Siamo tutti stanchi della pandemia ma convivere con 300 morti al giorno è inaccettabile - THE VISION

Durante una pandemia sarebbe fondamentale agire con trasparenza, salvaguardare la salute dei cittadini e cercare di non creare confusione con messaggi contraddittori. Ovvero tutto quello che non sta succedendo in queste settimane. Se da un lato si costruiscono ospedali da campo nei parcheggi perché i reparti sono pieni, i decessi continuano a salire e il personale sanitario lancia appelli per gestire una situazione sempre più emergenziale, dall’altro si alimentata la narrazione che il Covid sia diventato un raffreddore. 

Già prima delle festività natalizie gli epidemiologi mettevano in guardia il governo prospettando un aumento esponenziale dei contagi. Matteo Bassetti, lo stesso infettivologo che partecipava a conferenze sul “virus clinicamente morto” e che nel 2020 chiedeva ai colleghi di “non terrorizzare la gente, perché non ci sarà nessuna seconda ondata”, da settimane parla di raffreddorizzazione del virus, minimizzando gli effetti della variante Omicron con il naso che cola, spingendosi a dire che è così anche per i non vaccinati. Dovrebbe cortesemente spiegarci allora il motivo per cui in alcune occasioni sono stati registrati 300 morti al giorno e picchi di 700 ricoveri.

Ci sono delle evidenze da cui partire. La prima riguarda Omicron, di cui gli studi più recenti rivelano una minore letalità rispetto alla variante Delta. È una buona notizia, perché sapevamo che il virus per adattarsi all’uomo sarebbe diventato sempre più contagioso e sempre meno letale. Questa però non è la fine della pandemia. Intanto perché la variante Delta sta ancora circolando in Italia, e poi perché la minor letalità di Omicron causa comunque danni importanti se associata a un aumento esponenziale dei positivi. Per fare un esempio pratico: avevamo meno ricoveri e decessi quando in Italia circolava soltanto la Delta, poiché ci assestavamo tra i 5 e i 10mila casi al giorno. Adesso con Omicron si superano spesso i 200mila casi, e come conseguenza logica delle proporzioni matematiche gli ospedali stanno andando in affanno pur con una variante più leggera.

Se sei un virologo, un membro del CTS o un politico e dichiari alla stampa che il Covid è ormai diventato un raffreddore, la gente agisce di conseguenza. Si tranquillizza, allenta le misure, perché le affermazioni delle autorità influenzano i comportamenti dei singoli individui anche senza bisogno di legiferare. Lo scorso anno abbiamo passato le festività in zona rossa e con il coprifuoco. Quest’anno le misure sono state molto blande se non inesistenti, e se abbiamo meno decessi rispetto allo scorso anno è soltanto merito dei vaccini. Come evidenziato dai report dell’ISS, oggi a morire e a finire in terapia intensiva sono principalmente soggetti non vaccinati o anziani con altre patologie. Quando però si parla di comorbilità si pensa a persone sul punto di morte, malati terminali. In realtà vengono contemplate tra le patologie anche malattie comuni come ipertensione e diabete, di cui soffrono milioni di italiani. Quindi anche il pensiero consolatorio “Tanto muoiono gli anziani malati” è in realtà una distorsione riferita a persone che senza il Covid avrebbero potuto vivere ancora per diversi anni.

La realtà è che continuiamo a rincorrere il virus senza anticiparlo. Ci lamentiamo dei disastri quando sono già avvenuti, per poi ringalluzzirci quando la curva epidemiologica inizia a calare fisiologicamente. È quello che sta già avvenendo in alcune regioni, con il picco vicino o già raggiunto. La curva dei ricoveri e dei morti invece, come sappiamo, sarà l’ultima a scendere. Quindi tra qualche settimana la situazione dovrebbe alleggerirsi, a meno di impennate dovute al rientro nelle scuole. Anche in questo caso i dirigenti scolastici hanno comunicato al governo di non essere preparati per riprendere le lezioni in presenza essendo saltato il tracciamento e con una quantità impressionante di professori e studenti in quarantena. Rispetto al rigore del primo anno e mezzo della pandemia, sembra però che qualcosa sia cambiato ai vertici. Se prima chiedevano agli italiani dei sacrifici per evitare la morte, adesso i sacrifici sono diventati i morti stessi.

