Chi sono gli estremisti che sfileranno al Congresso delle Famiglie

Noi siamo a favore della vita. Noi siamo per l’amore. Noi siamo per la famiglia. Continuano a ripeterlo, come un mantra. Come dar loro torto? Impossibile sostenere di essere contrari a qualcuna di queste cose. È questa appropriazione indebita, come la definisce Giulia Siviero su Il Post, a rendere efficace la retorica dei pro-vita. Ma la verità è che molti di loro non sono affatto tolleranti, e la vita che sostengono è solo quella di chi decidono loro. Ecco un elenco dei personaggi più dogmatici, reazionari, conservatori ed estremisti del World Congress of Families, la kermesse del gruppo d’odio che si terrà a Verona a fine mese. Con il patrocinio del Ministero della Famiglia.

Brian Brown, presidente WCF e Alexey Komov, presidente onorario associazione Lombardia-Russia e ambasciatore WCF 

Brown e Komov sono figure centrali nel ruolo politico del WCF, che è quello di fare attività di lobbying a favore di misure retrograde, fortemente legate alla religione e limitative dei diritti delle donne e della comunità LGBTQ+. Entrambi vicinissimi alla Lega di Salvini, Brown e Komov sono membri del direttivo di CitizenGo, l’associazione pro-vita che in Italia era diventata famosa per i manifesti in cui l’aborto è paragonato al femminicidio. Komov è anche ambasciatore del WCF, mentre Brown ne è il presidente – oltre che fondatore dell’International organization for families, un’evoluzione della versione statunitense National organization for marriage cui fanno capo varie sigle omofobe e pro life di tutto il mondo. Komov era presente il giorno in cui Salvini è stato incoronato leader del partito; Brown era a Verona il giorno prima dell’approvazione della mozione anti-aborto di Zelger. La loro presenza in situazioni così delicate in Italia è piuttosto inquietante se pensiamo che all’estero sono stati i promotori di leggi ignominiose, come quella che ha criminalizzato la “propaganda gay” o l’aborto in Russia, quella che ha vietato il matrimonio gay nelle Bermuda o quella che ha permesso l’esclusione delle persone trans dall’esercito.

Brian Brown

Brian Brown, statunitense, si autodefinisce su Twitter “il marito numero 1” e un portavoce. Di cosa? Di istanze intolleranti. Salvo farlo nel nome del Signore, a cui chiede di avere pietà di lui in quanto peccatore. E forse in effetti qualche peccato “contro il prossimo suo” l’ha commesso quando ha definito “non normali” le coppie non etero, ha scritto che l’omosessualità è degradante per la natura umana o ha detto che essere gay distrugge il senso stesso dell’essere umani. A voler essere maliziosi si può vedere una forma di incitamento all’odio e alla discriminazione anche nella decisione di finanziare il tour di un camper anti-trans oppure nella strategia di sfruttare la comunità afroamericana per usarla come leva contro la comunità LGBTQ+: una tattica divisiva e pericolosa che la NOM ha messo nero su bianco su alcuni memo interni, poi circolati sui media. Sempre attraverso l’associazione pro life di cui è a capo, Brown si è schierato in difesa di una serie di commercianti che si sono rifiutati di servire coppie omosessuali “nel nome del primo emendamento”, che stabilisce la libertà di pensiero, espressione e religione. Ovviamente, la legge vale solo per chi decide Brown, e il diritto di quelle coppie è subalterno a quello di comportarsi da omofobi bigotti. Così come la scienza si deve piegare alla fede: per questo Brown sostiene le teorie pseudoscientifiche di chi crede che sia possibile (o anche solo desiderabile) “convertire” qualcuno all’eterosessualità. Ma in fondo, si potrebbe pensare, Brown è solo a capo di un’associazione che rappresenta le idee e gli interessi di una parte della popolazione che supporta il suo progetto. No. La maggior parte delle donazioni arriva da pochi grandi finanziatori. Per esempio, come riportato dalla Human Rights Campaign, nel 2011 su 6,7 milioni di dollari di budget totale 4,7 provenivano da due singoli donatori. 

Alexey Komov invece è nato in Russia. Le sue idee sono particolarmente inquietanti se si pensa a cosa abbia portato nella storia l’idea di un principio, etico o divino, superiore a tutti gli altri: “La legge naturale,” ha dichiarato nel 2016 in un’intervista, “precede lo Stato e ogni legge umana. Si tratta di principi e vincoli iscritti nella nostra coscienza che non possono essere interpretati a piacimento dal legislatore di turno. In questo contesto è essenziale educare i bambini dalla tenera età in maniera naturale e sana.”  Komov è poi convinto che Soros abbia diabolicamente “investito decine di milioni di dollari” per introdurre l’educazione sessuale nelle scuole russe. Per fortuna, si rincuora Komov, nel 2000 è arrivato Putin e ha salvato la patria da questo scempio. E in Occidente infatti, dove il grande condottiero non c’è, prolifera la teoria del gender, che secondo Komov ha il vergognoso demerito di “dare la stessa dignità a tutte le unioni”, incoraggiando in questo modo la pedofilia.

