Come il movimento lesbico ha cambiato il femminismo

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Nel 1969, la National Organization for Women, uno dei principali gruppi femministi americani, organizzò uno dei suoi tanti convegni. Dal palco, Betty Friedan disse che le lesbiche, rappresentate dal colore viola, non erano le benvenute nel gruppo perché la loro lotta non riguardava tutte le donne, ma soltanto quelle omosessuali. Le definì “lavender menace”, la minaccia della lavanda. Dopo questi fatti, le lesbiche costituirono un gruppo separatista, chiamatosi appunto Lavender Menace, che l’anno successivo organizzò un flash mob durante il convegno della NOW, rivendicando il proprio diritto a partecipare. Le lesbiche furono così riaccolte nel movimento femminista, anche se molte di loro preferirono proseguire da sole.

Questo scontro è paradigmatico del rapporto che, a ogni latitudine, si è creato tra movimenti femministi e movimenti lesbici. In Italia, nel 1974 un numero della rivista del “Fuori!”, il Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano, fu redatto interamente da lesbiche che, per la prima volta collettivamente, denunciavano le discriminazioni subite anche all’interno della comunità LGBTQ+.Scrive una donna su Effe, rivista femminista nel 1976: “Al movimento femminista è indispensabile superare il momento solo teorico dell’analisi della sessualità, in cui rientra anche il lesbismo, e prendere coscienza del fatto che nessun discorso sui ruoli sessuali può essere verificato senza un confronto diretto con l’esperienza omoerotica. È probabile che la molteplicità di riflessioni sulla sessualità non abbia definitivamente scongiurato il pericolo che anche all’interno di gruppi femministi permanga, occulto, un modo di rapportarsi all’omosessualità femminile che è ancora tributario dell’ideologia del potere maschile”. È un problema che abbiamo ancora oggi e negli ultimi anni il movimento lesbico si è molto diviso su questo tema.

Intanto, il lesbismo è ancora in larga parte un tabù per la società: le violenze e le molestie che molte lesbiche subiscono spesso sono meno evidenti, ma non per questo non diffuse. Si associa il lesbismo a una categoria pornografica e persino la parola “lesbica” viene usata raramente dai media, quasi fosse una parola sporca o denigratoria. Ma la comunità lesbica ha portato un contributo fondamentale nella causa femminista, ed è ora di riconoscerlo.

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