I film di Christopher Nolan dal peggiore al migliore - The Vision

Sono soltanto dieci i film di Christopher Nolan, un numero esiguo eppure sufficiente a tracciare l’arco di una carriera ben definita, una curva ascendente che, dal primo film autoprodotto con neanche 10mila euro, ha portato il regista inglese a potersi permettere di spendere cinque milioni di dollari per comprare un aereo tedesco originale della seconda guerra mondiale, equipaggiarlo con telecamere IMAX e, alla fine di Dunkirk, distruggerlo.

In questi vent’anni dal suo esordio alla regia Nolan è riuscito a raggiungere lo status più ambito nel mondo della cinematografia: quello di autore di blockbuster. Autore nell’accezione francese del termine, ovvero regista creatore di opere con una cifra stilistica riconoscibile e apprezzata dai critici. Un’accezione che molto difficilmente oggi viene affiancata alla parola blockbuster. Nell’epoca del proliferare sregolato dei cine-fumettoni, dei sequel, prequel, spin off e remake, Nolan è l’unico (forse insieme a Raimi e Del Toro) ad aver saputo applicare la propria poetica autoriale al blockbuster industriale. E in un periodo cine-culturale in cui persino gente come Spielberg e Scorsese faticano a incastrare un film dopo l’altro, Nolan può vantare la luce verde ai suoi progetti ancora prima di averli presentati, può farsi fregio di budget monumentali per idee dal taglio criptico intimista – vedi Interstellar. Vale quindi la pena farsi un breve tour tra questi dieci film, secondo una classifica dal peggiore al migliore.

10. THE DARK KNIGHT RISES (2012)

Mi ricordo perfettamente l’incazzatura uscito dal cinema. Tra me e me, prima di entrare, mi ripetevo: non può fare lo stesso errore fatto da Raimi con quello scherzo mal riuscito di Spiderman 3il più deludente, considerati i presupposti, film sui supereroi, con scene tragicamente comiche come questa. No, Nolan non può fare un cacata del genere. E in effetti non l’ha fatta, i due film non sono lontanamente paragonabili, ma la delusione è stata pressappoco la stessa. Il punto di partenza era The Dark Knight, ovvero il miglior film di supereroi mai realizzato, e tutti ci aspettavamo un seguito all’altezza. Certo, avevamo perso Heath Ledger, ma avevamo trovato Tom Hardy, di cui eravamo, e siamo, tutti innamorati. E invece no. Il suo Bane è inutilissimo, con quella maschera che gli copre interamente il viso, impedendogli qualsiasi forma di espressività. E poi quei buchi di sceneggiatura che creano mostri tipo il pazzo che riesce a tenere in scacco una città intera per mesi solo perché “ha una bomba”, o il poliziotto che capisce che Batman è Bruce Wayne perché “ha gli stessi occhi”. Beh, complimenti, ottimo spirito di osservazione. Il film è ovviamente girato con maestria, la scena del furto in aereo è incredibile, ma non è questo il punto. Il punto è che Nolan, in The Dark Knight Rises, non è riuscito a imporre il suo tocco, lasciando scivolare la sua opera nella vasta deriva dei cine-fumettoni sbrodolati a cui ormai siamo ben abituati.

9. THE FOLLOWING (1998)

Sono passati veramente tanti anni dall’esordio britannico in bianco e nero di Nolan. Anni in cui il seme visto in quel piccolo film autoprodotto è germogliato nei vari tratti stilistici dell’autore che oggi conosciamo. La struttura narrativa esplosa, la mania di controllo sotto ogni punto di vista produttivo, il tratteggio psicologico dei personaggi, sono tutti elementi che Nolan ci ha mostrato al suo esordio e che ha poi amplificato e approfondito nei suoi film successivi. La modalità produttiva del film è poi diventata una di quelle leggende che gli studenti di cinema si raccontano prima di andare a letto per potersi convincere che “anche io ce la posso fare”. Nolan ha tirato fuori di tasca sua, dal suo stipendio, le ottomila sterline con cui ha pagato principalmente la preziosa pellicola – in bianco e nero, perché costava meno. Le scene venivano provate in modo ossessivo perché non ci si poteva permettere di sprecarne neanche un metro, e gli attori giravano solo nei momenti liberi, tra un lavoro e l’altro. Il film merita la nona posizione perché, rivedendolo ora, ha il sapore delle piccole gemme underground che dopo anni di sedimentazione rimangono memorabili solo come ricordo dell’inizio di una carriera, vedi El Mariachi, Bad Taste, etc.

