76 persone si barricano a Waco per 51 giorni. Poi l’Fbi fa irruzione fra le fiamme.

La setta dei Milleriti era convinta che Gesù Cristo sarebbe tornato nel 1843; ma quando i suoi adepti si sono trovati a constatare che la predizione non si era avverata, si sono detti certi del suo arrivo per l’anno successivo. Alla seconda cilecca, definita “La Grande Delusione del 1844”, hanno stabilito che il Cristo sarebbe tornato prima o poi e si sono rinominati “Chiesa avventista del settimo giorno”; nel 1929 una minoranza si separa dagli Avventisti per opera di Victor Houteff, che fonda così i Davidiani. Dopo la morte del fondatore, a capo si crea un nuovo movimento secessionista, la Branch Division, al cui vertice c’erano Benjamin e Lois Roden, quest’ultima una ex femminista a cui era apparso un angelo a confessarle che lo Spirito Santo era in realtà di sesso femminile; all’interno della setta questi concetti non piacciono molto, ma vengono tollerati perché Lois è la moglie del capo. Quando Benjamin muore, infatti, restano al comando Lois – autonominatasi profetessa – e suo figlio George, prendono come sede un compound a Waco, in Texas, e cercano di diffondere la loro dottrina che mescola la passione per le armi, le sacre scritture e il sesso di gruppo. Il Texas nel 1990 è una terra di una vastità inaudita dove ogni cosa è distante centinaia di chilometri, ognuno possiede almeno un’arma da fuoco, la temperatura può raggiungere il 50°C e fuori dalle grandi città non c’è nulla da fare.

Quando Vernon Howell entra nella setta, ha 22 anni. Salta la gerarchia seducendo Lois e raccontando che è destinato a ingravidarla, perché dal suo grembo nascerà il prescelto. Nemmeno Vernon è molto d’accordo con le teorie femministe di lei, infatti dà fuoco al centro di pubblicazione della letteratura Avventista per evitare che si diffondano e, appena l’anziana profetessa muore, ordina che vengano dimenticate. Per il comando del gruppo si fa avanti George, che sarebbe il legittimo erede, ma Vernon fa di tutto per destituirlo, arrivando a un conflitto a fuoco con la complicità di sette uomini armati.Il processo verrà annullato senza alcuna condanna, mentre George finirà i suoi giorni in un istituto psichiatrico. Vernon si ribattezza “David Koresh” e chiede agli adepti di seguirlo. Lo fanno in 264, scindendosi così in una nuova setta. Vernon rinomina la setta “Branch Davidians”, ossia la branca dei Davidiani, si trasferisce nel compound e annuncia che tutte le donne della setta gli appartengono e che i loro rispettivi mariti devono mantenere il celibato. Nessuno ha da ridire.

David Koresh (a sinistra)

Tra i fedelissimi di David c’è Paul Fatta, un venditore di armi dell’azienda Mag Bag. Grazie a lui i Davidiani hanno di che sfamarsi facendo spettacoli e dimostrazioni con le armi, cercando di fare nuovi proseliti ovunque vadano. Il Waco Tribune-Herald investiga su questa bizzarra comunità per otto mesi e ci trova all’interno svariati reati che vanno dal sesso con minori alla detenzione di bombe a mano e fucili modificati, con buone probabilità di un laboratorio per confezionare droga. Quando presenta gli articoli al Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (ATF) dicono di avere già un infiltrato dentro il compound e chiedono ai giornalisti di aspettare ad andare in stampa, perché stanno già pianificando un blitz per il primo marzo del 1993: gli articoli potrebbero mettere i Davidiani sul chi vive, e non è il caso di infastidire dei fanatici religiosi armati fino ai denti. L’ATF fa una controproposta: se aspettano a pubblicare, promettono di invitarli con fotografi e telecamere per trasmettere in diretta l’irruzione; sono talmente certi che andrà tutto bene da chiamarla operazione “Showtime”.

