Putin vuole “denazificare” l’Ucraina. Ma chi denazificherà la Russia? - THE VISION

Quando il 24 febbraio è iniziata l’invasione russa dell’Ucraina, Vladimir Putin ha tenuto un discorso spiegando di aver intrapreso “un’operazione militare speciale per denazificare l’Ucraina”. Ha poi rincarato la dose definendo le autorità ucraine “una banda di drogati e neonazisti”. Si tratta però di un casus belli inventato e fallace, che non regge: la presenza di un numero esiguo di militari con ideologie neonaziste – per quanto grave – non rende l’Ucraina un Paese nazista, i “drogati”, come sappiamo, ci sono anche in Russia, e soprattutto la Russia sta “denazificando” una nazione mandando in campo a sua volta le stesse milizie naziste usate durante tutti i conflitti degli ultimi anni.

Battaglione Azov, la milizia neonazista ucraina di cui tutti parlano, prima dell’invasione russa contava circa 2500 affiliati. Davvero pochi, per considerare nazista un’intera nazione con 44 milioni di abitanti. Il suo fondatore Andriy Biletsky, chiamato il “Führer bianco”, già prima che il gruppo venisse costituito, ovvero in seguito ai disordini in Ucraina nel 2014, indicava come missione primaria quella di “guidare le nazioni bianche nella crociata contro i subumani semiti”. Nonostante negli ultimi due mesi alcuni membri di Azov stiano cercando di depistare la loro ideologia con interviste strappalacrime alle mogli o dichiarando “Non siamo nazisti, leggiamo Kant”, si tratta indiscutibilmente di una milizia neonazista. Il loro simbolo è inequivocabile: il Wolfsangel usato dalle SS con lo Schwarze Sonne sullo sfondo – la stessa immagine esoterica con le svastiche ripresa da Hitler.

Alcuni membri del battaglione Azov

Qualcuno tende a sminuire la resistenza ucraina, o addirittura a non considerarla tale, proprio per la presenza sul campo dei soldati di Azov. Come già detto, ridurre la resistenza di un popolo invaso a una “faccenda di nazisti” è a dir poco riduttivo. Alle ultime elezioni ucraine del 2019, quelle che hanno sancito la vittoria di Zelensky – tra l’altro di origini ebraiche – Azov ha dato il suo supporto a una coalizione di estrema destra composta da partiti come Svoboda e Pravyj Sektor (“Settore Destro”). Il risultato è stato deludente: 2.3% e soglia di sbarramento non raggiunta. Quindi sì, esiste una frangia neo-nazista in Ucraina – così come in altri Paesi – ma anche se si tratta di una milizia armata, è politicamente irrilevante, tanto quanto CasaPound o Forza Nuova da noi, che pure rappresentano un possibile pericolo per una democrazia in ragione della loro connotazione neo-fascista. Tra l’altro CasaPound ha avuto diversi contatti amichevoli con Azov, per quanto riportano alcuni organi di stampa, Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, nel 2014 avrebbe scritto una lettera d’appoggio ai “camerati di Svoboda”. Per fortuna Putin non ha deciso di denazificare anche l’Italia e nessuno gli faccia sapere che attualmente in testa ai sondaggi abbiamo un partito sovranista che porta la fiamma tricolore nel simbolo e che si rifà ai valori neofascisti di Giorgio Almirante. Un altro problema che emerge è l’effetto ottenuto dall’invasione russa (direttamente opposto a quanto sentenziato da Putin), ovvero il rafforzamento di quella microgalassia nazista che sosteneva di voler debellare. Putin, infatti, ha reso Azov, sinora del tutto marginale a livello mediatico, una roccaforte difensiva contro l’invasore – così come ha rafforzato gli ucraini filorussi finanziandoli e armandoli già dal 2014 – con una probabile mitizzazione a guerra finita di un gruppo che è già stato condannato da Onu e OSCE per crimini di guerra.

Insieme alle forze armate russe, in Ucraina è presente anche il gruppo Wagner, che ufficialmente non fa parte dell’esercito russo ma che il ministero della Difesa russo da anni utilizza nell’ombra – non possono essere riconosciuti in via ufficiale dal governo mentre per l’intelligence di diverse nazioni il loro legame con Mosca è certo – per le sue guerre in giro per il mondo, con interventi in Siria, Libia, Repubblica Centrafricana, Madagascar, Sudan e Mali. Secondo le stime questo gruppo armato conta più di diecimila uomini, prevalentemente mercenari un tempo poliziotti o agenti di sicurezza russi. Putin li aveva già schierati nel Donbass nel 2014 e adesso, a quelli già presenti nel territorio ucraino, sta aggiungendo diversi gruppi provenienti dal Mali. Proprio in Africa il gruppo Wagner è stato accusato di torture e crimini brutali. Un rapporto dell’ONU testimonia l’uccisione in Mali di svariati civili cosparsi di benzina e bruciati vivi, con i mercenari di Wagner accusati insieme ai soldati maliani. Nel 2018, nella Repubblica Centrafricana, tre giornalisti russi che hanno tentato di realizzare un’inchiesta sul gruppo Wagner e sui suoi collegamenti con il Cremlino, sono stati uccisi in un agguato e non si è mai risaliti ai colpevoli.

