Come le microonde sono diventate l’arma della nuova guerra fredda - The Vision

Due anni fa, a Cuba, dopo aver udito strani suoni e vibrazioni nelle loro abitazioni e stanze d’albergo, alcuni diplomatici basericani e i loro familiari hanno iniziato a manifestare vari sintomi neurologici, tra cui vertigini, nausea, disturbi del sonno e perdita dell’udito. Una volta rimpatriate, 21 di queste persone sono state prese in cura da vari medici, che però non sono riusciti a trovare una spiegazione precisa al fenomeno. Uno studio, pubblicato nel marzo scorso dalla rivista scientifica Journal of the American Medical Association e condotto da medici dell’Università della Pennsylvania, ha fornito varie ipotesi: una nuova malattia ancora sconosciuta, sviluppata condividendo le stesse condizioni ambientali all’Avana; una possibile autosuggestione dei pazienti; l’utilizzo di misteriose “armi soniche”. Douglas Smith, primo autore dello studio, ha definito l’accaduto “Una commozione cerebrale senza che ci sia stata una commozione cerebrale.” Molti dei sintomi riportati, infatti, sono gli stessi che si verificano dopo un trauma alla testa, che però non è avvenuto in nessuno dei casi.

Dopo qualche mese dalla pubblicazione sul JAM però, lo stesso Douglas Smith, intervistato dal New York Times, ha rilasciato affermazioni che hanno aperto dal punto di vista politico nuovi scenari da guerra fredda e dal punto di vista scientifico un infuocato dibattito tra i ricercatori. Smith ha dichiarato di sospettare che i diplomatici abbiano subito un attacco con delle armi non convenzionali, le armi a microonde.

L’ambasciata USA a L’Avana, Cuba, 2015

Le microonde sono delle radiazioni elettromagnetiche con una lunghezza d’onda approssimativamente compresa tra il millimetro e i 30 cm: minore di quella delle onde radio, maggiore di quella dei raggi infrarossi. Utilizzate inizialmente durante la seconda guerra mondiale nei sistemi radar, le microonde fanno oggi parte della nostra vita quotidiana: servono per la cottura dei cibi, per la trasmissione dei segnali televisivi, per la connessione in rete di più computer, per la trasmissione di dati tramite wi-fi o Bluetooth. Grazie alla loro frequenza molto elevata, possono essere dirette con grande precisione in un fascio ristretto e, in alcune circostanze, essere percepite dall’orecchio umano. Questa loro caratteristica – chiamata “effetto Frey” o “effetto uditivo da microonde” – fu scoperta, nel 1960, dal biologo statunitense Allan Frey, che lavorò per anni nel General electric’s advanced electronics center della Cornell University, e fece tale scoperta in modo quasi casuale: un uomo che misurava i segnali radar in una località vicina, afferente allo stesso centro universitario, gli disse che era in grado di percepire il suono emesso dal radar. Frey si recò sul posto, fece una serie di esperimenti e dimostrò che era vero. Diede così avvio a una serie di studi innovativi sugli effetti che le microonde potevano sortire sul cervello umano: si scoprì che esse colpendo il cervello all’altezza dei lobi temporali, in cui si trova la corteccia uditiva, innescano la percezione di suoni disturbanti e non solo da chi è dotato di udito, ma anche dalle persone sorde.

Ben presto, le ricerche di Frey attirarono l’attenzione della Russia. Il biologo americano, invitato a tenere una conferenza presso l’Accademia sovietica delle scienze, fu portato a visitare una base militare in cui alcuni scienziati russi stavano progettando nuove armi, definite psicotroniche e basate proprio sull’utilizzo dell’effetto delle microonde. Secondo il New York Times molti Stati, tra cui proprio la Russia, la Cina e anche alcuni Paesi europei, avrebbero attualmente a disposizione la tecnologia e le conoscenze scientifiche per realizzare questo tipo di armi, in grado di debilitare il fisico, provocare danni cerebrali permanenti, inserire nel cervello di chi viene colpito alcune frasi di senso compiuto, portando a una sorta di controllo mentale e, infine, uccide.

Ma può essere davvero stata un’arma come questa a colpire i diplomatici americani a Cuba? Sebbene nei rapporti ufficiali non venga menzionata, secondo alcuni medici e scienziati l’ipotesi delle microonde è, al momento, quella più accreditata. James C. Lin, docente all’Università dell’Illinois, è nel team di scienziati che ha studiato i fatti di Cuba. Lo scorso gennaio ha pubblicato un articolo in cui afferma che “Fasci di microonde ad alta intensità potrebbero aver causato ai diplomatici non solo esperienze uditive spiacevoli, nausea, mal di testa e vertigini, ma anche aver provocato danni al tessuto cerebrale.”

