La trilogia di John Wick ha sparato in faccia a tutti gli altri film d’azione

Derek Kolstad è uno sceneggiatore non troppo famoso che ha scritto The Package, un film del 2013 con Dolph Lundgren nemmeno uscito in sala, ma distribuito direttamente sul mercato dell’home video. Chad Stahelski è un ex stuntman: amico di Brandon Lee, gli ha fatto da controfigura durante le riprese de Il corvo, sul set dove Lee troverà la morte in uno sfortunato incidente. Anche David Leitch è uno stuntman che ha fatto da controfigura, tra gli altri, per Brad Pitt e Jean-Claude Van Damme. Kolstad sta cercando di diventare uno sceneggiatore affermato, mentre i due ex stuntman non sono nomi importanti di Hollywood, ma esordienti alla cinepresa. Stahelski però ha fatto da controfigura a Keanu Reeves nella saga di Matrix, lo conosce bene e sa di poter contare su di lui. Reeves decide di dare fiducia all’amico e si imbarca nel primo film diretto da Stahelski, una pellicola di azione come quelle in cui ha fatto tante volte da stuntman. L’incontro fra i quattro è la dimostrazione che spesso il risultato è superiore alla somma dei fattori: nel 2014 esce nelle sale il primo film di John Wick.

La saga di John Wick ha registrato incassi ben oltre le aspettative: il primo episodio ha totalizzato a livello mondiale 89 milioni di dollari , il secondo, John Wick Capitolo 2, ha quasi raddoppiato le cifre al botteghino arrivando a 170 milioni e il terzo John Wick – Parabellum ha già incassato 76 milioni di dollari a poco più di una settimana dall’uscita. Il successo della serie si fonda su una profonda conoscenza del panorama degli action movie: la storia gioca con i cliché del genere senza scadere nella parodia. Come in Taken, la trilogia che vede protagonista Liam Neeson nei panni di un padre dalle capacità letali, John Wick prende le mosse da una premessa velleitaria che, nello sviluppo della trama, diventa paradossalmente coerente. Il personaggio interpretato da Keanu Reeves è un ex killer al soldo della criminalità organizzata ritiratosi per amore. Il giorno del funerale della moglie un gruppo di teppisti – che si scoprirà essere affiliati al suo capo di un tempo – gli ruba l’automobile, una Mustang del ’69, e uccide il suo cane, ultimo regalo della donna. Da qui scatta la sete di vendetta di John Wick che lo porterà, nell’arco della serie, a sfidare l’intera malavita organizzata globale.

Si tratta di un esordio fumettistico, che ricorda altri film di genere come A History of Violence di David Cronenberg e il meno conosciuto Hobo with a Shotgun: la storia di un uomo apparentemente normale che vede la sua quotidianità sconvolta da un imprevisto in grado di riportare a galla la sua vera natura o il suo passato. Gli autori di John Wick hanno saputo tenere conto dello sguardo ormai consapevole dello spettatore e giocare con gli archetipi del film d’azione: ritorna spesso la figura del cane come movente che ha dato origine a tutta la saga e allo stesso modo viene marcata in maniera quasi comica l’ossessione del protagonista per la sua automobile. Questi espedienti riguardano soprattutto la figura di Keanu Reeves, pilastro indiscusso della serie. Stahelski arricchisce la trama di citazioni tratte dai precedenti film di Reeves, come Constantine e Matrix, ne riprende ambientazioni e sequenze, costruisce il racconto intorno all’incontro di Wick con vecchi compagni, come quello memorabile tra l’assassino e il re delle spie Bowery King – interpretato da Laurence Fishburne – chiaro omaggio ai loro personaggi di Neo e Morpheus nella trilogia dei Wachowski.

