Il Parlamento Europeo ha un vicepresidente del M5S che va pazzo per Putin e Assad - The Vision

Il 15 novembre Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare filorusso del Movimento 5 Stelle, è stato eletto vicepresidente del Parlamento Europeo. Ci aveva già provato due volte: la prima nel 2014, la seconda a gennaio di quest’anno in occasione del rimpasto di metà mandato. Questo non significa soltanto che i 5stelle portano a casa una delle cariche più importanti in Europa, significa anche che la svolta europeista di Grillo, annunciata a inizio anno, comincia a prendere forma. Con Di Maio che, avendo dato forfait al duello con Renzi e ritrovandosi così più tempo libero da spendere, decide di rassicurare gli USA sulla questione “maggioranze”, e con la nuova lettera che arriva da Bruxelles, in cui la Commissione europea mette le mani avanti nel caso di una vittoria grillina, il movimento dell’ex comico ha sempre più le sembianze di un partito.

Fabio Massimo Castaldo è social media manager di se stesso. Su Facebook e Twitter condivide vittorie e sconfitte: le prime attraverso il lirismo istituzionale che si addice a un avvocato navigato, le seconde con il mirato savoir faire proprio di un politico di professione. Moderato nei toni e affabile come un dandy di prim’ordine, Castaldo si è guadagnato, nel tempo, il benvolere delle opposizioni e degli “eurocrati”. Tra i socialisti belgi e francesi, un democratico toscano e tre eurodeputati di Mdp, a votarlo è stato anche Marco Affronte, ex 5 stelle passato ai Verdi: “Fabio Massimo è uno in gamba, lavora molto in tutti i sensi. È uno che ci sa fare, e che per questa benedetta carica ha sudato molto”. Insomma, uno che mette d’accordo tutti e che non dà troppi problemi.

Marco Affronte

Tutto ciò risulta dissonante se però si spulcia il curriculum vitae del giovane Castaldo (classe 1985), il quale dà inizio al suo percorso istituzionale in qualità di collaboratore dI Taverna, prima di candidarsi a Bruxelles nel 2014, per fare poi sosta nel mini direttorio che avrebbe dovuto, o dovrebbe, sostenere la sindaca di Roma Virginia Raggi. In occasione della candidatura a Bruxelles, Fabio condivide un video sul suo profilo YouTube: “L’Europa è un sogno tradito, e questo fin dalla Conferenza di Messina del 1955”. Dal principio per Castaldo diventa vitale lavorare a una riforma dell’Europa dall’interno e conquistare gli strumenti e l’immagine per cambiare le cose, perché c’è una “speranza, e questa speranza si chiama Movimento 5 Stelle”.

Ma ciò che ha reso Castaldo il più dadaista dei grillini di Bruxelles sono due fatti: la gita in Siria, svoltasi “a titolo personale” in compagnia dell’eurodeputato forzista Stefano Maullu, e la straziante storia d’amore denunciata sui social dallo stesso eurodeputato. Con ordine.

Stefano Maullu

La spedizione era giustificata, politicamente parlando, dalla morte di più di 80 siriani tra cui numerose donne e bambini deceduti per via di alcuni gas tossici. Non abbastanza sagace come il collega senatore Gianluca Castaldi – che tre anni fa si recò da Kim Jong-un per un viaggio studio – Fabio Massimo Castaldo rimane comunque uno della vecchia guardia grillina: “Militarmente, con questo attacco, Assad non ottiene nulla. Politicamente, solo l’odio del mondo intero. Metto un grosso punto interrogativo perché queste, spesso, sono anche guerre di propaganda. E non bisogna dare giudizi affrettati”. Per Castaldo la madre Russia è qualcosa di intoccabile e inviolabile, sulla quale è bene ponderare le parole prima di sparare giudizi affrettati, tant’è che se gli si tocca il nesso Assad-Putin, aggiunge: “A cosa hanno portato le sanzioni? Sono solo un danno per le nostre imprese. Puoi far finta che la Russia non esista, ma esiste e bisogna dialogarci. Questo non vuol dire appiattirsi, non fare le critiche giuste quando ci sono. Ma mi chiedo, perché trattiamo con la Cina? Perché non abbiamo sanzionato i prodotti cinesi per le violazioni in Tibet?”.

