Simone ha affrontato da solo CasaPound. La politica abbia il suo stesso coraggio.

In questi giorni a Torre Maura, nella periferia di Roma, settanta rom, tra cui trentatré bambini, sono stati portati nel centro d’accoglienza della zona, scatenando la protesta degli abitanti del quartiere. Protesta che si è trasformata in rivolta quando CasaPound e Forza Nuova sono entrati in azione per scaldare ulteriormente gli animi. Le forze di estrema destra hanno fatto leva sulla rabbia e sulla frustrazione di chi protestava per trasformarle in intolleranza. Non avevano però fatto i conti con un quindicenne che li ha ridicolizzati con la sola forza delle parole.

Quando Alessandro Manzoni descrisse l’assalto ai forni nei Promessi Sposi, voleva raccontare la rabbia causata dalla fame e dalla mancanza del pane nella Milano sotto la dominazione spagnola nel Diciassettesimo secolo. Nel 2019, a Torre Maura, in una rivisitazione moderna di quella scena, i residenti di Torre Maura hanno preso i panini destinati ai rom, li hanno gettati a terra e li hanno calpestati per renderli immangiabili. Aizzati da CasaPound, al grido di “Zingari, dovete morire di fame” hanno negato il cibo a chi volevano andasse fuori dalla loro zona, in una tipica guerra tra ultimi che non porta a nulla, se non ad alimentare la frustrazione e al rafforzamento di quelle forze politiche che trovano la loro identità nella rabbia sociale. 

Torre Maura, tensione intorno al centro accoglienza, 3 aprile 2019

La matrice fascista di questi scontri si è manifestata apertamente quando il furgone con alcuni rom è stato accolto da saluti romani e slogan come “Italia, fascismo, rivoluzione”. Dopo è arrivato il turno degli insulti e delle minacce: “Dobbiamo bruciarli vivi”, “Scimmie di merda, ve ne dovete andare”, e tutto il repertorio di CasaPound che contesta gli abusivi e poi occupa abusivamente, da più di 15 anni, uno stabile che ancora non è stato sgomberato. Attaccare i più deboli è sempre stato lo sport preferito dei neofascisti, che ormai si sentono sempre più legittimati da un governo che non è mai stato particolarmente rigido nei loro confronti.

Nonostante nessuno sembra ricordarsi che in Italia esiste il reato di apologia del fascismo, e mentre i casi di intolleranza si moltiplicano nel Paese, è arrivato il quindicenne Simone a frenare l’avanzata mediatica di CasaPound durante la diretta Facebook dell’esponente tartarugato Mauro Antonini. Il giovane Simone ha accusato Antonini di “far leva sulla rabbia della gente per i suoi interessi, per i voti”. Quest’ultimo, fiutando la sfida all’apparenza semplice contro un ragazzino, ha gonfiato il petto passando al contrattacco: “Te sei contento che hanno messo 70 rom qui?”. Senza scomporsi, Simone ha risposto: “A me 70 persone non cambiano la vita. Se me svaligia casa un rom, tutti je demo annà contro, poi quando è italiano mi devo star zitto che è italiano. È sempre la stessa cosa, si va sempre contro la minoranza”, chiosando con un “nun me sta bene che no” che è già diventato sui social lo slogan di questa battaglia.

Mauro Antonini

Antonini e gli altri presenti sono rimasti sorpresi dalla risposta del ragazzo. Circondato dall’ostilità e dalla diffidenza dei presenti, Simone ha ricordato che “Nessuno deve essere lasciato indietro: né italiani, né rom, né africani, né qualsiasi tipo di persona”. Antonini, stizzito, ha replicato dicendo: “Sei uno su cento, solo tu pensi queste cose”. Nemmeno nel più brillante degli script uno sceneggiatore avrebbe potuto immaginare la risposta di Simone: “Almeno io penso. Almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti”. E alla domanda “Perché quelli della tua fazione politica non ci vengono qui?”, ha risposto: “Io non ho fazione politica, io so de Torre Maura”, con quell’innocenza pasoliniana che si nasconde ancora tra le periferie. Automaticamente Antonini ha associato Simone al Pd, ai buonisti, ai “sorosiani” di ferro, come se andare contro atti fascisti equivalesse per forza a essere un bolscevico. È la logica del nemico da catalogare, da ghettizzare per poi denigrarlo, che forse può funzionare in un salotto televisivo, ma non con un quindicenne con il pelo sullo stomaco e la schiettezza delle borgate della periferia di Roma. 

