Keanu Reeves è l’esempio di uomo ideale in una società che esalta la mascolinità tossica

Pochissime star possono vantare lo status di internet phenomenon. Tra queste c’è senza dubbio Nicolas Cage, considerato da sempre un attore mediocre, reinventatosi (probabilmente in modo del tutto inconsapevole) re di meme e di merchandise di dubbio gusto. Negli ultimi mesi Cage sembra aver perso parte del suo fascino, forse a causa della sopraggiunta crisi di mezza età: dopo il matrimonio lampo con l’influencer Erika Koike, durato appena quattro giorni, ha sfogato tutta la sua tristezza in un karaoke bar, con un’interpretazione furiosa di “Purple Rain”. Ma se Cage perde il suo mordente e ormai Steve Buscemi e Bill Murray – altri attori di culto per le subculture digitali – sono troppo vecchi per i millennial, gli utenti possono consolarsi con l’ultimo in ordine di arrivo, Keanu Reeves.

Non si sa bene come tutti, improvvisamente, si siano accorti di quanto sia fantastico Keanu Reeves. Anche lui attore popolarissimo negli anni Novanta e già soggetto di un meme ormai entrato nella storia di internet, Sad Keanu, il protagonista della saga di Matrix è il nuovo idolo delle folle mematrici, che in breve tempo hanno dato vita a gruppi Facebook dedicati come Keanu Reevesposting (che conta oltre 60mila iscritti), al subreddit r/KeanuBeingAwesome – dai cui 233mila membri l’attore viene affettuosamente soprannominato “The Immortal” – e al profilo Twitter keanu reeves walking to music, che posta lo stesso video dell’attore che cammina in slow motion nel film Finché forse non vi separi, ogni giorno con una canzone diversa.  

Per dare un’idea dell’impennata di popolarità di Keanu Reeves, basta dare un’occhiata al volume di ricerca del suo nome su Google, aumentato di 12 volte rispetto allo stesso periodo nello scorso anno. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che Reeves sia tornato dalle scene dopo una lunga assenza e l’abbia fatto con una saga peculiare come quella di John Wick, di cui è appena uscito il terzo capitolo. Oltre a John Wick – Parabellum, l’attore ha interpretato se stesso nella commedia Finché forse non vi separi (altro segno del suo raggiunto lo status di icona) e sarà inoltre protagonista di un videogioco molto atteso, Cyberpunk 2077. Ma non si tratta di un semplice ritorno sulle scene come tanti: stiamo assistendo a un processo diverso, in cui Reeves è esaltato per la sua bontà e la sua simpatia più che per la sua indiscutibile bellezza o bravura.

Già lo scorso aprile GQ gli aveva dedicato l’intervista del mese, e a maggio Reeves era stato annunciato come testimonial della nuova campagna di Saint Laurent, ma la definitiva consacrazione è avvenuta il 3 giugno scorso con un profilo sul New Yorker, a firma di Naomi Fry, “Keanu Reeves is too good for this world”. 

John Wick – Parabellum, 2019

Secondo Fry, uno dei segreti del successo di Reeves sta nella sua enigmaticità. Sebbene sia uno degli attori più famosi di Hollywood, conosciamo ben poco della sua vita – segnata dalla morte dell’amico River Phoenix e della compagna e dalla perdita della loro figlia poco prima della nascita – e ancor meno della sua personalità. Reeves ci piace proprio per questo: è una persona riservata, tranquilla, gentile, che non fa sfoggio della sua ricchezza o della sua popolarità: “Keanu Reeves è conscio del suo status di celebrità, ma non ne approfitta, ed è generoso ma attento con la sua presenza”, scrive Fry. Su internet, fioccano le storie che lo vedono protagonista in mezzo alla gente comune: Keanu che incontra i fan e mostra loro la sua moto, Keanu che si alza in metropolitana per cedere il posto a una signora, Keanu che rassicura i passeggeri durante un guasto in aereo, Keanu che compra un gelato solo per avere uno scontrino su cui firmare un autografo, Keanu che si dimostra sempre rispettoso dei corpi delle colleghe e di quelle fan che gli chiedono una foto. C’è solo una parola per definire tutto quello che Reeves rappresenta: wholesome.

