La famiglia è più complessa di “mamma, papà e figli”, riconoscerlo ci aiuta a evolverci come società - THE VISION

Il concetto di natura è da sempre un concetto polisemico e complesso; viene infatti definito più spesso rispetto al suo contro-concetto “innaturale”. Persino i sociologi e gli antropologi preferiscono spiegarlo utilizzando il binomio natura-cultura, eppure, curiosamente, proprio perché, come diceva Totò, gli intelligenti parlano poco e i fessi parlano sempre, negli ultimi tempi in Italia è tutto un fioccare di asserzioni che rivendicano il concetto di naturale con un tono e un convincimento che hanno un che di granitica certezza.

Dalle affermazioni del coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha tuonato che senza figli non esiste la famiglia; a Mario Adinolfi che ha rincarato la dose incolpando il clima “infame” creatosi a causa della proposta di legge Zan. Qualche tempo prima, era stato il turno di Carlo Ciccioli, capogruppo di Fratelli d’Italia nelle Marche, che aveva dato il suo contributo dicendo che i genitori di una famiglia naturale hanno compiti espliciti: al padre spetta dare le regole, alla madre di accudire. Simone Pillon, che come sappiamo ha fatto da tempo della “famiglia naturale” il suo cavallo di battaglia, in un post su Facebook molto dibattuto, qualche tempo fa, aveva dichiarato che mentre “la madre dona il corpo, il padre consegna l’appartenenza ad una storia, ad una comunità, ad una famiglia”. 

Antonio Tajani
Simone Pillon

Non stupisce che in Italia esista una certa area politica “nostalgica” che preferirebbe tornare ai tempi in cui abortire era illegale e vigeva l’istituto del matrimonio riparatore; e non è di certo una novità che la famiglia sia un terreno di scontro per la conquista di consensi elettorali. Dal 2019, anno del Congresso mondiale della famiglia e in difesa della famiglia naturale, però, il tema è ritornato a incendiare il dibattito pubblico e politico. A ben guardare queste affermazioni si ha, tuttavia, l’impressione che piuttosto che definire quale sia l’oggetto di questa confusa e strenua difesa, l’intento si esaurisca in un ripescaggio di slogan retorici da un calderone zeppo di arretratezza, misoginia e luoghi comuni, con lo scopo di restaurare, invece che la famiglia naturale, una gerarchia, in cui il maschilismo e l’omofobia sono i capisaldi. Senza entrare nel merito del fatto che molti dei leader che attualmente si strappano le vesti affinché ai bambini siano “garantiti una mamma e un papà” sono divorziati, hanno avuto figli “fuori dal matrimonio”, con compagne diverse o da matrimoni diversi, utilizzare il concetto di famiglia “naturale” come orientamento delle politiche sulla famiglia e sul matrimonio è una scelta del tutto retorica.

Gli usi quotidiani, normativi e fuorvianti di parole come “natura” o “naturale” circolano ormai da molto tempo. Uno degli ultimi casi esemplificativi di questa abitudine è quello di Giorgia Meloni che, durante una conferenza stampa, prima ha accusato il “gender nelle scuole”, poi ha ammesso candidamente che non ha mai capito bene cosa sia. Di fatto, l’etichetta “naturale” applicata alle strutture e alle abitudini sociali, per il momento, è solo uno strumento attraverso cui ci si arroga il diritto di definire sulla base di suggestioni infondate cosa è giusto e cosa non lo è, in virtù di una natura per assunto giusta, benevola e immutabile – nonostante la comunità scientifica, gli studi di genere, gli antropologi e i sociologi siano concordi nell’affermare che la famiglia naturale non esiste.

Giorgia Meloni

I problemi e le contraddizioni che emergono quando si parla di questa fantomatica famiglia naturale, infatti, sono innumerevoli. La prima falla del ritenere la famiglia un’entità naturale riguarda il fatto che se intendessimo come “naturale” tutto ciò che per fattori biologici è spontaneo in natura, le prime cose che dovremmo escludere sono proprio il matrimonio e l’idea che la coppia si basi sull’amore, i pilastri portanti della famiglia tradizionale (o naturale, come va di moda dire adesso) in quanto legami costruiti culturalmente e socialmente e non naturalmente. Non c’è alcun dubbio sul fatto che la famiglia sia un’unità fondamentale della società, ma c’è la certezza che la riproduzione avvenga anche al di fuori della famiglia.

