Il Rinascimento ruffiano di Sgarbi - The Vision

Facciamo un quiz: cos’hanno in comune queste tre frasi?

«Esco dalla fiera dell’antiquariato di Modena e lì ci sono una quantità di troie meravigliose, generalmente nere. Una del Camerun bellissima, sorridente, con i denti bianchi, mi riconosce, si mette a parlare con me e per tenerezza le do 50.000 lire e lei mi dice “che faccio”, e io “niente, te le tieni”. (…) Lei dice “io non posso non fare niente se mi dai i soldi”, e allora ha tirato fuori un uccello di gomma grosso così e si è penetrata con soddisfazione».

«Sono dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori. Hanno scelto la Lega? Complimenti. Risultato: si ritrovano a essere governati dai meridionali democristiani e dai comunisti. (…) Voglio fare un’Antilega al Sud, incitando i meridionali a non comprare più prodotti veneti. Questi qui ormai coltivano il razzismo puro. Questa gente non è stupida. È peggio: ignorante e plebea. Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti delle teste di cazzo».

«Ho pensato fosse giusto creare un progetto che riportasse al centro dell’azione politica il primato della bellezza».

Risposta: sono state dette tutte dalla stessa persona, una persona che si è fatta filmare dalle Iene mentre defeca, si asciuga la bava dalla bocca e parla al telefono con Gianluigi Buffon –  tutto questo sotto le copertine incorniciate della rivista d’arte di Franco Maria Ricci. Questa persona è il vostro critico d’arte televisivo preferito: Vittorio Sgarbi.

Sempre in quell’intervista delle Iene, dove dà il numero di telefono a “una ragazza” di Gawronski, ruba un quadro e due bottiglie di vino e se le infila in macchina, va in bagno e non si lava le mani, e racconta di una volta che doveva scrivere un articolo entro un’ora ma aveva conosciuto “una bella cinquantenne” e “mentre la trombavo scrivevo un articolo su Pisanello” sul cellulare, Sgarbi parla della sua (ennesima) discesa in campo: «Sarà normale che uno come me dopo aver visto al governo uno come Buttiglione, la Gelmini, Bondi» si butti in politica.

«Il migliore di tutti?», gli chiede la Iena. «Cossiga», risponde.

«E uno che potrà fare bene?»

«Io». E non sembra avere dubbi.

Quest’estate Sgarbi ha fondato un nuovo partito, si chiama Rinascimento, e si basa sul recupero della bellezza in Italia. “Un dato clamoroso: in Italia ci sono 25 milioni di edifici, di questi 12 milioni sono stati eretti dal sesto secolo avanti Cristo fino al 1960; tutti gli altri, 13 milioni, da quel momento in poi. Il caos estetico è evidente. Bisognerebbe fare come nel cibo”.

Questa analogia del cibo presente nella sezione “Valori” del sito del partito non si sposa con l’immagine di Sgarbi che si asciuga dalla bava seduto sul gabinetto. Sembra un fotogramma di quei servizi sulle case di riposo dove maltrattano gli anziani.

Ma torniamo al movimento cercando di non pensarci.

La creazione di Adamo di Michelangelo, nella Cappella Sistina, “costituisce il perno della composizione: l’incontro sfiorato fra il dito indice di Dio e quello del primo uomo sulla Terra rappresenta un nuovo inizio, un evento fondante. È la rinascita che il Movimento vuole per l’Italia”.

Oltre al nome del polemista, da notare le (ben) sette stelle, come a dire: Grillo, spostati.

Ma questo movimento, fino a ora, ha avuto la capacità di compiere un solo Rinascimento, quello di Giulio Tremonti. Quello del «non è che la gente la cultura se la mangia». E proprio con il pluriministro dell’economia, a quanto pare interessato al neo-movimento, Sgarbi ha firmato un libro appena uscito dal titolo, appunto, Rinascimento, con la cultura (non) si mangia. Un manifesto economico-politico-culturale di questa strana coppia contro “le nuove superstizioni, prodotto artificiale della moderna civiltà ipertecnologica e postmoderna, [che] si calano sulla realtà nella forma di una ragnatela ugualmente fitta di nuove infinite regole e inutili e sovrapposte servitù, di artificiose e forzose convenzioni ideologiche, politiche, culturali, tutte comunque capaci di impedire la piena realizzazione dello spirito umano e della convivenza civile”.

