Perché le turbo-stupidaggini di Fusaro non fanno ridere ma sono pericolose

Uno dei più grandi errori che il popolo italiano sta compiendo da qualche decennio è quello di trasformare in personaggi da commedia certi personaggi pubblici, sottovalutando e nascondendo involontariamente la loro insidiosità. Siamo il Paese che per troppo tempo ha considerato Berlusconi un guascone donnaiolo con l’unico difetto di amare troppo le pseudo nipoti di Mubarak, e Salvini come un sempliciotto qualunque emerso dalle acque del Po, prima di rendersi conto della loro vera natura. Allo stesso modo continuiamo a dipingere Diego Fusaro come il cabarettista della filosofia, il soggetto da meme per il suo turbo-lessico e per i siparietti su Nuova York e Lo Hegel. Dietro quest’aria da innocuo geek si nasconde invece uno dei principali megafoni del più becero sovranismo, nonché l’ideologo di un nuovo partito – Vox – che assembla gli aspetti più dannosi del populismo aggiungendoci in più una mistificazione del pensiero di Marx e Gramsci.

Fusaro sembra compiacersi di diventare una caricatura, comprendendo le tendenze – non troppo celate o difficili da interpretare – e gli umori del popolo italiano. Approfitta di quelli che lo invitano in tv – e solitamente lo fanno per accrescere il livello del trash e avere qualche telespettatore in più – e inizia e esporre le sue idee malsane, credendo di apparire come un fine pensatore, pronto per diventare addirittura uno statista. La realtà però è ben altra: come spesso accade, dietro turbo-paroloni si cela spesso turbo-vuoto. Insomma, la massima “tanto fumo e niente arrosto”. E sta qui la pericolosità del personaggio, nella sua impossibilità di comprendere quanto sia socialmente pericoloso titillare e cavalcare le più bieche paure della gente.

Fusaro cavalca e aizza il prurito della gente quando si parla di Roberto Saviano, così come di invidia sociale ad ampia scala, e mette su un personale teatrino in cui l’autore di Gomorra risulta “Un bardo cosmopolita che dal suo attico insegue le titillevoli aragoste e i calici di Domperignone”. La scelta di questo linguaggio – ridicolo, non forbito – è un atto di distrazione funzionale: Fusaro dice le stesse cose di Salvini e Di Battista, ma il modo iperbolico e grottescamente aulico in cui lo fa ci fa ridere e ridendo non lo prendiamo sul serio, così come non abbiamo preso sul serio Berlusconi prima e Salvini poi, pensandoci sempre “superiori”. Eppure sotto al registro altisonante le idee politiche che esprime e il target di Vox ne sono una conferma.

Roberto Saviano

Alla presentazione ufficiale di Vox, il 14 settembre in un albergo di Roma, Fusaro infatti è stato chiaro: “Il nostro motto è valori di destra e idee di sinistra”. Nonostante il nome e le idee fascistoide, la creatura di Fusaro non ha nulla a che fare con l’omonimo partito spagnolo. Se la post-ideologia del M5S è né destra né sinistra, Vox pesca dallo stesso bacino elettorale, ma sparigliando le carte. D’altronde Fusaro attinge dalle idee di Costanzo Preve, filosofo morto nel 2013 e strettamente legato al concetto di rossobrunismo, e da una reinterpretazione delle impostazioni marxiste e gramsciane che ha preso piede dagli anni Settanta, principalmente con Alain De Benoist. Quindi è naturale per Fusaro dichiarare: “Noi rivendichiamo appieno le idee della sinistra classico-marxista, quella che ha a cuore lavoro, diritti sociali, lotta per l’emancipazione e solidarietà, ma anche i valori di destra della borghesia come la religione, la trascendenza, il senso della patria e il senso dell’appartenenza a un’identità”.