Secondo la studiosa Chiara Saraceno, che da tempo si occupa della famiglia e delle sue trasformazioni, essa è una costruzione sociale, legale e normativa, soggetta a norme mutevoli, così come il modo in cui si intendono e vivono i rapporti tra coniugi, genitori e figli. La famiglia, pertanto, è qualcosa di ben più complesso di papà, mamma e bambini, ed è necessario cominciare a riconoscerlo e ad affrontare questa complessità per evolverci come società. Tutti abbiamo un’esperienza di famiglia e pensiamo di sapere cosa sia, ma la storia umana è piena di varietà e di modi di fare famiglia. Nella storia dell’uomo esistono società in cui le famiglie sono fatte di soli consanguinei, altre in cui prevalgono quelle fondate sulla coppia. Ci sono differenze anche per quanto riguarda i contenuti della famiglia. Esistono strutture familiari che hanno significati e implicano relazioni diverse: mentre oggi si dà per scontato l’amore come fondamento della relazione di coppia, infatti, ci si dimentica troppo spesso che molti degli idilli familiari ai quali oggi retoricamente guardiamo per affermare che “prima era meglio perché i matrimoni duravano di più” erano matrimoni combinati. Una consuetudine che è durata nel nostro Paese fino alla fine del secolo scorso. Nel matrimonio non è dunque sempre l’amore a guidare le cose, ma anche il potere e il patrimonio, per nominare gli esempi più eclatanti. Sempre per gli stessi motivi, come ci si spiegherebbe che in Italia, fino al 2012, i figli nati al di fuori del matrimonio non avevano gli stessi diritti di quelli “legittimi”, se non nell’ottica che il legislatore considera come unica famiglia “naturale” quella legittima e normata? 

I cambiamenti intervenuti in occidente nell’ultimo secolo hanno avuto un forte impatto sulla famiglia, sul suo significato, sulla sua storia e sulle sue prospettive. Sempre secondo Saraceno grazie a cambiamenti epocali, come le aspettative rispetto all’uguaglianza di genere, hanno iniziato a cambiare le relazioni interne delle famiglie, spingendo più donne a lavorare e alcuni uomini (ancora molti pochi, anche a causa della disparità di trattamento legislativo) a prendersi cura dei figli. Anche i progressi della legge che in gran parte d’Europa hanno consentito a persone dello stesso sesso di regolamentare il loro legame (senza per forza sposarsi) hanno il loro peso sull’evoluzione della famiglia, e a questo si aggiunge il progresso scientifico, che con la riproduzione assistita ha dato la possibilità a chi non poteva avere figli biologici di procreare.

Nel caso dello sviluppo tecnologico e scientifico che ha reso possibile il concepimento anche alle coppie che “per natura” avrebbero dovuto essere sterili, il paradosso è particolarmente evidente, in quanto è la stessa biologia a smentire una supposta spontaneità. Ma nessuno insinuerebbe che un caso di inseminazione artificiale possa minare la legittimità di una famiglia. Questi cambiamenti sono in atto e anche se in Italia godono di pochi riconoscimenti, legali e non, altrove sono la norma, e in un modo o nell’altro mutano la nostra idea di famiglia, che sempre più spesso, lungi dall’essere qualcosa di naturale, si rivela qualcosa di continuamente costruito e ricostruito nella storia in virtù di rapporti di potere, cambiamenti culturali e sviluppi del pensiero. Un costrutto culturale in costante rinnovamento che cambia in base ai legami e ai significati che di volta in volta assumono importanza per una società.

L’antropologo Marshall Sahlins, in La parentela: cos’è e cosa non è, afferma, ad esempio, che anche se per procreare sono necessari un uomo e una donna, questo rimane un fatto meramente biologico, e dovremmo sforzarci di capire che le categorie di parentela non sono rappresentazioni o metafore delle relazioni di nascita; piuttosto, è la nascita a essere una metafora delle nostre relazioni di parentela. La famiglia è insomma un insieme di persone che partecipano intimamente gli uni alle vite degli altri; una costruzione sociale e culturale che si estende ben oltre ai legami, alle parentele di sangue e alle determinazioni biologiche. Tutto ciò che oggi a torto viene definito “contro-natura” non è altro che evoluzione.

Purtroppo, però, l’aggettivo “naturale” – così come “normale” – è da tempo compromesso, bisognerebbe avere questa consapevolezza quando lo si sente sbandierare o lo si usa. La biologia ha le sue leggi ed è indifferente alle vicende umane. Siamo noi esseri umani a farci colpevoli quando, con la scusa di ciò che è naturale, escludiamo altre forme di aggregazione, limitiamo i diritti di autodeterminazione e i principi di libertà e di uguaglianza degli altri individui, sfruttando il nostro potere dato dal privilegio. A maggior ragione, oggi, dopo che la pandemia ha fatto emergere altri tipi di parentele – non necessariamente di sangue, e non unicamente binarie ed eteronormate – è sempre più necessario riflettere in maniera approfondita e critica sull’idea che abbiamo della famiglia e della parentela, in modo da costruire un nuovo sistema di valori e strutture che sia in grado di riconoscere la diversità e includerla.

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