Anche le donne si sentono rifiutate dagli uomini: le Femcel, corrispettivo femminile degli Incel - THE VISION

Negli ultimi anni, abbiamo imparato a familiarizzare con il termine Incel. Dal 2014 a oggi, sono stati più di dieci gli attentati e le sparatorie di massa portate avanti in nome di questa ideologia misogina, l’ultimo dei quali solo poche settimane fa a Plymouth, in Inghilterra. La curiosità e la morbosità rispetto al fenomeno dei “celibi involontari”, unite all’anonimato e all’autoreferenzialità di questa sottocultura, ha spesso portato la stampa a farne ritratti confusi e non del tutto corrispondenti alla realtà. Il più diffuso è che gli Incel siano tutti uguali e ascrivibili alla categoria “sfigati che non scopano”, ignorando così gli aspetti sociali e ideologici del fenomeno. Un aspetto interessante e mai preso in considerazione, ad esempio, è che anche le donne possono essere celibi – o sarebbe meglio dire nubili – involontarie.

È stata proprio una donna a inventare questo termine quasi trent’anni fa e a fondare la prima comunità online Incel, agli albori di Internet, nel 1993. Alana, che oggi ha 43 anni e lavora come manager, all’epoca era una studentessa di statistica che a 28 anni non aveva mai avuto un rapporto sessuale. Come ha raccontato in un’intervista a Elle USA, cercava un termine per descrivere la sua condizione e, dopo averne presi in considerazione alcuni, fondò il sito (ora offline) Alana’s Involuntary Celibacy Project. Il sito era frequentato sia da donne che da uomini, ma fu proprio la presenza aggressiva di questi ultimi ad allontanare la fondatrice, che per anni andò avanti ignorando la connotazione che aveva assunto il termine Incel, fino all’attentato misogino di Elliot Rodger nel 2014. Alana ha raccontato di essersi sentita “come uno scienziato che inventa qualcosa che finisce per diventare un’arma di guerra”.

Veglia per le vittime di Isla Vista, 2014

Anche oggi le donne non sono del tutto estranee agli ambienti Incel, anche se per il momento pochi studi o articoli se ne sono occupati. Incels Wiki definisce una Femcel come “una donna che sostiene di fare esperienza del celibato involontario o volontario”. Il primo forum Femcel era un gruppo di discussione sul sito Yahoo intitolato “Loveshy women”, fondato nel 2014. Per rappresentare visivamente la condizione delle Femcel, IncelWiki ha scelto una vignetta che mostra un volto che sembra annegare, ma che in realtà appartiene a un corpo seduto sul fondo del mare, stando a significare che le Femcel si lamentano di un problema inesistente. Anche solo leggendo la pagina del sito, ci si rende conto dell’ambivalenza che gli Incel provano nei confronti di una donna che si identifica in questa sottocultura. Non basta infatti non avere successo con l’altro sesso per definirsi Incel, ma si deve abbracciare un’ideologia – la redpill – radicata su una visione del mondo deterministica e binaria che attribuisce a uomini e donne caratteristiche diverse e inconciliabili. Un asse portante dell’ideologia Incel è che le donne tendono all’ipergamia, cioè sono biologicamente avvantaggiate ad avere tutti i partner sessuali che desiderano, anche quelli al di sopra della loro portata. Per un redpillato, quindi, una donna non può essere in alcun modo una celibe involontaria e la prova starebbe proprio nelle attenzioni maschili che una Femcel riceve non appena mette piede in una community Incel.

