La bisessualità esiste e devi fartene una ragione

In quanto omosessuale mi capita di assistere spesso a discorsi di cancellazione di esperienze e identità altrui solo perché contrarie alle norme eterocispatriarcali della società. Le istanze di molte persone vengono sminuite, ignorate o addirittura contrastate con forza, anche da parte della stessa comunità LGBTQ+. Un caso particolare è rappresentato dalle persone bisessuali, il cui contributo alle lotte di rivendicazione sessuale è spesso stato oscurato, insieme a quello delle persone transgender e queer, a favore di una narrazione in cui a essere evidenziati erano gli attivisti più aderenti allo standard eterosessuale, cioè quelli omosessuali cisgender bianchi e borghesi. Per questo, per esempio, si conoscono poco le figure di Donny The Punk (soprannome di Stephen R. Donaldson), fondatore della prima associazione universitaria LGBTQ+ alla Columbia University e attivista contro gli abusi nelle carceri, e di Brenda Howard, considerata la pioniera del Pride grazie all’importante contributo dato nell’organizzazione della prima marcia a New York.

Sia Donaldson che Howard facevano anche parte del movimento che negli anni Sessanta riscattava il termine “bisessualità” dalla connotazione patologica da cui era segnato. La parola era infatti nata in un contesto completamente diverso, in cui indicava le specie di piante ermafrodite, quelle cioè con organi riproduttivi sia maschili che femminili, ed era stata introdotta nel campo della sessualità solamente nel 1892 dal neurologo Charles Gilbert Chaddock, con la sua traduzione del testo Psychopathia Sexualis dello psichiatra Kraft-Ebing. All’epoca si credeva infatti che le persone bisessuali soffrissero di “ermafroditismo psichico”, una teoria con cui si definivano “contro natura” tutti gli orientamenti sessuali e le identità di genere che non rientravano nella norma.  Fino a quando l’omosessualità non fu derubricata nel 1973 dal Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali, e poi definitivamente cancellata nel 1990 dall’Oms dall’elenco delle malattie mentali, anche la bisessualità venne trattata con “rimedi” riparativi e di conversione come castrazione, percorsi medici, terapia con shock elettrico e ipnosi.

Anche oggi, però, che la scienza ha rivisto e corretto le proprie posizioni del passato, le persone bisessuali continuano a essere discriminate sia nello spazio eterosessuale che in quello omosessuale, perché tutti gli orientamenti non monosessuali risultano difficili da comprendere in un sistema che ragiona esclusivamente per categorizzazioni binarie e che non riesce a guardare oltre il proprio vissuto. Uno studio, pubblicato nel 2018 sulla rivista Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity, ha esaminato la percezione della bisessualità da parte delle persone gay e lesbiche e ha evidenziato come il campione interrogato considerasse gli uomini bisessuali come omosessuali non dichiarati e le donne come eterosessuali aperte a sperimentare nuove situazioni. Nonostante costituisca il centro della sigla LGBTQ+, la comunità bisessuale è ancora considerata invisibile perché inesistente. Basta leggere alcune testimonianze o traduzioni raccolte sul blog bproud.it per rendersi conto di come le persone bisessuali siano invece ancora vittime di forti pregiudizi. “Confusi” e “maniaci” sono solo alcuni degli aggettivi che vengono utilizzati per minare la loro esperienza, insieme all’evergreen – tipica risposta, forse, a qualunque orientamento sessuale altro da quello etero – “è una fase”, prima o poi tocca scegliere e quando lo fai, ricordati di scegliere bene. Al pari dell’omofobia e della transfobia, la bifobia è una grave forma di violenza: costringere qualcuno a definirsi etero o gay è infatti una forma di coercizione che si basa sull’interpretazione della bisessualità come un errore, o una riposta non definitiva o soddisfacente per il sistema.

Quando Elly Schlein, scelta da Stefano Bonaccini come vice-presidentessa dell’Emilia-Romagna dopo cinque anni da europarlamentare, ha raccontato in un’intervista a Daria Bignardi durante Le invasioni barbariche di essere fidanzata con una donna, ma di aver avuto, in passato, relazioni sia con uomini che con donne, sui social è esplosa la solita polemica sul peso della sua rivelazione. In molti, infatti, hanno criticato il suo coming out, sostenendo che la sua vita privata non deve interessare al pubblico, così come all’elettorato. Su La Stampa, la giornalista Antonella Boralevi commentò l’episodio sostenendo che la bisessualità fosse una conseguenza della società contemporanea: essendo più soli di un tempo saremmo più portati ad attaccarci a chiunque, a prescindere dal suo sesso o dal suo genere. Il suo intervento non è che una delle tante modalità con cui l’esperienza bisessuale viene negata e cancellata. La tesi di fondo sosterrebbe erroneamente che la bisessualità sia una condizione contemporanea, nonostante le varie evidenze storiche, e soprattutto temporanea. Eliminate le variabili capitaliste che influenzano sull’aumento della solitudine, sparirebbe come per magia.

