Escludere i fascisti dalla società civile non è solo giusto ma dovuto - THE VISION

L’Italia è il Paese in cui le azioni che dovrebbero essere ovvie e automatiche, come per esempio escludere i fascisti dalla politica e dalle istituzioni, generano invece un dibattito. Vengono fuori interrogazioni parlamentari e mozioni per sciogliere ciò che non doveva nemmeno nascere, e come al solito la destra risponde: “E i centri sociali?”, “E le foibe?”. Il tutto con il vittimismo di chi si nasconde dietro la convinzione retorica che “il fascismo non tornerà mai”, senza capire che a non tornare più sarà quello mussoliniano, ma che il fascismo come stato mentale non se n’è mai andato.

Umberto Eco, durante una conferenza alla Columbia University nel 1995, lo definì Ur-fascismo, il “fascismo originario”, archetipico. Descrisse i tratti di questo eterno ritorno nostalgico attraverso alcuni fenomeni come la paura del diverso, l’ossessione per i complotti, l’errata percezione della presenza di un nemico esterno da combattere, il machismo, il rifiuto di un progresso civile, l’uso del “popolo” come entità da sbandierare in base alla volontà del singolo leader e altre caratteristiche, che ritroviamo anche oggi pienamente nella galassia neofascista, e persino nei principali partiti di centrodestra. Questo si traduce nella formazione di gruppi che sfruttano una frustrazione generale, come può essere una crisi economica o sanitaria, per infiltrarsi all’interno di manifestazioni contaminandole dall’interno, fino a renderle proprie. È il caso di un raduno No Green Pass che si trasforma in un assalto alla sede della Cgil, e i cui protagonisti sono membri di Forza Nuova.

Umberto Eco

La condanna in questi casi non è mai unanime, probabilmente perché per molti non è ancora chiaro cosa sia il fascismo oggi e molti altri sostenitori della democrazia fanno finta di non capire. Parlare di fascismo nel 2021 vuol dire estenderlo a una realtà internazionale, mentre la genetica di quello mussoliniano era prettamente italiana, con imitazioni successive in Paesi mediterranei come Spagna o Grecia. Il fascismo contemporaneo trova spazio nell’esasperazione della gente, è un parassita che mette contro i penultimi e gli ultimi. Qualche anno fa, in Francia, esplose il fenomeno dei gilet gialli (poi replicato anche in Italia): nato inizialmente come un movimento di protesta “dal basso” diventò l’avamposto degli estremisti di destra. I fascisti, appunto, perché è fascismo tutto ciò che è prevaricazione, dalle violenze brutali ai diritti soppressi, dal populismo usato come piede di porco dai partiti per scardinare le porte del Palazzo alla fiera dei nazionalismi, per cui “Prima l’Italia”, “America First” o il gruppo dei Paesi del blocco di Visegrad, che non disdegna i fondi dell’Unione europea, ma agisce con metodi sempre più autoritari. Dunque il fascismo non è più – o non è soltanto – la nostalgia per qualche simbolo o tomba di gerarca, ma una costante che ciclicamente si ripresenta nel corso della Storia, trovando qualcuno disposto ad aprirle.

I ‘Gilets jaunes’, Toulouse, Francia, 2018

Oggi stiamo vivendo l’era del fascista che si auto-vittimizza paragonandosi a un deportato in un campo di concentramento, e facendolo non si accorge nemmeno di offendere in maniera parossistica le vittime di una delle più grandi tragedie delle storia, originata e sostenuta peraltro da quelle che sono le stesse convinzioni socio-politiche. Così si arriva alla pantomima del Comitato Tecnico Scientifico visto come nuovo MinCulPop, Conte o Draghi definiti ducetti di quart’ordine, il Green Pass visto come una schedatura antidemocratica e altre teorie partorite da chi negli ambienti realmente antidemocratici ci sguazza. La mancata presa di posizione della destra, con le amnesie di Meloni che non vede “la matrice” degli attacchi alla Cgil e con Salvini che strizza l’occhio a chiunque pur di recuperare voti, non fa che legittimare questa deriva che svilisce le istituzioni e la stessa democrazia.

