C’è un tema ricorrente in questa terza stagione di Gomorra: i legami con il passato. Lo dice Donna Carmela a Enzo Sangue Blu che bisogna portare rispetto gli anziani – in questo caso i Confederati – con la retorica sempreverde della gioventù ingrata. E lo ribadiscono pure ‘O Stregone e don Arenella: la storia l’hanno fatta loro che sono di Napoli centro. Insomma, i parvenu di Secondigliano si sono arricchiti con ‘a ruobba e questa cosa, negli anni, ha dato non poco fastidio agli anziani che la camorra l’hanno inventata. Ora che persino un giovane incosciente come Enzo Sangue Blu si mette a sconvolgere gli equilibri, le alternative sono due: la tregua o la guerra. Ma gli interessi all’interno di questo scenario sono diversi e contrastanti: c’è chi vuole subito la chiamata alle armi, c’è chi vuole accontentarsi di un trattato di pace per non perdere altri uomini sul campo, c’è chi fa il doppio gioco e chi il triplo. Le personalità in ballo sono troppe e troppo contraddittorie, ma la terza stagione è giunta al termine e da qualche parte tutte queste schegge impazzite devono pur andare a scontrarsi. Facciamo un po’ di chiarezza.

Partiamo da Genny Savastano: all’inizio della stagione sembrava che fosse davvero all’apice della sua carriera camorristica. Tolto dai piedi un padre ingombrante – Freud avrebbe avuto molto da dire a proposito di questo gesto – si era potuto dedicare al consolidamento del suo impero. Tutto liscio come l’olio, finché non è ritornato in scena don Avitabile, il perfido suocero che non si fa problemi a riservare un trattamento tutt’altro che delicato persino alla figlia Azzurra e al piccolo Pietro Junior. Per questo motivo, Genny è chiaramente propenso ad arrivare alla guerra, non nasconde di avere una certa fretta. Toccato sul nervo scoperto – la sua famiglia – Genny non è mai stato messo così tanto a dura prova. Possono uccidere Donna Imma, può morire Don Pietro, possono morire gli amici, ma la sua famiglia, quella che lui stesso ha creato, non si tocca. Machiavellico e determinato, sa bene che ci vuole un casus belli per arrivare allo scontro e non c’è cosa migliore che andare a colpire l’anello debole di questa recente alleanza: Enzo Sangue Blu. Fare ammazzare Donna Carmela, la sorella di Enzo, è la manovra più efficace che Genny possa architettare per dare una smossa a questo stato di stallo in cui si contratta con i Confederati per far spargere meno sangue possibile. Solo che Genny non ha tenuto conto di un dettaglio: il possibile tradimento di Scianel. Distrutto dalla minaccia di perdere il figlio, Genny dà tutto quello che ha ottenuto fino a questo momento, dopo essersi rialzato dall’ennesima sconfitta, e ‘O Stregone, uomo d’onore, fa sì che il bambino venga restituito ad Azzurra.

Ciro l’Immortale, invece, si trova a fare un doppio gioco molto precario: in primo luogo, convinto di poter rispettare gli accordi presi con i Confederati, non dubita un secondo della loro innocenza nell’omicidio di Donna Carmela. Sa molto bene che è un piano di Genny per fare scoccare la scintilla necessaria per giocarsi il tutto per tutto in una guerra che conta ormai fin troppi partecipanti. Nonostante la sua fedeltà nei confronti di Enzo, Ciro sa anche che questi sono gli scotti da pagare se si vuole fare parte del sistema e decide di non dire nulla al barbuto Sangue Blu, lasciandogli credere che il colpevole sia Don Arenella. È un gioco sottile, sul filo del rasoio: se da un lato rimane fedele a Genny, dall’altro protegge Enzo. Infatti, Ciro fa solo finta di uccidere due suoi compagni di clan che avevano fatto i furbi trasgredendo i patti con i Confederati e compromettendo la restituzione del piccolo Pietro.

Enzo Sangue Blu non poteva restare illeso per troppo tempo, dopo essere entrato a gamba tesa in un mondo che di certo non premia l’ingenuità. Morta la sorella, convinto che il colpevole fosse il guascone di Napoli centro, l’elegante e spavaldo don Avitabile, non riesce proprio a trattenersi dal commettere un gesto sconsiderato e assolutamente inutile insieme al suo compagno di scorribande, il fighetto travestito da camorrista Valerio. Superfluo sottolineare la totale irrilevanza della sua pseudo-vendetta (con la quale, per giunta, perde anche un occhio). Nel frattempo, i suoi scugnizzi in nero non sembrano essere molto convinti di questa definitiva affiliazione con il Sistema, considerati anche i colpi che stanno incassando. Enzo però è determinato a continuare su questa strada: è persuaso che il legame tra lui e Ciro – e di conseguenza anche tra lui e Genny, nonostante le piccole gelosie e le ripicche – sia ormai indissolubile e fondamentale per riavere la tanto agognata Forcella. Che cosa succederebbe però se scoprisse che a fare ammazzare Donna Carmela è stato proprio il suo alleato, e che l’amico fidato non l’ha impedito? L’alleanza potrebbe vacillare, o meglio, potrebbe ritorcersi paurosamente contro Genny e Ciro, che di amicizie in questo momento ne hanno davvero poche.

A proposito di amicizie, le due donne del Sistema confondono le carte in tavola e non è ancora chiaro quali siano i loro piani. Scianel fa sfoggio di tutto il suo charme e vende la testa di Genny a Don Arenella: perché Secondigliano ha bisogno di una regina, e le regine non possono sottostare a nessun uomo, specialmente se è un Savastano – “A Secondigliano ha da comanda’ n’atra vota ‘na femmina” – e quale migliore strategia se non quella di andare a toccare l’anima del nemico togliendogli l’unico erede? Scianel, come sempre, è subdola e spietata, ma il personaggio che davvero non sono riuscita ancora a interpretare è Patrizia. Se da un lato sembra essere assolutamente fedele ai Savastano, dall’altro non mi spiego perché non abbia avvertito Genny del tradimento di Scianel. Genny ha dato la fatica a suo fratello e il suo amore per Don Pietro sembra non essersi per nulla estinto, e lo stesso vale per la sua fedeltà alla famiglia. Che abbia scoperto che il colpevole della morte del suo amato boss sia proprio Genny e il suo modo per vendicarsi sia quello di fare finta di voler ingannare Scianel? Oppure sta realmente prendendo in giro Scianel, facendole credere di essere il suo jolly, come l’ha definita davanti ai Confederati, brindando alla prossima incoronazione della regnante di Scampia?

A questo punto, la figura di Patrizia è fondamentale sia per Genny che per Scianel, e il suo ruolo potrebbe essere la chiave per la resa finale tra i due e tra i Confederati, in questa guerra che conta troppe alleanze e troppi pochi (veri) alleati.

Tutte le fotografie sono di Gianni Fiorito.

 

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