In Italia ci sono solo 3 rifugiati ogni 1000 abitanti. Non esiste nessuna “invasione”.

Ha fatto scalpore nelle scorse settimane il caso del maestro di Foligno che ha messo in punizione un bambino di colore, apostrofandolo con frasi razziste. L’insegnante si era giustificato affermando che si trattava di un approccio originale per spiegare la Shoah, quello che lui stesso ha definito un esperimento sociale. Il bambino ha raccontato che i compagni di classe lo hanno difeso dal gesto discriminatorio, riferendo poi l’accaduto ai genitori. La reazione di quei bambini dovrebbe essere normale a tutte le età, ma i dati raccontano un’altra realtà: i giovani italiani non sono favorevoli all’immigrazione. 

Quasi la metà degli italiani (tra il 42% e il 52% a seconda della fascia di età) risponde negativamente riguardo a un possibile beneficio economico derivante dal flusso di migranti restituendo l’immagine di un Paese spaccato a metà. Gli altri Paesi presentano dati altrettanto oscillanti, ma più favorevoli all’immigrazione rispetto all’Italia. In Svezia, Olanda e Germania ogni fascia anagrafica si attesta solidamente sopra il 60%, con picchi per gli under 30 che raggiungono il 78% di consensi. Nel Regno Unito il dato arriva all’88%, in Paesi che vedono gli ultracinquantenni più dubbiosi – come Danimarca e Spagna – il consenso giovanile si attesta comunque su un rassicurante 77%. Una situazione analoga alla Francia, che vede gli over 50 allinearsi al 42% dei coetanei italiani, ma che, al contrario del nostro Paese, vede gli under e gli over 30 oscillare fra il 60% e il 70% dei consensi.

 

È da questa situazione che trae vantaggio la propaganda xenofoba dei partiti di governo, che si fanno forti di una strategia politica e mediatica volta a esorcizzare la figura dell’immigrato, o a insinuare il sentimento antieuropeo, in modo da alimentare i dubbi e le paure degli italiani. Viviamo in contesto di vera e propria psicosi, contraddetta dai dati che dimostrano come non esista nessuna invasione. Una ricerca Eurostat ha rilevato che l’Italia ha accolto nel 2017 un numero molto basso di immigrati, cinque ogni mille abitanti. Un rapporto dell’UNHCR ha attestato che nel 2017 il numero di rifugiati sul nostro territorio era di circa 160mila, 3 ogni 1000 abitanti, lo 0,27% della popolazione. Malta, bersaglio di Matteo Salvini per la mancata accoglienza dei barconi provenienti dalla Libia, ha ricevuto 46 immigrati ogni mille abitanti, una percentuale doppia rispetto a Stati come Irlanda e Svezia, che si attestano a 16 e 14. L’Italia è in fondo a questa classifica, insieme all’Ungheria del premier nazionalista Viktor Orbán – da sempre schierato duramente contro l’immigrazione – dove l’anno scorso sono arrivati sette immigrati ogni mille abitanti.

 

Matteo Salvini
Viktor Orbán

Secondo il Pew Research Center, i Paesi con il minore numero di immigrati come l’Italia sono quelli dove la xenofobia è più marcata. Il think thank americano ha assegnato un punteggio che va da zero a dieci a 22 domande su intolleranza e immigrazione rivolte a un campione di abitanti di diversi Stati europei. Nel sondaggio, il punteggio più alto corrisponde a una maggior intolleranza nei confronti di etnie e confessioni religiose diverse rispetto a quelle originarie del territorio nazionale: l’Italia si è confermata prima con un punteggio di 4,1 su dieci, seguita dal Portogallo (2,9 migranti ogni mille abitanti) con 3,5. I Paesi oggetto di una forte immigrazione, come Svezia e Danimarca, registrano un punteggio basso: la Danimarca 2,7 e la Svezia addirittura 1,2, aggiudicandosi il rating più basso in Europa. 

