Negli anni Novanta, quando la guardavo dal divano del salotto, la serie tv di Pippi Calzelunghe era uscita da quasi trent’anni e continuava ad avere successo. Nei nostri giochi pomeridiani, mia sorella, che era la maggiore e quindi aveva diritto decisionale, era Pippi, l’eroina anticonvenzionale dai denti storti e le trecce rosse. Io, che dovevo adeguarmi, ero Annika, l’amica e vicina di casa fifona, nella quale a malincuore mi rispecchiavo abbastanza, con il suo caschetto castano e il timore reverenziale delle regole. Pippi Calzelunghe però era, per me e mia sorella, prima di tutto un libro, che di recente mi...
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