Ora tutti possono comprare il fucile da guerra usato nelle stragi americane, grazie a Salvini

Aggiornamento dell’8 Novembre, ore 11:45

Da settembre, con le nuove regole sulle armi, anche in Italia è possibile acquistare con più facilità una delle armi più diffuse e micidiali degli Stati Uniti: l’Ar15. Negli ultimi anni questo fucile d’assalto è stato protagonista di numerose sparatorie di massa. Nella strage di Aurora, in Colorado, del giugno 2012, con 12 morti e 58 feriti; in quella della Sandy Hock Elementary School in Connecticut, a dicembre dello stesso anno, con 27 morti; nell’attacco del 2015 a San Bernardino, California, con 14 morti e 21 feriti, e in quello di Orlando nel 2016, in cui Omar Mateen uccide 49 persone in un nightclub, ferendone altre 50; fino alla strage in un festival di musica a Las Vegas nel 2017, 58 morti e centinaia di feriti, e quella più recente di Parkland, in Florida, 17 vittime. L’ultima risale a qualche giorno fa: il 27 ottobre 11 persone hanno perso la vita in una sinagoga di Pittsburgh.

L’Hit Show di Vicenza è la più importante fiera delle armi in Italia. Quest’anno, lo scorso febbraio, le polemiche si sono concentrate sulla scelta di far entrare i bambini nei padiglioni con i fucili esposti in bella mostra. Mentre divampava l’indignazione, sotto traccia si è consumato un incontro le cui ripercussioni si sono palesate in questi giorni: Matteo Salvini ha siglato un accordo con i rappresentanti della lobby delle armi, di fatto trasformando l’Italia in una provincia del Texas.

Erano i giorni caldi di una campagna elettorale che stava giungendo al termine tra nervosismo, promesse, voli pindarici e lessico da guerra civile. Alla fiera di Vicenza, in uno stand appartato, il giornalista Fabio Butera è riuscito a filmare parte dell’incontro tra Salvini e i signori delle armi. Tra questi Lamberto Cardia, presidente dell’associazione EnalCaccia, che si è lasciato sfuggire la frase: “Trovare chi far votare e da chi ricevere però una garanzia che dopo non si limiti alla caccia.” Salvini a quel punto ha voltato la testa, notando la telecamera. Ha subito fatto allontanare i giornalisti indiscreti, ma ormai era troppo tardi. Inoltre, è venuto fuori un documento inequivocabile: Salvini ha promesso sul suo “onore” di impegnarsi per coinvolgere la lobby in ogni provvedimento che potesse riguardarla, sigillando un patto per la tutela dei detentori legali di armi.

Lamberto Cardia

Adesso quel patto d’onore è entrato nei reticoli dello Stato, come conferma il decreto legislativo n. 104 del 10 agosto 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e in vigore dallo scorso 14 settembre. L’Italia recepisce la direttiva europea 853/2017 relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi, ed è la prima nazione a farlo, ma nella maniera più estesa possibile. Da ora in avanti sarà possibile comprare un kalashnikov e certificare la detenzione tramite mail.

I principali punti di questa rivoluzione tradiscono un’inversione di rotta dai tratti inquietanti. Rispetto al passato, non c’è più l’obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso di armi. L’invio della denuncia di detenzione ai Carabinieri o alla Questura può avvenire anche tramite mail. Viene estesa la categoria di “tiratori sportivi”, quelli autorizzati a comprare armi “tipo guerra”: il già citato kalashnikov o l’Ar 15, fucile semiautomatico tristemente noto per le stragi nelle scuole americane, per esempio. Adesso è possibile l’accesso, anche con una semplice iscrizione, ai campi di tiro e ai poligoni privati, oltre che alle associazioni dilettantistiche affiliate al Coni. Infine è stato aumentato sia il numero delle armi sportive detenibili (il doppio, da 6 a 12), sia quello dei colpi consentiti nei caricatori (10 per le armi lunghe e 20 per quelle corte). La promessa di Salvini è stata rispettata, gli aspiranti cowboy possono festeggiare.

Piergiulio Biatta, presidente dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia, storce il naso ed è il primo a denunciare i pericoli di questo accordo. Ha dichiarato infatti che “Più che alle esigenze di sicurezza pubblica e alle necessità dei veri sportivi, le modifiche introdotte rispondono alle pressioni della lobby delle armi. L’impressione è che il M5S abbia dato carta bianca alla Lega e che Salvini abbia così cominciato a dar corso a quel patto d’onore.” Qualche mese fa il presidente Mattarella si era espresso con toni severi: “L’Italia non può somigliare a un far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone.” Soprattutto in un periodo di odio sociale, dove gli episodi di razzismo sono all’ordine del giorno, incentivare l’acquisto delle armi – con tutte le agevolazioni possibili – rappresenta per un Paese democratico un autogol dalle proporzioni incalcolabili.

