Se non volete un secondo rovinoso lockdown, smettetela di chiamarla dittatura e rispettate le regole - The Vision

Ormai è chiaro a tutti che l’Europa sta fronteggiando la tanto temuta seconda ondata di Covid. Temuta sì, ma a quanto pare non abbastanza, visto che c’è ancora chi reputa ingiuste e troppo limitanti le misure di contenimento decise dai governi nazionali, nonostante non desideri al tempo stesso vedersi costretto ad affrontare altri lockdown. Eppure i numeri parlano chiaro: secondo la Johns Hopkins University il 14 ottobre, nel mondo, sono stati superati i 38 milioni di casi, concentrati soprattutto negli Stati Uniti e in India. Anche in Europa, però, con l’arrivo dell’autunno e con la ripresa delle attività scolastiche e lavorative, l’epidemia ha ripreso la sua corsa.

In Spagna, il Paese in cui la seconda ondata è cominciata già dalla seconda metà di agosto, dopo varie vicissitudini è stato imposto un lockdown parziale della città di Madrid e della regione della Catalogna. In Germania e in Olanda, l’aumento di casi e la pressione sugli ospedali ha costretto i governi a varare nuove restrizioni alla vita pubblica. Ma il Paese europeo con il maggior numero di casi è attualmente la Francia, che il 17 ottobre ha registrato 32.427 nuovi positivi. Numeri impressionanti, tanto che il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria e ha imposto il coprifuoco notturno – dalle 21 alle 6 del mattino – nella regione di Parigi e in altre otto aree metropolitane. Il provvedimento durerà almeno quattro settimane.

Anche nel Regno Unito i casi hanno ricominciato a salire in modo esponenziale e il 14 ottobre sono stati registrati quasi 19mila nuovi contagi. È stato quindi fissato un meccanismo di allerta che suddivide il Paese in tre aree, da quella con una più blanda circolazione del virus a quella con più casi. Liverpool è una delle città a livello di allerta massimo, dal momento che lo scorso 10 ottobre sono stati raggiunti i 635 casi ogni 100mila abitanti. Poche ore prima che scattasse il lockdown parziale, però, molte persone si sono riversate in strada e davanti ai locali, senza alcun distanziamento fisico e spesso anche senza mascherina. Sui social network sono comparsi dei video che documentavano l’accaduto, sfociato anche in un’aggressione ai danni di una volante della polizia. Un comportamento aspramente criticato dal sindaco Joe Anderson, che ha detto: “Queste immagini sono vergognose per la nostra città, attaccare dei poliziotti è inaccettabile. Il nostro servizio sanitario sta cedendo, e l’ignorare questo fatto è il motivo per cui adesso siamo nella fase di allerta più alta”.

È proprio questo il punto, e non solo nel Regno Unito, anche se a quanto pare in molti non lo hanno ancora capito, o non vogliono prenderne atto: il comportamento egoista e irresponsabile in nome della libertà personale mette in pericolo l’intera collettività.

Controlli della polizia a Liverpool, 10 ottobre 2020

Nel nostro Paese, per il momento, non si è arrivati ai numeri del Regno Unito o della Francia, anche se il 15 ottobre è stato registrato una cifra record di nuovi contagi: 8804 in un solo giorno, un numero mai registrato neanche nei mesi più difficili della prima ondata. Sicuramente un numero così elevato è dovuto anche al maggior numero di tamponi effettuati rispetto alle prime fasi dell’epidemia, ma questo è comunque un segnale che il virus ha ricominciato a circolare massivamente. Una ripresa confermata anche dal rapporto settimanale redatto dall’Istituto Superiore di Sanità e dal ministero della Salute, che afferma che “L’epidemia è ormai entrata in una fase acuta con l’aumento progressivo nel numero di casi, evidenze di criticità nei servizi territoriali e aumenti nel tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e area medica che rischiano, in alcune Regioni, di raggiungere valori critici nel prossimo mese”. Negli ultimi 14 giorni, infatti, in Italia sono stati registrati 75 casi ogni 100mila abitanti ed è raddoppiato il numero di sintomatici, con un indice di trasmissione Rt pari a 1,17. Secondo il piano del ministero della Salute, se l’indice Rt nazionale dovesse arrivare a 1,5 si tratterebbe del peggiore dei quattro scenari ipotizzati, con il ritorno a un lockdown generalizzato.

