Come andare in pensione prima dei 40 e vivere felici

Lo scorso giugno è uscito un dato che non dice nulla di nuovo, ma conferma una triste realtà italiana. Siamo il Paese con il maggior numero di Neet in Europa, con una percentuale del 25,7%. L’acronimo identifica quei giovani tra i 18 e 24 anni – alcune statistiche si estendono fino ai 30 – che non risultano registrati all’interno di un percorso di studi e non hanno un lavoro. E che soprattutto, non lo ricercano.

“L’elevato numero di Neet deriva in larga parte dalle inefficienze nella transizione scuola-lavoro,” ha spiegato Alessandro Rosina, professore all’Università Cattolica che si è occupato del tema. “In particolare, in Italia molti giovani all’uscita dal sistema formativo si trovano carenti di adeguate competenze e sprovvisti di esperienze richieste dalle aziende”.

Accanto ai Neet, o forse al suo interno, negli ultimi anni è nata una nuova categoria di millennial non impegnata nella ricerca di lavoro. Appartengono anagraficamente all’ultima fascia d’età dei Neet, ma nella maggior parte dei casi sconfinano anche nei trenta inoltrati. Si tratta del movimento FIRE (Financial independence and retiring early), costituito da un gruppo di persone fino a poco tempo fa numericamente insignificante, ma oggi sempre più diffuso, che sceglie di lavorare per alcuni anni dopo la laurea per mettere soldi da parte e poi, in breve tempo, “andare in pensione”. Un fenomeno che oggi riguarda migliaia di persone, che hanno creato una vera e propria comunità su internet dove raccontare, tra social network, blog e newsletter, il proprio percorso giorno per giorno verso quella che definiscono la libertà. Oggi su Reddit il gruppo di discussione sul tema ha oltre 420mila iscritti e blog come quello di Mr. Money Moustache, punto di riferimento del movimento, fanno registrare milioni di visitatori ogni mese.

Le origini del Movimento FIRE sono lontane, risalgono precisamente al 1992. Quell’anno uscì un libro diventato poi una sorta di Bibbia per queste persone, “Your money or your life”, di Vicki Robin. Un trattato di money management, trasformato in un manifesto per il reimpossessamento della propria vita, secondo cui mettere le energie non al servizio degli altri, bensì di se stessi e dei propri desideri. L’epilogo del libro conteneva l’obiettivo ultimo cui vuole portare: l’indipendenza finanziaria come preludio a una rivoluzione nello stile di vita. Fu da subito un successo editoriale, consacrato da moltissime recensioni positive da parte del Los Angeles Times e perfino da Oprah Winfrey. Fu così che alcuni ragazzi, a partire dagli anni Duemila, decisero di prenderlo come base di un movimento volto al pensionamento anticipato.

Come spiega il New York Times, “I sostenitori del movimento FIRE sono generalmente uomini che lavorano nel settore tecnologico, i classici ingegneri dalla mente propensa all’analisi che si esaltano nel calcolare l’interesse composto su 40 anni, o comparare il ritorno sull’investimento di fondi indicizzati a basso costo piuttosto che dell’affitto di beni immobiliari.” Ingegneri, consulenti, programmatori: sono perlopiù figure professionali come queste ad aderirvi, cercando di accumulare più denaro possibile durante la vita lavorativa e seguendo al contempo uno stile di vita fondato sul risparmio. Niente viaggi costosi o cene nei ristoranti stellati, piuttosto pasti frugali e take-away e una vita sociale fondata su attività gratuite o quasi – gite in bicicletta, pic-nic, partite di calcetto nel parco. Allo stesso tempo, è importante investire una parte del proprio patrimonio in fondi pensionistici o in altri strumenti finanziari indicizzati a costo quasi zero, così da garantirsi introiti costanti nel tempo.

Il trasferimento in piccole cittadine dimenticate o villaggi di campagna, dove gli affitti e la vita costano molto meno che nelle grandi metropoli, è un altro passaggio importante della strategia FIRE. Questo, per riuscire a sopravvivere economicamente per il resto della vita, una volta lasciato il lavoro. La filosofia non sta infatti nel guadagnare il più possibile per aumentare all’infinito il proprio potere di acquisto, ma nel guadagnare e poi risparmiare quanto basta per poi riuscire a sopravvivere per il resto della propria vita senza un lavoro e perseguendo i propri sogni.