Tuttavia, esistono moltissime donne che soffrono perché non riescono ad avere una vita sessuale o sentimentale soddisfacente e perché si sentono così brutte da non considerarsi degne di alcuna attenzione maschile. Nel recente libro Imagining “We” in the Age on “I”, Jilly Boyce Kay afferma che, contrariamente a quanto accade per gli uomini, la solitudine sessuale delle donne è sostanzialmente ignorata e non ha “trazione politica”. Sebbene infatti gli Incel siano stati descritti dai media come una minaccia alla sicurezza nazionale alla luce degli attentati compiuti da alcuni terroristi identificatisi come tali, è anche vero che i giornali hanno mostrato una certa indulgenza verso la loro auto-vittimizzazione. Kay cita molti esempi di una cultura che simpatizza in maniera esplicita con il fenomeno Incel o comunque con la condizione che questo termine descrive, dal Joker di Todd Philips alle conferenze di Jordan Peterson. Questo fa sì che la vittimizzazione e la retorica dell’abiezione si trasformi in potere politico: oggi in molti conoscono gli Incel, i loro problemi, le loro teorie e le loro rivendicazioni; magari non le condividono, ma le capiscono.

Elliot Rodger

Le donne sono escluse da questa forma di legittimazione, e l’idea che esista non solo una redpill, ma anche una pinkpill, è generalmente ignorata. Nelle sue ricerche sulla chat di Reddit “Trufemcels”, ora bannata, Kay ha notato alcune somiglianze con la comunità Incel – ad esempio le discussioni sull’impatto che la bruttezza ha sulla vita privata e sulla mancanza di amicizie, o la pratica di attribuire voti all’aspetto fisico – ma anche importanti differenze: se per gli Incel la rabbia è eterodiretta verso una società percepita come misandrica e vantaggiosa per le donne, per le Femcel questa rabbia è diretta perlopiù verso se stesse. “In Trufemcels non vegono articolati discorsi su punizioni, giustizia e vendetta”, scrive la studiosa. “Piuttosto, il motto ‘Sentiti libera di marcire’ illustra il modo in cui le Femcel evitano di mobilitare la rabbia come una forza politicizzante, contrariamente agli Incel”. Se gli Incel tendono a ritenere il sesso come un diritto loro negato, il segno di una crisi della mascolinità che è quasi universalmente riconosciuta, ancora una volta il desiderio sessuale delle donne non sembra essere qualcosa di abbastanza rilevante da essere preso in considerazione.

L’assenza della figura delle Femcel dal discorso pubblico, oltre a essere motivata dal fatto che sinora nessuna ha trasformato quella rabbia in violenza contro gli altri, si spiega con un più generale disinteresse verso il malessere femminile. Anche pensando alle rappresentazioni popolari della “brutta” o della “zitella”, troviamo perlopiù storie di donne che in realtà non sono davvero brutte e non saranno mai davvero eterne single, come il topos della ragazza bruttina che si toglie gli occhiali e diventa improvvisamente affascinante e ammirata. Queste rappresentazioni convalidano l’idea patriarcale che per le donne il sesso sia sempre facile da ottenere e, sotto sotto, sempre gradito anche quando non pienamente desiderato. Come hanno raccontato alcune Femcel, questa convinzione è così radicata che per molte la bruttezza è stata un pretesto per avere rapporti sessuali o sentimentali degradanti e disumanizzanti: la sola e inaspettata attenzione maschile bastava a rendere quelle esperienze accettabili.

Incel e Femcel partono da vissuti per certi versi simili e hanno a che fare con una società ipersessualizzata, che pone fin troppa attenzione alla bellezza e che si basa su standard estetici e ruoli di genere spesso impossibili da soddisfare. Ma le conseguenze a cui arrivano sono radicalmente diverse: entrambe le comunità cercano una solidarietà di genere che nel caso femminile si concretizza nel supporto reciproco, in quello maschile si trasforma in risentimento e competizione. Questa differenza si può spiegare proprio con ciò che la società richiede in generale agli uomini, e cioè di essere al vertice della piramide sociale come conquistatori, padri, amanti e produttori di profitto. In altre parole, detentori di potere. Questo potere si esprime paradossalmente anche in una situazione in cui gli stessi uomini se ne dichiarano privi e, in alcuni casi, cercano di riaffermarlo attraverso la violenza e il terrorismo.

Capire come funzionano queste comunità e quali siano le loro istanze è fondamentale non solo per prevenire possibili episodi di violenza, ma anche per riflettere sulla complessità di ciò che i generi e le relazioni tra essi rappresentano. Escludere dal discorso le donne sarebbe una mancanza non da poco.

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