Convivo ogni giorno con il disturbo ossessivo compulsivo, ed è un incubo - THE VISION

Si sente molto parlare di DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo), o più spesso di OCD (Obsessive Compulsive Disorder), il più delle volte con battute superficiali a riguardo o all’interno di social meme. Nonostante l’uso sommario e ironico che si fa del termine, il Disturbo Ossessivo Compulsivo è però una patologia mentale che può essere grave e invalidante, e il più delle volte le persone non hanno idea, anche a causa dell’uso semplicistico che in rete si fa del termine, del dolore e delle privazioni di cui soffre chi ne è affetto. Purtroppo su Internet non è altrettanto facile trovare spiegazioni su cosa si sa davvero del DOC o cosa significhi conviverci.

Soffro di Disturbo Ossessivo Compulsivo fin dall’infanzia, e nel mio caso il DOC è inoltre associato a fobie, depressione e ansia; posso garantire che il modo in cui condiziona la mia vita non è materiale da meme, né qualcosa su cui fare battute idiote. Soffrire di DOC significa soppesare i pro e i contro di ogni azione in modo inconscio prima ancora di pensare di compierla. Significa che fare qualcosa porterà a compiere un determinato numero di rituali. Significa chiedersi ogni volta: “Ne vale la pena?”. Ogni volta che si esce di casa, per vedere gli amici, per andare a fare la spesa, per fare una passeggiata, si sa che questo porterà di per sé a una sorta di faticoso cerimoniale. “Ne vale la pena?”. Soffrire di DOC significa essere prigionieri di una mente difettosa, iperfunzionante, intrappolati all’interno di un cervello che sembra lavorare contro di noi, per distruggerci. Pensieri intrusivi e ossessivi a cui è impossibile resistere, che portano, nel caso di presenza di compulsioni, a compiere azioni ripetitive, sfibranti, ossessionanti, che non lasciano tregua. Il DOC è fatto di sfinimento e impossibilità di resistere alla parte più oscura di se stessi, ancora e ancora, a ripetizione.

Per Disturbo Ossessivo Compulsivo si intende un disturbo psichiatrico “caratterizzato dalla presenza di immagini mentali o pensieri intrusivi (ossessioni), associati ad alti livelli di ansia e spesso accompagnati da comportamenti ripetitivi o azioni mentali (compulsioni) volti ad alleviare momentaneamente il disagio provocato dalle ossessioni stesse (per esempio, lavarsi le mani, ripetere più volte una stessa azione, contare, ripetere formule superstiziose ecc.).” Queste ossessioni e compulsioni richiedono diverso tempo per essere “soddisfatte” e influiscono negativamente sul normale funzionamento sociale, relazionale e psicologico dell’individuo. Se, infatti, è normale chiedersi di aver chiuso il gas o la porta di casa, e controllare una volta di averlo effettivamente fatto, immaginate quanto tempo ed energie possa impegnare un controllo che si ripete due, tre, quattro o più volte.

Le compulsioni di cui sopra possono essere di diversi tipi, a seconda del relativo tipo di ossessioni associato. Il DOC può infatti esprimersi in modi differenti, a seconda dei quali si realizza un determinato tipo di ossessioni e/o compulsioni. Ad esempio, il DOC da controllo, che si manifesta con “timori ricorrenti e controlli protratti e ripetuti correlati al dubbio di aver dimenticato qualcosa o di aver fatto un errore o danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente”, si differenzia dal DOC da contaminazione, che prevede invece “ossessioni connesse al rischio di contagi o contaminazioni e compulsioni di pulizia”. 

Nel mio caso, il DOC non si presenta sempre con le stesse caratteristiche, e varia al variare della situazione e della condizione di stress più o meno accentuato in cui mi trovo. La mia malattia può prevedere controlli di oggetti, dei luoghi in cui mi trovo o di alcune parti del corpo, controlli multipli, ripetuti fino all’esaurimento. Immaginate, ad esempio, di ritrovarvi a guardarvi il gomito molteplici volte al minuto, per tutto il giorno, senza alcun motivo particolare se non perché la vostra mente vi impone di farlo. Nei momenti peggiori, il mio disturbo arriva a portarmi via così tanto tempo da non lasciare spazio a nient’altro. Le compulsioni sono così tante, e così ripetute, da non lasciarmi il tempo di vivere, letteralmente. Inoltre, a ciò va aggiunta l’associazione alle fobie, che peggiora notevolmente il quadro aggravando il DOC.

