Ah, il Natale. Il tour dei bar della Vigilia, il retrogusto della grappa alle rose offerta dopo un’interminabile cena al ristorante cinese, che puntualmente si ripropone mentre scarti i regali la mattina dopo; i geloni alle mani mentre reggi il tuo bicchiere di gin tonic in piedi fuori dal locale, i pranzi che iniziano alle 11 di mattina e il cui dessert viene servito alle 11 di sera. Lo sforzo di abbozzare un sorriso alla vista del maglione orribile che secondo tua zia avrebbe dovuto essere il perfetto compromesso tra gusto e prezzi ragionevoli.

Detta così sembrerebbe proprio che il 25 dicembre non sia una gran cosa. E per alcuni, di fatto, non lo è proprio. Molte persone vivono infatti l’Avvento come un’inesorabile marcia verso il patibolo, lastricata da gift card e finto buonismo. Forse, però, tutti quelli che vedono il Natale come il giorno più miserabile dell’anno si dimenticano di come esso sia l’unico giorno in cui è socialmente accettabile aprire la porta dello scantinato in cui teniamo nascosto il bambino che c’è in noi. Estremamente cheesy, d’accordo. Ma anche molto vero.

C’è un particolare momento del Natale, che anche i più reticenti non potranno non apprezzare: quel magico lasso di tempo tra una partita a mercante in fiera e la messa in tavola dell’ultima portata. Quel momento di morte e digestione affannata che, forse per un collettivo attacco di horror vacui, viene generalmente riempito dalla proiezione dei classici “film di Natale”, canone cinematografico blindato e con un nome assolutamente creativo.

Quelle due ore sono fondamentali nello stabilire se il Natale è stato davvero un giorno miserabile, o se, oltre al miracolo dei 500 grammi di grassi saturi gestiti senza danni dal nostro fegato, resta ancora qualcosa di magico in questo giorno. La scelta del film è quindi cruciale e abbiamo stilato una piccola lista di cinque pellicole natalizie che non vi causeranno nausea o flashback da stress post-traumatico, ergo senza nominare Una Poltrona per due o Love, Actually.

Gremlins (1988)

Abbiamo detto che il canone dei film natalizi è quanto di più blindato esista dopo gli incontri del gruppo Bilderberg. I requisiti necessari sarebbero: tanta neve, buoni sentimenti e un rametto di vischio da inserire a piacimento nel corso del lungometraggio. Gremlins, celebre film del 1984 diretto da Joe Dante e prodotto da Steven Spielberg, fa il verso a tutto questo, e il risultato è molto più efficace di una scena con lo spazzaneve di Mamma ho perso l’aereo. L’aurea di stucchevolezza che di solito circonda questo genere di film è quindi presa e portata all’estremo della commedia-horror. L’adorabile Gizmo – chi non vorrebbe trovarselo sotto l’albero – si trasforma in qualcosa di un po’ meno tenero, non appena si sgarra dalle tre, ormai celeberrime regole d’oro: non bagnarlo, non dargli da mangiare dopo mezzanotte, non esporlo a luce diretta. Il protagonista ovviamente fa tutto ciò nella prima metà del lungometraggio, e in fin dei conti gliene siamo grati, perché da ciò dipende lo sviluppo di tutta la vicenda. Anche se, personalmente, sarei stata molto felice di guardare Gizmo per due ore anche senza la svolta horror. Alla soglia del 2018 le nuove generazioni iniziano a credere che “gremlin” sia un sinonimo di Furbie. Mettiamo questo film nella lista per ricordare loro che, no, i secondi fanno decisamente molta più paura.

La vita è meravigliosa (1948)

Classico ed elegante, come un albero di Natale senza lucine stroboscopiche. Se volete cogliere l’occasione per coltivare la conoscenza cinematografica dei vostri parenti under 18, fatelo con questo film. Datato 1946 (ma uscito in Italia nel 1948) e diretto da niente di meno che Frank Capra, questo lungometraggio racconta la storia di George Bailey che, arrivato alla vigilia di Natale del 1945 con una società sull’orlo del fallimento medita il suicidio. Per rimediare all’ostica situazione viene mandato in terra l’”Angelo di Seconda Classe” Clarence Oddbody, che mostra a Bailey come sarebbe il mondo se lui non fosse mai esistito. Tralasciando i riferimenti ad angeli custodi e divina provvidenza – siamo pur sempre nell’America del secondo Dopoguerra e si parla comunque di Natale –, questo film rimane un ritratto dolce-amaro dello stato d’animo condiviso da molti il 25 dicembre. La glicemia sale, ma di fronte a una pellicola del genere, ci importa ben poco.

Il miracolo della 34esima strada (1947)

Molti di noi sono stati costretti a vedere questo film per diversi anni di fila. C’è chi quindi inizialmente lo ha odiato per partito preso o per il semplice fatto che fossero i rispettivi fratelli o sorelle a imporgliene la visione, con le palpebre sbarrate di fronte allo schermo in stile Arancia Meccanica. Ma, una volta superate la faide fratricide, abbiamo finito per affezionarci.
Film del 1947 diretto da George Seaton, rivisitato poi nel 1994, racconta le vicissitudini di Kris Kringle, autentico Babbo Natale che finisce coinvolto in una faida tra direttori di grandi magazzini newyorchesi. Probabilmente anche voi l’avrete visto già una dozzina di volte, ma per non rischiare spoiler madornali non vi diremo di più. L’intera vicenda si svolge a New York City nel periodo natalizio (il setting gioca sul sicuro), mentre Edmund Gwenn nei panni di Santa Claus è rimasto, nell’immaginario dei più, il Babbo Natale per antonomasia. Se chiedete una garanzia in più, sappiate che nel 2005 è stato scelto per essere incluso nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Guardatelo per ricordarvi quanto era bello e magico il Natale, prima che quel compagno di scuola infame vi svelasse che la storia di Babbo Natale era tutta una farsa.

Festa in casa Muppet (1992)

Siamo partiti con l’equazione Natale-ritorno all’infanzia, e poche figure riportano ai nostri primi anni al mondo come i Muppets. Forse solo le Banane in Pigiama. Questo film del 1992 vede Michael Caine nei panni di Ebenezer Scrooge, Gonzo nei panni del narratore, ovvero Charles Dickens, mentre Kermit la rana interpreta Bob Kretchit, l’impiegato che vaga sconsolato per le strade della città dopo aver ricevuto uno stipendio da fame. Non solo tornerete bambini, ma le espressioni di Kermit vi strazieranno il cuore. E anche nel caso dei Muppets, accettiamo volentieri questo picco di sentimentalismo.

S.o.s fantasmi (1988)

Bill Murray è perfetto ad Halloween, è perfetto nel Giorno della Marmotta, figuriamoci a Natale. In questa rivisitazione del 1988 de Il Canto di Natale di Dickens, diretta da Richard Donner, lo vediamo nelle vesti di Francis Cross, il più giovane presidente televisivo della storia. Se per caso siete fan di 30 Rock, vi farà piacere sapere che il personaggio di Jack Donaghy, interpretato da Alec Baldwin, molto probabilmente ha preso qualche spunto da questo film nel suo essere del tutto inconsapevole delle più basiche regole di socializzazione e civiltà. Non un capolavoro di cinematografia, certo. Ma Bill Murray riesce a riscattare anche il clima da diabete che spesso pervade questo genere di film, e tanto basta. Bonus ulteriore: il cameo di Paul Schaffer, ex-direttore musicale di Saturday Night Live, ma soprattutto del Late Night Show with David Letterman.

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