Se ami davvero questi animali non dovresti comprarli - The Vision

Negli ultimi anni, ve ne sarete accorti, internet si è riempito di Carlini, Bulldog inglesi e francesi. Molte persone ritengono che i loro musi schiacciati, i loro grugniti e i loro respiri siano perfettamente normali: in realtà risulterebbe da alcune ricerche che il 75% dei proprietari non è a conoscenza dei problemi legati a queste razze brachicefale, cioè quelle con il muso schiacciato. Questo è quanto emerso da un’indagine condotta dalla British Veterinary Association, che ha lanciato la campagna #BreedtoBreathe, un invito a pensarci due volte prima di acquistare uno di questi cani. Da dove nasce questa ossessione per certi tipi di razze?

Siamo in Inghilterra, verso la seconda metà dell’Ottocento: alcuni membri della classe aristocratica mostrano un certo interesse per i cani, i mammiferi con il maggior numero di varietà presenti al mondo. Esiste un’incredibile differenza tra taglie, forme, attitudini. Non ci vuole molto perché questa curiosità e questa passione si traducano nell’organizzazione di mostre canine. Il primo evento a riscuotere un gran successo pubblico è il Fancy Dog Show, nel 1852: le persone sono disposte a sopportare file interminabili pur di ammirare razze incredibili, come il Levriero Italiano, il Carlino, e Spaniel e Terrier di colori mai visti. Da allora quella dei dog shows diventa moda.

Nel 1873 viene fondato a Londra il Kennel Club, primo gruppo cinofilo del mondo, unito nell’obiettivo di tutelare il welfare animale e gli standard di razza tramite appositi registri: si impone che le mostre canine si svolgano seguendo determinate regole di gara e che la valutazione degli individui e delle razze segua criteri precisi. L’interesse per le razze canine comincia a diffondersi tra la gente comune e diventa sempre più forte: non è più riservato ad aristocratici dalle passioni eccentriche o a cacciatori in cerca di un fido compagno per le loro battute. Il sodalizio tra cane e uomo smette di basarsi soltanto sulla cooperazione funzionale: il cane diventa animale da compagnia e vezzo.

Questo ha contribuito ad ampliare in modo massiccio la divergenza tra le razze: le esposizioni canine competitive, infatti, premiano gli esemplari più estremi, impiegati successivamente negli incroci selettivi. Vengono organizzati accoppiamenti in consanguineità che permettano di accentuare l’espressione di particolari caratteri estetici: questo, l’effetto fondatore (ovvero l’utilizzo di pochi soggetti utilizzati per la riproduzione) e l’isolamento riproduttivo tipico degli accoppiamenti tra cani appartenenti alla stessa razza ha contribuito a ridurre la variabilità genetica, favorendo l’accumulo di mutazioni deleterie e di difetti ereditari.

Tra i vari cani presentati ai concorsi e alle mostre ce n’è anche uno che proviene dall’Asia orientale. Muso schiacciato, occhi grandi e aspetto tozzo, il Carlino è nel Settecento simbolo dell’aristocrazia e privilegio delle nobildonne inglesi. Nell’ultimo secolo questa razza ha visto la propria popolarità crescere e i propri tratti distintivi accentuarsi. Molti sono ancora convinti che i suoni che emette – sbuffi e grugniti – e le sue caratteristiche morfologiche siano peculiari, ma sono in realtà frutto di anni di selezione spinta e hanno un costo: il muso e il torace troppo corti, il palato molle troppo lungo, le narici troppo strette e la lingua troppo grande possono portare infatti a problemi respiratori, che spesso sfociano nella cosiddetta sindrome brachicefalica, detta anche sindrome ostruttiva delle vie aeree superiori.

I cani, per poter disperdere calore velocemente, non sudano, ma ansimano. Gli esemplari caratterizzati da muso e torace corto, avendo una minore capacità respiratoria, fanno più fatica ad abbassare la propria temperatura corporea e respirando in modo affannoso finiscono, paradossalmente, per ottenere l’effetto opposto. Questo li può rendere estremamente sensibili alle giornate molto calde e agli sforzi fisici eccessivi. L’ostruzione delle vie aeree superiori a volte arriva a essere talmente grave da rendere il cane riluttante all’esercizio fisico, o da portarlo addirittura al collasso. In questi casi di emergenza, l’animale, cianotico, rischia la vita.

