Oltre venti ambasciate – tra cui Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Svezia e perfino l’Australia – hanno firmato un comunicato congiunto per condannare la decisione del parlamento ungherese di vietare la marcia del Pride. Una presa di posizione netta, che parla di violazione dei diritti umani, della libertà di espressione e di associazione. Una difesa chiara della comunità LGBTQ+ in un Paese che da anni reprime visibilità e dissenso, ricalcando decisioni e leggi che hanno messo in ginocchio le persone queer in Russia. E l’Italia? Assente, ancora una volta. Questo ennesimo silenzio, però, non è casuale. Non è una distrazione...
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