologico maschile riguardano l’abuso di sostanze e il suicidio. Secondo l’European Monitoring Center for Drug and Drug Addiction, nel 2019, in Europa, il 77% dei morti per overdose erano di sesso maschile. Questo dato così marcato è figlio di un trend generale che non può essere sottovalutato: in Europa, infatti, gli uomini che utilizzano sostanze sono quasi il doppio rispetto alle donne. L’utilizzo e l’abuso di sostanze non sono considerati buoni indicatori di salute mentale, in quanto anche in questo caso sembra esistere una forte correlazione tra depressione e dipendenze. Se da una parte le sostanze possono essere utilizzate per sopperire a problemi emotivi e condurre a momenti di gioia temporanea, dall’altra, le dipendenze rischiano di esasperare i sintomi della depressione. Infine, un dato importante su cui riflettere è quello dei suicidi. L’Eurostat riporta che, nel 2017, si sono tolti la vita quasi quattro uomini per ogni donna suicida, con gli uomini di mezza età che si rivelano essere la categoria più colpita. Questo è un vero e proprio problema di genere che non può essere ignorato dalle istituzioni.

A causa degli stereotipi sociali gli uomini hanno difficoltà a condividere i loro problemi psicologici e credono che rivolgersi a uno specialista sia un segno di debolezza, una “sconfitta di genere”. Così, invece di cercare di stare meglio e risolvere i propri problemi, nella maggior parte dei casi soffrono in silenzio. Tutto ciò ha gravi conseguenze anche per chi li circonda: quando soffrono di un disturbo psicologico, infatti, gli uomini sembrano essere più propensi a ricorrere alla violenza. Sempre nel suo libro, Andrew Reiner, analizzando in particolare il fenomeno del mass-shooting, riporta che, piuttosto che psicosi e schizofrenia, tra gli uomini che un bel giorno sparano sulla folla è molto più comune la depressione. In un articolo sullo Pychiatric Times, Menahem Krakowski e Karen Nolan riportano poi che raramente gli uomini depressi fanno esperienza di tratti depressivi o che siano coscienti del loro stato, lo manifestano più spesso attraverso rabbia e irritabilità. Sul Journal of Psychiatric and Mental Health Nursing, le ricercatrici Aune Flinck, Päivi Åstedt-Kurki e Eija Paavilainen sostengono a loro volta che spesso nelle relazioni di coppia gli uomini non esprimono i loro problemi – passati o presenti che siano – per vergogna e paura di sentirsi umiliati. Quando però si manifestano tensioni nella relazione, si sentono in balia del caos, senza il controllo della situazione e in mancanza degli strumenti necessari per affrontarla in maniera costruttiva rispondono con la violenza. Gli uomini, anziché affrontare le loro problematiche più profonde, le nascondono, magari lavorando ossessivamente o scaricando loro frustrazione sui loro cari. Infatti, rispetto a un uomo che appare debole o emotivo, l’assunzione di comportamenti schivi o violenti – così come l’abuso di sostanze – è decisamente più accettabile all’interno del nostro distorto paradigma sociale.

È arrivato il momento che gli uomini riprendano in mano le loro esistenze. Considerata la situazione, l’utilizzo dello spazio terapeutico sarebbe un’abitudine fondamentale. Infatti, non è sempre facile o spontaneo il riuscire a ignorare la pressione sociale liberandosi da certi schemi e pregiudizi. Gli specialisti della salute mentale dovrebbero essere considerati come un porto sicuro, in quanto ben consapevoli che non è una questione di debolezza, e chi ha bisogno di un confronto e di un supporto psicologico o psichiatrico deve trovare un modo efficace per affrontare determinate condizioni. Se un uomo sospetta di soffrire di un problema psicologico, come ad esempio le molto diffuse ansia e depressione, è importante che capisca che non è certo il solo, che non c’è niente di male nel nel chiedere aiuto e che esistono mezzi ben rodati ed efficaci per superare queste problematiche.

Accettare di avere un problema potrebbe migliorare in maniera significativa il benessere generale degli uomini: come riportato dall’American Psychiatric Association, nel 2020 tra l’80 e il 90% delle persone che soffrivano di depressione hanno avuto importanti benefici dopo essersi rivolte a esperti, e praticamente tutti i pazienti hanno avuto comunque dei benefici. Non si può sacrificare la propria vita e la propria salute solo perché qualcuno ci ha convinti che affrontare la nostra mente e la nostra emotività “non è da uomini”. Inoltre, se si tiene ai propri cari, sarebbe fondamentale agire al più presto così da evitare che le proprie problematiche portino ad atteggiamenti violenti, fisici o verbali. In una delle ultime pagine del suo libro, Andrew Reiner riporta che il programma Building Resilience, il quale consiste nella formazione di alcuni gruppi di lavoro e di condivisione nelle carceri statunitensi, ha dato molteplici benefici ai detenuti: non solo diminuzione di ansia, depressione e stress post-traumatico, ma anche della rabbia e dell’aggressività.

Accettare ed affermare la propria vulnerabilità non è facile per nessuno. Per gli uomini c’è un surplus: la vulnerabilità maschile, infatti, come abbiamo visto è tutt’altro che normalizzata. Sfidare apertamente gli stereotipi di genere è complicato, ma affrontare le proprie condizioni psicologiche è fondamentale per il benessere degli uomini e della società tutta. Sarebbe veramente ora di sforzarsi di essere uomini senza opprimere né gli altri né se stessi.

 

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