È giusto giudicare Pound per il suo passato fascista e non per le sue opere? - The Vision

Esistono mostri meravigliosi, esseri umani che hanno scelto il lato sbagliato della Storia con idee criminali e crimini ideologici, donando ugualmente al mondo frammenti di bellezza grazie alla loro arte. Céline era un antisemita, Heidegger un nazista, Caravaggio un assassino, ma l’orrore del loro pensiero o delle loro azioni non ha scalfito la grandezza delle loro opere. Nessuno si indigna se ti sorprende sull’autobus a leggere Viaggio al termine della notte, ma può succedere con un libro del poeta che più di tutti ha subito le ripercussioni dell’essere associato a un’idea negativa, complice anche chi negli anni ha strumentalizzato il suo nome. È il caso di Ezra Pound, poeta immenso, ma convinto fascista.

In Italia il letterato paga anche il collegamento con CasaPound. Nel 2011 Mary de Rachewiltz, figlia di Ezra Pound, ha portato in tribunale il movimento politico di estrema destra per essersi appropriato indebitamente del nome e della memoria del padre. Il Tribunale di Roma ha però definito legittimo il nome CasaPound perché “diverso e autonomo” rispetto al nome del poeta. Resta il fatto che i fascisti del terzo millennio abbiano scelto quel nome non per esaltare il vorticismo dei Cantos, ma per il suo pensiero politico.

Ezra Pound nel suo studio di Parigi, 1923

L’avvicinamento di Ezra Pound al fascismo fu graduale. Nel 1908, come molti giovani poeti e scrittori statunitensi della sua generazione decise di trasferirsi in un’Europa in pieno fermento artistico. A Londra conobbe William Butler Yeats, diventandone prima il segretario, poi un amico fidato e infine lo stimolo per far raggiungere al poeta irlandese una nuova modernità nello stile. Negli anni Venti il cuore della poesia europea era Parigi, dove Pound si trasferì nel 1920 iniziando a frequentare artisti come Pablo Picasso, Erik Satie, Jean Cocteau e il connazionale Ernest Hemingway. Con quest’ultimo nacque un rapporto schietto: Pound gli consigliò di denudare la sua prosa, eliminando gran parte degli aggettivi usati in eccesso, ed Hemingway per ricambiare gli insegnò a tirare di pugilato. Durante un loro viaggio in Nord Italia, Pound rimase così affascinato dal nostro Paese da decidere di trasferirsi a Rapallo, in Liguria, nel 1925. La decisione era anche motivata dalla sua crescente insofferenza verso gli ambienti intellettuali parigini, sempre più influenzati dal socialismo. L’arrivo in Italia diventò anche l’occasione per studiare la politica e la figura di Benito Mussolini, che affascinava il poeta e in generale tutto il mondo intellettuale con la sua crescente fama internazionale.

Ezra Pound a Rapallo nel 1959

Se da un lato Pound continuò a comporre le sue opere, dall’altro fu del tutto rapito dal fascino del regime fascista. Per anni la sua ossessione fu quella di elaborare una nuova teoria economica da presentare a Mussolini in persona. Nel 1933 riuscì a farsi ricevere a Roma da Mussolini per fargli dono di una copia dei Cantos e illustrargli le sue teorie, introdotte dalla frase “Duce, ho la possibilità di non far pagare le tasse ai cittadini”. Influenzato dall’economista e anarchico tedesco Silvio Gesell, Pound elaborò una serie di testi sull’economia dove rifletteva sul concetto di usura, identificandola come la reale piaga di uno Stato. Lo scrittore propose di istituire una tassa non sui cittadini, ma sul denaro stesso per privare del loro potere le banche, considerate da Pound come il male assoluto e l’epicentro del “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” per portare gli ebrei a dominare il mondo. L’astio nei loro confronti lo spinse a diventare anche un simpatizzante di Adolf Hitler.

Hemingway non accettò l’adesione al fascismo dell’amico, commentando senza tanti giri di parole che “Se realmente ammira e rispetta Mussolini e il suo operato, allora tutto quello che posso dire è MERDA”. Quando Pound si schierò a favore di Franco durante la guerra civile spagnola, Hemingway andò prima su tutte le furie e poi si convinse che l’amico fosse diventato pazzo, nonostante le sue poesie continuassero a essere sublimi. Hemingway scrisse in una lettera destinata a un amico comune che Pound “Merita punizione e disonore. Non dovrebbe essere impiccato e nemmeno reso martire, ha una lunga storia di generosità e aiuto disinteressato ad altri artisti, ed è uno dei più grandi poeti viventi. È impossibile credere che una persona sana di mente sia arrivata a un tale livello di idiozia e schifo”.