Alcuni membri dei Davidiani

I giornalisti acconsentono, poi ricevono la notizia che la data del blitz è stata posticipata a un mese dopo, poi a quello dopo ancora, poi “in data da destinarsi”. Nel febbraio 1993 il Waco Tribune-Herald decide di aver aspettato anche troppo, così pubblica una serie di pezzi intitolata Il Messia peccatore. Gli articoli mettono in subbuglio i Davidiani, che smettono di farsi vedere in paese. Chi transita nei pressi del compound vede sentinelle armate e finestre rinforzate. L’ATF è costretta a muoversi e il 27 febbraio, giorno in cui esce l’ultimo articolo, convoca una conferenza stampa per avvisare dell’irruzione a sorpresa che avverrà alle 10 del giorno dopo. Tre elicotteri della Guardia Nazionale sorvoleranno il compound per distrarre i Davidiani, mentre una squadra di sei incursori (detta “dog team”) entrerà nel cortile posteriore per mettere a tacere i cani in modo che non tradiscano la loro presenza e quella di un’eventuale squadra d’assalto, se le cose si mettessero male.

Il ranch dove aveva sede l’organizzazione dei Davidiani, Waco, Texas

Il giorno dopo, purtroppo, il fattore sorpresa viene a mancare quando un reporter mandato dalla KWTX-TV a documentare l’operazione si perde nella campagna e chiede indicazioni a un postino, che fatalità si chiama David Jones, ed è il cugino di Koresh. Il giornalista gli spiega che deve documentare un blitz a sorpresa dell’ATF, perciò prima Jones gli dà indicazioni sbagliate, poi corre a telefonare a David. Quando le auto dello sceriffo, dell’ATF e i furgoni dei giornalisti arrivano al compound, i Davidiani sono tutti alla finestra con i fucili puntati. L’operazione andrebbe rimandata, anche perché gli elicotteri della Guardia Nazionale non arrivano. Ma non si può fare: quelli del dog team sono già partiti e per non farsi sentire hanno spento le radio; le riprese in diretta sono già cominciate e l’ATF non può fare brutta figura; dopo gli articoli sui giornali, i Davidiani non si faranno più trovare impreparati, così il comandante dell’ATF non ha scelta. Alle 9.30 di domenica 28 febbraio prende il telefono e chiede a David di farlo entrare e di rilasciare “gli ostaggi”. David rifiuta spiegando che non ci sono ostaggi, e che la gente è lì volontariamente, poi dice: “Ci sono sette sigilli.”

“Va bene,” risponde il vice sceriffo.

“Che ricompensa riceve Cristo in paradiso? Riceve un libro con sette sigilli. Ora, nelle profezie…”

“Va bene. Lascia… ti posso interrompere un minuto?”

“Certo.”

“Okay. Possiamo parlare di teologia, ma in questo momento…”

“No, questa è vita.”

“Okay.”

“Questa è vita e morte.”

“’D’accordo.”

“Ora, devi imparare il Deuteronomio 32.”

