Il Congresso delle Famiglie potrà finanziare “ProVita”, vicina a Forza Nuova. Il governo sapeva e l’ha patrocinato.

Mentre una folta schiera di giornali e giornalisti proclamava la revoca di un inesistente patrocinio della Presidenza del Consiglio al World Congress of Families, arrivando addirittura a sostenere che il governo NON patrocina il WCF, gli organizzatori dell’evento si burlavano di questa immotivata, o mal indirizzata, gioia a suon di “bacioni ai rosiconi”. Come più spesso ripetuto anche dagli organizzatori e dal Presidente Giuseppe Conte, il congresso delle famiglie di Verona può vantare il patrocinio del ministro della Famiglia, l’unico che gli sia mai stato concesso. Ad essere stato revocato è invece il logo di Palazzo Chigi, utilizzato “in mancanza di altro logo”. Per questo motivo, ad oggi, sul sito del WCF campeggia il simbolo della Repubblica Italiana con la dicitura “Ministro per la Famiglia e per le Disabilità”, accompagnato dalla new entry Regione Friuli Venezia Giulia. Insomma, l’evento di Verona non solo continua ad essere patrocinato dal governo – per l’ennesima volta: il ministero della Famiglia è parte integrante dell’esecutivo – ma oggi ha anche un’istituzione in più a spalleggiarlo. 

Mentre andava in scena questa commedia dell’assurdo, l’ufficio del Cerimoniale di Stato ci ha inviato come richiesto tutta la documentazione riguardante il patrocinio al World Congress of Families. Una volta per tutte sarà finalmente chiaro a tutti i cittadini cosa è successo e chi sono i responsabili. Sarà chiaro che non solo il ministro Fontana ha agito in totale autonomia, senza attenersi alle regole che permettono di patrocinare un evento; non solo il dipartimento per l’informazione e l’editoria guidato da Vito Crimi sapeva e ha acconsentito all’utilizzo del logo di Palazzo Chigi nonostante fosse a conoscenza anche della presenza di un biglietto a pagamento per partecipare alla manifestazione; non solo genera dubbi il fatto che Palazzo Chigi non sapesse nulla riguardo l’evento e il patrocinio; ma abbiamo scoperto che l’evento di Verona potrebbe finanziare la ProVita Onlus di Antonio Brandi e Alessandro Fiore, figlio di Roberto, capo di Forza Nuova. 

Ottobre 2018 è stato il mese dell’offensiva anti abortista. Il 4 ottobre il Consiglio comunale di Verona ha approvato la mozione presentata dalla Lega che impegnava l’amministrazione a finanziare e sostenere associazioni che promuovono iniziative contro l’aborto. L’11 ottobre una mozione simile è stata presentata al Consiglio comunale di Ferrara, dove è in discussione, dal consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni. Altri tentativi sono stati portati avanti a Trieste e a Sestri Levate. Il 22 ottobre poi è stato il turno di Roma, grazie a Giorgia Meloni, e di Milano, su iniziativa del consigliere di Forza Italia Luigi Amicone, fondatore della rivista ultra cattolica Tempi. Fortunatamente queste mozioni non hanno avuto seguito. Il 23 ottobre è anche iniziata in commissione Giustizia al Senato la discussione sul Ddl Pillon, e abbiamo già raccontato come la lobby pro life agisca per fare pressione sulle istituzioni politiche affinché vengano accolte le proprie richieste. 

È nel bel mezzo di questa offensiva che il 10 ottobre 2018, alle ore 10:00, in Viale Manzoni 28/Ca Ama viene costituito il Comitato per l’organizzazione del “Congresso Mondiale delle Famiglie – Verona 2019”, composto da Antonio Brandi, presidente di ProVita Onllus, Jacopo Coghe del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, e Ionut Constantin Tilita.

