Presi, trasformati in russi e poi in soldati. Ecco il destino dei 35mila bambini ucraini rapiti. - THE VISION
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Mentre la propaganda di Putin sta portando avanti, anche in Italia, la sua narrazione basata sulla Russia provocata dalla Nato e costretta a invadere l’Ucraina, addirittura a denazificarla, procede il reale piano del presidente russo: russificare una nazione con annessioni non soltanto militari, ma anche ideologiche e culturali. Tre anni e mezzo di dibattiti televisivi o sui social, spesso portati avanti da fiancheggiatori del Cremlino, quando poi tutto si riduce all’unica vera fonte, Putin stesso, che ha più volte dichiarato che l’Ucraina non esiste, è sempre stata Russia e Russia tornerà a essere. Oltre ai massacri di civili e ai bombardamenti che hanno sventrato diverse zone ucraine, il processo del Cremlino si basa su un progetto più profondo: l’annullamento dell’identità di un popolo. Per far questo si parte dai bambini, e in Occidente si parla ancora troppo poco di un’azione che, secondo i trattati internazionali, viene considerata genocidaria.

Un recente dossier dell’HRL (Humanitarian Research Lab) dell’Università di Yale, pubblicato il 16 settembre, spiega come la Russia abbia deportato circa 35mila bambini ucraini dai territori occupati. Il titolo del rapporto di HRL è “I bambini rapiti dall’Ucraina. Nel cuore della rete russa di rieducazione e militarizzazione”, e approfondisce un sistema che va avanti dal 2014 nelle regioni di Luhansk e Donetsk e che è stato intensificato dopo l’invasione del 2022, coinvolgendo anche altre zone. I bambini vengono rapiti dalle forze russe nelle scuole, negli orfanotrofi o direttamente durante le battaglie nei centri cittadini, per poi venire deportati in veri e propri centri di rieducazione e addestramento paramilitari in tutto il territorio russo, dal Mar Nero all’Oceano Pacifico. Nathaniel Raymond, direttore esecutivo dell’HRL, l’ha definita “la più vasta operazione di sequestro di bambini dai tempi della Seconda guerra mondiale”.

Di questi 35mila bambini sottratti alle proprie famiglie o rapiti dagli orfanotrofi, soltanto 1.345 sono stati rimpatriati in seguito a operazioni dell’intelligence ucraina o di varie organizzazioni umanitarie. Inoltre, il numero dei bambini ancora tra le grinfie dei russi è sottostimato, come conferma lo stesso dossier. Raymond, che con la squadra si è basato sulle immagini satellitari, sulle testimonianze dei bambini rimpatriati e sui documenti dei governi ucraini e russi, spiega: “Vediamo il passaggio dalla deportazione alla rieducazione alla militarizzazione. Li prendono, li trasformano in russi e poi li fanno diventare soldati”. Alcuni dei bambini rapiti durante la “prima ondata” del 2014, dopo il 2022 sono stati mandati al fronte arruolati nell’esercito russo, e il dossier segnala che molti di loro sono stati uccisi in combattimento. Bambini ucraini deportati, russificati e mandati ad ammazzare altri ucraini, per poi morire anche loro.

I bambini ucraini nei centri russi vengono addestrati al combattimento sin dall’età di otto anni. Lavorano alla fabbricazione di ordigni di guerra per l’esercito russo, come droni o granate, imparano a tenere in mano un’arma e anche a combattere a mani nude. C’è poi l’indottrinamento patriottico: vietato parlare in ucraino, viene insegnato il russo, vengono proiettate diapositive di battaglie storiche dell’Armata Rossa o video di esercitazioni belliche più recenti. Oltre a essere sottoposti a un processo di militarizzazione, il principale messaggio che gli viene spiegato è il seguente: l’Ucraina non esiste più.