Spesso si ricorre ad interventi chirurgici correttivi – plastica del palato molle, rinoplastica etc. – necessari a sistemare le aberrazioni anatomiche sviluppatesi nel corso di secoli di selezione. I cani a muso schiacciato sono predisposti inoltre a ulcere corneali e a tante altre complicazioni dermatologiche; inoltre possono avere perfino difficoltà all’atto del parto, tanto da rendere inevitabile il cesareo.

Anche per i gatti c’è stata una selezione molto spinta. Ispirati dalle mostre canine, gli allevatori si sono messi all’opera per dare spazio anche a quelle feline. È così che nasce, sempre in Inghilterra, il National Cat Club. La maggior parte delle razze feline compare quindi a partire dalla seconda metà del Novecento: non mancano esemplari – come i Persiani – che presentano il muso schiacciato e possono avere a loro volta la sindrome brachicefalica, seppur in misura minore rispetto ai cani.

In seguito agli accoppiamenti selettivi, è stato creato per esempio il Munchkin, razza felina affetta da nanismo che per le sue caratteristiche ricorda il Bassotto. Si tratta di una razza non riconosciuta dalla Federazione Internazionale Europea Felina, così come quella dello Scottish Fold, caratterizzata dalle orecchie piegate – tali a causa di una particolare debolezza delle cartilagini auricolari. Il gene in questo caso è dominante:  basta quindi far accoppiare un gatto che ha le orecchie piegate con uno che le ha invece normali, perché i cuccioli nascano con questa peculiarità. Tuttavia il gene, in omozigosi, è deleterio: da un accoppiamento tra gatti che abbiamo entrambi le orecchie piegate, quindi, nasceranno animali con gravi problemi di salute, tra cui la progressiva deformazione di ossa, articolazioni e cartilagini. Esistono poi razze riconosciute negli USA – e fortunatamente non in Europa – come l’American Polydactyl, dotato di un numero di dita maggiore del normale, e lo Squitten, gatto affetto da ipo/aplasia radiale, che si traduce in arti anteriori molto corti e lo costringe a stare seduto come uno scoiattolo.

Non è assolutamente il mio compito fare la morale e proibire l’allevamento di certe razze, anche se credo che certe caratteristiche morfologiche indotte possano affliggere la vita degli animali persino più di interventi estetici vietati – come il taglio della coda e delle orecchie. Penso tuttavia che il compito di noi veterinari dovrebbe essere quello di mettere a servizio della società le nostre conoscenze, in modo tale che i futuri proprietari non si trovino impreparati quando decidono di acquistare un cucciolo di razza. Possiamo cooperare con allevatori e ricercatori al fine di ridurre la prevalenza di certe patologie e migliorare gli standard di razza, in modo che siano più compatibili con il welfare animale. Lo studio del genoma canino potrà contribuire non solo a diagnosticare malattie presenti nei cani domestici e a limitare l’espressione di caratteri deleteri, ma anche a progredire nello studio di alcune patologie umane.

Spesso chi sceglie di adottare un animale lo fa senza la consapevolezza che un particolare aspetto fisico o un certo carattere possono portare con loro conseguenze indesiderate. Chi vuole acquistare un animale di razza dovrebbe rivolgersi al veterinario di fiducia e ad allevatori seri e certificati, assicurandosi che l’animale sia dotato di pedigree, poiché altrimenti è probabile che sia stato ottenuto tramite accoppiamenti impropri. Il pedigree è importante perché, per essere iscritti ai libri genealogici delle razze, cani e gatti devono attenersi a certe regole, essere monitorati, subire controlli di prevenzione delle patologie ereditarie (molte delle quali possono essere identificate tramite appositi test genetici) e così via. Tutte queste verifiche permettono, tra le altre cose, di escludere i soggetti malati dalla riproduzione. È importante che un proprietario abbia tutte le informazioni necessarie: sarà poi infatti suo dovere garantire sia lo stato di salute che, soprattutto, una degna qualità di vita al suo nuovo animale domestico.

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