Biden ha deciso di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid. È una svolta epocale. - THE VISION

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden il 6 maggio si è espresso in modo favorevole alla sospensione temporanea, data la situazione straordinaria, delle protezioni alla proprietà intellettuale dei vaccini contro il Covid-19. L’annuncio ha suscitato immediatamente le reazioni di attivisti e case farmaceutiche, mentre il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha definito la nuova posizione statunitense un “atto monumentale nella lotta al Coronavirus”. Per ora si tratta di una semplice presa di posizione, ma se alle parole seguiranno i fatti – e questo dipenderà dal consenso internazionale – assisteremo a una svolta epocale; da un lato l’impatto sarà positivo per avvicinarci alla fine della pandemia; dall’altro lato segnerà un radicale cambio di registro per l’economia mondiale. 

L’annuncio è arrivato tramite la Rappresentante del commercio degli Stati Uniti Katherine Tai, che ha aperto alle trattative con altri membri della World Trade Organization. Tai ha precisato che il governo statunitense continuerà a sostenere la difesa della proprietà intellettuale, ma è disposta a metterla in secondo piano in momenti di emergenza come quello della pandemia. Non concordano i rappresentanti delle grandi aziende farmaceutiche che ritengono – come Stephen Ubl, executive officer della Pharmaceutical Research and Manufacturers of America – che questa eventualità porterà a un indebolimento delle forniture e alla proliferazione dei vaccini contraffatti. Ubl si è spinto a dire che l’effetto sarà di “consegnare l’innovazione americana a Paesi che cercano di erodere la nostra leadership nelle scoperte biomedicali”.

Katherine Tai

Secondo i detrattori, la decisione di Biden colpirebbe le aziende private che si sono assunte l’onere di una ricerca impegnativa e costosa, oltre a quello di fornire il siero a una platea di miliardi di persone, e che ora rischiano di essere penalizzate negli introiti. Le cose, però, non stanno proprio così: come ricorda il Sole 24 ore, per esempio, Pfizer, uno dei principali leader mondiali, ha beneficiato dei fondi del governo tedesco attraverso il suo partner BioNtech e così ha anche avuto accesso ai brevetti degli Istituti Nazionali della Sanità tedeschi. 

Gli attivisti per il diritto alla salute accolgono positivamente la notizia, e in attesa di vederne i risvolti concreti chiedono anche che siano messe in comune risorse e competenze per una diffusione di tecnologie e know-how che permettano l’effettiva realizzazione e distribuzione su larga scala delle dosi ovunque ce ne sia bisogno, anche in Paesi che al momento non hanno la possibilità di produrne. Questo è necessario perché – come hanno fatto notare i vertici di Pfizer – non basta sospendere i brevetti: servono anche personale e attrezzature specializzate, oltre a una complessa logistica. 

È chiaro, quindi, che eliminare il vincolo dei brevetti non è una ricetta magica per risolvere un problema tanto vasto, anche se diversi Paesi si sono dimostrati competitivi sul piano scientifico e la sospensione dei brevetti potrebbe essere la spinta decisiva per permettere loro di avviare una produzione massiccia. Non sarebbe la prima volta che per ragioni di pubblica necessità mondiale si prediligerebbe la condivisione rispetto al profitto: grazie a un’azione simile, per esempio, i Paesi in via di sviluppo hanno potuto beneficiare, tra il 2002 e il 2007, di un ribasso dei prezzi dei farmaci per Hiv e Aids, salvando così migliaia di vite. E, ancora: per la sua campagna internazionale contro il vaiolo l’Oms creò un registro di tecniche manifatturiere e formule per facilitare la condivisione globale delle risorse. Grazie a questo sforzo il vaiolo è stato dichiarato eradicato nel 1980, proprio con il ricorso alle vaccinazioni di massa. 

L’Unione europea, però, è ancora divisa sull’argomento: nella mattina del 6 maggio Ursula Von Der Leyen, presidentessa della Commissione europea, si è mostrata cauta davanti alla notizia, dicendosi comunque pronta a discuterne per risolvere la crisi sanitaria nel migliore dei modi. Scettica sembra anche la cancelliera Angela Merkel, che sostiene che i brevetti siano una componente fondamentale per mantenere il settore della ricerca farmaceutica competitivo e in grado di aggiornarsi continuamente. Il presidente francese Emmanuel Macron si è invece detto favorevole alla scelta di Biden, sostenendo che la priorità è donare le dosi esistenti ai Paesi più poveri, piuttosto che aiutarli a produrre i vaccini loro stessi. La pandemia ci ha però ricordato ancora una volta che i problemi di un Paese oggi riguardano l’intera comunità globale e che non si può tentennare sulle misure da prendere. Questa consapevolezza non manca, e infatti le pressioni internazionali per la sospensione dei brevetti erano iniziate già a ottobre scorso su insistenza di India e Sudafrica, ma avevano fino a oggi incontrato l’opposizione di diversi grandi attori internazionali, a cominciare dagli Stati Uniti. 

Ursula von der Leyen
Emmanuel Macron

Ci sono temi e situazioni in cui l’economia non può avere la priorità, ma, in realtà, privilegiare la salute pubblica rispetto ai guadagni non è solo una questione etica, dato che un migliore e più equo accesso a cure, assistenza e, soprattutto, prevenzione si traduce anche in un vantaggio economico per le amministrazioni, che soprattutto negli ultimi mesi hanno capito quanto risparmiare sulla salute della propria popolazione abbia effetti devastanti su ogni aspetto della società.

Ecco perché la condivisione di tecniche, strumenti e competenze, oltre che di dosi, faciliterebbe l’uscita globale da una pandemia che si autoalimenta da oltre un anno, contribuendo a dare sollievo ai tanti Paesi che ancora si trovano in fasi molto acute del contagio, con un vantaggio per tutta la comunità internazionale. Finché l’Europa continua a opporsi, però, non sarà possibile dare esito concreto alla posizione dell’amministrazione statunitense, dato che per decisioni di questo tipo presso la World Trade Organization serve il consenso unanime. Le trattative si prospettano lunghe e difficili, ma la svolta da parte di un soggetto del peso degli Stati Uniti, appoggiato su questo tema anche da Russia e Cina potrebbe essere decisiva. In ogni caso si tratta di un segnale forte di un cambio di rotta del governo Biden rispetto al suo predecessore Trump sul tema – delicatissimo e attuale; un segnale che fa sperare in un futuro in cui sia possibile sottrarre la salute di tutti i cittadini, senza distinzioni, alle logiche del mercato e del profitto a tutti i costi.

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