Nel 2023, la Corte Penale Internazionale ha indagato sulla questione e si è espressa: mandato d’arresto per crimini di guerra e contro l’umanità per Vladimir Putin e per Maria Lvova Belova, commissaria russa per i diritti dei bambini. Belova ha recentemente rilasciato un’intervista alla televisione di Stato russa in cui ha dichiarato di aver adottato un bambino proveniente da Mariupol, città ucraina distrutta dai russi nel 2022. L’iter per l’adozione del bambino non è mai stato accertato, e inoltre Belova ha usato parole più che controverse: “È arrivato da Mariupol in condizioni molto gravi, dopo tutti quei bombardamenti soffriva di sindrome post-traumatica. Inoltre aveva un approccio particolare nei confronti della Russia per colpa della propaganda anti Mosca”. In queste frasi c’è la summa dell’orrore putiniano. Belova parla dei traumi per i bombardamenti come se non fosse stata la Russia stessa a distruggere Mariupol, chiosando con il discorso sulla propaganda antirussa riferendosi a un bambino che ha visto con i propri occhi la devastazione attorno a sé.

Come lui, tanti altri bambini e ragazzini. Su Internet sono presenti diverse interviste-testimonianze dei bambini ucraini rimpatriati. Vladyslav, di Kherson, ha dichiarato di essere stato trasferito con la forza in Crimea dall’esercito russo senza che i suoi genitori ne sapessero nulla. Nel campo di riabilitazione poteva parlare soltanto russo, e quando partiva l’inno nazionale bisognava stare in piedi anche per ore. Come punizione i bambini venivano messi in isolamento e costretti ad assumere psicofarmarci.

Amnesty International ha avviato una raccolta firme contro il rapimento e l’indottrinamento dei bambini ucraini, e la mobilitazione viene portata avanti anche da organizzazioni sparse per il mondo, tra cui Bring Kids Back, che parla apertamente di genocidio. La convezione sul genocidio dell’Onu, chiamata “Convention on the prevention and punishment of the crime of genocide”, ha dei parametri ben delineati per poter arrivare a definire genocidaria un’azione. Nell’articolo 2, sezione E, si parla di genocidio in riferimento al “trasferimento forzato di bambini del gruppo a un altro gruppo”. Il tentativo russo è quello di cancellare l’identità di un popolo a partire dalle basi, dunque dai minori. Dovremmo quindi avere il coraggio di parlare di genocidio, di mettere in luce dei fatti che vengono oscurati dalla propaganda putiniana o messi in secondo piano dalle barbarie della guerra stessa, anche perché in Ucraina i bambini oltre a venire rapiti muoiono sotto le bombe. 

Eppure si continua a parlare delle provocazioni della Nato, di una Russia giustificata dai putiniani nostrani, quelli che costantemente vengono invitati nei talk show ripetendo alla perfezione tutte le parole dei Lavrov e dei Medvedev di turno. È colpa dell’Europa, di Biden, di Zelensky che si ostina a non arrendersi, dell’Occidente che ha fornito le armi agli ucraini – sottintendendo che sarebbe stata meglio una resa. Avere in parlamento due partiti con documentati legami con Russia Unita – Movimento Cinque Stelle e Lega – e un diffuso antioccidentalismo unito al veterocomunismo, di certo non aiuta a riflettere con lucidità sui fatti che stanno avvenendo in Ucraina. Se persino Melania Trump ha scritto una lettera a Putin per parlare dei bambini ucraini rapiti dai russi, forse è il caso di interrogarsi sullo stato dell’informazione in Italia e sullo scarsissimo risalto mediatico di questa vicenda.

Non se ne parla perché smonterebbe l’intera propaganda filorussa. È più facile, come detto, riportare le veline di Lavrov e Medvedev. Mi chiedo come sia possibile non affidarsi direttamente alla fonte principale, ovvero Vladimir Putin, che spiega per filo e per segno i motivi dell’invasione del 2022 in Ucraina e le azioni portate avanti dai russi dal 2014. Non ha senso trovare altre giustificazioni, se lo stesso Putin nega l’esistenza dell’Ucraina riconducendola a un incidente storico. Il piano di russificazione dei bambini ucraini rientra proprio in questa visione di un imperialismo a metà strada tra il periodo degli zar e la sfera d’influenza dell’Unione Sovietica. Putin utilizza metodi da KGB modernizzati in un presente in cui la guerra ibrida si combatte sui social, mentre durante quella reale, tra i palazzi distrutti dai missili russi, prevede non soltanto la distruzione, ma anche la riconversione. Se l’Ucraina deve diventare Russia, i loro bambini devono abbandonare le loro radici ucraine. Lontano dalle loro famiglie e dalla loro terra. Genocidio, appunto, ma non diciamolo a voce troppo alta, altrimenti i nostri filoputiniani potrebbero offendersi.

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