Frida Kahlo non è il tuo portachiavi - The Vision

Halloween non è ancora una festa ufficiale in Italia, e forse mai lo sarà, ma non serve abitare in un Paese anglofono per rendersi conto della frenesia collettiva che esplode durante le ultime settimane di ottobre. Facendo un giro su internet sarà molto facile imbattersi in qualche gallery di costumi creativi quanto bislacchi, da Anna Frank fino a una versione sexy di Donald Trump. Un sempreverde del travestimento per persone che vogliono lasciar intendere di essere più sofisticate e acculturate rispetto alla media è Frida Khalo: in effetti, bastano una corona di fiori, una riga in mezzo e un mono-ciglio per diventare una perfetta sosia dell’artista messicana. Come ci spiega un pratico tutorial, con un foulard legato in testa ci trasformiamo facilmente nel personaggio che vogliamo diventare, che sia la Sirenetta o una pittrice amica di Trotskij.

Chissà se Frida Khalo, l’artista disabile risaputamene comunista, famosa sia per i suoi dipinti ma anche per il suo attivismo politico in quanto femminista e bisessuale, avrebbe mai immaginato di diventare un magnete, una borsa, un paio di orecchini, un tatuaggio, un travestimento di Halloween e molto altro ancora. Chissà poi se si sarebbe mai immaginata che il suo volto, quello che era solita dipingere nei suoi celebri autoritratti, si sarebbe materializzato sotto forma di bracciale al polso non di una persona qualunque, ma proprio di Theresa May, la leader del Partito conservatore nonché Primo Ministro del Regno Unito, una politica che non è esattamente allineata con il pensiero della pittrice.

Mettendo da parte le preferenze in fatto di gioielli di Theresa May, che rimane comunque libera di indossare anche una maglietta dei Sex Pistols nel caso in cui le andasse di farlo, la domanda che resta è: ma perché esiste un orpello con la faccia di Frida Khalo? Perché il volto di una pittrice è diventato un marchio per souvenir e ninnoli, ribaltando completamente il senso della sua carriera da artista e attivista? La Fridamania, come la definì un articolo del New York Times, consiste principalmente nell’estrapolare dei contenuti dalla biografia di questa artista e farli diventare materiale per gadget dozzinali adatti soprattutto alle richieste di mercato di donne e ragazze. Ragazze occidentali principalmente, ma non solo, che sentono l’esigenza di dimostrare il loro grado di emancipazione e consapevolezza con una cover per iPhone prodotta da un operaio sottopagato in qualche fabbrica del sud-est asiatico con la faccia di Frida stampata sopra.

Dal film “Frida”, 2002

Una grossa spinta al fenomeno di rivisitazione pop dell’artista senza dubbio viene dal film biografico uscito nel 2002,  dove Salma Hayek fa da volto hollywoodianamente corretto per la protagonista – una parte ottenuta dopo una competizione feroce tra lei, Madonna e Jennifer Lopez. Ed è senza dubbio la biografia di Frida, al di là del suo lavoro di artista, a renderla una perfetta candidata per il ruolo di paladina dei diritti che sfocia di fatto troppo spesso in ruolo di ragazza immagine: nata negli anni della rivoluzione messicana, figlia in un certo senso di questa battaglia – fece cambiare la sua data di nascita per farla coincidere con quella della rivoluzione – vittima di un incidente stradale che la rese semi-paralizzata, morta a soli 47 anni, famosa soprattutto per i suoi autoritratti, imposti dalla sua permanenza forzata a letto, grande battagliera per disparate questioni sociali, Frida è un personaggio molto appetibile, con una storia struggente e un’immagine dissacrante e provocatoria: gli elementi per trasferire la sua immagine su un portachiavi, insomma, ci sono tutti.