Ma l’iroso mostro ferrarese da tribuna televisiva non è certo nuovo alla politica attiva – riceve ancora i vitalizi delle sue legislature. La seconda frase del nostro “quiz” era rivolta agli elettori del Veneto, dove Sgarbi si era candidato senza successo nel 1996. Dovessimo trovarne una definizione nello spettro ideologico, il suo orientamento politico sembrerebbe inserirsi tra l’aristo-narcisismo e il bungabunghismo, insomma un dadaismo elitario paraculo.

Silvio Berlusconi in visita a casa di Vittorio Sgarbi a Ro Ferrarese, gennaio 2016.

Se iniziassimo a elencare tutti i partiti in cui ha militato verrebbe fuori una lunghissima lista che potrebbe sembrare l’indice di un libro di scienze politiche sulla storia dei partiti politici italiani della Prima e della Seconda Repubblica. Partito Monarchico, Lista Consumatori, Radicali, Unione (ve la ricordate?), ci sono tutti.

Non è nemmeno la prima volta che il “critico d’arte” fonda un movimento. Ma la vita del partitismo personalistico di Sgarbi – parallela alla sua subordinazione ai grandi simboli storici, in particolare quello berlusconista – è anche una vita di sconfitte. Nel 2004 prova a diventare eurodeputato con la lista Liberal Sgarbi – Partito Radicale ma prende lo 0,7%. Vince le elezioni di sindaco della cittadina siciliana di Salemi, ma dopo quattro anni la sua giunta è sciolta per infiltrazioni mafiose. Ci prova allora come sindaco di Cefalù, con un minestrone di liste civiche, ma niente. Con il suo nuovo Partito della Rivoluzione – Laboratorio Sgarbi si ricandida a Salemi, ma perde.

Si arriva così alla sua nuova creazione: Rinascimento. La prima prova elettorale non è andata molto bene. Alle comunali di La Spezia, appoggiando una lista civica, ha ottenuto solo lo 0,97%.

Domenica 5 novembre ci saranno le elezioni regionali in Sicilia. Gli sfidanti principali sono: Micari del PD, Cancelleri del Movimento 5 Stelle e Nello Musumeci con il movimento #Diventeràbellissima (sì, l’hashtag è parte del nome), appoggiato da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Salvini e UDC (sì, esiste ancora l’UDC).

E poi appunto, il nostro Sgarbi, che stava scegliendo la sua eventuale giunta – si era fatto il nome di Morgan – e facendo la sua campagna nell’isola. «A destra ci sono gli “sbocconcellati”. Ragionano con vecchie logiche. Ha visto le facce della conferenza stampa di Musumeci? Sembrava una foto del Bagaglino. Dall’altra parte c’è il geometra grillino Cancelleri, il quale esiste come riflesso di Grillo», aveva detto al Corriere la scorsa settimana. Aggiungendo: «Valgo più di Alfano, Salvini, Meloni e Crocetta. Se faccio il 3% in Sicilia vuol dire che il dato avrà valore nazionale. […] Sono conosciuto da 4 milioni di siciliani, ho un milione e 800 mila seguaci su Facebook e 24 mila numeri sulla rubrica del telefono».

Poi Musumeci gli ha offerto l’assessorato alla cultura in caso di vittoria e Sgarbi è sceso dal suo stesso carro.

«Oggi nessuno che va in parlamento ha un ideale», aveva detto in una delle sue ospitate.

Il Rinascimento – quello vero – è durato circa duecentocinquant’anni. Questo, per adesso, sembra aver avuto la durata di una hit estiva di Gabbani.

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