Mr. Rip è un 41enne italiano aderente al movimento FIRE, che racconta il suo percorso su un blog personale, uno dei tanti aperti dagli adepti a questa filosofia di vita. Fino a qualche anno fa viveva a Milano. Uno stipendio da 1300 euro al mese, un affitto da 700, come ogni ragazzo milanese vedeva più del 50% delle sue entrate bruciate per avere un tetto sopra la testa. A un certo punto, stressato da questa situazione, si è licenziato e si è trasferito in Svizzera, dove ha trovato un impiego ben pagato. “È stato a quel punto, quando il mio patrimonio è passato dalle cinque alle sette cifre, che ho scoperto il mondo FIRE,” mi spiega. “Già in precedenza concepivo i miei risparmi come ‘numero di mesi in cui posso vivere senza lavorare’. Questo numero aumentava sia all’aumentare dei miei risparmi, sia al diminuire delle mie spese mensili. Quando ho scoperto il FIRE, ho imparato a risparmiare ulteriormente e a investire i miei soldi nel modo più efficace.”

La scelta di aderire al FIRE è spesso descritta dai suoi adepti come una ribellione a un modello sociale che non funziona. “Si tratta di un movimento di individui che combinano idee e principi come l’anti-consumismo, il fai-da-te, l’ideale dell’uomo rinascimentale, l’economia domestica, l’individualismo, l’ambientalismo e il capitalismo delle rendite, con l’obiettivo di raggiungere l’indipendenza finanziaria in modo estremamente rapido,” si legge su uno dei blog di riferimento del movimento. “Mettere in pratica i principi del pensionamento anticipato porta a uno stile di vita che soddisfi tutti i bisogni primari, minimizzando allo stesso tempo l’utilizzo di denaro e risorse naturali, i conflitti e qualsiasi sforzo.”

Per Mr. Rip piuttosto che di una battaglia politica e una lotta a una società fondata quasi esclusivamente sul lavoro, si è trattata di una scelta legata al benessere individuale. Le due cose, però, sono collegate. “Il movimento FIRE oggi sta avendo sempre più successo perché c’è una crescente insofferenza delle nostre generazioni per lavori sempre più stressanti e mentalmente poco stimolanti,” spiega. Sfruttamento, orari di lavoro che superano di gran lunga quelli stabiliti per legge, una vita extra-lavorativa che si riduce alle briciole. Questo porta molte persone a desiderare esistenze diverse e, per chi può, il pensionamento anticipato – o quanto meno la sua possibilità – è una via di uscita.

La voglia di raggiungere l’indipendenza finanziaria e il conseguente pensionamento anticipato nascono dunque dall’esigenza di libertà. Si può amare il proprio lavoro, avere ambizioni professionali ed essere felici dei propri superiori e colleghi, ma, secondo Mr. Rip, le cose possono cambiare da un momento all’altro. Avere una strategia di uscita, dunque, è fondamentale per la sopravvivenza mentale. “Nel corso degli anni le priorità cambiano, i capi girano, il tipo di lavoro evolve e anche le proprie passioni. Io non ho più voglia di essere un informatico. Lo sono stato per metà della mia vita. Cinque anni fa compravo e studiavo c++, software design, design pattern, test driven development… Oggi le stesse cose mi fanno venire la nausea, sento di essere vicino al burn-out.

Più che un movimento di ribellione, però, quella dei FIRE sembra una strategia elitaria, in mano a pochi fortunati. C’è un elemento, infatti, che accomuna chi sceglie di prendere questa strada: l’alto salario. Come sottolinea il New York Times, infatti, gli adepti del pensionamento anticipato sono persone che “beneficiano del mercato azionario in costante rialzo, oltre che, in alcuni casi, del privilegio di classe, razza, sesso e del loro background.” Si tratta per lo più di maschi bianchi, con un sostegno economico familiare che ha permesso loro un’alta istruzione e che li ha portati a lavorare nella Silicon Valley o in contesti di questo tipo. In assenza di queste prerogative è complicato prendere anche solo in considerazione la possibilità del pensionamento anticipato: “È difficile andare in pensione a 40 anni se lavori con un salario minimo, per esempio, o se hai uno schiacciante debito studentesco, o non hai le stesse opportunità degli altri perché sei cresciuto povero in un quartiere pieno di criminalità,” continua il New York Times.