Frida Khalo non è ovviamente l’unica a essere vittima di un destino beffardo per cui la propria immagine viene riutilizzata per uno scopo diametralmente opposto rispetto a quello originariamente perseguito dal personaggio in questione. Chi non ha mai avuto almeno un compagno di liceo che sfoggiava il volto di Che Guevara stampato sulla maglietta o sul pacchetto di sigarette? Così come Frida, anche il rivoluzionario argentino sarebbe molto stupito di vedere la propria faccia usata come brand per un accendino o come poster per la cameretta di un adolescente genericamente di sinistra, o peggio ancora, appeso alle pareti di una sede di Casa Pound. Ironia della sorte, o forse coincidenza emblematica, anche la sua storia è diventata un film biografico giusto un paio d’anni dopo l’uscita del film su Frida. Non che il Che non fosse stato già abbondantemente riciclato per oggettistica da comprare nella gita di terza media, ma anche in questo caso il film e la sua diffusione, se da un lato hanno divulgato e consapevolizzato il pubblico, dall’altro inevitabilmente hanno condannato il personaggio a un certo svilimento commerciale. Della storia di Ernesto Guevara, delle sue idee, delle sue lotte, resta vivo ben poco, se non i contorni sfocati di una fotografia che è diventata marchio commerciale, svuotando di senso l’immagine stessa di questo affascinante personaggio.

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Dal film “Il diario della motocicletta”, 2004

Ancora più ironica la sorte di Pier Paolo Pasolini, il quale fa letteralmente da insegna per Necci, il posto di riferimento nel quartiere romano che lui amava tanto frequentare, ora convertito in un adorabile quanto costoso locale per nuovi abitanti e frequentatori del Pigneto, così diversi da quelli rappresentati dallo scrittore. Il Pigneto, dove Pasolini girò Accattone all’inizio degli anni ’60, è il luogo della gentrificazione capitolina per eccellenza, e insieme agli affitti alti, le hamburgherie e i circoli Arci, la faccia del poeta compare in tutte le forme possibili. I posti che Pasolini frequentava per entrare in contatto con la sua umanità povera e disgraziata ora sono diventati i bar e i ristoranti più fichi della zona, dove per un aperitivo spendi la stessa cifra che ti servirebbe per acquistare la sua intera bibliografia. Così, ironia della sorte, mentre bevi lo Spritz hai il faccione di Pasolini che ti guarda beffardo, come se ti chiedesse scusa per aver trasformato il Pigneto in un parco giochi per “intellettuali”. Proprio lui che ci raccontava di quella Roma così povera e così misera, lui che ci presentava i suoi Ragazzi di Vita liberi e strafottenti… chi gli avrebbe potuto dire che quel quartiere acciaccato dalla guerra sarebbe diventato esattamente l’opposto di ciò che definiremmo uno scenario pasoliniano?

È ovvio che certi travisamenti siano inevitabili e che alcune figure godano di un fascino talmente forte che la trasformazione in poster diventi quasi necessaria per la loro consacrazione definitiva. Di certo Marilyn Monroe non si aspettava di diventare la stampa su una borsa, né Albert Einstein avrebbe potuto immaginare che la sua principale occupazione nel ventunesimo secolo sarebbe stata quella di prestare il nome a citazioni non sue. Così, Frida Khalo, che se ne andava a spasso con un simbolo della rivoluzione russa, che si divideva tra battaglie femministe e coraggiose manifestazioni della sua bisessualità, meriterebbe oggi di essere rispettata e osannata per le sue grandi imprese, sia da artista che come simbolo di lotte civili, piuttosto che essere ridotta a frivola icona da cui trarre ispirazione per un travestimento di Halloween. È giusto che oggi ci ricordiamo di lei, è giusto che le sue idee e i suoi quadri siano un simbolo per chi crede nei suoi stessi principi, ma non è giusto che la sua immagine venga confinata a una banale semplificazione commerciale e dissacrante. E poi, diciamocelo, non credo Frida Khalo sarebbe stata particolarmente contenta di guardare un tutorial dove si spiega come rendere l’effetto delle sue sopracciglia.

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