In Italia manca un censimento affidabile delle armi, e non è un problema irrilevante. Basti pensare che il rapporto che più si avvicina a uno studio dettagliato risale a dieci anni fa, e indica un numero che va tra i 4 e i 10 milioni di armi da fuoco presenti sul territorio: una forbice estremamente ampia. In teoria, per legge, ogni arma deve essere denunciata entro 72 ore, quindi il Viminale dovrebbe avere dei dati e delle certificazioni in mano per poter stabilire con chiarezza quante armi girano sul territorio. L’analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) – che per un gioco del destino si chiama Giorgio Beretta – chiede a gran voce che questo dato venga monitorato. “Invece,” dice, “Viviamo in un Paese in cui è possibile sapere quanti cellulari o automobili possiedono gli italiani, ma non quante armi da fuoco ci siano nelle loro case.” Una statistica che invece è possibile consultare riguarda il numero di omicidi per arma da fuoco ogni 100mila abitanti. Tra i Paesi del G8, soltanto gli Stati Uniti sono davanti all’Italia, che con il suo 0.9 surclassa il Canada (al terzo posto) e supera con un numero due o tre volte maggiore Regno Unito, Giappone, Germania, Francia e Russia. Allo stesso tempo, l’insensatezza di questa norma risulta chiara anche solo guardando le statistiche sui crimini in Italia, in calo consistente da diversi anni: rapine e furti non sono qualcosa da cui esiste la necessità di difendersi tenendo una rivoltella sotto al cuscino. 

Nel triennio 2014/2017 il porto d’armi a uso sportivo è aumentato del 41,63%. Una crescita esorbitante, e sorge il dubbio che il reale utilizzo di queste armi non sia esclusivamente collegato allo sport, considerando le nefaste statistiche sopra elencate. D’altronde è un processo inevitabile, quando la cassa di risonanza di certi partiti che finiscono con l’incitare i cittadini a eccessi di difesa e a esercizi arbitrari delle proprie ragioni. Salvini non ha mai nascosto le sue simpatie per Trump. Già quando non era ministro, e Trump non era presidente, il leader della Lega si faceva ritrarre in una foto accanto all’imprenditore americano sfoggiando il miglior sorriso, quello di chi si trova accanto a un modello da seguire. Negli Stati Uniti il dibattito sulle armi è nato ben prima dell’avvento di Trump alla Casa Bianca. Nella loro costituzione il secondo emendamento garantisce il diritto di possedere armi, gli omicidi e le stragi nei luoghi pubblici erano elevati già prima di Trump, ma quest’ultimo sta attuando politiche ancora più centrate sulla figura del redneck dal proiettile facile.

Salvini sembra voler ricalcare queste orme, aggrappandosi alla paura degli italiani – e anzi alimentandola – con la pretesa di giustificare l’insorgere di nuovi sceriffi fai-da-te. Tutto questo ricorda frasi di un passato lontano, che ritorna con la costanza delle stagioni. Goebbels diceva che “Possiamo fare a meno del burro ma non possiamo fare a meno delle armi. Non si può sparare con il burro.” Mussolini aggiungeva a questo concetto il sentimento primordiale, e vile, del male necessario per proteggersi dal male degli altri: “I popoli che non amano portare le proprie armi finiscono per portare le armi degli altri.”

Armarsi per difendersi. Da chi e da cosa riguarda soltanto la narrazione di una propaganda che affonda le radici in una cultura di destra. La peggior destra possibile.


Rettifica ex art. 8 L. 47/1948 di martedì 18 settembre 2018 Ore 18.10

*Con riferimento all’articolo “I crimini sono in calo da 7 anni. Ma ora puoi comprarti un kalashnikov.”, pubblicato il 17 settembre riceviamo e pubblichiamo la seguente richiesta di rettifica a firma di Andrea Favaro, pervenuta via email.

La Redazione precisa ai propri lettori che si procede alla pubblicazione nonostante soltanto una parte delle considerazioni ivi espresse sia qualificabile quale richiesta di rettifica. Offriamo comunque ai nostri lettori la possibilità di valutare anche le opinioni del delegato Firearms United per il Comitato Direttiva 477.