Mr. Rip non condivide in pieno l’idea che quella del pensionamento anticipato sia una scelta elitaria. “Chiunque può fare passi verso l’indipendenza finanziaria, non ci sono scuse relative al reddito,” mi spiega. “È vero, avere un lavoro ben pagato aiuta, eppure rispetto a oggi ero forse più vicino all’indipendenza finanziaria quando guadagnavo poco ma ero giovane e in grado di vivere con poche centinaia di euro al mese, senza spese inutili e bisogni impellenti.”

Nessuno tra coloro che si adopera per l’early retirement lo fa perché sogna di starsene al mare per il resto della vita. “Io ho una lista di cinque pagine di attività che mi danno gioia, ciò che vorrei essere ‘libero di’ fare”, spiega Mr. Rip. “Cerco la ‘libertà da’ un lavoro per avere la ‘libertà di’ dedicarmi ai miei progetti full-time e vivere una vita più autentica, più vicina al mio ideale”.

L’adozione di questa strategia è vista con sospetto da molte persone. Andare in pensione ancora Millennial, o pochi anni dopo, è la tipica scelta che si scontra duramente con quel senso comune fatto di carriere di quarant’anni e vite sacrificate alle ambizioni professionali. Ecco perché sui blog che trattano il tema si legge di frequente di persone che hanno chiuso relazioni sentimentali o rapporti familiari dopo aver deciso di aderire al FIRE.

Per alcuni, siamo davanti a bambocci che sfruttano le proprie posizioni di privilegio economico-sociale per ergersi a ribelli di un sistema capitalistico di cui sono in realtà i principali attori. Per altri, gli adepti del FIRE sono persone furbe – in senso positivo – che sfruttano il sistema spremendolo fino all’osso e cercando di ricavarne il massimo e poi se ne vanno sbattendo la porta. Quello che è certo è che oggi il movimento sta facendo sempre più proseliti e la recente ristampa di Your Money or Your Life ne è una dimostrazione.

Oggi Mr. Rip non ha ancora lasciato il suo lavoro al 100%, ma il momento dell’indipendenza finanziaria è molto vicino. Entro un paio di anni dovrebbe arrivare il pensionamento anticipato. Il compimento di questo percorso in effetti non è così rapido come si vorrebbe, ed è piuttosto frutto di un percorso complesso. “La matematica dietro l’indipendenza finanziaria,” mi spiega, “Non è una ‘rocket science’: una volta messa in piedi la strategia e rivista di tanto in tanto, bisogna seguirla per anni, spesso almeno un decennio. È come correre un’ultra-maratona, non è per tutti”.

Quando davvero avrà raggiunto il suo obiettivo, non è detto che sarà tutto rose e fiori. Se la strategia dell’indipendenza finanziaria e del pensionamento anticipato è una risposta allo stress e all’insoddisfazione di lavori ben retribuiti ma capaci di annullare la propria vita, in molti casi è la stessa strategia FIRE ad avere risvolti psicologici negativi. Sui blog si legge di persone in crisi di identità, in preda ai sensi di colpa, annoiate e pronte a rimettere in discussione le proprie scelte. Allo stesso tempo, però, le storie positive si sprecano: famiglie in giro per il mondo in camper, coppie felici in ranch di campagna, persone che hanno potuto dedicare la propria vita al volontariato.

Mr. Rip sta già vivendo i due lati della medaglia, prima ancora che il percorso si sia concluso. “Personalmente, la scoperta del FIRE mi ha da una parte eccitato, dall’altra ancor più reso intollerante rispetto al lavoro,” spiega. “Quando inizi a vedere la via d’uscita, la vita attuale ti diventa stretta. E questo può avere effetti psicologici da non sottovalutare.”

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