8. INSOMNIA (2002)

Ogni film di Nolan ha un significato all’interno della sua filmografia. Se The Following è quello che gli ha permesso di ottenere una prima, vera produzione, e se Memento è quello che ha attirato l’attenzione degli studios, Insomnia è il primo film in cui Nolan si ritrova a dirigere attori famosi e ad avere un budget degno di questo nome. Il film, remake di una pellicola norvegese del 1997, dimostra la capacità di Nolan nel gestire un budget da studio e soprattutto l’abilità del regista del regista nella direzione di due mostri nella parte dei protagonisti. Il profondo nord dell’Alaska è uno sfondo perfetto al dramma psicologico di un Al Pacino sull’orlo di una crisi di nervi e alla malattia di un Robin Williams che, finalmente, viene utilizzato come personaggio negativo (vedi lo splendido e sottovalutatissimo One Hour Photo di Mark Romanek, 2002). Il film vince qualche premio e incassa più di quanto è costato, risultando quindi un successo per gli studios, ma all’interno di una filmografia come quella di Nolan è assolutamente trascurabile.

7. MEMENTO (2000)

Non sapevamo chi fosse veramente Nolan fino a quando non abbiamo visto Memento. Era il 2000, e si stava parlando di struttura narrativa decostruita sin dal 1994, da quando era uscito Pulp Fiction. Ma nessuno si aspettava una trama come quella di Memento. Usando il pretesto di un protagonista con la memoria a breve termine danneggiata, Nolan racconta un film dividendolo in segmenti e continuando a riavvolgerlo in reverse, pezzo dopo pezzo. Non so quanti di voi abbiano visto Memento recentemente: purtroppo non è invecchiato bene. Ci sono film talmente inseriti nel periodo storico in cui vengono prodotti (pur non raccontandolo o non avendoci direttamente a che fare) che rivisti anni dopo perdono di potenza e fascino. O forse siamo noi ad essere cambiati. Ricordo che negli stessi giorni in cui vidi Memento, comprai il dvd (!) di Fight Club e American Beauty. Entrambe le pellicole, riviste ora, hanno un appeal e un aspetto lontani dal gusto contemporaneo. Eppure, ai tempi, gridai al capolavoro. Memento, tralasciando il gusto personale, non lo è: è un film che punta più sul contenitore, piuttosto che sul contenuto. La trama thriller è esile e solo la decostruzione temporale riesce a tenere lo spettatore attivo. Detto ciò è stato un film utilissimo a Nolan per essere notato dagli studios e per affinare le sue doti di storyteller ambizioso.

6. BATMAN BEGINS (2005)

Sembra difficile da ricordare, ma c’è stato un momento storico, neanche troppo lontano, in cui non tutti i fumetti diventavano blockbuster. In quest’epoca primigenia esistevano pochi eroi a meritarsi il passaggio al grande schermo: c’erano i Superman della nostra infanzia, quelli con Christopher Reeve, c’era lo Spiderman di Raimi e gli X-men di Brian Singer. E poi c’era Batman. Anzi, i Batman. Perché un conto sono i due film diretti da Tim Burton con Michael Keaton nei panni di Bruce Wayne, un conto sono quelle due “cose” fatte da Joel Schumacher con Val Kilmer e George Clooney. È il 2005 – l’ultimo Batman datava 1997, ed era stato tutto tranne che un successo. Warner Bros. ricercava da tempo un nuovo volto per l’uomo pipistrello e un nuovo regista per iniziare una possibile trilogia. Ed ecco Christopher Nolan. Il Batman di Christian Bale torna ad avere quella malinconica profondità che Keaton era riuscito a delineare e, grazie a Nolan, i super eroi iniziano lentamente ad avere una loro dignità come personaggi cinematografici. Nolan è il primo a capire che il cine fumetto è un genere con cui si può giocare e che diventa ancora più funzionale se applicato, sovrapposto ad altri generi. Così Batman Begins è un coming of age con tutti gli stilemi del caso, proprio come the Dark Knight è, soprattutto, uno splendido thriller.

5.  THE PRESTIGE (2006)

Mi dispiace da morire mettere The Prestige solo in quinta posizione. Ci sono così tante cose da dire su questo film che queste poche righe sono quasi un sacrificio. Uscito tra un Batman e l’altro, The Prestige è stato un fulmine a ciel sereno. Mettendo in scena la competizione tra due maghi nella Londra di fine Ottocento, Nolan ci porta in una raffinata riflessione sull’arte cinematografica e, nello specifico, sul suo modo di intenderla. Angier, il prestigiatore interpretato da Hugh Jackman, potrebbe essere l’alter ego di Nolan: maniaco del controllo, disposto a tutto pur di ottenere la magia, l’incanto. Un regista, alla fine, è come un mago, indica al pubblico dove guardare, cerca la sua attenzione per compiere una piccola magia. Lo stesso film è diviso in tre atti simbolici, come un trucco di magia, ovvero la promessa, la svolta e il prestigio. The Prestige è divertentissimo ogni volta che lo si guarda. I continui colpi di scena del plot non tolgono potenza alla costruzione drammatica dei personaggi, che è raffinata almeno quanto l’interpretazione di Jackman e Bale.