Alexey Komov

Arciprete Dimitrij Smirnov, Presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità della Chiesa ortodossa russa.

Dimitrij Smirnov è un importante esponente della Chiesa ortodossa russa, noto per le sue idee retrograde e classiste. Sul suo profilo di VKontante, il social più diffuso in Russia, scrive: “Il regno dei cieli non è per tutti, mi dispiace, ma solo per gli eletti. Per tutti gli altri, quello è il televisore.” Smirnov crede che, politicamente, bisognerebbe tornare al Sacro Romano Impero d’Oriente e, tra le posizioni che rivendica con più orgoglio, c’è la totale avversione alla democrazia. “Concordo con Churchill. La democrazia è la forma di governo peggiore,” ha dichiarato in un’intervista. Anche volendo ignorare il fatto che Churchill, con buona probabilità, non ha mai pronunciato questa frase, dubito sinceramente che gli avrebbe dato la stessa accezione dell’arciprete: quella di una vera e propria “frode” che permette che un “senzatetto alcolista” abbia lo stesso diritto al voto del rettore dell’Università di Mosca, o una recluta di un generale.

Considerato lo spirito reazionario, Smirnov non poteva certo essere un fervente sostenitore della parità di genere, né dei diritti della comunità LGBTQ+. Secondo lui, prima di tutto, uomo e donna non sono uguali: i primi sono più intelligenti e forti, mentre le seconde si sono fatte traviare dalla pericolosa idea di essere loro pari. Ah, il femminismo, quell’idea radicale che vede anche le donne come esseri umani! Smirnov inoltre ha apertamente supportato la legge che ha dichiarato illegale in Russia la “propaganda omosessuale” in presenza di minori. L’ha definito “un documento necessario”. Nonostante la normativa sia passata e le opposizioni siano state soffocate, Smirnov continua a temere la lobby gay, che presto secondo lui prenderà il sopravvento nel Paese: “Resteranno solo famiglie gay,” ha dichiarato. Anche l’aborto è una delle piaghe della nostra società promiscua e dissacrante. Il misericordioso arciprete, in occasione della proiezione di Radiant Angel – un cortometraggio su gravidanza e IVG – ha dichiarato: “Se hai le braccia ricoperte di sangue fino al gomito, e i tuoi piedi sguazzano nel sangue del tuo bimbo ucciso, non pensare che troverai alcuna felicità.” “Questi cannibali,” ha continuato riferendosi ai sostenitori del diritto all’aborto, “devono essere spazzati via dalla faccia della terra.”

Arciprete Dimitrij Smirnov

Lucy Akello, ministra ombra per le politiche sociali in Uganda & Theresa Okafor, rappresentante regionale africana per il WCF 

Ogni politico ha i suoi riferimenti. Quelli della Lega non si limitano solo ai Paesi dell’Est Europa vicini alla Russia di Putin, ma arrivano fino in Africa. E non guardano ai leader progressisti del continente, ma all’Uganda di Yowei Kaguta Musevini – un Paese dove, denuncia Amnesty International, la libertà di espressione, associazione e riunione è stata fortemente limitata, dove i giornalisti scomodi sono stati arrestati o perseguitati e la violenza contro le donne è un grave problema. A rappresentare il governo ugandese a Verona ci sarà Lucy Akello, la ministra ombra per le Politiche Sociali a capo di un gruppo parlamentare che si occupa di combattere l’omosessualità ed eliminare il diritto all’aborto. Akello è nota per essere tra coloro che hanno supportato la mozione che voleva riportare in parlamento la discussione del  Kill the gay bill, già rigettato nel 2014 dalla Corte costituzionale del Paese. Questa legge originariamente prevedeva la pena di morte, poi l’ergastolo, per chi avesse commesso il reato di “omosessualità aggravata”. “Supporto la mozione e chiedo ai miei colleghi di fare lo stesso con forza,” ha dichiarato Akello l’11 aprile 2018 in parlamento. “Mandiamo un messaggio forte e chiaro al mondo. Diciamo loro (riferito agli occidentali, ndr) che non abbiamo paura di ciò che ci faranno per non aver ceduto. Ora che se ne renderanno conto, la loro popolazione sarà ormai diminuita. Mentre noi dobbiamo mantenere il nostro popolo e le nostre famiglie intatte.”

