Fedez e Chiara Ferragni stanno sul cazzo un po’ a tutti. La gente vomita loro addosso insulti che in realtà sono spesso della grida di aiuto: “Fate schifo, vergogna, esaltati, malati di notorietà”. Ovvero: “La vita fa schifo, quello che mi portate tutti i giorni sotto gli occhi è insopportabile”. Il fascino di ciò che ostentano è assoluto, abnorme: se non è possibile avere ciò che hanno loro, insultarli è pur sempre un modo di prender parte alla scena, una declinazione dell’esserci. Los Angeles, Miami, i proibitivi loft di City Life. Fedez-e-la-Ferragni, tutto attaccato, fanno in modo superbo e sborone quello che tutti oggi vorrebbero fare: essere invidiati. Sono i sultani italici dell’autorappresentazione, dell’autocelebrazione. Il livore social-populista alimenta i gavettoni di liquame che quotidianamente gli haters gli scaraventano contro, e la gente che li prende per il culo è sovente la stessa che vorrebbe esser nei loro panni. Il loro far soldi in un modo ritenuto “facile” dà fastidio, anche se in realtà entrambi sono stati abili e hanno fatto i soldi, quelli veri, servendosi del sistema e non limitandosi a riprodurlo e alimentarlo, come fanno molti di voi. La loro autoesaltazione mediatica è ciò che oggi in molti perseguono, ma che nessuno raggiunge. E fin qui direi che ci siamo. Poco di nuovo, niente di strano.

Ma, mi sono chiesto, alla base dell’antipatia e del rancore che i Ferragnez catalizzano, c’è solo questo? Forse no. Ci ho pensato un po’ su e mi sono reso conto che buona parte degli insulti che i due ricevono nasce anche, sebbene non solo, da interessanti idiosincrasie legate a questioni di genere. Che tipo di uomo è Fedez? Che tipo di donna è Chiara Ferragni? E soprattutto: qual è il rapporto tra i due? Mi interessa addentrarmi un po’ nelle pieghe sessiste del modo in cui la gente tratta questi due strani “oggetti” di costume e, in particolare, mi interessa l’effetto che i due suscitano unendosi, tipo i Power Rangers quando fanno il Megazord.

Fedez è un rapper anomalo: in bilico tra popstar e ghetto-boy, rifugge dallo stereotipo del gangstar coriaceo e spaccafighe. È frivolo, pop, ovvero, per chi lo odia, un “coglione”, un “babbo”, un “pagliaccio”. “Un rapper per bambine, la Cristina D’Avena del rap”, l’ha definito Costantino Della Gherardesca. Fedez stesso, recentemente, ha parlato della sua scarsa inclinazione per il machismo: “In Italia è considerato virile non azzeccare i congiuntivi. Io non sono un maschio alfa, non mi interessa fare a gara a chi piscia più lontano, sono l’antirapper. E poi, forse, ho tratti effeminati quando parlo e gesticolo. Non ho mai avuto esperienze omosessuali, ma mi accorgo di essere diverso da tanti miei coetanei: se metti il ragazzo italiano medio a vedere un porno gay, ti dice che fa schifo, a me non eccita sessualmente, ma non ho bisogno di fare la scena di quello che prova ribrezzo. Non mi interessa rivendicare la mia eterosessualità”. Poi Fedez, come se non bastasse, è pure basso. Sì, di statura. E anche questa è un’altra caratteristica a cui i suoi nemici si appigliano sistematicamente, dato che nella logica performativa della mascolinità i centimetri contano anche in questo senso (val la pena ricordare che la sua acerrima nemica Barbara D’Urso, alla quale Fedez ha dedicato una canzone-parodia, incontrandolo a un evento pare gli si sia affiancata sbeffeggiandolo con la canzone dei Puffi). Fedez è il ragazzetto variopinto e pacchiano di Buccinasco che ha voltato le spalle al mondo dei padri – i “seri” della scena rap – per inventarsi una cosa nuova (fare soldi). E per farlo meglio (l’amore ci vede benissimo) s’è unito a una delle più abili e odiate sulla piazza: Chiara Ferragni.