Lo stile cinematografico di Stahelski rielabora gran parte del miglior cinema d’azione degli ultimi anni, dalle trovate adrenaliniche della saga The Transporter al cinema autoriale di John Woo, senza però accentuare la componente metacinematografica, come accade ne I mercenari, una serie giocata esclusivamente sul peso dei nomi del cast e l’effetto nostalgia sul pubblico. Al contrario John Wick descrive un mondo coerente, retto da regole che lo spettatore scopre passo dopo passo – come Wick che lentamente ritrova la sua ferocia – e che danno modo alla storia di procedere senza i buchi di trama così frequenti nel cinema di azione. Veniamo a conoscenza del mondo sotterraneo e dell’economia che regge la comunità degli assassini, basata sullo scambio di monete d’oro che sono la ricompensa per le missioni riuscite, entriamo nell’hotel Continental, un porto franco per gli affari della malavita. Scopriamo progressivamente le figure chiave del crimine globale: Winston, il direttore del Continental, e la Gran Tavola, l’organo di controllo della malavita che riunisce le più importanti famiglie del pianeta, dove siede anche Santino D’Antonio, tra i principali antagonisti di John Wick.

Il primo capitolo vede Wick impegnato a sgominare i suoi vecchi alleati della mafia russa, in una corsa tra i bassifondi e i locali alla moda di New York. Il sequel è in gran parte ambientato a Roma, dove Wick è coinvolto in una vecchia questione d’affari da Santino D’Antonio – interpretato da Riccardo Scamarcio, a suo agio nel ruolo hollywoodiano. Nel terzo episodio il protagonista, radiato dal sindacato degli assassini a causa della sua condotta, si rifugia prima nell’accademia dove è stato addestrato e poi a Casablanca alla ricerca del Reggente, colui che siede al di sopra della Gran Tavola e che può annullare la sua scomunica. La varietà di ambientazioni riflette la grande inventiva degli autori: gli scenari sono elementi importanti che rinnovano le soluzioni delle sequenze d’azione e danno modo di mettere in luce la corruzione che pervade il mondo di Wick, dolorosamente simile al nostro. 

Proprio in un film d’azione che ha come intento primario affascinare e divertire si trova una riflessione profonda sul significato della vendetta. A ogni azione dell’assassino corrisponde una reazione più violenta, per ogni compito portato a termine si viene a creare un ennesimo conto in sospeso. Il desiderio originale di John di portare a termine la sua vendetta per tornare a essere un uomo libero viene vanificato dal suo coinvolgimento in una lotta fra poteri più grandi di lui. Wick diventa la variabile impazzita di un sistema dalle meccaniche ferree, ma malate, dove ogni boss malavitoso è in lotta costante con tutti gli altri. Il peccato di tracotanza del protagonista arriva a vanificare tutti i suoi sforzi, con una morale simile alla Trilogia della vendetta del regista sudcoreano Park Chan-wook: anche quando la giustizia privata sembra legittima non riporta equilibrio nella propria esistenza e non ripaga i torti subiti.

Lo racconta il volto sempre teso di Keanu Reeves, che grazie a pochi elementi essenziali come il portamento elegante, la mimica ridotta al minimo e l’eloquio sobrio e pungente, riesce a dare forte personalità al personaggio: non la brutalità fisica del Jason Statham di The Transporter o la rabbia calcolatrice di Liam Neeson in Taken, ma una figura che oscilla tra il tormento interiore e la perseveranza dell’assassino. Nel panorama delle moderne saghe action, Wick è un perfetto antieroe, sempre in scena con il volto segnato da ferite, bruciature, lividi o macchie di sangue. Reeves porta in scena un uomo che, nonostante le capacità fuori dal comune, paga sul suo corpo la fatica delle proprie scelte di vita. Stahelski e Leitch da ex stuntmen sanno bene che per ogni acrobazia o sequenza spettacolare il corpo richiede un pegno in cambio.

È lecito dire, evitando gli spoiler, che il finale aperto di Parabellum lascia aperta la possibilità di vedere in futuro un quarto capitolo della saga. La strada di John è stata lunga: partito per avere la sua vendetta, ha finito per mettersi contro l’ordine criminale globale. Gli alleati, di episodio in episodio, si riscoprono nemici, lasciando Wick solo nel suo viaggio alla ricerca della redenzione, della libertà, e in definitiva di se stesso. Con un racconto che si muove per archetipi, ma mette in mostra la magnifica macchina del cinema di azione, Stahelski e Leitch hanno saputo trovare un equilibrio tra forma e contenuto capace di rendere John Wick uno fra i brand più interessanti del cinema contemporaneo, action e non solo.

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