Giorgia Meloni
Matteo Salvini

Benedetto Croce, dopo la caduta di Mussolini, scrisse: “Restano i mali derivati e i pericoli; ma quel male non tornerà più”. Adesso stiamo vivendo proprio le estreme conseguenze di quei “mali derivati”. L’approdo naturale del fascismo è l’insicurezza di una comunità, perché è di quella che i totalitarismi si nutrono e che oggi – al di là degli estremisti di destra – stiamo subendo passivamente. Chi si sente per vari motivi tradito dallo Stato, accumula un odio che interiorizza attraverso false credenze e pensieri indotti da chi non aspetta altro di sfruttare a proprio vantaggio queste emozioni negative. Di questo sono consapevoli Forza Nuova, CasaPound e persino Fratelli d’Italia, che spingono in direzione dello scontro sociale e del comune malcontento che, prima o poi, sembrerà richiedere il supporto e l’incarnazione del leader di ferro sotto cui riunirsi e sentirsi protetti. E questo sistema si autoalimenta con la trasmissione dell’odio, un virus a quanto pare resistente a qualsiasi vaccino.

Manifestazione No Green Pass, Milano, ottobre 2021

Sentendosi spalleggiati da forze politiche compiacenti e da una minoranza rumorosissima, spuntano fuori studenti che inneggiano al Duce davanti ai prèsidi o gruppi che commemorano la marcia su Roma. In uno Stato democratico non possiamo permetterci di tollerare chi sostiene un’ideologia criminale, nemmeno quando lo fa per vie traverse, per esempio nascondendo il busto del Duce nel privato del proprio comodino ed esaltando in pubblico Almirante, perché ormai sdoganato nel pantheon dei nomi che per qualche strano motivo vengono accettati nonostante il loro passato politico e personale. Almirante era il paradigma dei mali derivati, così come oggi lo è la sua erede politica Meloni, o le frange che fomentano le piazze invitando alla violenza. Quando avremo Meloni presidente del Consiglio e Salvini ministro dell’Interno, l’Ur-fascismo troverà una nuova incarnazione.

Giorgio Almirante 1975

Qualcuno forse potrà obiettare dicendo che l’associazione no vax-fascisti è forzata, dato che quella dei no-covid-vax è una posizione diffusa anche a sinistra, tra gli apolitici, gli anarchici o comunque persone molto lontane da certe ideologie. Durante le manifestazioni, però, forse senza esserne consapevoli, finiscono per fare da leva per muovere qualcosa di ben diverso e peggiore. I politici che aizzano le folle parlando di dittatura sanitaria sono furbi, e sono quelli che affrontano una pandemia con il semplicismo degli stolti e la pericolosità di chi vuole approfittarsene solo ed esclusivamente per un tornaconto elettorale, quando dallo schieramento opposto tutto tace e non sembrano ascoltate in alcun modo determinate istanze. Ma Sciascia scriveva: “Quando tra gli imbecilli ed i furbi si stabilisce una alleanza, state bene attenti che il fascismo è alle porte”.

C’è chi addirittura accusa di fascismo chi sostiene in tutti i modi possibili di essere antifascista, perché in una democrazia ogni opinione dovrebbe poter contare ed essere espressa in libertà. Gli atti di violenza, completamente sconnessi dai motivi per cui si manifesta, non sono però l’espressione di una posizione, bensì un crimine, che peraltro finisce di screditare ogni possibile espressione di dissenso. Pertini disse: “Col mio avversario politico posso avere un dialogo o uno scontro ma sarà sempre un momento di crescita per entrambi, ma col fascista non può esserci dialogo perché il fascismo è l’annullamento dei diritti degli altri”. È quindi doveroso non soltanto non prendere in considerazione certe rivendicazioni fasciste, ma allontanare da qualsiasi spazio civile chi le sostiene, ben oltre al di là delle posizioni sul vaccino anti-covid. La democrazia ha dei confini precisi e il fascismo, in tutte le sue sfaccettature e dietro ogni possibile maschera, deve restarne fuori.

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