***

In merito all’articolo titolato “I CRIMINI SONO IN CALO DA 7 ANNI. MA ORA PUOI COMPRARTI UN KALASHNIKOV.”, apparso sulla Vs. testata all’indirizzo https://thevision.com/politica/crimini-calo-armi/ , in qualità di delegato dell’associazione Comitato Direttiva 477, vorrei segnalare diverse gravi inesattezze, richiedendo quindi opportuna rettifica. Di seguito i punti non corretti contenuti nell’articolo:

“I CRIMINI SONO IN CALO DA 7 ANNI. MA ORA PUOI COMPRARTI UN KALASHNIKOV.”  

Il numero di crimini denunciati è in in calo da 7 anni, in compenso i crimini violenti (ad esempio le rapine) sono aumentate di dieci volte rispetto agli anni ’70. Il “Kalashnikov” i civili lo possono acquistare già dal 1975, nella versione semiautomatica, che, aspetto a parte, nulla ha a che vedere con le armi a fuoco selettivo per uso militare. Fino al 2015 era possibile detenere armi di categoria B7 (quindi anche AK e AR) in numero illimitato.

“Quest’anno, lo scorso febbraio, le polemiche si sono concentrate sulla scelta di far entrare i bambini nei padiglioni con i fucili esposti in bella mostra”

Polemiche idiote, visto che i minori possono esercitare lo sport del tiro a segno già a partire dai 10 anni di età.

“Mentre divampava l’indignazione, sotto traccia si è consumato un incontro le cui ripercussioni si sono palesate in questi giorni: Matteo Salvini ha siglato un accordo con i rappresentanti della lobby delle armi, di fatto trasformando l’Italia in una provincia del Texas.”

Il documento di impegno è stato proposto dal Comitato Direttiva 477 a tutti i candidati di tutte le forze politiche, a Hit Show lo hanno firmato almeno in tre. La cosa è stata pubblicizzata sulle pagine social del Comitato, sul sito istituzionale e sulle testate di settore: nessun media generalista ha ritenuto utile riprendere la notizia fino a Luglio 2018, quando si è cominciato ad utilizzare tale notizia per attaccare il Governo. Il  Comitato Direttiva 477 è un’associazione regolarmente costituita di cittadini che detengono armi legalmente, ovvero la più classica espressione della società civile.

“Alla fiera di Vicenza, in uno stand appartato, il giornalista Fabio Butera è riuscito a filmare parte dell’incontro tra Salvini e i signori delle armi.”

Curioso che si citi Fabio Butera, che a Hit Show ha parlato per almeno un’ora con il sottoscritto e con il Presidente del Comitato Direttiva 477, ma si è guardato bene dal pubblicare anche una sola virgola di quanto abbiamo detto, forse perché non confermava la narrativa voluta?

“Adesso quel patto d’onore è entrato nei reticoli dello Stato, come conferma il decreto legislativo n. 104 del 10 agosto 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e in vigore dallo scorso 14 settembre. L’Italia recepisce la direttiva europea 853/2017 relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi, ed è la prima nazione a farlo, ma nella maniera più estesa possibile. Da ora in avanti sarà possibile comprare un kalashnikov e certificare la detenzione tramite mail.”

La Francia ha già recepito tale direttiva con il Decreto 2018-542 del 29 Giugno 2018, entrato in vigore il 1° Agosto 2018, quindi ben prima dell’Italia.

Come già detto, le armi di categoria B7 sono acquistabili dai civili già dal 1975 ed estremamente diffuse per l’utilizzo negli sport di tiro: nonostante la loro diffusione, tali armi (AK, AR15 e via discorrendo) non vengono mai utilizzate per compiere delitti: l’unico caso di cui si abbia notizia in Italia risale al 1991 da parte della banda della “Uno Bianca”, e la scelta di utilizzare tale tipo di arma fu solamente una contromisura forense.
Per quanto riguarda la denuncia via PEC, è già in uso e prevista da anni (Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68; tale possibilità è stata nuovamente confermata dal Dlgs 204/2010). Non si tratta certo di una novità introdotta da questo Decreto.

“Rispetto al passato, non c’è più l’obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso di armi”

Falso. Tale obbligo è previsto da una legge del 2010, ma il Ministero non ha mai emanato un regolamento che definisca la modalità per effettuare tale comunicazione. Aggiungo che è abbastanza difficile nascondere un armadio blindato da 150 Kg in salotto…

“L’invio della denuncia di detenzione ai Carabinieri o alla Questura può avvenire anche tramite mail”

Falso. Può avvenire tramite PEC, come tutti gli altri rapporti con la P.A., e questo già da 8 anni.