Analizzando con più attenzione le risposte degli italiani, circa il 38% degli intervistati ha totalizzato un punteggio superiore ai cinque punti. Lo zoccolo duro degli xenofobi è molto più ridotto in quei Paesi che hanno investito negli anni in politiche multiculturali e di integrazione: in Olanda (11 immigrati per mille abitanti) solo il 16% degli intervistati ha superato i cinque punti, in Svezia l’8%. La maggior parte degli italiani ha una visione completamente distorta dei fenomeni migratori: il 70% della popolazione pensa che gli stranieri siano più del 20% dei residenti nel Paese, quando in realtà si fermano al 7%. Allo stesso modo, i cittadini dell’Ungheria, dove gli immigrati sono l’1,6% della popolazione, pensano che siano dieci volte tanto. Nelle nazioni con meno immigrazione non c’è abitudine all’incontro con il diverso e lo straniero viene visto con diffidenza, mentre la sua immagine è distorta a fini propagandistici fino a renderla una minaccia. In Svezia – nazione con l’approccio più tollerante del blocco continentale – la differenza fra immigrazione reale e percepita è inferiore all’1%.

Sempre secondo una ricerca del Pew Research Center, gli under 30 italiani hanno un atteggiamento più conservatore rispetto ai loro coetanei europei. Solo il 28% si dichiara di sinistra, la stessa percentuale degli over 50. In Olanda e in Germania il dato supera il 30%, in Spagna si avvicina al 35, in Danimarca e Francia si attesta al 37. In Gran Bretagna addirittura il 43% degli under 30 dichiara di essere di sinistra. La distanza dai valori progressisti nel nostro Paese si acuisce se prendiamo in considerazione anche i dati riguardanti la fascia anagrafica fra i 30 e 50 anni: solo il 21% degli intervistati si dichiara di sinistra. Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla percentuale più bassa d’Europa, mentre in Francia, Spagna e Regno Unito il dato oscilla fra il 26% e il 30%. 

Se poi entriamo nel merito dei grandi temi del campo progressista, il gap con l’Europa è ancora più ampio. Sono favorevoli all’adozione per le coppie Lgbtq+ il 58% degli under 30, contro il 42% degli over 30 e il 38% degli over 50. Solo in Italia il consenso di queste due fasce anagrafiche è sotto il 50%, ma se l’alta percentuale favorevole dei più giovani fa ben sperare, rimane molto al di sotto della media europea. In Francia il consenso è del 79%, in Gran Bretagna dell’84, Svezia, Spagna e Olanda registrano picchi oltre il 90. Per quanto riguarda l’Unione europea, gli italiani sono tra i più euroscettici del continente: il 50% degli over 50 e degli under 30 sono pro-Ue, ma il dato scende al 38% prendendo in considerazione la fascia di età compresa tra i 30 e i 50 anni. In Svezia e in Spagna tutte le fasce anagrafiche si attestano fra il 60 e il 70%, in Germania, Olanda e Danimarca fra il 70 e l’80%. Persino le nazioni più scontente – Francia e Gran Bretagna vedono nelle nuove generazioni picchi del 75% di consensi per l’Ue. Il sentimento antieuropeo sembra fortemente radicato in Italia, forse anche a causa della supposta emergenza migranti che ci vede spesso in conflitto con la comunità europea. 

L’obiettività e la giusta informazione danno la possibilità di avere uno sguardo più razionale su un fenomeno complesso quanto i flussi migratori. L’integrazione non è una questione di “tolleranza”, come se si stesse chiudendo un occhio sulle bizzare usanze di qualcun altro. Ma è un dialogo costante, un progressivo riconoscimento nella cultura dell’altro che arricchisce anche la propria prospettiva. Quando si parla di integrazione si è schierati per partito preso: o la si avversa come il peggiore dei male, oppure la si spalleggia senza conoscere veramente chi c’è dall’altra parte della barricata, o meglio dentro il barcone. Solo una costante informazione ci può dare modo di conoscere gradualemente il prossimo e demistificare tutte queste illusioni sul fenomeno migratorio. Obbiettività e informazione completa: la mancanza di queste due direttive ci ha portato a essere un Paese chiuso in se stesso, anche nella prospettiva dei più giovani. Non si tratta solo di una classe delle elementari, è l’Italia intera a essere vittima di un enorme esperimento sociale.

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