Gruppo Wagner

Il gruppo è stato fondato nel 2014 da Dmitry Utkin, ammiratore di Hitler e del Comandante delle SS Heinrich Himmler. In battaglia si fa ritrarre con l’elmetto identico a quello usato dalla Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale. Inoltre, diversi membri del gruppo sfoggiano tatuaggi con simboli nazisti. Professano anche il neopaganesimo russo, che si riallaccia al nazismo per l’uso di simboli come svastiche e rune, per l’antisemitismo e per la teoria della purezza del sangue e della razza. Si dice che il gruppo sia finanziato dall’oligarca Yevgeny Prigozhin, amico di Putin e organizzatore del catering di tutti gli eventi di Stato dove presiede il leader russo. A uno di questi ha partecipato anche lo stesso Utkin, nel 2016, e fu onorato da Putin per le “azioni coraggiose” intraprese in Siria a sostegno delle armate di Bashar al Assad. Diverse Ong hanno documentato torture e brutali uccisioni proprio in Siria da parte del gruppo Wagner. Anche il giornalista Maxim Borodin nel 2018 aveva denunciato i crimini dei mercenari russi in Siria e pochi giorni dopo è morto cadendo dal quinto piano del suo appartamento. Evento che è stato catalogato come incidente fortuito o suicidio.

Vladimir Putin e Yevgeny Prigozhin

Fa parte dell’universo neonazista russo anche il Battaglione Sparta, con il leader Vladimir Zhoga ucciso il mese scorso in Ucraina e onorato dal Cremlino con il titolo “Eroe della Federazione Russa”. Come Wagner, anche Sparta si è macchiata di crimini di guerra e sono state documentate diverse torture, soprattutto nell’area di Donetsk. Proprio il leader della repubblica filorussa secessionista di Donetsk, Denis Pushilin, è incappato nel cortocircuito dei nazisti che combattono i nazisti. Ha infatti premiato con delle medaglie dei militari filorussi, tra cui il colonnello Timur Kurilkin, elogiato per “avere annientato 250 nazisti ucraini”. Alla cerimonia Kurilkin si è presentato mostrando la Totenkopf delle SS e il Valknut dei suprematisti bianchi, usato in passato come simbolo del Terzo Reich. In pratica i più ferventi ammiratori del nazismo stanno applicando una fantomatica operazione di denazificazione. E qualcuno continua pure a crederci, sia in Russia, che in Ucraina, che in  Europa.

Denis Pushilin e il battaglione Sparta al funerale del comandante Vladimir Zhoga
Un membro del battaglione Sparta

Non è tutto: secondo alcuni documenti dell’intelligence statunitense, Mosca starebbe supportando finanziariamente e addestrando neonazisti occidentali, suprematisti bianchi e diversi gruppi di estrema destra per destabilizzare dall’interno gli Stati membri della Nato. Nei documenti vengono citati il Movimento Imperiale Russo, che fornisce un addestramento paramilitare a mercenari neonazisti e che è stato definito dal dipartimento di Stato degli USA “specially designated global terrorist”. Per chiudere il cerchio, poi, viene menzionato dai servizi segreti USA anche un altro gruppo neonazista, lo statunitense The Base, accusato di atti di violenza contro afroamericani ed ebrei e di aver organizzato campi di addestramento militari nei quali viene propugnato l’ideale di uno “Stato etnico bianco”. Nel documento vengono anche provati i rapporti diretti di The Base con il gruppo Wagner.

Alcuni membri del gruppo neonazista americano The Base

La propaganda di Putin fa quindi credere che la Russia stia “bonificando” una nazione estirpando le radici naziste. Ovviamente non è così, considerando l’ampio numero di nazisti tra i soldati che combattono per il Cremlino. Nessuno santifica Azov o altre realtà dalle ideologie criminali, ma è necessario comprendere come la resistenza ucraina non sia composta esclusivamente da questi esaltati, che tra l’altro lo stesso Putin sta portando alla ribalta, facendoli innalzare a eroi nazionali ucraini. Putin è persino arrivato a parlare dell’Ucraina mettendo in mezzo anche Lenin e il passato della Rus’ di Kiev, per rivendicare qualcosa che non gli appartiene e che tenta di conquistare con la violenza. No, Putin non ha invaso l’Ucraina per combattere il nazismo, ma perché non la riconosce come nazione autonoma e in maniera ipocrita ha iniziato un conflitto devastante sotto il nome del pretesto e dei cortocircuiti ideologici.

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