Quella attuale è una situazione non ancora fuori controllo, ma da tenere sotto stretta osservazione, come ha spiegato all’Ansa Carlo Palermo, segretario dell’Anaao-Assomed, il maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri italiani. Con i numeri attuali “gli ospedali italiani potranno reggere almeno per cinque mesi e al momento la situazione è gestibile, ma se dovessimo assistere a un aumento esponenziale dei casi come sta accadendo in altri Paesi come la Francia, allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre due mesi”.

Ma alcune regioni, come la Lombardia e Campania, che solo il 18 ottobre hanno registrato rispettivamente 2975 e 1376 nuovi contagi  ,, già si trovano a dover fronteggiare un sovraccarico ospedaliero, tanto che il entrambi i presidenti Fontana e De Luca  hanno messo in atto una serie di provvedimenti per rallentare la diffusione del virus, non senza polemiche. Eppure, dopo l’istituzione di un lockdown localizzato nella zona di Arzano, nella città metropolitana di Napoli, che già nei giorni scorsi ha scatenato le proteste dei cittadini e dei commercianti della zona, è stato il turno della chiusura delle scuole e delle Università in tutta la regione fino al 30 ottobre, un provvedimento che non solo ha provocato le proteste di genitori, presidi e insegnanti, ma ha anche causato un terremoto politico nelle file del governo, che sta facendo il possibile per non chiudere di nuovo le scuole, uno dei pochi luoghi in cui le misure di sicurezza vengono rispettate. 

È evidente che la circolazione del virus va rallentata al più presto, prima che il sistema sanitario non sia più in grado di fronteggiare l’epidemia. E se vogliamo evitare un secondo lockdown generalizzato, con conseguenze devastanti sull’economia, l’unica strada è quella di seguire le regole. Ecco perché il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in accordo con il Comitato tecnico scientifico, ha firmato un nuovo decreto che conferma e rafforza le misure di prevenzione: non più, quindi, solo le mascherine anche all’aperto in tutto il territorio nazionale, ma anche la raccomandazione di non organizzare cene o feste in casa con più di sei invitati e la chiusura anticipata dei locali pubblici. Misure non troppo diverse da quelle prese nel resto d’Europa, eppure c’è chi non perde occasione per utilizzare la pandemia come oggetto di scontro politico. Ne è un esempio Giorgia Meloni, che in un intervento in Parlamento postato poi sul suo profilo Facebook ha aspramente criticato le nuove misure prese dal Governo giudicandole “una farsa”.  Un comportamento irresponsabile, che non fa altro che legittimare l’atteggiamento di chi ancora non ha capito che questo virus può colpirci tutti, a qualsiasi età, direttamente e indirettamente, e non si rende conto che il comportamento di ciascuno di noi, in questo momento, può e deve fare la differenza. 

Giorgia Meloni

Quello che non è più accettabile, in momenti come questo, è il mancato rispetto delle norme di sicurezza, che sfocia anche in manifestazioni, come quella che si è svolta a Roma il 9 ottobre scorso e ha visto tra i partecipanti complottisti, no-vax e negazionisti del virus. 

Un eventuale sovraccarico degli ospedali e delle terapie intensive non avrebbe effetti solo sulla mortalità da Covid-19, ma anche su quella correlata a tutte le altre patologie che richiedono cure intensive. Ne abbiamo fatto duramente i conti in questi mesi. In assenza di un vaccino o di cure accessibili e validate, l’unico sistema che abbiamo per rallentare i nuovi contagi e alleggerire il carico sulle strutture sanitarie, evitando morti inutili e perdite economiche, è quello di rispettare poche semplici regole, le stesse che permetteranno di evitare anche il nuovo, tanto temuto lockdown, ipotizzato dal virologo Andrea Crisanti per il periodo natalizio. Ipotesi per ora smentita dal Presidente Conte che ha ribadito, facendo leva sulla responsabilità di ciascuno di noi che “Molto dipenderà dal comportamento dei cittadini. Smettiamola con le polemiche e i dibattiti, la formula vincente è collaborare e rispettare le regole restrittive varate dal governo”. Sarebbe infatti ora che in una situazione simile rispolverassimo il nostro senso civico, e capissimo che in certi casi il bene della collettività è il bene più importante anche per il singolo.

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