Vogliamo veramente lasciare il futuro in mano a Elon Musk?

I nuovi illuminati della Terra – ovvero i magnati della Silicon Valley – non se la passano bene: Mark Zuckerberg, alle prese con lo scandalo di Cambridge Analityca, è costretto a esporsi di fronte ai governi di mezzo mondo, e sembra tornato alle storiche sudate in pubblico degli inizi; Jeff Bezos si gode i dividendi aziendali da uomo più ricco del mondo, ma è percepito alla stregua dello schiavista; Tim Cook non riesce a eguagliare il carisma del suo predecessore-santone Steve Jobs; Larry Page e Sergey Brin – in versione Rick e Morty – hanno trasformato Alphabet in un’azienda tentacolare in cui si sperimenta l’ingegneria genetica. L’unico benvoluto dall’opinione pubblica rimane Elon Musk, storico fondatore di PayPal e ora leader di un ventaglio variegato di aziende che operano nelle nuove tecnologie.

Musk sa giocare bene le sue carte: sfoggia il sorriso da uomo intelligente e lo sguardo da visionario, si dimostra brillante frequentatore del jet set, riempie le pagine della cronaca rosa con flirt invidiabili – prima quello con Amber Heard, poi il più recente con Grimes. In lui sono riposte le speranze di superamento del limite umano, a cui risponde in maniera superomistica, applicandosi al campo dell’energia (SolarCity), dei viaggi spaziali (SpaceX), del trasporto (Tesla, Hyperloop), dell’intelligenza artificiale (Neuralink, OpenAI). Niente sembra fuori dalla portata del visionario sudafricano.

Il tecnomessia fa la sua doverosa comparsa anche nel documentario di Werner Herzog dedicato alle nuove tecnologie, Lo and Behold. In una scena vediamo il solito Musk ispirato che racconta le meraviglie dei viaggi spaziali e le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Alle sue parole Herzog sovrappone le immagini catturate nei laboratori di SpaceX, il commento sottilmente ironico del regista sottolinea come i prototipi robotici inquadrati somiglino a strani e inquietanti alieni. Una breve scena ai margini dell’incontro rivela il lato privato del magnate: fissa il vuoto, non c’è traccia dell’usuale fermezza dello sguardo. Herzog gli chiede cosa sogni quando dorme. Lui ci pensa un secondo – sembra stanco – e poi risponde che non ricorda i suoi sogni, probabilmente non ne fa di belli, si ricorda solo gli incubi.

Werner Herzog

Dietro il sorriso di Musk si agitano quindi gli incubi delle sue notti, ma, preoccupato o meno, continua a lavorare per imprimere un marchio importante sul nostro futuro. La sua evidente stanchezza mette in luce un problema non da poco: cosa succede quando le sorti del mondo sono nelle mani di poche persone? Musk e gli altri tech titan dispongono di enormi mezzi economici e tecnologici, ma la loro visione è personalistica. La trasformazione del mondo immaginata dal tycoon si basa sull’intensificazione del dominio tecnologico nelle nostre vite: macchine con pilota automatico, viaggi ad altissima velocità in tubature pressurizzate, esplorazioni interstellari a scopo coloniale. Una mutazione che non prevede il cambiamento dell’assetto sociale, ma è un gioco fra multimiliardari che vogliono portare l’uomo oltre il proprio limite: un uomo visto come individuo, e non come parte di un gruppo sociale eterogeneo. È l’idea dei pochi che salvano molti, una sorta di paternalismo all’ennesima potenza. Come fare se la visione dell’oligarchia è sbagliata? Se nel processo di presunta evoluzione dell’umanità vengono lasciate per strada delle vittime? Ci si chiede che tipo di futuro sarà, e soprattutto per quanti sarà, visto che mentre metà dell’umanità vive in stato di indigenza, l’Iron Man in carne e ossa Musk brucia milioni per i suoi lanci spaziali, non sempre andati a buon fine. 

