L’ennesimo concorrente del Grande Fratello è stato squalificato per un turpiloquio indirizzato ai piani alti. Marco Predolin, il concorrente baffuto, si è lasciato sfuggire una bestemmia che gli è costata l’eliminazione dal programma, con una bella tirata d’orecchie e un mormorio di disapprovazione.

Eppure, prima di bestemmiare, Predolin ne aveva fatte di marachelle nella “casa più spiata dagli italiani”, nota anche come la casa del buongusto: frasi omofobe indirizzate a Cristiano Malgioglio, momenti di squallido viscidume nei confronti di Carmen Di Pietro… Nella televisione italiana, però, per correre al riparo e decretare ufficialmente che un concorrente di una qualche trasmissione non sia più adatto, abbia sorpassato il confine invisibile della pubblica decenza, serve una bestemmia. L’imperdonabile sproloquio teologicamente offensivo è il biglietto di sola andata per l’espulsione o la sanzione. Va bene essere omofobi, va bene essere sessisti e molesti, ma blasfemi no, per carità. Un retaggio culturale, un po’ democristiano, un po’ bigotto, che ancora oggi erige a crimine massimo una pratica che, di fatto, è assolutamente diffusa nella realtà, lontano da telecamere o microfoni.

Non è certo Predolin il primo martire di bestemmia. La vittima per eccellenza della Santa Inquisizione televisiva è senza dubbio Leopoldo Mastelloni, un Giordano Bruno dello sproloquio religioso che nel 1984 azzardò un’imprecazione infelice alla trasmissione Blitz. Ne seguì un decennio di allontanamento dalla Rai, con tutti i relativi disfacimenti personali dell’artista che fu denunciato da un avvocato di Viareggio per il suo atto increscioso. Vent’anni dopo, nel 2004, Daria Bignardi presenta La Fattoria su Italia Uno in un momento di exploit dei reality che si moltiplicano in televisione come conigli: Roberto Da Crema cade vittima della sua stessa esuberanza con una bestemmia fatale per la sua partecipazione al programma. “Il Baffo”, famoso per il suo respiro affannato e la sua verve incalzante, viene prontamente ripreso dalla Bignardi e da Alba Parietti che manifestano la loro indignazione dallo studio. La sentenza viene emessa: Da Crema è colpevole. Nel 2006, Massimo Ceccherini urla a gran voce un classico della bestemmia, quella di base da cui partono tutte le altre, diciamo, e l’eliminazione da L’Isola dei Famosi è inevitabile. Ma come, Ceccherini è un toscanaccio, uno di quelli della scuola Pieraccioni, uno di quei bischeri che si sa, di bestemmie ne dicono eccome, era prevedibile che prima o poi un piccolo fastidio nei confronti delle divinità lo avrebbe manifestato, specialmente in quelle condizioni. Eppure nessuna di queste considerazioni, compresa la prevedibilità dell’accaduto che Simona Ventura avrebbe dovuto aspettarsi, è bastata a salvare Ceccherini dal rogo.

La bestemmia in TV può pure scappare a chi non è coinvolto in uno di quegli snervanti reality che portano i concorrenti alla schizofrenia. È il 2014 e Tiberio Timperi, il presentatore di Uno Mattina in Famiglia, cade vittima di uno degli scherzi più beffardi che il destino possa giocare a un dipendente Rai. Non solo la sua bestemmia non doveva andare in diretta, ma viene pure replicata da un errore di regia che obbliga i suoi telespettatori a vedere reiterato l’atto dissacrante del povero Timperi, il quale è stato poi sanzionato per il suo errore morale, un errore che teoricamente sarebbe dovuto rimanere nella realtà di chi era attorno a lui, in quel luogo in cui viviamo tutti, dove la censura grazie a dio non esiste se non nella testa di chi parla. C’è poi chi addirittura viene punito per la blasfemia di qualcun altro, come è successo al Capodanno 2016 condotto da Amadeus, quando il responsabile degli SMS mandati in sovrimpressione durante il conto alla rovescia è stato sospeso per non essersi accorto di un dissacrante turpiloquio presente in uno dei messaggi trasmessi.

Dunque, la storia della bestemmia nella nostra televisione ci insegna che imprecare contro il Signore non passa inosservato, se l’inferno ti aspetta dopo la morte è giusto che ne assaggi un pezzetto anche ora che sei vivo. Trattamento che tuttavia non spetta a chi invece, per esempio, sostiene che esistano omosessuali “normali” e omosessuali che invece devono per forza rincarare la loro dose di femminilità che dà tanto fastidio a chi gay non è, come ha detto Predolin poco prima di macchiarsi del peggiore dei crimini, quello contro le entità sovrannaturali, perché invece alle persone in carne e ossa che stanno attorno a lui l’offesa arriva meno. Come non è punito con nessuna sanzione un presentatore che tiene sotto al tavolo la sua valletta, come faceva simpaticamente Teo Mammucari con Flavia Vento. Non credo neppure che sia mai arrivata una sanzione ad Alessandra Mussolini per aver dato del “frocio” a Vladimir Luxuria ed essersi orgogliosamente dipinta come fascista da Bruno Vespa.

Eppure nella nostra lingua e nel nostro immaginario collettivo di bestemmie ne abbiamo tante, molte di più che in inglese, per esempio, dove non esiste niente di simile al nostro classico starter pack che associa suini a divinità. Capita di sentirne pronunciate da anziani, donne e bambini, sì, anche dalle bocche più angeliche ogni tanto scappa una scabrosa invettiva alla Madonna. Nonostante la nostra varietà linguistica ci offra un abbondante bacino di imprecazioni blasfeme da cui attingere, nonostante la bestemmia non sia più di fatto un reato, nella nostra televisione è percepita come qualcosa di così grave da scavalcare persino offese reali e gravi come quelle pronunciate da un omofobo come Predolin, che quando ne approfitta di un gioco per toccare liberamente la sua collega di trasmissione genera una risata di cameratismo compiaciuto più che un boato di indignazione. Sarà che siamo ancora il paese della Democrazia Cristiana e lo spirito di Andreotti aleggia nelle nostre case mentre seduti sul divano ci godiamo lo spettacolo scabroso e catartico di Tiberio Timperi che brucia la sua carriera in una manciata di secondi; sarà che troviamo paradossalmente più legittimo insultare una persona in carne e ossa per le sue preferenze sessuali piuttosto che compiere l’indicibile atto di imprecare contro un essere sovrannaturale; intanto, però, Predolin piange rammaricato e chiede scusa per un insulto a Dio, non per quello a un essere umano.

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