Elly Schlein

Ovviamente non è così, ed è proprio per contrastare dichiarazioni simili che le parole di Schlein sono state importanti. Anche se il mese del Pride è appena terminato, non bisogna dimenticare che il suo significato sta proprio nell’utilizzare la valenza politica dei corpi precari e dispensabili per occupare e modificare lo spazio pubblico in cui quegli stessi corpi non sono riconosciuti e/o tutelati. Si può fare con una marcia, un flashmob, ma anche con piccole azioni quotidiane, come un uso consapevole e rispettoso del linguaggio. Essere queer – cioè altro dalla norma eterocispatriarcale – in un mondo che non ne convalida, protegge o incoraggia l’esistenza, è un atto di ribellione e fare coming out, quando ci si sente pronti e si ha la possibilità di farlo da un palco molto seguito, è un’azione necessaria per incrementare la visibilità di quelle identità ancora oppresse, come le persone bisessuali, in questo caso.

“Sul perché la bisessualità sia marginalizzata potremmo stare a discutere a lungo, le teorie sono tante: da un lato crea quasi un ponte tra ‘due sponde’ che non hanno alcun interesse a essere associate l’una all’altra, creando un senso di incertezza; dall’altro accettare l’esistenza della bisessualità fa crollare tutta la certezza di poter dimostrare agli altri il proprio orientamento attraverso la scelta del proprio partner, perché in un mondo solo etero o gay il genere di chi ti interessa prova agli altri ciò che sei”, ha commentato Andrea Pennasilico, psicologo, attivista e fondatore del gruppo Facebook Orgoglio Bisessuale.

Anche se inizialmente, in un contesto storico in cui il genere sessuale era rappresentato dalla dicotomia uomo-donna, la bisessualità rappresentava una attrazione verso entrambi i sessi, oggi molte persone bisessuali vivono al di là della norma binaria provando attrazione per più generi. Nel 1990, sulla rivista americana Anything That Moves, alcuni membri della comunità bisessuale pubblicavano il Bisexual Manifesto, in cui si leggeva: “Siamo stanchi di essere analizzati, definiti o, peggio ancora, non essere considerati affatto. Siamo frustrati dall’isolamento e dall’invisibilità che ci sono imposti perché ci si aspetta che scegliamo di essere omosessuali o eterosessuali. La monosessualità è un dettato eterosessista usato per opprimere gli omosessuali e negare la validità della bisessualità, che è un’identità completa e fluida. Non dare per scontato che la bisessualità sia binaria o duogama: non dobbiamo essere coinvolti simultaneamente con entrambi i sessi per sentirci realizzati come esseri umani”.

Nonostante costituiscano oltre il 40% della comunità LGBTQ+, le persone bisessuali sono poco rappresentate nei media, e non solo sono vittime di bifobia – sia da parte delle persone eterosessuali, che le vedono come promiscue, che omosessuali, perché viste con sospetto e considerate gay o lesbiche represse – ma di una vera e propria cancellazione da qualunque tipo di narrazione.  Il fenomeno assume il nome di bi-erasure e consiste nel mettere in discussione o negare apertamente l’esistenza e la legittimità della bisessualità. Questa impossibilità di essere accettati sia dalla comunità eterosessuale che da quella LGBTQ+, porta le persone bisessuali a soffrire di minority stress, malessere che coinvolge le persone appartenenti a minoranze (etniche, politiche, culturali, religiose o sessuali) in quanto discriminate, e che spesso può risultare nell’interiorizzazione dei pregiudizi che si dovrebbero scardinare e quindi in problemi di varia natura.

Secondo lo studio Who I Am, pubblicato sull’Australian Journal of General Practice lo scorso marzo, su un campione di circa 2500 persone bisessuali il 58,7% ha avuto episodi di autolesionismo e il 77,6% ha pensato almeno una volta di suicidarsi. Una su quattro ci ha provato. La Fondazione HRC, in collaborazione con BRC, BiNetUSA e il Bisexual Organizing Project, ha invece rilasciato il report Health Disparities Among Bisexual People, che evidenzia come le persone bisessuali siano soggette a tassi più alti di obesità, fumo, cancro e malattie sessuali. A causa dei pregiudizi che ancora sussistono anche in ambito medico, molte parlano meno ai medici della propria sessualità e ciò si traduce nella ricezione di prestazioni mediche non sempre adeguate. Per questo motivo il mese di marzo è stato ribattezzato il Bisexual Health Awareness Month, cioè il mese dedicato all’aumentare la consapevolezza e il dialogo sulla realtà sociale, economica e di salute delle persone B+.

Il 23 settembre si celebra invece il Bi-Visibility Day, giornata dell’orgoglio e della visibilità delle persone bisessuali. Istituita per la prima volta nel 1999 dagli attivisti americani Wendy Curry, Michael Page, e Gigi Raven Wilbur in occasione dell’annuale assemblea di Ilga (International Lesbian and Gay Association), una delle più importanti associazioni LGBTQ+ al mondo. La giornata ha come obiettivo di quello di affermare l’esistenza delle persone bisessuali al di là del binarismo etero/gay, rimarcando come il proprio orientamento sessuale non sia né una scelta né una fase di confusione. Senza scomodare paragoni con macachi, delfini e gli antichi greci, è importante, ogni giorno, continuare a muoversi dal margine verso il centro, verso quello spazio che ci appartiene come a ogni altro essere umano, in quanto tali e che continueremo a reclamare fino a quando ogni corpo e ogni esperienza non saranno più considerate precarie e dispensabili, cancellate o invalidate, ma riconosciute e tutelate.

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