Dipendenti dell’ambasciata USA a Cuba posano di fronte allo stemma degli Stati Uniti d’America, 14 agosto 2014 

Ma, mentre il New York Times si dichiara convinto del coinvolgimento di questo tipo di arma  nei fatti di Cuba, di tutt’altro parere è il Washington Post, che in una lunga inchiesta ha affermato che non si conosce oggi alcuna arma a microonde in grado di agire sul cervello. Anche l’Fbi, che ha indagato sui casi dell’Avana, sostiene di non aver trovato alcuna evidenza. Perquisizioni nell’ambasciata americana a Cuba e in altri luoghi frequentati dai diplomatici non hanno portato al ritrovamento di nessuna arma. Inoltre, molti dei medici e degli scienziati che hanno esaminato i pazienti non hanno trovato legami effettivi tra i sintomi e una possibile fonte esterna.

Kenneth R. Foster, professore di bioingegneria all’Università della Pennsylvania, ha svolto numerose ricerche sulle microonde quando lavorava presso il Naval Medical Research Center di Bethesda. Pur non coinvolto nell’esame del personale diplomatico, Forster ha detto che i sintomi riferiti restano misteriosi, e anche se sembra non esserci una spiegazione, sicuramente non si tratta di microonde. Il neurologo Alberto J. Espay, dell’Università di Cincinnati, ha aggiunto che “Parlare di armi a microonde equivale alla diffusione di fake news.”

Della stessa opinione sono gli esperti cubani che stanno indagando sul caso, e che pubblicheranno a breve i loro risultati: molto probabilmente i diplomatici americani hanno sofferto di un disordine psicologico collettivo dovuto allo stress. Del resto, Mitchell Valdés-Sosa, direttore del Cuban Neurosciences Center, afferma che “Se fonti governative dicono che sei sotto attacco e devi essere portato via da lì il prima possibile, è abbastanza normale che le persone più sensibili inizino a sentirsi male, per una sorta di contagio psicologico.”

Mitchell Valdés-Sosa

I detrattori di Smith e dei suoi colleghi, inoltre, si basano su dati scientifici: per creare un’onda sonora in grado di provocare dolore, infatti, sarebbero necessari milioni di Watt di energia, che cuocerebbero il cervello della vittima prima ancora che possa sentirne il suono. Foster ha aggiunto che “Attualmente non ci sono tecnologie in grado di produrre il tipo di sintomi descritti dallo staff americano, anche se sono stati fatti numerosi tentativi. Durante la guerra fredda, dopo aver scoperto che l’ambasciata statunitense a Mosca era stata bombardata con microonde a bassa intensità, il Pentagono aveva fatto degli studi sulle conseguenze dell’esposizione alle microonde, ma non aveva trovato nessuna evidenza di effetti fisici o psicologici.” Affermazione, questa, avvalorata anche dallo stesso Allan Frey, che ha riconosciuto che la biologia alla base della sua scoperta è ancora sconosciuta, e quel che è successo a Cuba probabilmente resterà un mistero.

Gli ex marines statunitensi Jim Tracy, Larry C. Morris e Mike East, che il 4 giugno 1961 abbassarono la bandiera americana, prendono parte alla cerimonia di riapertura all’ambasciata degli Stati Uniti all’Avana il 14 agosto 2015

Nel frattempo, nel maggio scorso, si è verificato un caso analogo in Cina, dove un impiegato americano, dopo aver sentito alcuni suoni e stridii, ha riportato danni cerebrali. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che “I sintomi riportati sono molto simili a quelli dei diplomatici americani a Cuba.”

Chiaramente gli avvenimenti a Cuba e in Cina hanno portato anche a ripercussioni politiche tra i Paesi coinvolti: lo scorso anno il dipartimento di Stato americano ha deciso di ritirare più della metà dello staff diplomatico presente all’Avana, e anche in Cina il personale statunitense è stato ridotto. Oltre alle ricerche di medici e scienziati, quindi, stanno andando avanti le indagini di Cia e Fbi, volte a determinare gli eventuali responsabili di quanto accaduto. La verità è ancora lontana.

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