Il riferimento a Iron Man non è casuale: sembra che l’attore Robert Downey Jr., prima di interpretare il supereroe della Marvel, abbia incontrato Musk per modellare il suo personaggio sulla figura dell’imprenditore. Come da copione contemporaneo, il cortocircuito fra reale e immaginario è servito: non solo il tycoon sudafricano ha fatto un cameo in Iron Man 2, ma i razzi dell’industrie Stark somigliano a quelli di SpaceX, così come le armature e i supercomputer nello schermo sono quelli sognati da Musk per il suo futuro assalto di Marte. Ma nei film degli Avengers ciò che rimane sullo sfondo è forse la cosa più importante: Tony Stark e i suoi sodali – in collaborazione con enti governativi dalla giurisdizione illimitata – usano le loro armi avveniristiche e terribili per combattere il cattivo di turno e salvare la Terra, e intanto distruggono metropoli di tutto il mondo. Sono l’incarnazione dei nuovi dei, il prototipo definitivo dell’uomo dallo spropositato potere tecnologico ed economico, che per quanto abbia buone intenzioni non può fare a meno di schiacciare chi è più piccolo. Il fascino di Tony Stark, la vita da milionario, l’ironia costante – anche nelle situazioni più rischiose – mistificano il suo prepotente operato sul mondo. Allo stesso modo, nella realtà, le presentazioni delle nuove auto Tesla diventano eventi spettacolarizzati e i flirt dell’imprenditore gli fanno acquisire star power, distogliendo l’attenzione dalla direzione non sempre chiara delle sue visioni. Distrazioni, come quei giocattolini che catturano i nostri desideri di evasione – vedi i lanciafiamme messi in commercio dalla Boring Company.

Pochi mesi fa Musk ha dichiarato che: “Gli esseri umani dovrebbero colonizzare Marte, così da poter conservare la specie nell’eventualità di una terza guerra mondiale. Se ci sarà una terza guerra mondiale vogliamo essere sicuri che la civiltà umana possa essere conservata da qualche altra parte.” In pratica l’idea è di “scappare” dal nostro pianeta per far ripartire da zero la Storia umana. Si punta alla fuga futura, piuttosto che ingegnarsi nel trovare una soluzione nel presente, che ci coinvolga tutti, rendendoci responsabili e partecipi. Musk sembra suggerire che la Terra non è altro che un insieme di risorse da sfruttare secondo un sistema economico in cui l’umanità diventa parassita. Una volta esaurito il capitale naturale del nostro habitat, l’unica via possibile è un nuovo orizzonte dello sfruttamento. L’ennesima dimostrazione di come l’ideologia di Musk acceleri i rapporti di forza esistenti, accentuando le diseguaglianze fra ricchi che potranno permettersi il turismo spaziale, e tutti gli altri che invece dovranno rimanere qui a subire lo sfacelo di un sistema che premia pochi.

Musk specula sui desideri di un’umanità all’inconscia ricerca di una nuova fede e di una salvezza dalle difficili condizioni di tutti i giorni. La speculazione di Musk gioca una partita al rialzo: ancor prima di vedere un progetto finito, l’imprenditore si lancia alla rincorsa di una visione più grande. Lo studioso Adam Greenfield, autore di Tecnologie radicali, ci ammonisce: “Ogni volta che ci viene propinata una qualche aspirazione al post-umano, dobbiamo riconoscere gli impulsi prevedibilmente dozzinali e fin troppo umani che vi sono alla base, tra i quali la brama di guadagnare dallo sfruttamento degli altri e la mera volontà di potere e controllo.”

Alla luce di questa affermazione, possiamo riconoscere nello sguardo profondo di Musk la luce dell’esaltazione: una visione così totalizzante non dovrebbe essere alla portata di un’unica persona, e neanche di una sparuta cricca di super imprenditori.

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