La politica non deve sottovalutare la salute mentale dei giovani: 1 su 7 ha un disturbo psicologico - THE VISION

La scorsa settimana si è tornati a parlare di adolescenti e salute mentale grazie al rapporto “La Condizione dell’infanzia nel mondo – Nella mia mente: promuovere, tutelare e sostenere la salute mentale dei bambini e dei giovani”, rilasciato da Unicef. I dati presentati dipingono un quadro preoccupante. Attualmente un adolescente su sette soffre infatti di un disturbo mentale, e spesso ragazzi e ragazze hanno la sensazione di non avere via d’uscita: il suicidio è entrato così tra le prime cinque cause di morte dei giovani tra i 15 e i 19 anni – in Europa occidentale è addirittura la seconda dopo gli incidenti stradali, con 4 casi su 100mila. Le problematiche registrate includono ADHD, ansia, autismo, disturbo bipolare, disturbo della condotta, depressione, disturbi alimentari e schizofrenia. Anche l’apatia e la sensazione di impotenza o impossibilità di migliorare o cambiare la propria condizione sono un grave problema: un giovane su 5 tra i 15 e i 24 anni dichiara infatti di sentirsi spesso depresso e avere poco interesse nello svolgimento di qualsiasi attività.

La salute mentale di bambini e adolescenti dovrebbe essere in cima alle priorità delle istituzioni e dei governi di tutto il mondo. Al di là delle facili retoriche, i giovani rappresentano davvero il futuro e gli scarsi investimenti sulla loro salute mentale sono lo specchio di una società che non sa guardare al domani. Basti pensare che a livello globale la percentuale dei fondi per la salute investita per interventi che riguardano la salute mentale è appena del 2%. È evidente che i governi non sembrino avere alcun interesse a prendersi cura dei loro adolescenti: eclatante il caso di questo settembre a Milano, dove proprio durante la campagna elettorale tre giovani hanno tentato il suicidio buttandosi dalla finestra in un solo giorno, in concomitanza alla riapertura delle scuole. L’accaduto però non ha trovato lo spazio che si sarebbe dovuto meritare né nel dibattito pubblico né in quello elettorale, chiarendo l’importanza che la sofferenza dei ragazzi ha per l’amministrazione. Anche secondo il rapporto Unicef i governi stanno facendo “troppo poco rispetto alle necessità”. Se la crisi della salute mentale degli adolescenti, oltre a essere una tragedia da un punto di vista personale, familiare e sociale, incide pesantemente anche sul profitto economico: un rapporto della London School of Economics citato da Unicef stima infatti che la perdita economica a causa di problemi di salute mentale che conducono gli adolescenti a disabilità o morte sia di 390 miliardi di dollari all’anno. Nemmeno il dato economico però, in Italia, sembra smuovere i governanti e le istituzioni.

Nel rapporto viene dato inoltre grande risalto alla pandemia, che ha indubbiamente reso più complessa una situazione già allarmante, peggiorando con l’isolamento forzato e prolungato tutte le problematiche di natura sociale e individuale. A causa dei lockdown, infatti, siamo stati costretti a modificare velocemente e radicalmente le nostre abitudini, il rapporto che abbiamo con gli altri e la stessa nostra percezione interna. Per gli adolescenti questo cambiamento ha contribuito a mettere in crisi il proprio equilibrio, ancora in fase di consolidamento. Secondo Unicef “saranno necessari anni prima di poter veramente valutare l’impatto del COVID-19 sulla nostra salute mentale”. L’impatto della crisi sanitaria va infatti ben oltre alla circolazione del virus: “anche se il virus risulta meno contagioso, l’impatto economico e sociale della pandemia peserà a lungo su quei genitori che pensavano di aver superato i momenti peggiori, ma che, ancora una volta, si ritrovano a lottare per sfamare i propri figli; sui ragazzi che rimangono indietro a scuola dopo mesi di discontinuità nell’apprendimento e sulle ragazze che l’abbandonano per lavorare”.

Le conseguenze di questo periodo difficile – che ci ha portato a mettere in discussione quelle che erano seppur spesso risicate certezze – mettono quindi a repentaglio le aspettative per il futuro di giovani e adolescenti. Il rischio concreto è che gli strascichi si ripercuotano gravemente sulla felicità e il benessere di un numero allarmante di bambini e ragazzi, così come di chi se ne prende cura, “rischiando di compromettere le basi stesse della salute mentale”. Quando si parla di salute mentale è infatti necessario comprendere che quello che accade dentro la mente di ognuno è profondamente condizionato dal mondo che lo circonda e dalle sue dinamiche, sia nella sfera affettiva – i rapporti con i genitori, con la famiglia e gli amici – che in quella sociale: “La salute mentale è anche il riflesso di fattori come povertà, conflitti, malattie e della possibilità di beneficiare di determinate opportunità”.

