Le false accuse di stupro sono il 2%. Per questo bisogna credere alle donne.

Quando esco la sera, tengo le chiavi strette in mano a mo’ di tirapugni. Se sul marciapiede vedo un uomo con un’aria poco rassicurante, attraverso la strada. Mi guardo in continuazione alle spalle. Evito i sottopassaggi, i parchetti, tutti i mezzi pubblici se sono da sola. Poi apro Facebook e leggo che i maschi, oggi, si sentono in pericolo. “L’onda femminista si sta abbattendo sulle nostre case, facendo più vittime di uno tsunami,” ho letto fra i commenti di un post sulla vicenda delle accuse di stupro a Cristiano Ronaldo. “Questo femminismo dilagante sta rovinando il mondo occidentale,” dicono. Tu pensa, e io ero convinta che, fra le tante cose che da secoli rovinano il mondo occidentale, ci fosse più che altro il fatto che siamo nel 2018 e una donna non può ancora sentirsi libera di tornare a casa di notte da sola per paura di essere aggredita. Ma forse mi sbaglio io.

Cristiano Ronaldo

Invece, a quanto pare, sono i maschi quelli che non si sentono al sicuro, specialmente dopo che l’ennesima accusa di violenza sessuale – quella di Christine Blasey Ford al candidato repubblicano per la Corte Suprema Brett Kavanaugh – non ha avuto alcuna conseguenza. Eppure, la testimonianza tardiva, seppur credibile, di Blasey Ford, che è una docente di psicologia all’Università di Palo Alto, ha generato negli Stati Uniti la psicosi delle false accuse di stupro: a quanto pare gli uomini ora sono terrorizzati all’idea che, fra venti o trent’anni, qualche donna li possa accusare di stupro, con l’obiettivo di volerli rovinare economicamente o di distruggere la loro reputazione per vendicarsi di qualche torto subito in passato. C’è anche un hashtag apposito, #HimToo, che fa il verso al ben più famoso #MeToo. È stato lanciato su Twitter dalla madre di un cadetto della marina che, stando alle sue parole, “Non esce più con le ragazze a causa del clima attuale di false accuse di stupro delle femministe radicali.” Il figlio ha risposto al tweet della madre dissociandosi, dicendo che rispetta le donne, che non si riconosce nell’hashtag #HimToo e che è un fiero alleato femminista. Alla faccia del patriarcato che, come mai mi stancherò di ripetere, non influenza solo il pensiero e i comportamenti dei maschi.

Christine Blasey Ford

Brett Kavanaugh

A un anno dal #MeToo, ci siamo già dovute abituare a rispondere garbatamente che no, non c’è nessuna caccia alle streghe e nessuna deriva forcaiola. Se vi affacciate dalla finestra, noterete che non ci sono ancora teste di uomini impalati per strada solo per aver palpeggiato una donna in metropolitana. Ma soprattutto, consultando la lista di Vox delle oltre 250 persone, uomini e donne, accusati di comportamenti sessuali inappropriati, che vanno dai commenti volgari alla violenza vera e propria, ho rilevato che solo 37 hanno subito o stanno subendo un processo. Per ora, le persone giudicate colpevoli sono solo due: un membro del congresso texano, Blake Farenthold, che ha usato anche soldi pubblici per pagare un patteggiamento, e Larry Nassar, un medico sportivo che ha abusato di più di 160 atlete, di cui molte minorenni, e che è stato condannato, secondo il sistema penale americano, a un minimo di 40 e un massimo di 175 anni di prigione. Nessuno è stato dichiarato innocente. Molti, è vero, sono stati allontanati dal luogo di lavoro, ma la maggior parte di loro lo ha fatto volontariamente o a seguito di un’indagine interna che li ha ritenuti colpevoli, e quasi sempre in seguito ad accuse lanciate da colleghe e colleghi. I “licenziamenti in tronco” sono stati davvero pochi, e anche quando sono arrivati, dopo qualche mese gli interessati sono quasi sempre tornati a lavorare come se niente fosse. Questo nonostante, come nel caso di Steven Wilder Striegel o di Jeffrey Jones, fossero stati registrati nelle liste dei sex-offenders, ovvero di coloro che hanno commesso reati a sfondo sessuale.

Larry Nassar e alcune delle ragazze che lo hanno denunciato per molestie sessuali durante il processo che lo porterà alla condanna

La vicenda più simile a una falsa accusa è quella capitata ad alcuni sindacalisti i cui nomi erano stati inseriti in articoli apparsi su Buzzfeed e altre testate: Mark Raleigh e Caleb Jennings sono stati licenziati pur essendo risultati entrambi innocenti dopo un’indagine interna al sindacato. In ogni caso, parlare di deriva forcaiola o di caccia alle streghe come causa diretta del #MeToo è estremamente sbagliato: nessuna accusa di quelle che hanno seguito il caso Weinstein, finora, è risultata falsa per la giustizia americana. Certamente, si potrebbe obiettare che se solo 37 persone su 252 stanno subendo un processo, significa che le restanti 215 accuse siano false. Ma i motivi per cui non si procede possono essere svariati: le testimonianze possono essere ritenute inconsistenti, il reato può essere caduto in prescrizione, le presunte vittime possono decidere di non essere pronte a sostenere un processo, oppure le persone coinvolte possono optare per il patteggiamento o per un accordo privato. Il fatto che la giustizia decida di non procedere non significa assolutamente che le accuse siano false, né che siano vere. E infatti in questi casi, come è giusto che sia in uno Stato di diritto, agli accusati non è successo niente.