L’errore – o meglio la distorsione– di fondo di Fusaro sul comunismo riguarda il termine “sovranità”. Gramsci nei Quaderni scriveva infatti di sovranità e di questione nazionale, ma per fugare ogni dubbio aggiungeva: “La prospettiva è internazionale e non può essere che tale”. Fusaro invece pensa che sovranità e sovranismo siano due sinonimi e che l’internazionalismo sia estraneo al pensiero comunista. Non c’è traccia di nazionalismo claustrofobico in Gramsci, che anzi lo vedeva come una deriva da combattere attraverso un’unione europea dei popoli. Oggi quell’unione, nonostante i suoi difetti, si è realizzata, ma Fusaro è il primo ad attaccarla, parlando di Nuovo ordine mondiale, complotti internazionali, turbocapitalismo apolide e altre insensatezze degne di un qualsiasi Mario Rossi che non ha capito V per Vendetta, non di un cosiddetto enfant prodige della filosofia che pubblica opere su Gramsci per Feltrinelli.

Nel cerchio rossobruno di Fusaro, per dirla tutta, di rosso non c’è traccia. La sua narrazione segue quegli slogan dell’uomo di destra che finge di non esserlo. La frase “L’antirazzismo in assenza di razzismo e l’antifascismo in assenza di fascismo fanno il gioco del Potere” si ricollega proprio a questa sfera: da un lato Fusaro nega i sempre più numerosi episodi di razzismo in Italia e quel fascismo 2.0 che ha trovato riparo anche sotto la Lega, dall’altro strizza l’occhio a chi combatte i nemici immaginari, con quel “Potere” che vuol dire tutto e niente. Non a caso il filosofo non si è tirato indietro quando il M5S gli ha offerto la nomina in pectore di assessore alla cultura a Foligno. L’affinità con l’universo grillino è certamente da ricondurre al populismo, seppur espresso in modo diverso: il M5S parla alla pancia del cittadino sapendo di farlo, Fusaro infarcisce il discorso con inutili orpelli, facendo credere al cittadino di coinvolgere il suo cervello – ma parla ugualmente alla sua pancia. Il collegamento con la destra assume tratti ancora più significativi se poi consideriamo la sua esperienza a Radio Padania, annunciata anni fa da Salvini in persona, e soprattutto una pericolosa vicinanza a CasaPound.

Diego Fusaro

Fusaro vanta infatti una collaborazione con Il primato nazionale, organo di CasaPound, e ha partecipato a diversi incontri con i tartarugati, feste nazionali comprese. Si è azzardato a giustificarsi dicendo che “Anche Socrate avrebbe incontrato CasaPound”. Non ha specificato però che a mettere in galera Gramsci sono stati proprio quelli che adesso vengono idolatrati dai membri di CasaPound. Fusaro però non va certo collocato nella destra sovranista solo per questi incontri  – li hanno fatti anche Mentana e Formigli – ma per un pensiero che va in quella direzione su qualsiasi tema. Migranti, aborto, omosessualità, teoria gender, poteri forti, diritti delle donne, famiglia: Fusaro su questi argomenti si nasconde dietro la magniloquenza delle parole, quando in realtà non è altro che un Bannon in salsa italiana, ma con meno potere.

Sui migranti Fusaro è sempre stato diretto: tutto per lui è un complotto turbocapitalista per sostituire il popolo europeo con quello africano. Considera “accoglienza” e “integrazione” parole che la neolingua ha deciso di usare quando c’è di mezzo una deportazione di massa. Detto da chi predica, o finge di predicare, “idee di sinistra” – tra cui la solidarietà – suona come un controsenso. Anche su questa tematica, Fusaro segue la stessa rotta di Salvini, ma usando un linguaggio diverso. E così, per il filosofo, Carola Rackete è “il volto mefistotelico del Capitale”, Papa Francesco si affida al “Vangelo secondo Soros”, il tutto condito da invettive social in cui parla di complotti vari in compagnia di personaggi come Alessandro Meluzzi. Cosa c’è di tanto diverso dunque tra Fusaro e Giorgia Meloni?

Fusaro, e non poteva essere altrimenti, è attratto dalla figura di Vladimir Putin. Non perde occasione per tesserne le lodi, fino a dire che “Finchè c’è la Russia di Putin c’è la speranza di un mondo multipolare”. È un disegno così prevedibile da trasformare lo stesso Fusaro in un cliché. Tutti gli ingredienti combaciano nella descrizione del sovranista perfetto. La differenza con Meloni o Di Stefano è che Fusaro giustifica le sue ristrettezze da nazionalista con associazioni del tutto fuori luogo. Dunque dichiara di stare con Putin perché ha letto Kant; ma è un’affermazione che non ha alcun senso, se non quello di assolvere qualche liceale fascistello che studia filosofia e ha bisogno di un punto di riferimento.

