“Resterai solo per il resto dei tuoi giorni” è il tipo di commento minaccioso che da sempre si sente rivolgere chi non è accoppiato. Ma molto più spesso, viene da chiedersi se restare single sia davvero una minaccia, e non piuttosto un augurio. I dati mostrano che, in alcune aree del mondo, i single costituiscono almeno il 40% della popolazione adulta, e la ricerca suggerisce che una buona parte di loro stia scegliendo consapevolmente di non avere relazioni.
Ma vediamo chi è più propenso a ritenere che questa condizione faccia al caso suo. A questo proposito, ci sono ragioni per credere che le differenze di genere possano avere un ruolo. Storicamente, le donne hanno dovuto affrontare aspettative molto rigide in ambito sentimentale. In molte culture, il loro valore è stato legato al desiderio e alla capacità di sposarsi, mentre quello degli uomini è stato associato maggiormente al successo economico. Le ragazze che esitavano a trovare marito venivano considerate strane o egoiste, per l’idea diffusa che prima o poi si sarebbero “allineate” diventando mogli e madri obbedienti. Ancora oggi, sono bersaglio di stereotipi culturali come la “gattara solitaria” o la “zitella depressa”, viste come emarginate a causa della loro incapacità – o peggio ancora, della loro volontà – di non sposarsi. Gli attacchi alle donne single sono anche istituzionali. Per esempio, un ente governativo cinese ha coniato il termine “donne d’avanzo” (leftover women), e i media cinesi attribuiscono esplicitamente a loro la colpa del calo della natalità nel Paese. Tuttavia, l’ascesa dell’essere single sembra rafforzare chi mette in discussione tali denigrazioni. Un esempio recente e piuttosto radicale è il movimento sudcoreano 4B, per coloro che scelgono consapevolmente di rifiutare relazioni, matrimonio e sesso con gli uomini. Oltre agli insulti e alla reazione contro le loro scelte, rimangono alcune domande empiriche: come stanno davvero le donne single? E come si confrontano le loro esperienze con quelle degli uomini single?

I ricercatori hanno iniziato ad approfondire il tema, ma fino a poco tempo fa il numero limitato di studi non permetteva di capire chiaramente se fossero più felici gli uomini o le donne nella condizione di single. Nel nostro laboratorio di ricerca cerchiamo di comprendere questo fenomeno, ponendo domande su diversi aspetti della vita: quanto apprezzano l’essere single, com’è la loro vita sessuale, eccetera. In passato, alcuni studi non hanno rilevato differenze significative tra i generi rispetto alla soddisfazione della propria vita o della condizione sentimentale. Tuttavia, alcuni suggerivano che le donne single potessero essere più soddisfatte. Il problema è che la maggior parte degli studi non si interrogava sul reale desiderio di avere un partner romantico, dando per scontato cosa uomini e donne cerchino davvero.
Per un studio recente, abbiamo intervistato circa 6mila persone single – uno dei campioni più ampi e diversificati finora esaminati sul tema della correlazione tra genere e situazione sentimentale. Abbiamo definito “single” chi non si trovava in una relazione romantica al momento della ricerca. Le persone coinvolte provenivano da Paesi come Stati Uniti, Messico, Regno Unito e Polonia, avevano tra i 18 e i 75 anni e risultavano single da almeno sei mesi. Ne abbiamo raccolto i dati e abbiamo sottoposto loro domande scientificamente validate sulla felicità. Tra i partecipanti, il 32% delle donne single – contro solo il 20% degli uomini – ha ottenuto punteggi elevati nella soddisfazione verso la propria situazione. Rispetto ai maschi, le femmine tendevano a dichiararsi più felici della propria vita in generale, più soddisfatte dell’essere single, della propria vita sessuale e – segno che tale condizione funzionasse meglio per loro – meno interessate ad avere un partner romantico. Ci siamo anche chiesti se maggiore benessere fosse sperimentato solo delle donne single. Infatti, mentre queste si dichiaravano più soddisfatte della loro condizione rispetto agli uomini, tra le persone in coppia i livelli di felicità erano simili. Complessivamente, le prime – sia da sole che in una relazione romantica – dichiaravano livelli di soddisfazione più alti rispetto ai maschi. Vale la pena notare che, coerentemente ad altri studi precedenti, in media ragazzi e ragazze in una relazione sono più felici rispetto agli altri. Tuttavia, nonostante le pressioni e gli stereotipi negativi che storicamente hanno colpito le donne single, queste sembrano cavarsela molto bene.