Un altro punto di riferimento politico per il congresso sostenuto dal ministro Fontana è Theresa Okafor, la rappresentante africana della Salute Familiare per il WCF e, secondo la Fondazione per l’eredità culturale africana, anche promotrice presso le Nazioni unite degli ideali pro life e pro fam. Bizzarro che, in un Paese con il secondo numero più alto al mondo di malati di Aids, un’attivista per la vita voglia vietare l’uso di tutti i contraccettivi. Secondo Okafor dovremmo tornare a dare il “vero significato” al sesso all’interno del matrimonio – che è ovviamente solo quello procreativo – perché, se non lo facciamo, potremmo incentivare “promiscuità e omosessualità”. Okafor è anche promotrice di una raccolta firme, organizzata dall’International organization for families (a cui fanno capo le varie sigle pro-life e anti LGBTQ+ ospiti a Verona a fine mese), per la promozione della famiglia fatta da uomo e donna, della purezza, per il divieto della pornografia, dell’adulterio e del divorzio. 

Questi sono solo alcuni dei personaggi che il Comune di Verona, con il placet del Ministero della Famiglia e con tanto di patrocinio, ha deciso di accogliere in città, insieme a personaggi politici che già conosciamo benissimo: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Marco Bussetti, Federico Sboarina, Luca Zaia. 

Giorgia Meloni
Luca Zaia

Non mancheranno nemmeno Massimo Gandolfini, presidente del Family Day, Antonio Brandi di Pro Vita, Jacopo Coghe di Generazione famiglia e Gianfranco Amato, l’avvocato membro del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, di Noavae Terrae e organizzatore del Family Day 2015: i gruppi di pressione anti-aborto più importanti nel nostro Paese, molto vicini al governo sia nella figura di Salvini, che in quella di Lorenzo Fontana e Simone Pillon. Ma ci sarà anche Renzo Puccetti, il medico sponsor dell’obiezione di coscienza. Ci sarà Don Aldo Buonaiuto, il prete esorcista e fan di Salvini che ha sentito il bisogno di “chiedere spiegazioni” sullo show “satanista” di Virginia Raffaele a Sanremo (in realtà il prete ci ha contattato per dirci che ha ritirato la conferma alla sua presenza a dicembre. Nel momento della stesura di questo articolo però, risultava ancora tra i partecipanti). Ci sarà Jim Garlow, l’ex pastore californiano che sostiene che “la schiavitù cadrà su di noi” se legalizziamo le unioni tra omosessuali e ha paragonato i figli delle coppie non etero agli orfani dell’11 settembre. Ci sarà Sandro Oliveri, un “credente CREDENTE”, come ama definirsi, che è fiero di essere arrivato in Parlamento “senza competenze, né esperienza” per promuovere una proposta di legge in cui si parla della famiglia come il luogo in cui l’uomo è “leader strumentale” e la donna “leader espressivo”. Ci sarà Alberto Zelger, consigliere al comune di Verona e membro del comitato esecutivo del WCF, che sostiene che “i gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie” e che “Le donne hanno un cervello diverso da quello degli uomini, basta leggere gli studi scientifici e guardare come parcheggiano le auto”.

Ci saranno Igor Dodon e Katalin Novák, rispettivamente il presidente della Repubblica moldava e la ministra della Famiglia ungherese: il primo, dichiaratamente avverso ai diritti degli omosessuali, ospite a una sorta di Family day moldavo ha dichiarato: “Non ho mai promesso di essere il presidente dei gay, avrebbero dovuto eleggersi il loro presidente”; la seconda è diventata famosa in tutto il mondo per la proposta di legge in cui si promette l’esenzione a vita dalle tasse per le donne che hanno più di quattro figli – una misura che, se non accompagnata da leggi come il congedo parentale per i papà (che ovviamente è un grande NO per l’Ungheria di Orbán), non aiuterà l’emancipazione femminile in un Paese con il tasso di occupazione delle donne tra i più bassi d’Europa. Ci sarà Silvana de Mari, la dottoressa che si batte per “togliere i finanziamenti ai circoli gay” come il Cassero di Bologna o il Mario Mieli di Roma perché secondo lei appoggiano la necrofilia e la pedofilia. Ci sarà Allan Carlson, ex funzionario dell’amministrazione Reagan e fondatore del WCF che sostiene che il femminismo e la rivoluzione sessuale siano la causa del declino demografico in Occidente. Ci sarà Željka Markić, attivista croata che ha dichiarato “Preferirei dare mio figlio all’orfanotrofio, piuttosto che in adozione a una coppia dello stesso sesso”.

Igor Dodon

Possono sembrare delle macchiette, dei personaggi su cui ridere, nel 2019. Ma non c’è molto da ridere perché la verità è che sono piuttosto potenti, e lo hanno dimostrato più volte quando, attraverso le varie società di lobbying pro vita, anti-aborto e anti-LGBTQ+, sono riusciti a far passare leggi retrograde e intolleranti. E soprattutto non c’è da ridere perché il motivo per cui si troveranno a Verona, e non altrove, a parlare di come sminuire i diritti delle donne, della comunità LGBTQ+ e di chiunque si professi laico e tollerante, è che hanno finalmente trovato in questo governo un appoggio politico forte e dichiarato. Un appoggio che cercheranno di far fruttare in tutti i modi.

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