Eppure l’avvicinamento tra il poeta e il fascismo non si era ancora concluso: nel 1933 terminò un libro in cui paragonava la visione politica di Mussolini a quella del terzo presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson. In seguito sostenne che che il fascismo aveva salvato l’Italia dal comunismo, liberandola dai parlamentari e da gruppi politici senza morale. Agli albori della seconda guerra mondiale iniziò a pubblicare articoli antisemiti su diverse riviste italiane e lettere che firmava con il motto nazista “Heil Hitler”. Lo Stato italiano arrivò a pagarlo per trasmettere un programma radiofonico (Europe calling, Ezra Pound speaking) dove osannava il fascismo, attaccava il presidente statunitense Roosevelt e consigliava la lettura del Mein Kampf e dei Protocolli dei Savi di Sion ai suoi ascoltatori. Negli stessi giorni in cui milioni di ebrei venivano mandati a morire nei campi di concentramento Pound denunciava la minaccia della “melma ebraica che avrebbe distrutto la razza bianca”. Lo scrittore statunitense Arthur Miller definì la sua propaganda più dannosa di quella del ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels.

Dopo la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana, nel 1945 fu catturato dai partigiani e consegnato a Genova ai militari americani, che lo imprigionarono nei pressi di Pisa in una gabbia d’acciaio senza servizi igienici e circondata da filo spinato. Con l’arrivo della notizia della sconfitta tedesca, Pound disse a un agente speciale dell’Fbi che Hitler era un santo. Nel novembre del 1945 fu spedito in aereo a Washington, dove venne dichiarato insano di mente in quanto schizofrenico, depresso e paranoico. Questa perizia lo salvò dall’ergastolo o dalla pena capitale, ma lo condannò a 12 anni di detenzione in un ospedale psichiatrico.

Hemingway, in ricordo della vecchia amicizia, fece il possibile per la libertà di Pound: quando vinse il Nobel, nel 1954, dichiarò che era l’anno buono per la liberazione dei poeti, con un chiaro riferimento alla detenzione di Pound. Grazie all’interessamento del vecchio amico e di molti altri scrittori, Pound fu rilasciato nel 1958 e decise di tornare a vivere in Italia. Ormai scriveva in italiano e considerava l’Italia più che una seconda patria. Tutti pensavano che avrebbe ritrattato i suoi ideali, ma si sbagliavano.

Appena rientrato  fece ai fotografi il saluto romano per poi partecipare a una parata neofascista organizzata da ambienti vicini all’Msi. In vecchiaia ritrattò alcune posizioni, come quando  confessò ad Allen Ginsberg – di origine ebraica – che l’antisemitismo non era altro che “uno stupido e suburbano pregiudizio”. Con la sua morte a Venezia nel 1972, iniziarono le guerre sull’utilizzo del suo nome. Numerosi intellettuali dalle idee politiche opposte a quelle di Pound organizzarono campagne di opinione per salvarlo dal suo passato fascista, invocando il diritto dell’artista di essere ricordato per le sue opere. Massimo Cacciari continua a venerarlo e spiega che “Pound commise un grande errore, grande quanto la sua mente. Però basta aprire a caso una pagina dei suoi libri per capire immediatamente di essere di fronte a un universo che è agli antipodi dal mondicino di quei miserabili che fanno il saluto romano il 25 aprile”.

Ezra Pound a Venezia

Pound ha sposato idee inaccettabili, ma ha lasciato in eredità al mondo una produzione dall’immenso valore. Il suo modernismo, l’influenza delle culture orientali, l’amore per Dante e Cavalcanti, il linguaggio limpido e diretto tipico dell’imagismo, la musicalità dei versi: sono tutti aspetti che lo rendono un gigante della poesia e che non possono essere messi in ombra dai suoi errori, per quanto indifendibili. Il problema è quando viene ricordato per i motivi sbagliati. Qualche mese fa la Regione Veneto ha voluto omaggiarlo nella “sua” Venezia. Nulla di sbagliato, fino all’intervento dell’assessore all’Istruzione Elena Donazzan che ha definito Pound “Un gigante del pensiero moderno osteggiato da una certa cultura perché non politicamente corretto”. Dovremmo ricordare a chi condivide un’opinione simile che essere fascista non vuol dire essere politicamente scorretto, ma sostenere un pensiero criminale. Lasciamo stare le appropriazioni strumentali di CasaPound e le uscite di qualche leghista nostalgico, e ricordiamo Pound per la sua opera. Tutto il resto può anche essere condannato all’oblio se è il prezzo da pagare per salvare la bellezza delle sue poesie.

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