Immaginate che tutto il vostro corpo e il vostro essere urlino, di continuo, chiedano aiuto, cerchino una via d’uscita, ma voi sappiate con certezza che quella via d’uscita non esiste.

Immaginate che la vostra psiche sia costantemente impegnata in una battaglia contro se stessa e contro il mondo, relegando la parte sana di voi in un angolo, costringendola a farsi sempre più piccola, fino a farla scomparire e ad annullarla. Immaginate la sofferenza così profonda e lancinante che si prova a essere prigionieri di se stessi, ad avere la propria mente come carceriere. Ecco: questo è ciò che comporta a livello psicologico essere affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo. Ma i costi, per chi è affetto da questa malattia, non finiscono qui.

I farmaci utili per tenere a bada le patologie della psiche hanno spesso un costo molto elevato, e le medicine che combattono le ruminazioni mentali prodotte dal DOC non fanno eccezione. Il farmaco per il solo OCD mi porta a spendere circa cinquanta euro al mese, a cui vanno aggiunti i costi altissimi delle visite da psichiatra e psicologo. A ciò si aggiungono i potenziali effetti collaterali degli psicofarmaci, che sono tutto fuorché medicine con un effetto leggero. Se da un lato sono in grado di aiutare molto, infatti, dall’altro è possibile che provochino effetti collaterali che possono seriamente nuocere allo svolgimento di una vita normale, come – e questi sono solo i più comuni – una pesante e continua sonnolenza o problemi nella sfera sessuale, che hanno la capacità di influenzare seriamente il modo di vivere di una persona.

Nella realtà, quindi, il Disturbo Ossessivo Compulsivo comporta un peso gravoso sia in termini mentali sia in termini pratici. Potrà sembrare scontato, ma tentare di ignorare questo disturbo non serve a niente: io ho provato a farlo per tutta la vita, e quello che ho ottenuto è stato un crollo psichico che mi ha portata a percepire la mia stessa casa non più come un luogo sicuro, bensì come un posto pericoloso, da cui fuggire perché ormai troppo pieno di trigger che innescavano il mio DOC. Come detto, mio Disturbo Ossessivo Compulsivo non ha sempre lo stesso aspetto e non si manifesta sempre con la medesima gravità, ma nei momenti peggiori mi ha portata a considerare la morte come unica via d’uscita, come unica alternativa a una vita costellata da ossessioni, da pensieri che non sembrano i miei, da compulsioni asfissianti. Il mio DOC mi ha portata a desiderare di morire.

La salute mentale e tutto ciò che la circonda è, specie nelle realtà minori, nelle piccole città e nei paesi, un tema a cui non si presta attenzione, che viene sottovalutato o addirittura considerato ancora un tabù, un tema quasi impossibile da affrontare, uno dei più difficili da spiegare a chi ci sta intorno, perfino alle persone che ci amano di più. Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è la realtà quotidiana di circa 800mila persone in Italia (l’1,3% della popolazione nazionale) e di circa 156 milioni di persone nel mondo (il 2% circa della popolazione mondiale). Come avviene per molti disturbi della psiche, la ricerca non ha ancora scoperto cosa si celi dietro alla manifestazione e allo sviluppo del DOC, anche se esistono alcune prove del fatto che un determinato ambiente o un determinato tipo di personalità possano contribuire a portarne all’insorgenza. Si può ipotizzare che la mancanza di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contribuisca agli scarsi investimenti e giochi un ruolo importante nell’arretratezza della ricerca sul tema.

Accrescere la consapevolezza a riguardo è fondamentale, e farlo passa anche attraverso il racconto diretto della vita di chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo e di altre patologie della psiche. Sono i racconti di vita vera, le parole terribili dei pazienti, quelle che non si vogliono sentire perché fanno troppo male, le narrazioni di quelle realtà spesso tenute nascoste, a poter fare la differenza.

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