Mentre la trattativa va avanti, il dog team raggiunge il retro del compound. Per neutralizzare i cani ci sono due possibilità: o addormentarli usando degli estintori ad anidride carbonica, oppure sopprimerli a fucilate. Al primo sibilo degli estintori i cani abbaiano, il dog team allora per non correre rischi apre il fuoco con fucili a canne mozze caricati a pallettoni, le cui detonazioni però si sentono nel raggio di chilometri. All’interno del compound i Davidiani credono che l’ATF gli stia sparando e l’ATF pensa l’opposto. Entrambi aprono il fuoco. In quel momento arrivano i tre elicotteri della Guardia Nazionale che dovevano servire da diversivo, ricevono subito una raffica di mitragliatrice e battono in ritirata. Per 45 minuti la sparatoria è fittissima. Una squadra di quattro uomini dell’ATF cerca di entrare da una finestra sguarnita, ma sono messi in seria difficoltà da una tendina nera. Lanciano dentro una granata stordente ed entrano trovandosi davanti cinque davidiani che, accecati, sparano a casaccio. Si uccidono tra loro, l’ultimo agente dell’ATF riesce a uscire dalla finestra e a ripararsi dietro il muro che purtroppo è fatto di tavole di legno e viene ugualmente ucciso. La sparatoria va avanti per due ore, poi gli agenti dell’ATF finiscono le munizioni. Sono morti cinque davidiani e quattro agenti, e si contano 15 feriti gravi. Viene concordata una tregua per recuperare i cadaveri e ricoverare i feriti, alcuni davidiani escono con le mani alzate insieme ai loro bambini e dichiarano che nel compound nessuno li ha tenuti sotto sequestro e si trovano lì per libera scelta. Nessuno crede a queste affermazioni, anche perché l’America ha ancora bene in mente il suicidio collettivo di Jonestown del 1978 e non si vogliono correre rischi. Jeff Jamar dell’Fbi prende il comando dell’operazione, convoca 25 negoziatori capitanati da Byron Sage e Richard Rogers (che qualche mese prima aveva fatto finire in tragedia il Ruby Ridge Incident), piantano le tende fuori dal compound e formano l’HRT, Hostage Rescue Team. Koresh intanto rilascia per telefono un’intervista alla CNN. Comincia l’assedio.

Byron Sage

1 marzo

I Davidiani lasciano uscire 10 bambini dal compound, l’Fbi esautora l’ATF e fa tagliare le linee telefoniche. Arrivano i primi blindati, mentre diventa sempre più difficile delineare una strategia, perché l’HRT e i negoziatori non sono d’accordo su nulla.

2 marzo

Di primo mattino, Koresh promette che uscirà insieme a tutti gli altri se gli lasciano diffondere un messaggio di un’ora nella Christian Broadcasting Record, loro lo accontentano e lo trasmettono alle 13.30. Alle 18, quando gli intimano di uscire, lui risponde che avrebbe voluto farlo, ma Dio gli ha detto di aspettare.

3 marzo

David Koresh e un negoziatore discutono di teologia: “La morte e l’inferno sono una persona? Come si rivela il Cristo, secondo il quarto sigillo?”, domanda David.

“Un cavaliere su un cavallo bianco.”

“E qual è il suo nome?”

“Morte.”

“Ora, tu sai cosa significa il nome Koresh?”

“Continua.”

“Significa morte. Vedi, il nome di Dio è Yaweh, ma il modo in cui viene pronunciato fin dall’alba dei tempi è detto nella Tenach: non pronuncerai il nome di Dio invano, quindi non prenderai mai il suo nome. Il suo nome è Yaweh. E il modo in cui si pronuncia è questo,” dice, poi inspira ed espira rumorosamente, “Ogni volta che respiri, pronunci il nome di Dio. Ecco perché nel giudaismo e… e in quella roba lì, loro non dicono mai, mai il suo nome giusto.”

Il negoziatore annuisce perplesso e Koresh continua.

“La Rivelazione dice che Cristo ha un nome che nessuno conosce tranne lui stesso. E il suo nome è la parola di Dio. Okay. Ora: se è vero che il nome reale di Dio è Yahweh, ovvero [inspira e respira] quando respiri tu dici Yaweh, Yaweh, Yaweh, Yaweh. Okay? Cosa fai quando muori? Qual è il suono che fa il tuo corpo quando muori?”

“Non fa nessun suono quando muore.”

“Sì che lo fa.”

“No, non lo fa.”

“Sì che lo fa. Non sai di cosa parli.”

“Intendi l’ultimo respiro? È questo quello a cui ti riferisci?”

“Sì. Cosa fa il tuo corpo?”

“Trema.”

5 marzo

Una bambina, Heather Jones, viene fatta uscire con un biglietto appuntato sul retro della giacca da sua madre: “Quando tutti i bambini usciranno, gli adulti moriranno”. L’infiltrato dell’ATF, che era precedentemente riuscito a scappare, racconta che i Davidiani hanno viveri per un anno e munizioni per un esercito.