Vladimir Putin

La sua nuova creatura, Vox, è pericolosa proprio per questo motivo. Non per la possibilità di ottenere chissà quante preferenze – se si presentasse alle elezioni prenderebbe meno voti del Partito Pirata – ma per un processo di legittimazione su cui tenta di aggrapparsi. Anche CasaPound prendeva percentuali da prefisso telefonico, ma questo non cancella l’errore di aver sdoganato una forza politica distante anni luce dalla democrazia e dai punti fermi della Costituzione. Anche per Vox sarà così: Fusaro ne parlerà nei salotti televisivi, sarà considerato un interlocutore autorevole e gli verrà dato uno spazio immeritato. Spazio che il filosofo chiede e pretende proprio perché non ha la caratura per ottenerlo in automatico. Recentemente ha avuto una lite social con David Parenzo, che ha minacciato Fusaro di pubblicare le sue suppliche per avere qualche ospitata. È il riassunto di un personaggio che cerca di aggrapparsi a un meccanismo mediatico attraverso modi grotteschi, ma pretendendo di sdoganare posizioni ridicole- e appartenenti alla destra più estrema. Poi i portatori di quel pensiero voteranno Salvini, ma intanto Fusaro rintuzzerà quella zona politica che si alimenta attraverso la propagazione di odio e arretratezza civile.

Temi civili che Fusaro affronta, anche in questo caso, con il tatto di un Borghezio qualunque. Per lui l’omofobia è “uno psicoreato prestabilito dall’ortodossia del pensiero unico politicamente corretto”. Il problema è che le sue parole non vengono considerate pericolose, in quanto materiale per meme. Ma stiamo parlando di un personaggio che afferma: “L’ideologia gender disgiunge la sessualità dalla funzione procreativa e contrabbanda il nuovo mito omosessualista, transgenderista e post familiare come paradigma glamour per le masse precarizzate e indotte all’abbandono del modello familiare borghese e proletario mediante riti di normalizzazione post moderna (gay pride, sfilate arcobaleno, Pussy Riot)”. Un modo prolisso per dire di essere un omofobo, retrogrado e conservatore.

Quando poi viene interpellato su temi per lui scomodi, se ne esce con un benaltrismo da guinness dei primati: “La vicenda del Papeete fa pena, è vero. Peccato però che molti dei critici siano gli stessi che si esibiscono baldanzosi ai gay pride tra pailettes, fondoschiena ignudi, parrucconi fucsia, travestimenti improbabili e seni scoperti. Il problema è il turbocapitalismo senza etica”. No, il problema è correlare il Papeete con il Pride, calpestandone tra l’altro la storia e il significato.

Chiaramente non poteva mancare l’endorsement al Congresso delle famiglie di Verona, che a suo dire “giova a un ripensamento dell’Europa”. In realtà è un rimodellamento verso il basso, quello che ha in mente Fusaro. Citare i pilastri del comunismo e poi trincerarsi nei recinti più bigotti della civiltà è un atto vile: almeno la Meloni non sbava sui libri di Marx e Di Stefano non bacia il santino di Gramsci.

Come conseguenza dei suoi deliri politici, Facebook ha bloccato sul nascere la pagina di Vox. È un effetto del tutto naturale e legittimo, considerando che la stessa sorte l’hanno avuta altre pagine di forze di estrema destra, CasaPound in primis. Questa è l’ulteriore conferma che Fusaro non è altro che un membro di CasaPound che non sa di esserlo, colui che si crede un intellettuale fuori dal coro e che invece nella massa ci sguazza senza ritegno. Se ne faccia una ragione: in quest’epoca buia in cui l’intero pianeta sta regredendo sotto la mannaia dei Bolsonaro, degli Orban e dei Salvini, il pensiero comune è proprio il suo. E non fa ridere, perché non c’è nulla di più pericoloso di chi vorrebbe il potere senza avere gli strumenti per gestirlo.

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