L’altra questione che ha reso Castaldo, invece, così manzoniano è una “storia d’amore e di vanità”. Siamo in una Bruxelles sporca, corrotta, dilaniata dal peccato, “cuore malato di un’Europa malata”, scrive Castaldo, un luogo dove “tutto sembra avere un fottuto prezzo”. Castaldo esce con una ragazza, fidanzata – ma lui non lo sapeva – e quella sera avrebbe anche potuto portarsela “a letto”. Da qui le ragioni di quell’occasione mancata: ragioni che ristagnano in un’altra, altrettanto adolescenziale e struggente, storia d’amore. È presumibilmente la storia della sua ex, una donna che, scrive, “mi ha liquidato, da un giorno all’altro. Senza preavviso. Senza rimorsi e senza scrupoli”. Una donna che lo ha abbandonato proprio mentre il padre era in difficoltà, mentre lo stesso Castaldo cercava di raggiungere la poltrona che finalmente è riuscito a conquistare. Una storia triste, una storia cancellata subito dopo dai social, per vergogna, rabbia, paura o chi sa cos’altro, e che è stata poi ripresa dal blogger Nonleggerlo.

Quell’invettiva e retorica grillina, sommata al post sopra menzionato, oggi suona un pò anacronistica e demodè, con Castaldo seduto sulla poltrona di vicepresidente, una campagna elettorale cadenzata dalla lettura dei “diari intimi” di Dibba, e un Movimento 5 Stelle che, forse, è finalmente consapevole che i mantra “no coalizioni”, “fuori dall’euro” e via dicendo – soprattutto dopo i risultati della Catalogna – hanno poco appeal sul pubblico e renderebbero malvisto chiunque all’interno di un panorama istituzionale più internazionale. Se davvero vogliono Montecitorio, la strategia che hanno adottato in passato deve cambiare.

Mentre i liberali infatti danno la caccia ai presunti franchi tiratori, Castaldo gongola insieme ai grillini collaborativi e “ridimensionati” che abitano Bruxelles: “Oggi è una giornata storica per tutto il M5s, la mia elezione testimonia il grande riconoscimento del nostro lavoro da parte di tanti soggetti politici diversi. I numeri di oggi testimoniano che in Europa non sono così preoccupati, anzi tante forze politiche guardano a noi con gli occhi di chi guarda al futuro”. Il neo-vicepresidente ha vinto con 325 voti su 563 votanti, sostituendo Alexander Graf Lambsdorff, europarlamentare tedesco, e superando Gesine Meissner la candidata liberale tedesca.

Castaldo, che va così ad affiancare il presidente Tajani (Forza Italia) e l’altro eurodeputato David Sassoli (PD), permette al movimento di rivendicare una posizione più significativa all’interno dell’ordine decisionale europeo. Da oggi gli equilibri di potere variano profondamente, quindi, se si considera che, dall’altra parte, i 5 stelle hanno anche Laura Ferrara a ricoprire la carica di vicepresidente della commissione giuridica dell’Eurocamera.

Sostenuto dai bersaniani e sicuramente da Mdp, Castaldo segna, da un lato, una frattura con il gruppo euroscettico Europa della Libertà e della Democrazia diretta – dentro cui troviamo l’indimenticabile Ukip di Nigel Farage – mentre inaugura, dall’altro, una trasformazione del Movimento 5 stelle. Un movimento che, come dicevo, ha sempre più le forme e i modi di un partito, un partito che in quest’ottica sembra privilegiare finalmente una linea più moderata anche nei confronti dell’Europa. Per la Mussolini i 5 stelle oggi sembrano “più a sinistra della sinistra”. Via libera allora alle larghe intese, alle coalizioni, all’Europa in cui “uno vale uno” – ma Grillo vale un po di più.

Quella storia d’amore per Castaldo era una maniera come un’altra per parlare di Bruxelles. “La ragazza con cui sono uscito questa notte mi ha detto che per riuscire veramente in questo posto non bastano le competenze e la passione. Bisogna avere l’istinto omicida, il killer instinct,” scrive su Facebook. Qua la svolta, perché “solo allora ho capito… questa è la linfa che scorre nelle vene di Bruxelles. Questa è la luce che attrae centinaia di migliaia di falene in questa città per poi bruciarle e carbonizzarle con fredda indifferenza e con una smorfia di impietosa derisione”. Il post si conclude con una frase a 5 stelle: “No, io non diventerò mai come voi”. La poltrona, alla fine, però, è arrivata. E tanto schifo non gli fa.

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