C’è poi qualcosa di più grave. Allegato all’atto costitutivo del 10 ottobre 2018 si trova lo statuto del comitato. Nell’articolo 20, che si occupa del rendiconto, si legge: “Al termine della manifestazione i componenti del Comitato, nella loro ulteriore qualità di organizzatori della stessa, redigeranno un rendiconto dei costi e dei ricavi derivanti dalla manifestazione e l’eventuale eccedenza verrà devoluta all’Associazione ProVita Onlus.” Ecco la cosa più grave di tutta la vicenda legata al patrocinio, non solo per l’enorme valore politico che ha, ma anche per l’opportunità economica che rappresenta per chi organizza il WCF. Dallo statuto risulta evidente che il rendiconto della manifestazione sarà compilato dagli organizzatori, che sono gli stessi membri del Comitato promotore dell’evento, e il cui presidente, Antonio Brandi – uno che non ha problemi a dire che “i gay hanno tendenze pedofile, rompono i coglioni e possono essere curati” –  è anche presidente dell’associazione che potrà beneficiare degli introiti che avanzeranno dopo la copertura dei costi. È presumibile che questi saranno contenuti, dal momento che il comune di Verona sta concedendo gli spazi in via gratuita con un risparmio stimato di circa 100mila euro

Antonio Brandi

È possibile, se non probabile, che l’evento di Verona possa essere una fonte di guadagno per un’associazione, la ProVita Onlus, dichiaratamente anti-abortista, che sul suo sito pubblica e sostiene studi privi di fondamento scientifico dal titolo: “Più problemi psico fisici per i bambini cresciuti da omosessuali” o   “L’omosessualità è un problema dal punto di vista psicologico” o ancora “Legame aborto-cancro al seno”. Come se non bastasse, molte inchieste giornalistiche, dal Guardian al Corriere della Sera, hanno dimostrato i legami della ProVita con l’estrema destra italiana di Forza Nuova, che non a caso sarà presente in massa a Verona. 

Eppure nulla di tutto questo ha ostacolato il pieno avallo del ministro della Famiglia, e non solo. Infatti il comitato, così composto, invia al ministro Fontana la richiesta di patrocinio il 12 novembre. Tre giorni dopo il ministro comunica l’assenso del suo dicastero. Una celerità che ha dell’incredibile, soprattutto se si pensa che la circolare richiede “un adeguato tempo di istruttoria”, mai effettuata in questo caso. Ma evidentemente Lorenzo Fontana era particolarmente legato alla manifestazione e ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. Nelle motivazioni del ministro non si fa alcun riferimento ai criteri che avrebbero spinto a patrocinare un evento del genere, né a nessuna delle prerogative necessarie previste dalla Circolare per i patrocini.

 

Con il benestare del ministro della Famiglia, il comitato del WCF, nato da appena un mese, può richiedere il logo di Palazzo Chigi, che gli spetta in virtù del fatto che fa capo a un dipartimento della Presidenza del Consiglio. Così, il 20 novembre inizia un carteggio surreale fra Jacopo Coghe il dipartimento dell’editoria. Passati i convenevoli di rito, il 22 novembre viene richiesta a Coghe “Una bozza del materiale su cui verrà apposto il logo e una breve dichiarazione sulla presenza o meno di eventuali implicazioni commerciali.” Si specifica poi che il logo ufficiale della Presidenza del Consiglio verrà inviato “previa autorizzazione del dirigente”. Il capo del dipartimento dell’editoria è stato quindi interpellato riguardo la concessione del logo, e ne abbiamo prova grazie alle seguenti mail fra il dipartimento e Coghe. Quest’ultimo, alla richiesta di delucidazioni riguardo i fini commerciali dell’iniziativa, il 28 novembre risponde candidamente: “Per quanto concerne le implicazioni commerciali: non so se può essere considerata tale la vendita del biglietto per l’ingresso pari a 15€”. È evidente che da parte degli organizzatori non si sia fatto nulla per celare lo scopo di lucro dell’evento, salvo non menzionare i pacchetti più onerosi di prezzo compreso tra i 125 e 1.250 euro. Eppure, dopo soli 35 minuti arriva la risposta del dipartimento guidato da Crimi: “Buongiorno Dott. Coghe, nessun problema. Posso produrre questa mail nell’incartamento già in possesso e – aggiungono dal dipartimento – a questo punto se il Dirigente ritiene sufficiente la documentazione già prodotta, forse possiamo inviare il logo in via informale”. Servono solo due giorni perché arrivi il benestare del dipartimento guidato dal Sottosegretario Cinque Stelle Vito Crimi. Nella mail del 30 novembre indirizzata a Jacopo Coghe si legge: “Fra poco invierà al Dottor Brandi, richiedente il logo, il file dello stesso in via informale. Ho avuto l’autorizzazione del Dirigente già informato preventivamente sulla vostra richiesta”. 