Non sono molti gli idoli della rete che possono vantare lo stesso status di Keanu Reeves: il pittore televisivo e inconsapevole maestro dell’ASRM Bob Ross, il conduttore naturalista Steve Irwin e il presentatore di programmi per bambini Mr. Rogers sono considerati la “Holy Trinity Of Wholesome”. Come spiegato da Constance Grady su Vox, fino a qualche anno fa, la parola “wholesome” si riferiva ai valori della continenza e della castità, ma oggi ha cambiato totalmente il suo significato: “[la parola] Wholesomeness, per come la usiamo oggi, significa sostenersi reciprocamente tra amici. Significa apprezzare la gentilezza. Significa non giudicare male i piccoli piaceri”. Sono moltissimi gli angoli di internet dedicati all’argomento: le storie a lieto fine, il DoggoLingo (una lingua artificiale usata nei meme con i cani, quella di “doggo”, “very smol” e “good boi”) con tutta la cultura degli animali pucciosi e, ovviamente, le storie delle persone famose che fanno cose buone, simpatiche o anche semplicemente normali. Secondo Grady, la cultura wholesome, promossa dai meme e da siti mainstream come BuzzFeed, è nata come risposta all’ambiente tossico creato dall’alt-right. Essere wholesome è tutto il contrario dell’essere reazionari e conservatori come sono i seguaci di Ben Shapiro e Milo Yiannopoulos: è agire per gentilezza e bontà genuine, senza aspettarsi alcun tornaconto personale. Ma se Bob Ross, Steve Irwin e Mr. Rogers sono tutti e tre scomparsi e quindi possono beneficiare del fascino della nostalgia, per Keanu Reeves il discorso è diverso: stiamo assistendo in diretta alla sua ascesa nell’universo wholesome, e non potremmo esserne più felici. 

Carrie-Anne Moss e Keanu Reeves in Matrix, 1999

I meme wholesome sono una corrente particolare, che si distacca in modo netto dal clima negativo e competitivo che caratterizza le subculture di internet. La cosa più buffa è che Reeves è esattamente all’opposto della filosofia della red pill che ha contribuito a creare in modo del tutto indiretto con la sua partecipazione in Matrix. Nella cosiddetta maschiosfera, un “Nice Guy” è – così come lo definisce Geek Feminism – “un uomo che si considera il prototipo del ‘ragazzo carino’, ma i cui ‘modi carini’ sono motivati solamente dal tentativo di persuadere passivamente una donna ad avere una relazione o a fare sesso”. Si potrebbe essere tentati dall’ascrivere Reeves alla categoria del Nice Guy, ma l’attore è genuinamente galante, simpatico, affabile e divertente, e al contempo riesce a essere bello, sexy e virile in una maniera molto convenzionale: è, insomma, un modello di mascolinità positiva. In più sembra anche una persona molto riservata e tranquilla, uno che “non se la tira”, qualità che viene sempre apprezzata nelle persone famose.

Quello che rende Keanu Reeves un modello a cui aspirare è la capacità di mostrare i suoi sentimenti, in particolar modo la sua vulnerabilità. Dopo decenni di “mascolinità egemone” – termine coniato negli anni Ottanta dalla sociologa Raewyn Connell per descrivere le dinamiche di potere maschile – negli ultimi anni si è assistito alla nascita e all’organizzazione comunitaria di quella che viene chiamata “mascolinità marginalizzata”. Gli uomini che non si rispecchiano nei dettami virili egemoni hanno costituito comunità spesso molto settarie in cui rivendicare la propria diversità dal resto della società. Spesso però questa diversità ha assunto contorni misogini, razzisti e omofobi, come nel caso degli incel e dei Men’s Rights Activists. Anziché trovare un modo per comunicare il loro disagio in modo sano e costruttivo, i membri della maschiosfera si sono chiusi in un universo tossico e rabbioso che autoalimenta l’isolamento anziché provare a risolverlo. Keanu Reeves, al contrario, è un uomo che ha tutte le carte in regola per essere il classico “maschio egemone”, ma mostra la vulnerabilità e la sensibilità di un “maschio marginalizzato”, senza aspettarsi un tornaconto come farebbe un “Nice Guy”: è un vero e proprio nice guy – stavolta senza virgolette. È anche questo che gli ha permesso di penetrare la scorza dura di internet e della comunità dei memers, solitamente votata al cinismo e al nichilismo.

Il tutto è accentuato dal contrasto con i personaggi da lui interpretati, che nel caso emblematico di John Wick crea un curioso gioco di specchi. Anche Wick, come Reeves, è segnato dal lutto della partner, ma anziché diventare wholesome, il protagonista del film imbraccia un AK-47 e ammazza uno dopo l’altro i responsabili della sua miseria. Reeves si sente molto connesso a Wick e alla sua storia, e ha più volte spiegato che il suo vissuto l’ha aiutato a interpretarlo. “Sia nel personaggio che nella vita, c’è la presenza dell’amore per la persona per cui sei in lutto, e in ogni momento puoi avere la compagnia di quel fuoco, che è sempre caldo,” ha dichiarato in un’intervista al Guardian. “Lo comprendo in modo molto profondo, e non credo che si possa superare del tutto. Il lutto e la perdita, quelle sono le cose che non se ne vanno mai. Restano con te”. John Wick ci piace perché è finzione, ma la storia di Reeves è reale più che mai, e per questo ci colpisce. 

Tra la red pill della conoscenza e la blue pill della simulazione, Keanu Reeves ha scelto di non prendere nessuna delle due, e di essere semplicemente se stesso. E l’internet wholesome se n’è accorto.

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