I fascisti con missili e fucili da guerra non sono “estremisti”. Sono terroristi.

Il 15 luglio un’operazione del Servizio Antiterrorismo dell’Ucigos e della Digos di Torino ha portato al sequestro di un arsenale di armi che includeva anche diversi fucili d’assalto di ultima generazione. Durante le indagini, iniziate circa un anno fa, la questura di Torino, coordinata dalla Direzione centrale della Polizia di Prevenzione, ha monitorato alcuni combattenti con ideologie oltranziste. Si tratta di un gruppo di neonazisti, due italiani e uno svizzero, che hanno combattuto nella regione ucraina del Donbass. Tra gli arrestati si trova anche il 50enne Fabio Del Bergiolo, ex ispettore antifrode delle dogane che nel 2001 si era candidato al Senato con Forza Nuova, nel collegio di Gallarate. L’arsenale è stato scoperto proprio nella sua abitazione della città lombarda, insieme a stemmi e insegne con simbologia nazista. Tra le armi sequestrate c’è anche un missile aria – aria Matra R530, in dotazione ai caccia francesi Mirage e dismesso dall’esercito del Qatar, ritrovato in un magazzino di Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia.

Benché il neo-nazifascismo venga sottovalutato, i gruppi estremisti che orbitano nella galassia nera continuano a organizzarsi indisturbati, tanto da riuscire a raccogliere un intero arsenale di armi da guerra. Il fatto che in tutto ciò sia coinvolto anche un ex candidato di Forza Nuova, uno dei gruppi neofascisti più attivi e presenti in Italia, non sorprende. Il suo fondatore Roberto Fiore, è un ex terrorista nero, condannato per banda armata e associazione sovversiva come capo di Terza Posizione, organizzazione che negli anni Settanta riuniva tutti i gruppi più violenti della destra fascista. Condannato a cinque anni di reclusione, non li ha mai scontati perché è fuggito a Londra per poi tornare come uomo libero alla guida del suo nuovo movimento che, oggi come ieri, riunisce le idee peggiori della scena politica italiana. Forza Nuova vanta una lunga lista di denunce per aggressione relative a episodi come i  Bangla Tour”, un macabro rituale violento e a sfondo razziale che consiste nel prendere di mira e pestare persone originarie del Bangladesh. Tra i vari raid va ricordato quello di due anni fa contro Kartik Chondro, cameriere bengalese che è stato accerchiato e pestato a sangue da un gruppo di militanti nella centrale piazza Cairoli di Roma.

Nonostante questi partiti raggiungano percentuali elettorali davvero minime, molte delle loro ideologie sono confluite nei partiti che qui chiamiamo semplicemente di “destra” ma che le testate estere, quando parlano dell’Italia, definiscono come “estrema destra”. Dalla Lega di Matteo Salvini a Fidesz di Viktor Orbán, da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ad Alternativa per la Germania di Jörg Meuthen, tutti hanno in comune il nazionalismo militante, lo straniero utilizzato come capro espiatorio, la paranoia per una sostituzione etnica imminente per favorire la scomparsa del popolo europeo bianco, cristiano e puro – il noto piano Kalergi. Anche per la sempre più evidente vicinanza su diversi punti programmatici non stupisce che, una volta al governo, questi partiti si dimostrino molto riluttanti nel gestire la minaccia che i neonazifascisti rappresentano per l’ordine pubblico.

L’attività di Forza Nuova e Casapound è monitorata e costantemente aggiornata in una mappa interattiva realizzata dal collettivo antifascista bolognese Ecn che mostra il numero di aggressioni fasciste avvenute dal 2013 a oggi. Il boom di aggressioni e il fatto che gruppi neofascisti riescano a procurarsi armi da guerra dovrebbe far riflettere, soprattutto perché nel resto d’Europa ci sono forze affini con le stesse ideologie e modalità violente. Il due giugno Walter Lübcke, politico tedesco molto attivo sul tema dell’accoglienza e delle politiche migratorie, è stato ucciso dal neonazista Stephan Ernst in un atto di terrorismo politico. Sempre in Germania, la Procura federale tedesca ha scoperto di recente una “lista della morte” contenente i nomi di 25mila avversari politici da eliminare, tutti di sinistra e impegnati nella difesa dei diritti dei profughi. Gli autori di questa lista sono i militanti della formazione eversiva neonazista Nordkreuz (Croce del Nord), accusati di preparare un atto di matrice terroristica.

