In Italia manca un'educazione su temi economico-finanziari. Un paradosso in una società capitalista. - THE VISION

In un solo giorno siamo costretti a prendere un numero di decisioni che alcuni hanno calcolato superare le 35mila. Se alcune non hanno un impatto sostanziale sul nostro futuro, altre non possono essere prese a cuor leggero o senza la necessaria consapevolezza delle loro conseguenze. L’economia e la gestione delle risorse finanziarie hanno acquistato un peso sempre più grande nella nostra esistenza, e con loro l’importanza di prenderle con razionalità, valutando tutte le opzioni a nostra disposizione, anche attraverso il supporto di professionisti che riescono a fornire i servizi di gestione del risparmio con particolare attenzione alla sostenibilità degli investimenti

Ricevere un’educazione almeno di base, utile per saper gestire il proprio reddito e per investire i propri risparmi è quindi una priorità. In Italia, purtroppo, sono ancora la maggioranza i giovani che non ricevono alcuna formazione scolastica nelle materie economiche. Come rilevato dalla Banca d’Italia esiste infatti una distanza significativa tra il nostro Paese e gli altri Stati dell’area Ocse con riferimento al livello di conoscenze di base dei temi legati alla finanza personale, al risparmio e agli investimenti.  Nella ricerca Measuring the financial literacy of the adult population: the experience of Banca d’Italia è emerso come soltanto il 30% degli italiani abbia un livello di conoscenza sufficiente dei concetti necessari ad amministrare l’economia familiare, contro una media del 62% registrata nei Paesi Ocse. 

Nel dettaglio, il report della nostra banca centrale mette in luce come appena il 37% degli adulti comprenda i vantaggi derivanti dalla possibilità di effettuare investimenti diversificati. Se acquisto azioni di diverse società ho infatti meno probabilità di perdere ingenti somme di denaro rispetto a chi ha investito i suoi risparmi nelle azioni di un’unica impresa. Questo concetto è compreso però da meno di 4 italiani su 10. Meno del 40% degli italiani afferma, inoltre, di predisporre su base mensile un budget familiare che preveda quante risorse spendere e quante accantonare in risparmi. Ribaltando la prospettiva, significa che 6 italiani su 10 non pianificano come utilizzare il reddito a loro disposizione, aumentando il rischio di non poter gestire eventuali imprevisti.

I fondi comuni sono una soluzione di investimento che consente ai risparmiatori di diversificare con facilità, riducendo il rischio di perdite. Inoltre, le risorse investite possono essere liquidate in fretta e con facilità nel caso in cui sia necessario dover affrontare le spese connesse a un imprevisto.

La ricerca della Banca d’Italia mette in luce l’importanza che l’istruzione riveste nel campo delle scelte economiche e finanziarie. Gli italiani laureati hanno infatti un livello di conoscenze in materia vicino ai livelli Ocse, mentre la media cala drasticamente per le persone con un grado di istruzione più basso. Questa situazione è ancora più grave in un Paese in cui il 47% dei cittadini non ha conseguito il diploma, contro il 14% registrato in Germania e il 10% del Regno Unito. In un contesto del genere è cruciale affidarsi a dei professionisti in grado di gestire al meglio gli investimenti dei risparmiatori, con lo sguardo rivolto verso la sostenibilità delle attività economiche che si finanziano.

Come riconosciuto dalla stessa Banca d’Italia, la scuola costituisce un canale privilegiato per promuovere iniziative destinate a migliorare le conoscenze e le competenze in materia finanziaria. La didattica riveste un ruolo fondamentale perché da un lato consente di raggiungere tutta la popolazione, indipendentemente dallo status economico e sociale; dall’altro, avvicina le nuove generazioni ai temi economici e finanziari, contribuendo a creare dei consumatori consapevoli in grado di effettuare scelte razionali e di generare benessere economico. A partire dalla generazione dei millennial, i giovani si trovano oggi a dover fronteggiare una situazione socio-economica più incerta e difficile rispetto alla generazione che li ha preceduti. Anche per questa ragione bisogna dotarsi di un programma di educazione finanziaria nelle scuole. Le nozioni apprese dai ragazzi, infatti, potrebbero avere anche dei benefici indiretti sugli altri componenti della famiglia attraverso la condivisione e la comunicazione delle conoscenze acquisite. 

Lo strumento utilizzato dai governi per garantire un’istruzione in ambito economico ai cittadini viene convenzionalmente chiamato educazione finanziaria. Secondo la definizione delle economiste Adele Atkinson e Flore-Anne Messy, per educazione finanziaria si intende la combinazione di consapevolezza, conoscenza, abilità, atteggiamento e comportamento necessaria per prendere decisioni oculate e raggiungere, nel lungo termine, un grado soddisfacente di benessere. Il concetto riguarda tanto la conoscenza dei principi economico-finanziari di base quanto l’adozione di condotte e atteggiamenti virtuosi, utili per una migliore gestione dei propri risparmi. Senza la condivisione di queste informazioni le persone restano escluse dai meccanismi di ripartizione della ricchezza, con una conseguente scarsa mobilità sociale e un ulteriore aumento delle disuguaglianze tra individui. Lasciare i cittadini in uno stato di analfabetismo finanziario è una responsabilità di prospettiva storica e con ripercussioni per diverse generazioni di cui la nostra classe politica continua a essere responsabile. 