Chiara Ferragni è una Barbie che s’è liberata della scatola ed è andata a comandare, è la self(ie) made girl che, partita da un piccolo blog di moda, ha messo su un impero economico (fattura ormai una cosa come 10 milioni di euro l’anno). Ha iniziato facendosi scattare foto dal fidanzato dell’epoca (con cui finora è rimasta socia in affari, anche se rumors parlano di una imminente separazione anche lavorativa tra i due), foto che noi ci facciamo adesso e attraverso cui lei ha cambiato le regole del gioco. Ha trasfigurato, cambiando di senso, una dinamica iper-tradizionale per una ragazza, il vestirsi bene e agghindarsi: non più mezzo per compiacere il maschio di turno, ma una macchina per far soldi e conquistare il mercato (Forbes nel 2016 l’ha inserita nella lista degli under 30 da tenere d’occhio e nel 2017 l’ha nominata l’influencer di moda più importante al mondo).

 È un dato di fatto che lo stesso percorso fatto da un uomo avrebbe prodotto un decimo delle critiche, sicuro: dà fastidio a quei maschi per cui la donna o è troia o deve essere santa, mamma, benefattrice, dispensatrice di virtù; ma anche a tutto un certo femminismo moralista, perché è “vuota”, “frivola”, “tutta apparenza”. Contro di lei vengono create pagine e account, è quotidianamente innondata di bodyshaming (l’episodio più noto è quello legato all’aspetto dei suoi piedi, criticati sui social e oggetto addirittura di una sorta d’intervista immaginaria, condivisa anche dal sito del Corriere).

Lo stesso rapporto tra lei e Fedez è poco convenzionale, cioè alla pari, anzi, a tratti è lei a risultare al comando. Già solo a livello di followers Ferragni ha portato la dote più sostanziosa (4 milioni quelli di Fedez, 10 milioni e mezzo quelli di Chiara). Da quando si sono messi insieme il livore non ha mai smesso di sgorgare, copioso: “Lui è gay”, “È tutto finto”, “La loro storia è una copertura, un accordo economico”. Vero, falso? Il loro rapporto è, a mio avviso, messo alla berlina anche perché non rispetta la narrazione convenzionale del maschio dominante con la femmina-accessorio a fianco. Fedez e Chiara Ferragni sono un po’ degli anti Albano&Romina: tanto quelli erano amati nel loro essere la coppia nazional-popolare per eccellenza, tutta casa, chiesa e rigidità di ruolo, quanto questi vengono oltre ogni limite offesi e perculati. Albano e Romina erano il trionfo del patriarcato: il giovane aspirante padre padrone, tutto terra e radici, che conquista l’americana figlia d’arte e la relega a Cellino San Marco a pascolare le vacche, riducendola a suppellettile carino da esibire sul palco; mentre Chiara Ferragni e Fedez incarnano un rapporto tra i sessi decisamente sganciato dagli stereotipi, anzi persino venato di matriarcato (la manager di Fedez tra l’altro è sua madre).

Fedez-e-la-Ferragni anche da questo punto di vista raccontano qualcosa a cui ahimè molti ancora non sono abituati. Basta dare un’occhiata alle fluviali stories che h24 i due postano su Instagram: soprattutto sulle questioni lavorative, Fedez obbedisce, è lei a dettare le regole (“La Ferragni mi ha sgridato!”, “È Chiara che mi ha vestito così!”). Lei è quella che sa come funzionano le cose: è l’artefice dei look e quella invitata agli eventi pazzeschi, è lei l’influencer internazionale, l’italiana adorata negli Usa. Non è un caso, poi, che il loro pubblico – di entrambi – sia prettamente femminile: si sa che le cose “da donne” non possono essere semplici fenomeni di successo mainstream. Anche quando funzionano bene (o benissimo), si portano dietro una specie di falla, di inadeguatezza, come se arrivassero dalla parte sbagliata. Non possono essere prese sul serio, sono attaccate da tutti, maschi e femmine. Che fastidio tutte queste cazzate frivole e insignificanti che producono un fatturato del genere e lo ostentano pure!

Probabilmente almeno una parte dell’odio rivolto alla coppia è, in modo consapevole o meno, frutto del fastidio per un modello femminile ingombrante e sovraesposto, un modello difficilmente inscrivibile in ruoli di genere di tipo gerarchico, davanti al quale molti non trovano pace. Fedez e Chiara Ferragni sono dei pionieri per molte cose e forse anche in questo: per quanto immagino non sia facile riconoscerlo, anche dal punto di vista della libertà dagli stereotipi di genere, loro sono fighi. Voi, mica tanto.

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