Harvey Weinstein

Inoltre, se guardiamo i dati, le probabilità di essere imputati senza ragione sono davvero basse: un uomo, infatti, ha più possibilità di essere abusato sessualmente nella vita che di ricevere una falsa accusa di violenza. Ad esempio, in Inghilterra e in Galles un uomo ha 0.00021281 possibilità in un anno di essere accusato ingiustamente, mentre ha o.03 possibilità di subire violenza: questo significa che anche se tutti gli uomini condannati per stupro in Inghilterra e Galles fossero innocenti, sarebbero comunque meno degli uomini adulti vittime di abusi. Il report più recente sulla questione risale al 2010 e riguarda la situazione statunitense. In Italia per ora non esistono dati simili attendibili. La relazione attesta che le false accuse di violenza sessuale sono in percentuale irrisoria: confrontando i risultati di tre diversi studi, che hanno analizzato più di 3mila casi, emerge che la percentuale varia dal 2% secondo una ricerca del 2006, fino ad arrivare al 7% riscontrato da un’altra del 2009 . Queste percentuali però non includono soltanto le accuse di cui si è dimostrata la falsità, ma anche quelle infondate e quelle non confermate. Tra le imputazioni ritenute “baseless”, cioè infondate, ricadono i casi in cui l’autorità giudiziaria non esclude che si siano compiuti atti sessuali, ma non è possibile accertare la sussistenza degli elementi costitutivi del reato. Le accuse “unsubstiantiated” invece, ovvero quelle non confermate, sono quelle per cui non è stato possibile reperire prove sufficienti. Quindi, le illazioni sono meno del 2-7% del totale. Nello stesso report, si fa notare inoltre che il 67% degli stupri non viene nemmeno denunciato.

Non c’è niente di cui avere paura, se non degli abusi sessuali. E soprattutto, non c’è nessun complotto femminista a danno dei maschi. Anzi, quello che sfugge a chi parla di deriva forcaiola è il fatto che per molte donne un’accusa di stupro non garantisce solo ricchi premi e cotillon in termini di fama e di denaro. Ad esempio, Rose McGowan è stata pedinata da ex-agenti del Mossad che sarebbero stati assoldati da Harvey Weinstein dopo che lei l’aveva accusato di stupro; le donne delle accuse di molestia a Trump sono state derise in diretta nazionale dal Presidente degli Stati Uniti durante la campagna elettorale; Christine Blasey Ford, la donna che ha testimoniato contro Brett Kavanaugh, ha ricevuto “incessanti minacce di morte” e non può tornare a casa in California dopo aver deciso di parlare pubblicamente dell’accaduto; Laurie Penny, autrice e giornalista femminista, ha ricevuto minacce di stupro e un tweet in cui ignoti annunciavano che le avrebbero fatto esplodere la casa dopo aver denunciato le molestie online di cui era vittima.

Rose McGowan

Appellandosi al “garantismo” e alla “presunzione di innocenza”, spesso si parla a sproposito di “condanne senza processo”. Mi sembra evidente che, nonostante le femministe cattive, lo Stato di diritto sia ancora in vigore e che nessuno sia stato condannato senza passare dal tribunale dopo un’accusa di molestia. Se prendiamo, ad esempio, il caso di Fausto Brizzi, dopo l’accusa “mediatica” su Le Iene da parte di diverse aspiranti attrici e le denunce penali presentate da tre di esse, la procura ha chiesto l’archiviazione del caso perché il fatto non sussiste. Questo non prova che Brizzi sia innocente, né colpevole, ma è stato scagionato e intanto le riprese del suo nuovo film sono cominciate senza alcun problema. Si potrebbe discutere di quanto sia opportuno denunciare un abuso in Tv o sui giornali prima ancora che alla polizia, ma non è giusto nemmeno dire che questi casi debbano essere taciuti dai media per tutelare la privacy o la reputazione degli accusati. Il diritto di cronaca esiste e va tutelato, e l’unico processo che viene fatto senza tribunale, per ora, è quello alla vittima: troppo promiscua, troppo poco vestita, troppo ubriaca, interessata alla carriera.

Fausto Brizzi

Intanto, su internet fioccano le guide su come evitare di farsi accusare di stupro: l’arte della seduzione può dirsi salva grazie ai pratici consigli contenuti in libri come How to Avoid False Accusations of Rape: Self-Defense in the Feminist State (Come evitare false accuse di stupro: autodifesa nello Stato femminista) o in articoli che suggeriscono di comprare una telecamera nascosta per filmare l’atto sessuale in modo da avere a disposizione la prova del consenso. O ancora tutorial che elencano i “3 modi per capire se ti sta accusando falsamente di stupro”, in caso qualcuno non si fosse accorto di aver avuto un rapporto non consensuale.

E pensare che non essere accusati di molestia, basterebbe trattare le donne con rispetto. Ma forse mi sbaglio io. Intanto, stasera, torno a casa con le chiavi in pugno.

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