Uno dei motivi per cui potrebbero vivere meglio la loro condizione è legato alla loro rete sociale e di supporto, che include amici e familiari. È risaputo che legami sociali solidi sono un fattore chiave per la felicità – e persino per la longevità. E anche per i single, queste relazioni rappresentano una parte importante del benessere complessivo. Molti dichiarano infatti che i rapporti con amici, famiglia, vicini e conoscenti contribuiscono in modo significativo al loro appagamento. Ma la probabilità di costruire e mantenere questi legami è influenzata dal genere. Gli studi mostrano che le donne tendono ad avere reti sociali più ampie rispetto agli uomini, e che quelle single sono più soddisfatte delle proprie relazioni rispetto agli uomini. Molti giovani maschi, infatti, riportano difficoltà nell’esprimere emozioni con i propri amici. Anche se il supporto di una rete sociale è utile per tutti, può essere fondamentale per chi non ha una persona “di riferimento” nella vita, come spesso succede con un partner romantico. Ed è qui che gli uomini potrebbero sentirsi più isolati. Le ricerche suggeriscono che loro passano del tempo insieme svolgendo attività, mentre le donne tendono a condividere momenti di intimità e conversazione. Inoltre, le seconde sono spesso più attive nel mantenere i contatti, per esempio tramite i social media. Tendenze come queste fanno sì che le donne single siano più propense a coltivare legami profondi e avere più fonti di supporto. Gli uomini eterosessuali, invece, fanno spesso affidamento quasi esclusivamente su partner femminili per il sostegno emotivo, senza avere una “rete” più ampia. Questa è una differenza fondamentale.

Inoltre, molte donne single preferiscono restare tali perché la vedono come un’alternativa migliore alla coppia. Alcuni studi nell’ambito della sessualità suggeriscono che, nelle relazioni eterosessuali, alle donne viene spesso richiesto di farsi carico della gestione della casa in modo sproporzionato, finendo per sentirsi più “madri” che amanti. A ciò si aggiunge il fatto che il loro piacere sessuale viene spesso messo in secondo piano. È facile capire perché, in certi casi, le relazioni vengano percepite come una sconfitta. In passato, questa situazione poteva sembrare un compromesso accettabile, in quanto i legami romantici offrivano accesso alla stabilità economica in un mondo dominato dagli uomini. Ma con i progressi nel mondo del lavoro a livello di parità di genere e una crescente equità salariale, in molte potrebbero oggi scegliere di non sposarsi. Per loro, essere single potrebbe significare meno lavoro, meno stress e più spazio per una vita su misura dei propri bisogni.
Il nostro obiettivo nello studiare il legame tra genere e condizione sentimentale è capire quali siano gli “ingredienti” della felicità dell’essere single. Ovviamente, i nostri risultati non valgono per tutti e tutte, né in ogni contesto. Potrebbero non rispecchiare alcune esperienze personali e probabilmente cambierebbero se ci concentrassimo su diverse culture. Una cosa che potrebbe valere universalmente è che l’essere single non significa essere isolati. Nel suo libro Happy Singlehood, del 2019, il sociologo Elyakim Kislev descrive i tanti modi in cui i single possono vivere una vita piena, soprattutto grazie ai forti legami sociali non romantici. Chi sfrutta la libertà e il tempo per stringere legami con familiari, amici e altre persone sono coloro che, secondo i dati, si godono di più la vita.

Se i risultati che abbiamo raccolto lasciano intuire che la felicità di essere single coinvolga più spesso le donne rispetto agli uomini, cosa possono imparare i ragazzi? Alla luce delle crescenti preoccupazioni legate alla solitudine maschile, forse gli uomini possono prendere ispirazione dal modo in cui le donne vivono tale situazione. Mentre le norme sociali sulla mascolinità li spingono spesso verso la carriera e il successo economico, gli uomini – e in particolare quelli single – potrebbero trarre beneficio nel dedicare più tempo a costruire relazioni sociali e a prendersi cura di sé. Ciò può significare proporre più incontri informali agli amici o intraprendere un percorso di psicoterapia. Per chi spera comunque di trovare un partner, avere una rete sociale più solida può anche rendere più attraenti. Ma, soprattutto, può rendere la vita da single molto più appagante.
Questo articolo è stato tradotto da Psyche