“Viene estesa la categoria di “tiratori sportivi”, quelli autorizzati a comprare armi “tipo guerra”

Falso. Tale categoria viene CREATA, introducendo quindi un ulteriore prescrizione per detenere tali armi, prima non necessario. Si tratta quindi di una restrizione. Le armi “tipo guerra” e quelle propriamente da guerra sono altre e sono illegali per il possesso civile, le armi di cui parlate sono semplici carabine semiautomatiche sportive.

“l’insensatezza di questa norma risulta chiara anche solo guardando le statistiche sui crimini in Italia”

Qui siamo nel regno delle opinioni personali, vi segnalo comunque che in Italia, secondo Istat ed Eurostat, circa 120.000 cittadini sono vittima di reati violenti ogni anno (nel 2015 erano 140.000). Molte di queste persone riportano conseguenze permanenti, forse sarebbe il caso di parlarne?

“Goebbels diceva che “Possiamo fare a meno del burro ma non possiamo fare a meno delle armi. Non si può sparare con il burro.” Mussolini aggiungeva a questo concetto il sentimento primordiale, e vile, del male necessario per proteggersi dal male degli altri: “I popoli che non amano portare le proprie armi finiscono per portare le armi degli altri.”

Siamo sempre in tema di opinioni, ma è Interessante che scegliate figure legate a regimi totalitari per discutere di questo argomento, spesso sono proprio questi regimi ad attuare le più draconiane misure di controllo delle armi: pur modificata e stratificata nel corso degli anni, la restrittiva normativa italiana si basa proprio sul TULPS, promulgato nel 1931, in pieno ventennio: ovvero la prima legge che assicurava il libero porto e la libera detenzione senza denuncia di armi solo agli uomini dello Stato (magistrati, prefetti, alti funzionari, ufficiali, etc.) mentre si assicurava che tutte le armi legalmente detenute dai cittadini fossero debitamente registrate e che la P.A. potesse decretarne il sequestro in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo.

L’impianto dell’articolo è poi quantomeno curioso: [Abbiamo rimosso, su richiesta della parte interessata, un’affermazione che non attiene all’osservanza della rettifica], ma ci si dimentica di contattare il Comitato Direttiva 477 pur rendendolo facilmente identificabile dal lettore, essendo l’unica associazione di categoria ad aver ottenuto alcune sottoscrizioni di un proprio documento durante Hit Show.

***

— Con riguardo ai soli punti di carattere informativo realmente interessati dalla richiesta di rettifica la Redazione ritiene doveroso specificare a sua volta quanto segue:

1) Circa la possibilità fino al 2015 di detenere armi di categoria B7 (quindi anche AK e AR) in numero illimitato, si ricorda che tale limitazione era stata introdotta dal legislatore con la legge 17 aprile 2015 n. 43 denominata “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo”.

2) Con riguardo alla firma del Documento d’impegno si fa notare che gli altri due firmatari insieme a Matteo Salvini sono Maria Cristina Caretta e Sergio Berlato, entrambi rappresentati di Fratelli d’Italia. Partito che ricordiamo essersi presentato nella stessa coalizione della Lega alle elezioni del 4 marzo 2018.

Per quanto a noi appaia superfluo, evidenziamo inoltre che la “ripresa della notizia” nel mese di luglio scorso è dovuta al fatto che il Documento d’impegno diventa di pubblico interesse una volta entrato nell’azione di governo, attraverso il decreto legislativo n. 104 del 10 agosto 2018.

3) In merito all’appunto circa quale sia stato il primo Paese a recepire la Direttiva Ue, è nostra intenzione evidenziare come l’Italia sia stata la prima a recepirla in maniera estesa, a differenza di quanto accaduto in Francia, dove la stessa Direttiva è stata recepita in maniera decisamente più restrittiva (tanto da provocare le proteste di associazioni pro armi analoghe a Firearms United).

4) Con riferimento al commento espresso circa la mancata previsione dell’obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso di armi, ci limitiamo a evidenziare la differenza fra la mancata attuazione dell’obbligo da parte dei governi precedenti, e la mancata menzione dell’obbligo stesso nel decreto oggetto dell’articolo.

5) In merito al metodo di invio della denuncia di detenzione, precisiamo che la critica verte non sulla natura certificata dell’indirizzo di posta elettronica, ma sulla semplicità dello strumento, considerata anche la portata estensiva della nuova regolamentazione.

6) In merito all’asserita restrizione riguardante la detenzione di armi per chi rientra nella categoria “Tiratori Sportivi” invitiamo a consultare le disposizione previste dall’articolo 12 comma 4 del decreto legislativo.

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