8 marzo

Dal compound viene fatto uscire un video dove Koresh e la sua famiglia allargata parlano e raccontano la loro vita. Il nastro viene trattenuto dall’Fbi perché se fosse reso pubblico, rischierebbe di attirarsi le simpatie della popolazione di Waco e del Texas, gente estremamente religiosa, conservatrice, legata alla famiglia e armata fino ai denti. E hanno ragione perché dell’assedio sta iniziando a interessarsi Lisa Thompson, definita dal National Enquirer “la regina dell’odio”: un’ex avvocato di Indianapolis che ha abbandonato la professione per inseguire la sua passione per armi, farmacodipendenze, depressione, tendenze suicide e teorie cospirazioniste, grazie alle quali ha un discreto seguito. È certa che l’assedio di Waco sia tutta una copertura per nascondere l’omicidio dei quattro agenti dell’ATF, di cui tre erano stati bodyguard di Bill Clinton durante la campagna presidenziale e che, naturalmente, “sapevano troppo”.

Koresh con la moglie e le due figlie

9 marzo

Alle 2.15, l’HRT taglia la corrente al ranch senza chiedere il permesso ai negoziatori. Koresh dice che non parlerà con nessuno finché la corrente non verrà ripristinata e l’HRT gliela restituisce. Alcuni Davidiani, al telefono, dicono che stanno valutando di uscire se promettono di non fare loro del male. La sera, però, Jeff Lamar dell’HRT dice che è giusto che quelli nel compound sperimentino le stesse notti fredde e umide che sopportano loro e gli fa togliere la corrente definitivamente. Koresh la prende malissimo, i Davidiani rinunciano a uscire. Nell’accampamento dell’Fbi si presenta un gruppo di studenti di teologia per dare la loro opinione, ossia che il comportamento aggressivo dell’HRT non farà altro che rinforzare in Koresh la sensazione di fine del mondo, con tutte le conseguenze del caso. Li allontanano, mentre al telefono Koresh continua a discutere con Byron Sage, il capo dei negoziatori:

“Quindi tu stai dicendo chiaro e semplice che sei il Cristo,” dice Sage.

“Sto dicendo che nessuno può dire di conoscere me o mio padre finché non apriranno i loro libri e si daranno un’onesta ed equa possibilità di vedere i sigilli.”

14 marzo

Dietro ordine di Lamar, durante la notte i Davidiani vengono tenuti svegli con dei riflettori. Il mattino dopo, Koresh telefona per far sapere le sue riflessioni e i negoziatori si dichiarano disposti ad ascoltarlo, a patto che non si tratti del solito Bible babble, di cui non ne può più nessuno.

21 marzo

Oltre ai riflettori, di notte l’HRT trasmette ad alto volume canti tibetani, carole natalizie e urla di conigli macellati. Il problema è che nemmeno l’Fbi o i negoziatori riescono a dormire con quella confusione, e i nervi di tutti cominciano a logorarsi.

24 marzo

Dopo tre notti insonni i negoziatori si ribellano a Byron Sage, insultano Koresh per telefono perché li costringe a restare lì chiamandolo bugiardo e dandogli del codardo, qualcuno scrive sul muro “Sage è un Davidiano”. L’HRT dà un ultimatum: o 20 persone escono prima delle 16 oppure prenderanno provvedimenti. Nel cortile del compound appaiono nove carri armati Bradley e cinque blindati M728. Non succede nulla, e durante la notte oltre a riflettori e playlist, il compound viene sorvolato senza sosta da elicotteri a bassa quota, finché vengono allontanati da raffiche di mitra.

26 marzo

Al mattino, carri armati e blindati distruggono staccionata, orto, macchine e derapano sopra la tomba dei Davidiani morti nei giorni precedenti, nonostante le proteste dei Davidiani e dei negoziatori. Jeff Lamar è ormai in aperto conflitto con Byron Sage e prende iniziative via via più aggressive.