4. INTERSTELLAR (2014)

È da un po’ che non riguardo Interstellar, ma ricordo di essermi incarognito abbastanza su questo film alla sua uscita. Ho litigato con un paio di amici a cui non era piaciuto, manco fossi un ultras allo stadio per il derby. Adesso riesco ad ammettere con più serenità che è un film con tanti difetti, in primis l’intreccio. Il viaggio di Cooper non è di facile comprensione e in diverse occasioni le scelte compiute dal personaggio risultano quantomeno discutibili. Eppure tutto è così emozionante. Ed è proprio per questa emozione che metto Interstellar quasi sul podio. Il ricordo del viaggio di questo padre, lungo una vita, per riabbracciare la propria figlia, è così vivido in me che ancora mi muove. I mondi disegnati da Nolan hanno una fantasia visiva e sonora senza pari e tutti i personaggi sono così umani e veri, nonostante il contesto fantastico in cui sono inseriti. Non fa più notizia il fatto che Nolan sappia dirigere bene i suoi attori, ma le interpretazioni di Matthew McConaughey e Anne Hathaway sono davvero toccanti. E poi, a chiudere, so che alla quarta posizione è forse un po’ tardi per parlarne, ma Hans Zimmer in Interstellar supera se stesso.

3. INCEPTION (2010)

Quella maledetta trottola finale ci ha fatto penare per mesi. Inception è uno di quei film che si possono vedere e rivedere quante volte si vuole e si troverà sempre qualcosa, un buon motivo per amarlo. Credo che, in tutta la sua filmografia, Inception sia l’opera più emblematica di Nolan, quello che meglio rappresenta il suo processo creativo. Praticamente è un heist movie, un film su un furto, che però si svolge all’interno della psiche umana. I vari livelli di subconscio che scendono sempre più nel profondo sono non solo la metafora perfetta della decostruzione narrativa di Nolan, ma anche lo stratagemma migliore per giustificare la decostruzione stessa. Le scene di azione sono spettacolari come non ne vedevamo da anni e sì, è vero, il film ha il difetto di essere troppo esplicativo, ma è impossibile non divertirsi guardandolo.

2. DUNKIRK (2017)

Non so quante altre volte dovremo litigare per Dunkirk, ma più ci ripenso e più la mia opinione rimane la stessa, essenzialmente opposta a quella di chi non lo ha affatto gradito. In molti, uscendo dal cinema, hanno lamentato il fatto che i personaggi del film fossero privi di una vera dimensione psicologica. Ma basta fare un breve excursus sui film elencati finora per rendersi conto che la caratterizzazione dei personaggi è forse una delle qualità più evidenti di Nolan. Quindi davvero pensavate che l’assenza di profondità fosse un “errore” in Dunkirk? Il viaggio esperienziale sulle spiagge francesi durante il culmine della ritirata franco-inglese è quanto di più si possa avvicinare al documentario drammatizzato. E nella realtà non esistono flashback in cui si vedono gli amati lasciati a casa e altri elementi che avrebbero potuto definire il carattere o le passioni dei personaggi. Così come la divisione in segmenti narrativi e temporali ben distinti, di cui in molti si sono lamentati, non è che l’estremizzazione di un percorso che, come avete visto, Nolan ha iniziato tanto tempo fa. In tutta onestà, credo che Dunkirk sarà un film che mostreranno nelle scuole di cinema per i prossimi 50 anni.

1. THE DARK KNIGHT (2008)

Senza ombra di dubbio il miglior film su un super eroe mai realizzato. Dal primo minuto e per le successive due ore e mezza, Nolan cuce sull’armatura di Christian Bale il dramma di un eroe costretto a vedere i propri affetti cadere, la propria volontà e il proprio senso di giustizia vacillare. In questo film ci sono due “cattivi”, il Joker e Due Facce. Ma là dove in molti hanno fallito (vedi il già citato Spiderman 3 di Raimi), cioè nella costruzione di più personaggi malvagi in una stessa pellicola, Nolan non solo riesce, ma eccelle. Il due facce di Eckhart è scritto alla perfezione, il suo arco è chiaro, coerente e vero. E poi c’è lui. Il Joker di Heath Ledger. Dovrei linkarvi decine di articoli perché, giustamente, si è scritto tutto sull’ultima interpretazione di Ledger prima di togliersi la vita. In pochi però hanno sottolineato che è stato Nolan a rendere possibile questa performance, dirigendo e incanalando l’incredibile trasformazione di Ledger. Non so quante volte ho rivisto the Dark Knight e, da appassionato da fumetti, posso dire che sia il film che meglio coglie lo spirito del personaggio creato da Bob Kane e Bill Finger, il film che avrebbe settato tutto un modo nuovo di intendere un genere, quello supereroistico, che attualmente domina la filmografia e il botteghino americano.

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