Per questo motivo è fondamentale trasmettere alle nuove generazioni una conoscenza di base che consenta loro di prendere le decisioni migliori per il proprio futuro e per quello del Pianeta.  Bisogna infatti considerare che molti adolescenti si trovano già a dover affrontare scelte di natura economica, come l’apertura di conti correnti online, le carte prepagate e la gestione del proprio risparmio in un orizzonte medio e lungo. Già altri Paesi europei, come Norvegia, Danimarca e Germania, hanno inserito l’educazione finanziaria all’interno dei loro programmi scolastici. È arrivato il momento che l’Italia segua il loro esempio per fare si che gli adulti di domani possano essere competitivi sul mercato globale grazie a una consapevolezza maggiore dei meccanismi che regolano l’economia. Il trasferimento di conoscenze dovrebbe tenere in considerazione anche gli aspetti etici connessi all’investimento dei propri risparmi, valorizzando le esperienze concrete fornite da società di gestione del risparmio specializzate in questo campo. I giovani sarebbero così liberi di scegliere in modo consapevole a chi affidare i loro risparmi, valorizzando gli investimenti sostenibili e responsabili e impiegando al meglio denaro che rischierebbe di andare perduto in spese non necessarie. Investire i propri risparmi in modo etico, attraverso dei fondi comuni di investimento, può fare la differenza anche e soprattutto per le nuove generazioni.

Lo studio dei concetti di base non è faticoso come può sembrare. Secondo l’economista Annamaria Lusardi, direttore accademico del Global Financial Literacy Excellence Center, la conoscenza di appena tre concetti finanziari di base consente di prendere decisioni razionali dal punto di vista economico. In primo luogo, è fondamentale prevedere un’educazione che consenta alle giovani generazioni di percepire i rischi a cui vanno incontro quando si chiede un prestito o si investono i propri risparmi. Inoltre, è importante capire dove vanno a finire i risparmi. Finanziano attività e settori economici come gli armamenti o attività inquinanti? Oppure puntano su società più attente alle tematiche ambientali e social, in poche parole sul mondo di domani? Infine, ognuno di noi dovrebbe avere ben presente che i risparmi custoditi sotto il materasso o in un ordinario conto corrente rischiano di perdere valore nel tempo a causa dell’inflazione. L’aumento generale dei prezzi, infatti, porta a una progressiva perdita del potere di acquisto dei risparmiatori. Per questo motivo è importante investire il proprio denaro, magari in maniera sostenibile, con un livello di rischio accettabile rispetto alle proprio esigenze.  Sostenibilità che non deve riguardare soltanto gli aspetti economici, ma deve includere un’attenta valutazione dell’impatto ambientale e umano dell’investimento. 

Abbiamo imparato a conoscere lo spread, i mutui a tasso fisso o variabile. Tutti elementi che abbiamo incontrato nella nostra vita senza che la scuola dell’obbligo ci avesse fornito gli strumenti necessari per comprenderli. La nostra ignoranza non è però soltanto paradossale, ma anche pericolosa. Una moltitudine di persone che decidono senza avere gli strumenti necessari rischia di creare danni enormi, anche di carattere sistemico. La Costituzione, all’articolo 47, recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. La tutela dei nostri risparmi non può perciò essere soltanto una dichiarazione di intenti o un riconoscimento formale da parte della legge. La protezione dei cittadini più vulnerabili deve avvenire con misure concrete, tra le quali l’introduzione nelle scuole di ogni grado di attività didattiche per l’educazione finanziaria. La conoscenza rende liberi, anche in ambito economico. Uno Stato che non educa i cittadini alla corretta gestione dei loro risparmi dimostra di non considerare una priorità la libertà dei suoi stessi cittadini. È sempre più urgente intervenire in direzione di un profondo cambiamento, soprattutto per rendere davvero liberi gli adulti di domani. 


Questo articolo nasce in collaborazione con Etica Sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica. Dal 2000 è l’unica società di gestione del risparmio italiana che propone esclusivamente soluzioni SRI (dall’inglese Sustainable and Responsible Investment), è la prima e unica Sgr italiana tra i primi 10 gestori in Europa “sinceramente impegnati” nella sostenibilità, secondo l’H&K Responsible Investment Brand Index 2020. Le soluzioni di investimento sostenibile e responsabile di Etica Sgr, si pongono l’obiettivo di creare opportunità di rendimento in un’ottica di medio-lungo periodo, puntando all’economia reale e premiando imprese e Stati che mettono in pratica azioni virtuose in materia ambientale, sociale e di governance (ESG).​

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