Il coronavirus non è l’unica grande fonte di preoccupazione che influisce negativamente sulla salute mentale dei giovani. La crisi climatica è un fattore altrettanto impattante, andrebbe quindi inclusa nelle emergenze psicologiche che i giovani devono affrontare, allargando in questo modo il senso della loro frustrazione. Il peso sulla salute mentale e la paura per il futuro del clima sono così evidenti che è stato coniato il termine eco anxiety, che comprende “un senso di impotenza, rabbia, insonnia, panico, e colpa verso la crisi climatica ed ecologica. Preoccupazioni persistenti e invadenti riguardo il futuro della Terra”. Secondo un recente sondaggio, condotto dall’Università di Bath e sponsorizzato da Avaaz tra giovani tra i 16 e i 25 anni di 10 Paesi diversi, il 60% dei giovani intervistati si è rivelato preoccupato o molto preoccupato riguardo il cambiamento climatico; per più del 45% la sensazione di ansia per il surriscaldamento globale ha un impatto diretto sulla vita quotidiana; per tre quarti il futuro è spaventoso e il 56% vive con la consapevolezza che l’umanità sia condannata all’estinzione. Secondo il 65% poi i governi stanno abbandonando i giovani.

Le soluzioni più efficaci sono quelle che stanno nascendo dal basso. Per quanto riguarda la crisi climatica, oltre a dare sfogo alle proprie frustrazioni nelle manifestazioni Fridays For Future, i giovani di tutto il mondo si stanno organizzando per creare un supporto che sia anche psicologico. Force of Nature per esempio è nata con l’obiettivo di “mobilitare il pensiero per l’azione climatica” e di “emancipare i giovani perché trasformino la loro eco-anxiety in azione”. Queste iniziative sono sicuramente lodevoli e saranno di ispirazione per molte altre in futuro, sia per quanto riguarda la questione climatica che il ristabilimento di un equilibrio mentale e psicologico post-Covid. Resta necessario tuttavia sottolineare l’inadempienza degli enti governativi, che lasciano sulle spalle dei giovani, oltre alle sofferenze da cui già sono condizionati, la responsabilità di porvi rimedio.

Il benessere mentale è ciò che ci permette di avere rapporti sani e costruttivi con gli altri, di avere obiettivi e aspirazioni personali, di trovare per noi stessi un posto nel mondo, ma anche di sviluppare la nostra volontà a renderlo un posto migliore. È proprio per questo che tutelarla è vitale, specie per i giovani, la cui personalità si sta formando in un momento tanto complesso. Questa necessità è sempre più riconosciuta, a partire dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’UNESCO (SDGs), “che affermano come la salute mentale sia un presupposto fondamentale per un mondo sano e prospero” e attribuiscono “alla promozione e tutela della salute e del benessere mentale un ruolo di primo piano nell’agenda per lo sviluppo globale”. Eppure l’intervento dei governi è ancora ampiamente insufficiente. L’attenzione all’equilibrio psicologico non dovrebbe essere riservata solo a quei Paesi a reddito medio-alto che se lo possono permettere – e che comunque, sempre stando a quanto riportato da Unicef, non dedicano più di tre dollari pro capite per far fronte ai disturbi mentali. È tempo di pretendere che venga data più attenzione non solo alla qualità del sistema ospedaliero, ma anche all’infrastruttura degli aiuti psicologici, anche in termini economici.

In Francia il presidente Macron ha dichiarato che il governo pagherà dieci sedute dallo psicologo per bambini e ragazzi nel tentativo di aiutarli a superare questo periodo di crisi e sebbene sia un passo nella direzione giusta è evidente che si tratta di una misura riparatrice a breve termine, insufficiente per combattere con responsabilità i disturbi mentali che affliggono gli adolescenti. La crisi sanitaria ha fatto emergere l’evidente necessità di aiutare i più giovani – più dell’80% pensa che chiedere aiuto sia la strada giusta – ma i governi puntano ancora al ribasso, facendo il minimo indispensabile.

Tra la crisi sanitaria e la lotta per il clima, gli adolescenti di oggi si trovano a dover affrontare un momento per molti versi cruciale senza il supporto delle istituzioni che dovrebbero salvaguardare il loro benessere mentale. Non c’è dunque da sorprendersi per la sfiducia che i giovani nutrono nei confronti dei loro governi, che spesso si riflette in una scarsa partecipazione politica fino a sconfinare nell’apatia e nella depressione. È necessario ora più che mai che i governi sostengano i giovani nel consolidare e nel prendersi cura della loro salute mentale, cosicché possano tornare a nutrire sogni e aspirazioni con la consapevolezza che la loro azione potrà lasciare un segno positivo sul mondo: ne va del futuro dell’intero pianeta.

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