Sergio Abrignani, membro del CTS, qualche giorno fa ha affermato che “Fa bene chi prova a vivere normalmente. In Gran Bretagna si comportano diversamente, hanno deciso di convivere con la loro fragilità, che poi è la fragilità dell’essere umano, e di accettare il fatto che se si infettano duecentomila persone ne muoiono duecento ma il sistema sanitario non collassa e la vita del Paese procede”.

Abrignani parla esplicitamente di dover accettare duecento morti. Sono più di seimila decessi al mese, gran parte evitabili con misure diverse e una comunicazione più prudente da parte delle istituzioni. Inoltre dice che “Il sistema sanitario non collassa”. Purtroppo è già successo, ed è incomprensibile che proprio un membro del CTS non se ne sia accorto. In qualsiasi Pronto Soccorso ci sono le ambulanze incolonnate e mancano posti letto, bombole di ossigeno e personale (sia perché molti medici e infermieri sono in quarantena, che per una carenza di organico che l’Italia si porta dietro da parecchio tempo). In molti ospedali hanno dovuto riconvertire i reparti destinati ad altri malati trasformandoli in reparti Covid. Questo è un danno non soltanto per i malati Covid, ma per tutti gli altri pazienti con altre patologie che subiscono il rinvio di interventi e visite. La conseguenza è l’aumento di morti per tumore a causa di diagnosi tardive e cure posticipate. 

Chi minimizza ricorre anche a un altro dato diffuso in questi giorni: circa il 30% dei ricoveri per Covid riguarda soggetti finiti in ospedali per altri motivi e risultati positivi al tampone. Anche qui ci si è sbizzarriti con frasi come “Quindi non dobbiamo considerarli come ricoverati Covid”. Facendo un esempio pratico, un paziente viene ricoverato per appendicite, gli fanno un tampone e risulta positivo. Anche se non è il Covid il motivo del ricovero, il paziente occuperà comunque un posto in un reparto Covid, non potendo stare a contatto con gli altri malati negativi. Quindi concretamente non cambia nulla in termine di saturazione dei reparti.

Un’altra proposta dell’infettivologo Matteo Bassetti, appoggiata da diversi politici e in fase di verifica da parte del governo, è quella di abolire il bollettino quotidiano e limitarsi a un resoconto settimanale sui numeri ospedalieri. Anche questo sarebbe uno sbaglio, nonché una mancanza di trasparenza. Persino i decantati modelli da seguire come Gran Bretagna e Israele continuano a comunicare giornalmente i positivi, ed è importante per capire l’andamento della curva, studiarne gli sviluppi, comprendere l’andamento delle singole regioni. Per Bassetti, ancora una volta, è qualcosa che “mette ansia alla gente”. Ma i cittadini devono essere informati, non illusi. 

Anche alcune regole introdotte dal governo suscitano qualche perplessità, in particolare quella per cui i vaccinati con il booster o con due dosi da meno di 120 giorni e i guariti da meno di 4 mesi, in caso di contatto stretto con un positivo non devono più mettersi in quarantena in attesa del tampone. Forse l’intenzione del governo è evitare lo stallo del Paese con troppe persone bloccate in quarantena, ma così si aumenta il rischio di nuove infezioni. 

Le regioni hanno fatto un’ulteriore proposta, anch’essa dalla logica discutibile: togliere gli asintomatici dai bollettini. L’ISS ha risposto a quest’ultima proposta dichiarando che senza il conteggio degli asintomatici si perderebbe il controllo del virus. 

Rendere la popolazione inconsapevole della situazione che stiamo vivendo è soltanto un modo per cambiare la percezione del pericolo, e non la realtà. Tutti noi siamo stanchi della pandemia, dei sacrifici e delle rinunce, delle fatiche professionali, sociali e psicologiche, ma fingere che sia finita non è di certo la soluzione per superarla. Abbiamo bisogno di chiarezza, dei dati giornalieri e di un governo che si assuma la responsabilità di comunicare con maggiore chiarezza. Questa è l’unica soluzione per uscire davvero dalla situazione che viviamo da quasi due anni. 

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