Antonini, sapendo di essere ripreso, ha cercato di evitare lo smacco mediatico giocando la carta dell’intimidazione. Si è avvicinato al ragazzo e gli ha poggiato una mano in faccia, come a dargli schiaffetti da persona matura che deve impartire lezioni di vita al “giovane pischello”. Simone non è indietreggiato di un millimetro. Al discorso retorico di Antonini sulla moglie che si alza alle quattro e mezza per andare a lavorare, sui servizi che a Torre Maura non funzionano, sulla filosofia della vita infame, Simone ha risposto: “E la colpa è dei rom?”. Come demolire CasaPound – o qualsiasi intollerante – in poche parole di buon senso.

Il centro di accoglienza di Torre Maura, aprile 2019

Il tam-tam mediatico non si è fatto attendere: in poche ore il video ha fatto il giro del web e Simone è finito su tutte le home page dei principali siti d’informazione. Per cercare di limitare i danni, CasaPound ha messo online la versione integrale del video, che nulla aggiunge alla realtà dei fatti. Si sono sprecati i tentativi di strumentalizzare le parole di Simone, con la gara tra i politici ad accaparrarsi il suo pensiero sia a sinistra che in quel M5S che ogni tanto si ricorda di essere al governo con l’estrema destra, come nel caso del sindaco di Roma Virginia Raggi. Motti come “La sinistra riparta da Simone” generano un effetto boomerang che fa perdere di vista il messaggio apartitico di un ragazzo che si è ribellato all’odio e alla xenofobia, senza parlare a nome di nessuna forza politica. 

Quello di Torre Maura è l’ennesimo caso che porta in luce la visione che hanno gli adulti dei giovani, spesso descritti come una generazione di indifferenti. Eppure, mentre gli adulti al potere sembrano ignorare il conto alla rovescia sulla salute del pianeta, è la sedicenne Greta Thunberg a lanciare un ultimatum e a smuovere la coscienza delle masse sul problema del cambiamento climatico, sottovalutato da anni. La risposta dei “grandi” è stata la macchina del fango contro la ragazza svedese, parlando di strategia di marketing, tempestando i social di sospetti, insulti e benaltrismo, invece di concentrarsi sulla problematica sollevata. Lo stesso è successo con Rami Shehata, il tredicenne che a San Donato milanese ha contribuito a salvare la vita dei suoi coetanei presi in ostaggio sull’autobus da Ousseynou Sy. Si è discusso sul “premio” della cittadinanza, sulle sue origini, sulla diatriba politica tra Salvini e i suoi avversari, mettendo in secondo piano il suo gesto. Finchè Greta, Rami e Simone saranno considerati utili solo per un tornaconto elettorale, il mondo continuerà a muoversi nella direzione sbagliata.

Ramy Shehata e Adam El Hamami

Parafrasando Cormac McCarthy, l’augurio è che il mondo non sia davvero un “paese per vecchi”, riservato a quelle generazioni che hanno paura delle diversità e che frenano il progresso. Le stesse che votano in Gran Bretagna per uscire dall’Europa – mentre i giovani hanno sentenziato il contrario –, che lottano per alzare i muri mentre le nuove generazioni vogliono abbatterli. Un giorno questi ragazzi e ragazze riusciranno a fermare la deriva dell’intolleranza. Oggi restano solo la consolazione e la consapevolezza che oltre i populismi, la xenofobia e il razzismo c’è chi è in grado di dire il suo no. 

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