Primo aprile

Due esperti di religione, Philip Arnold e Jim Tabor, appaiono in televisione e, libro delle rivelazioni alla mano, dimostrano che l’apocalisse corrisponde in tutto e per tutto all’assedio di Waco.

13 aprile

Koresh fa sapere che non uscirà dal compound finché non avrà scritto un libro dove spiega i Sette sigilli. L’Fbi è troppo impegnato a discutere con il presidente degli Stati Uniti su come, quando e se usare i lacrimogeni, dato che all’interno ci sono bambini. Quando Koresh li rassicura dicendo di avere già scritto il primo capitoletto, lo ignorano.

14 aprile

Byron Sage interroga Steve Schneider, il braccio destro di Koresh, sulle abitudini sessuali del leader all’interno della setta, specialmente riguardo a quello con le minorenni.

Steve Schneider (a sinistra)

“Che mi dici del sesso con dodicenni?”, domanda Sage, “Continuo a tornare su quell’argomento perché sia tu che io sappiamo che è vero”.

“Non è vero e non è mai successo.”

“Era con una quattordicenne?”

“Quattordicenne? Che posso dire, è vero.”

“Sì, ok, e…”

“Che posso dire?”

“Una quattordicenne non è un adulto consenziente, lo sai.”

“Lei lo era, lo era.”

“Non dirmi queste cose. Non sono ancora adulti.”

“Non ero nemmeno lì, io. C’era Rachel Jones.”

“È stupro. È stupro di minore. Lo sappiamo tutti e due.”

“I genitori avevano acconsentito prima.”

“Oh, i genitori possono dare il consenso per una ragazzina, giusto?”

“Questo è quello che ho sentito, comunque. È quello che mi hanno detto.”

18 aprile

Il Presidente Clinton si affida completamente all’Fbi riguardo al modus operandi. Gli agenti dell’HRT spazzano via con i carri armati tutte le automobili restanti mentre dalla finestra del compound le madri mostrano i bambini più piccoli con al collo il cartello “le fiamme li aspettano”. All’interno, David istruisce le sue mogli su come suicidarsi: abbracciarsi in quattro e togliere la sicura a una bomba a mano. Gli uomini si metteranno alle finestre con fucili e munizioni, pronti per l’assalto finale.

19 aprile

All’alba, quelli dell’HRT usano dell’esplosivo per aprire buchi nei muri, poi ci sparano dentro gas lacrimogeni con i blindati che vengono tempestati di proiettili dai Davidiani. Dopo sei ore la casa è satura di gas, ma nemmeno un Davidiano esce dal compound. L’Fbi ordina ai carri armati di sfondare i muri con i cannoni “allo scopo di favorire l’uscita”, ma i Davidiani non capiscono che quando un carro armato ti entra in cucina dal muro in realtà vuole invitarti a uscire, così si rintanano nella panic room, l’unica stanza di mattoni all’interno del compound, piena zeppa di armi e munizioni. Alle 11.17 intercettazioni ambientali sentono uomini non identificati parlare di come e dove accendere un fuoco e di prendere delle taniche di benzina. O forse parte tutto per sbaglio quando un carro armato rovescia una lanterna a petrolio.

Comunque, in tre punti diversi del compound si sviluppa un incendio. Nessuno dei 76 davidiani esce, non si sa se per volontà, per obbligo o perché rimasti bloccati dal fuoco. Estratti i corpi, l’autopsia rivelerà che 20 persone riportano ferite mortali da arma da fuoco, tra cui cinque bambini sotto i 14 anni. Dayland Gent, di 3 anni, è stato pugnalato al cuore; secondo i medici legali si è trattato del colpo di grazia che gli hanno inflitto i genitori quando hanno capito che sarebbero morti arsi vivi. Steve Schneider, il braccio destro di Koresh, gli ha sparato in testa e poi si è ucciso a sua volta.

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