Se tutto questo non dovesse risultare ancora del tutto assurdo, è bene andare a vedere cosa dice la circolare Bonaiuti n. 428/10 che regola le procedure per la concessione dell’utilizzo del logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri e non concede il minimo spazio all’interpretazione. Si legge infatti: “Non si considera, di norma, opportuno concedere l’utilizzo del logo per iniziative che abbiano anche indirettamente un fine lucrativo”. Come è stato allora possibile accordare l’utilizzo del logo della Presidenza del Consiglio, nonostante uno degli organizzatori avesse dichiarato apertamente la presenza di un biglietto a pagamento? 

Inoltre, la circolare specifica: “Si precisa che, a seguito di istruttoria effettuata dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria, l’utilizzo del logo viene concesso dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria”. A concedere il logo quindi è stato il sottosegretario Vito Crimi. Lo stesso Vito Crimi che, il 22 marzo, per rispondere alle polemiche sulla presenza del logo sul sito del WCF, ha pubblicato un post su Facebook in cui diceva: “Sulla questione del logo per l’evento del ‘Congresso Mondiale delle Famiglie’ è opportuno fare un po’ di chiarezza”. Alla luce di quello che sappiamo oggi, questa sua necessità di “fare chiarezza” risulta comica, anche perché il Sottosegretario dichiarava con tono perentorio: “Alla luce dell’approfondita istruttoria e della valutazione dei molteplici profili non solo di natura tecnica ma anche politica, ho dato disposizioni al capo dipartimento affinché le nostre determinazioni siano comunicate direttamente agli organizzatori, invitandoli a rimuovere il logo istituzionale da tutto il materiale informativo prodotto, sia in formato cartaceo che per la diffusione via web”. Peccato che Crimi sapesse già nel lontano novembre 2018 che non vi erano i presupposti per permettere agli organizzatori del World Congress of Families di utilizzare l’emblema di Palazzo Chigi. Anche per questo, risulta comunque difficile pensare che nessuno, ma proprio nessuno, alla Presidenza del Consiglio sapesse del patrocinio e del logo, dal momento che tutto si è svolto fra dipartimenti interni a Palazzo Chigi. Ma in un governo in cui esistono misteriose manine che di notte truccano i conti dei decreti legge, tutto può essere.

Vito Crimi

Concludendo sul patrocinio: data la celerità della concessione sembra che il ministro Fontana fosse d’accordo con gli organizzatori dell’evento di Verona. Solo per tale ragione è possibile che si sia concesso il patrocinio a un evento che non ha i requisiti richiesti dai regolamenti. Non li aveva allora, né li ha oggi. Perché quel patrocinio, oggi adornato dalla stella della Repubblica Italiana, è ancora lì, e nessuno ha mai né pensato né provato a revocarlo?

È arrivato il momento che il ministro Lorenzo Fontana, il governo, e anche parte della stampa italiana, la smetta di far finta di non vedere l’enorme vergogna che rappresenta il patrocinio al World Congress of Families, non solo per le sue implicazioni economiche. È arrivato il momento che il ministro Fontana risponda davvero a chi gli chiede come è stato possibile che abbia concesso un patrocinio contravvenendo alle precise indicazioni dei regolamenti. E soprattutto, è davvero  arrivato il momento che il governo la smetta con questo teatrino del “io non sapevo niente”. È arrivato il momento che quel patrocinio venga revocato, una volta per tutte.

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