Raggi, Appendino e gli altri flop a 5 Stelle - The Vision

Il “cadavere” di Spelacchio, l’albero di Natale defunto che continua inesorabilmente a perdere pezzi al centro di Piazza Venezia, scatenando l’ironia e l’indignazione di romani e non, è un po’ la sintesi di diciotto mesi di governo a cinque stelle nella Capitale. Meno di due anni, che per l’esordiente Virginia Raggi e per la Città Eterna sono stati un vero e proprio calvario, tra dimissioni di assessori e dirigenti e una città sempre più paralizzata e degradata. A condire il tutto, l’indagine della magistratura che vede l’ex-praticante dello studio Previti accusata di falso in atto pubblico per la promozione di Renato Marra, fratello del suo ex-braccio destro Raffaele, a sua volta arrestato con l’accusa di corruzione per aver ricevuto una tangente di 367mila euro dal costruttore Sergio Scarpellini, cifra utilizzata per l’acquisto di una casa dell’ente Enasarco. L’udienza preliminare è fissata per il 9 gennaio, all’esito della quale si deciderà se Virginia Raggi dovrà affrontare un giudizio che si celebrerebbe in piena campagna elettorale e che potrebbe danneggiare non poco il Movimento 5 Stelle e il suo evanescente “candidato premier”, quel Luigi di Maio che continua a collezionare gaffes ogni volta che apre bocca.

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A Roma la parola Raggi è ormai sinonimo di flop e persino sui social network sono sempre meno gli attivisti romani che la difendono, lasciando il compito all’ignara plebe digitalizzata che risiede nelle province più remote. I cittadini sono ormai rassegnati al degrado, sanno che i pochi mezzi pubblici in circolazione passano forse una volta ogni tanto e contemplano le montagne di spazzatura popolate da ratti e gabbiani come fossero delle installazioni d’arte contemporanea lasciate lì per far scattare selfie ai turisti increduli. In questo “disastro capitale”, il povero Spelacchio diventa quindi il simbolo di una classe non politica incapace e talvolta bugiarda. Costato 8mila euro (non era dunque un regalo, come da roboante annuncio), più 48mila euro di spedizione e installazione – operazioni di cui è stata incaricata con affidamento diretto la stessa società che lo scorso anno aveva dovuto rimettere mano al suo deludente predecessore – espone al pubblico ludibrio gli effetti devastanti del voto di pancia: quello che a Roma, Torino e in altri comuni minori ha portato gli uomini qualunque del partito della Casaleggio Associati a gestire qualcosa di troppo più grande di loro. Virginia Raggi ha già annunciato che non si ricandiderà, lo ha fatto trincerandosi dietro la non-regola dei due mandati (il primo svolto come consigliera dell’opposizione durante la sindacatura di Ignazio Marino) e aggiungendo: «Arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo». In effetti non è affatto scontato che riuscirà a portare a termine il suo compito, specialmente se – ed è molto probabile – a marzo il Movimento 5 Stelle non avrà i numeri sufficienti per formare un governo. A quel punto potrebbero partire delle vere e proprie “purghe grilline”: in cima alla lista delle epurazioni è possibile ipotizzare ci finisca proprio Virginia Raggi, a cui il movimento potrebbe intestare parte della “non vittoria”, presentandole a motivazione il conto dei voti perduti a Roma. Un’altra spada di Damocle che incombe sul mandato del sindaco della Capitale è un’eventuale condanna in primo grado nel processo che la vede coinvolta. Su quello il regolamento grillino non prevede sconti e difficilmente sarà cambiato una seconda volta per salvare la poltrona dell’inquilina del Campidoglio.

Le cose non vanno molto meglio nella ricca Torino, dove Chiara Appendino è alle prese con i mal di pancia dei consiglieri grillini, le indagini a suo carico e i problemi di bilancio.

Nel capoluogo torinese è in atto un vero e proprio scontro tra le due anime del M5S, quella più ortodossa e quella più pragmatica. Tra i vari oggetti del contendere ci sono le operazioni che l’amministrazione comunale dovrà intraprendere per il salvataggio della Gtt, l’azienda di trasporto pubblico. In campagna elettorale i grillini avevano gridato ai quattro venti che la società sarebbe rimasta al 100% pubblica, ma attualmente mancano all’appello la bellezza di 25 milioni di euro, soldi che potrebbero arrivare cedendo alcune tratte a privati. Ipotesi fortemente osteggiata dagli ortodossi. Il salvataggio di Gtt è solo l’ultimo atto di una “guerra fredda” che ormai si sta consumando da mesi, una guerra combattuta con armi da Prima Repubblica come assenze e malattie “strategiche” messe in atto da consiglieri dissidenti per dare un segnale forte circa le proprie posizioni”. Ci sono poi le grane giudiziarie a carico della prima cittadina. La prima è quella che la vede indagata per falso ideologico in atto pubblico insieme al suo ex capo di Gabinetto, Paolo Giordana (che si è dimesso a seguito della diffusione della notizia per la quale avrebbe chiesto all’ad di Gtt di togliere una multa a un amico) e all’assessore al Bilancio Sergio Rolando nell’ambito dell’inchiesta sul debito della ex Westinghouse, cancellata con una postilla dal bilancio comunale. La seconda riguarda i fatti di piazza San Carlo, dove in occasione della finale di Champion’s League del 3 giugno 2017 due boati ravvicinati provocarono il ferimento di 1.527 persone e la morte di una ragazza. Le accuse notificate alla Appendino sono omicidio e disastro colposi. In ultimo, si fa per dire, la nuova bocciatura del bilancio 2016 da parte dei revisori dei conti, che lo hanno giudicato falso.

Uscendo dai perimetri delle grandi città, nei pochi comuni dove il Movimento 5 Stelle è riuscito a eleggere dei sindaci, la musica non cambia. A Livorno Filippo Nogarin può già vantare due indagini a suo carico, a Bagheria le ipotesi di reato contestate a Patrizio Cinque secondo la stampa sono rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio e turbativa d’asta. A Pomezia Fabio Fucci ha già annunciato che non rispetterà la regola dei due mandati e si ricandiderà a fare il sindaco, uscendo di fatto dal M5S. Ci sono poi le espulsioni “eccellenti” come quelle dei sindaci di Gela, Quarto e Comacchio. Guardando la percentuale di indagini penali aperte in proporzione all’esiguo numero di eletti, il Movimento 5 Stelle si direbbe che primeggi rispetto a tutti i partiti della Prima e della Seconda Repubblica.

L’uomo qualunque al potere, come prevedibile, si rivela dunque un fallimento totale. E se è vero che molti “politici di professione” hanno offerto prestazioni tutt’altro che brillanti favorendo l’avanzata di populismo e antipolitica (ben sintetizzati dal partito della Casaleggio Associati), è altrettanto vero che una vera alternativa non può prescindere dalle capacità e dalla preparazione dei singoli e da un progetto politico credibile e realizzabile: tutte cose che il Movimento 5 Stelle non ha. Il cadavere di Spelacchio, buttato lì a intristire quella piazza dove un tempo qualcuno fomentava le stesse folle inconsapevoli che ora credono nella democrazia della rete, è oggi un simbolo di questo drammatico fallimento.

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