Nonostante il livello di guardia sia sempre più alto in gran parte dell’Europa, in Italia abbiamo ancora molte difficoltà a fare i conti con il nostro passato fascista: anche se per molti è un capitolo della nostra storia chiuso per sempre, le sue idee e modalità continuano a tornare nel nostro presente sotto forma di gruppi neonazifascisti. Le parole sono importanti e devono essere utilizzate correttamente e con precisione per descrivere la natura di determinati gruppi. Molto probabilmente i titoli di giornale sarebbero stati diversi se un arsenale simile fosse stato trovato in casa di una persona di origine araba: i media avrebbero parlato per mesi della minaccia rappresentata dal terrorismo di matrice islamista, mentre il ministro dell’Interno avrebbe probabilmente raddoppiato le sue ospitate in televisione e intasato i social con la sua propaganda islamofoba.

Eppure, questo grave episodio è stato strumentalizzato in maniera ridicola proprio da Matteo Salvini che, dopo un giorno di silenzio, ha rivelato di aver contribuito alla scoperta di questo gruppo di militanti – da lui definiti come “dementi” – che avrebbero tentato di colpirlo con un attentato terroristico. La Procura di Torino lo ha smentito a distanza di poche ore: le indagini sono partite dalle dichiarazioni di un ex agente del Kgb sull’ipotesi di un possibile attentato contro il ministro dell’Interno, ma gli inquirenti non hanno mai trovato riscontri in questa direzione. Matteo Salvini ha invece deciso di parlare di sé e della sua vita messa in pericolo a causa di “stranieri”: anche questa volta è stato individuato un nemico esterno inesistente, quando in realtà si tratta di neonazisti – anche – italiani. Anche Giorgia Meloni si è espressa sulla vicenda dopo un giorno di silenzio: in un tweet si è complimentata con le forze dell’ordine, senza specificare che gli arrestati sono neonazisti. La svista di Meloni sorprende se si pensa all’attenzione che dedica ai fatti di cronaca in cui sono coinvolte persone di origine straniera, sottolineandone a caratteri cubitali nazionalità e religione.

Il doppio standard che viene applicato a episodi simili è grave e porta a sottovalutare il terrorismo interno e neonazifascista. Questa mentalità non colpisce solo l’Italia, ma anche altri Paesi come gli Stati Uniti, dove si verificano da decenni attentati riconducibili ai gruppi alt-right che si rifanno spesso all’ideologia del Ku Klux Klan, se non a quella nazista. Specie se si tratta di persone bianche, si archiviano questi attentati come l’opera di lupi solitari o persone affette da disturbi mentali, come accaduto per Luca Traini, – neofascista ed ex candidato Lega – che è stato condannato a dodici anni per strage aggravata dai motivi di odio razziale. Eppure, la carneficina di Brenton Tarrant in una moschea di Christchurch in Nuova Zelanda dovrebbe far riflettere proprio sul potenziale letale che determinate ideologie possono avere. Non ci sono differenze tra i terroristi dell’Isis e i terroristi neonazisti: utilizzano gli stessi mezzi per la radicalizzazione nei meandri più o meno oscuri del web, puntano a creare tensioni, paure, divisioni e morte, sempre a danno di persone innocenti. Non possiamo più permetterci di fare distinzioni basate sul tornaconto elettorale o sull’ipocrisia: è necessario comprendere come chi sostiene che una persona merita di essere attaccata o di morire perché diversa o perché ha idee di tolleranza e apertura è il vero nemico di tutti noi.

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